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Periphery - Juggernaut: Alpha
( 3561 letture )
"Il mondo è cambiato. Lo sento nell'acqua... lo sento nella terra... lo avverto nell'aria. Molto di ciò che era si è perduto. " (Il Signore degli Anelli - La Compagnia dell'Anello)

È proprio questo ciò che è accaduto al controverso, amato e odiato mondo dei Periphery. Emerso nel 2005, il gruppo prodigio ha vantato fin da subito di una preparazione tecnica eccellente che si è riversata nella produzione di due dischi clamorosi come Periphery e Periphery II: This Time It's Personal, rispettivamente nel 2010 e nel 2012. Lo stile del gruppo è sempre stato costituito in maniera predominante dal djent e dalle contaminazioni prog e math, con un risultato di certo buono ma non da urlare al miracolo, come fin troppo spesso è accaduto con la formazione americana. Dopo l'esperimento non molto riuscito con Clear, EP nel quale il gruppo ha adottato un approccio compositivo simile a quello che i Pink Floyd assunsero nell'album studio di Ummagumma, arriva il momento della maturazione: lo stile dei Periphery, in questo nuovo doppio Juggernaut: Alpha e Juggernaut: Omega, vira verso qualcosa di ancora più personale ed emotivo. Con sommo gaudio, vengono meno tutti gli orpelli ultratecnici che creavano una sensazione stucchevole nei precedenti dischi, mentre risultano emancipate le emozioni, il calore, le linee melodiche e uno stile decisamente più prog. L'impatto che ne vien fuori quindi è di una composizione più matura e attenta, decisamente una spanna sopra rispetto a tutto quello fatto precedentemente.

SONGS OF INNOCENCE

Our voices echo on a quiet night
Silver faces, an unholy cathedral
Moon and Sun
A birthing right in this duality
Embrace the feeling of our human skin
Intertwining now in ecstasy
Lie in the circle of a few who stain
(our bodies with their own blood)
(A Black Minute)


La scena che viene dipinta all'apertura e sull'artwork dell'album è quella della nascita di un bambino durante un rituale di sangue che si svolge in una cattedrale sconsacrata. A Black Minute si basa fondamentalmente sull'atmosfera creata e sulla piega che la traccia prende nel tempo, evolvendosi con un pathos sempre crescente. La voce di Sotelo è il veicolo principale di questa trasformazione e nel momento d'apice, dopo un violento verso in scream, le atmosfere tornano a placarsi e stabilizzarsi, proponendo di fatto quella che sembra una falsa partenza. Il tutto si incastra perfettamente con la successiva MK Ultra, la prima (e una delle più violente) mazzate sui denti di tutto il concept. Fra dissonanze, cromatismi e tempi a dir poco improbabili emerge una traccia in cui il registro vocale spazia tra growl e scream, sfociando dalla violenza assoluta ad un'inaspettatissima sezione dal sapore quasi jazz e fusion. I temi sono perfettamente in linea con ciò che la storia narra: il rituale è servito per creare un vero e proprio demone sopito nel corpo di un neonato. Viene così deciso, fin dalla nascita, il tragico destino del quale il protagonista sarà schiavo. Una partenza oggettivamente con il botto che va a salire con quella che è la traccia del platter che più si avvicina ad una ballad. Heavy Heart mette in risalto la nuova linea melodica dei Periphery, che punta con forza su dei refrain azzeccati e su un ottimo arrangiamento delle chitarre, costituito dall'eccezionale tridente Mansoor/Bowen/Holcomb, espressivo e vario. Per quanto questo approccio possa far indisporre chi ama il lato estremo del gruppo, sicuramente è ottimo per veicolare la storia di un concept: quella sorta di malinconia e sofferenza che si percepisce è il riflesso di una crescita pilotata e obbligata all'isolamento nella cattedrale. The Event è un breve intervallo strumentale che serve a far da ponte alle sonorità della canzone precedente con il brano meglio riuscito di tutto Juggernaut: Alpha. The Scourge rappresenta il massimo connubio tra violenza e melodia, con una prestazione di Sotelo che annichilisce qualsiasi cosa. Dopo quell'urlo che sfuma con disperazione poco prima dei due minuti, torna la quiete dominata dalle chitarre in clean, ma basta poco prima che i ritmi martellanti tornino a far da padroni con un cantato nuovamente furioso e carico di un pathos sempre crescente. Come se non bastasse, la sezione finale della canzone è dedicata ad uno di quelli che sarà i principali leitmotiv del concept e che ritroveremo anche in Juggernaut: Omega. A questo punto la storia giunge a un punto di svolta, in cui il posseduto prende coscienza della propria prigionia e scappa definitivamente dalla cattedrale, cercando il proprio riscatto. La rabbia e la voglia di fuggire da quella realtà lasciano il posto alla voce interiore del posseduto: il destino che lo aspetta è una strada a senso unico, pertanto la prima metà del disco si chiude con una macabra e angosciante promessa.

Now I am a product of a mind
That wasn't ever mine
And now it says "kill them slow"
Weighed down
I'm drowning in this stale moment
Renown is yelling at me from above
This is a one way road
Kill them slow
(The Scourge)


SONGS OF EXPERIENCE
Terminato il periodo della gioventù e della relativa innocenza, lo scenario muta verso il tempo dell'autocoscienza e dell'esperienza. Il posseduto si chiede se potrà provare a vivere una vita normale, scevra dalle pesantezze di ciò che cova al suo interno. Su questi temi la title track offre un singolo meno pesante e impegnato rispetto alle canzoni precedenti, aperto e chiuso da quelle che sembrano le musiche di un videogioco degli anni '80 in 8bit e costituito nella sua spensieratezza di un ritornello che rimane in testa molto facilmente. Alpha lascia spazio alla successiva 22 Faces, brano dotato di un ottimo riffing e di un'alternanza tra scream e clean magnifica: Spencer Sotelo continua a dispensare prestazioni da urlo e il disco procede scorrevole anche con Rainbow Gravity, traccia nel qual risalta, oltre alla linea melodica, anche il lungo e meraviglioso assolo di chitarra centrale. Anche se i Periphery hanno scremato una serie di tecnicismi superflui, il lavoro svolto rimane complesso, intricato e a livello qualitativo altissimo, adatto a soddisfare sia i palati di chi vuole qualcosa di orecchiabile, sia di chi vuole qualcosa che possa soddisfare l'esigenza di un musicista. Attraverso questi brani viene messa in risalto la lotta interiore del ragazzo che alterna momenti di speranza ad altri di ansia. La domanda che si pone è se esiste un posto dove potrà pensare solo a se stesso, poiché si sente schiavo di una vita già destinata, bloccato delle catene della realtà.

Can we find a place where we finally can think for ourselves?
Our thoughts are unspoken
We can fly, yes, we can soar
Staring in the face what we choose to accept, but can't ignore
Life is knocking at your door
This is calling to the human race
We are alone the more we segregate
And I won't be part of this in the end
(Rainbow Gravity)


Four Lights è un altro intervallo completamente strumentale, decisamente più riuscito rispetto a The Event, che propone un nuovo sfoggio di violenza, non particolarmente sfrenata, ma senza ombra di dubbio pesantissima e martellante grazie ad un riuscitissimo breakdown. Come se non fosse abbastanza le atmosfere cupe vengono caricate con delle note emesse dallo stesso carillon che apre A Black Minute donando, prima che ritornino le graffianti chitarre distorte, una sensazione di forte inquitudine. Juggernaut: Alpha giunge al finale con Psychosphere, che a sua volta riprende il motivo principale della chiusura di The Scourge, precedentemente citata come uno dei migliori leitmotiv del platter. I cori che accompagnano gli scream di Sotelo, insieme alla soluzione ritmica adottata da Halpern e Getgood donano a tutta la traccia un andamento maestoso ed estremamente tirato. Le atmosfere, dopo le pesanti riflessioni interne, tornano a macchiarsi di tinte fosche. La natura demoniaca sta prendendo il sopravvento e l'uomo sente il bisogno fisico dello stesso sapore che provò nel suo passato, nel ricordo più lontano: il sangue del rituale della propria nascita.

Long ago I was forced to drink
Now I long for a taste
Of what stains the murder in red
Straight back to the moment of a distant memory
Strip away all the empathetic
Feeling towards a world that’s grown
Absent of all my love
Sadistic, sadistic horror
(Psychosphere)


VERSO IL LATO OSCURO
I volumi si abbassano lentamente in fade out e il disco termina gloriosamente. Fin dai primi ascolti l'impressione globale è che non vi sia neanche l'ombra di un filler: solo pezzi validi e convincenti. Le prestazioni del gruppo sono tutte tecnicamente eccellenti, così come nelle precedenti release e lo stesso Sotelo da' una spinta in più a tutto il disco, con una voce dal range incredibile e vario. Per quanto alcune linee in clean possano non piacere, per un approccio eccessivamente melodico, è innegabile che quando si decide di spingere sull'acceleratore, il cantante di San Diego offre delle prestazioni invidiabili.

Rispetto al gemello, Juggernaut: Alpha vanta di una spinta più melodica e risulta più orecchiabile, ma non per questo privo di raffinatezze e momenti di violenza degni di nota. Tirare le somme è meno complesso di quanto mi aspettassi, ma senza ombra di dubbio, non si può pretendere di comprendere tutto se prima non si ha una visione totale dell'opera, ascoltando anche la parte cattiva di questo concept, ovvero Juggernaut: Omega. Basta semplicemente andare verso il lato oscuro della luna. Cosa state aspettando ?



VOTO RECENSORE
88
VOTO LETTORI
78.32 su 31 voti [ VOTA]
Thomas
Giovedì 21 Maggio 2015, 11.31.29
17
Non riesco a non pensare a Jared Leto che canta... uguale e questa non è una buona cosa. Comunque troppi riferimenti a troppi gruppi, la prima sembra dei 30 seconds to mars, la seconda meshuggah, la terza un po' di 30 seconds e un po' di pain of salvation... e via così.
space waste
Sabato 18 Aprile 2015, 14.55.54
16
Per come la vedo io, questo album ha segnato la loro maturazione sul piano compositivo. I primi due album erano molto più appuntiti e grezzi rispetto a questo Juggernaut, lasciavano meno spazio alle melodie e presentando un'attitudine molto più boriosa. Questo si vede che è molto più levigato. Anche se sento la mancanza di quelle sfuriate furibonde che contraddistinguevano i primi lavori, è un album eccezionale. 86/100
enrico86
Mercoledì 18 Marzo 2015, 12.27.16
15
dopo qualche ascolto, confermo le impressioni dei commentatori qui sotto: ottima la parte strumentale (a tratti mi ricordano i cynic), ma la voce resta veramente scollegata dal tutto, e a tratti è insopportabile
Moro
Mercoledì 18 Marzo 2015, 11.30.40
14
mah, personalmente come punti di riferimento io ci sento tantissimo post-hardcore melodico contemporaneo: Coheed & Cambria, Saosin, Circa Survive, In:Aviate. Poi si, tanta produzione americana. Il mash-up è quello.
Taste Of Chaos
Martedì 17 Marzo 2015, 15.17.54
13
Da amante dei tecnicisimi e dei funamboli dello strumento ho amato alla follia Periphery II, mentre trovo questo doppio album un gradino sotto, un po' troppo semplicistico, più attento alle melodie facili che alle canzoni in sé. Detto ciò, un 75/80 non si può negare, solo speravo in qualcosa di più.
metallo
Martedì 17 Marzo 2015, 15.12.24
12
@entropy, per quanto riguarda Alpha, siccome questi qui son dei gran paraculi, fai una cosa , prova(metaforicamente parlando), a prendere e poi mettere insieme(parlo sia di musicalita' sonorita' e passaggi ritmici ma anche di stile e tecnica di cantato), i Dream theather, i Gojira, i Protest The Hero, i Destrage, i Dillinger Escape plan, i Between The Buried and Me, , i Meshuggah, i Textures, i Tool, i The Ocean e i Coheed and Cambria, agiti per bene, shakerizzi il tutto,in modo che si amalgamanombeni anche elementi di jazz, djent e persino un po di bossanova, mescoli per bene e metti nel frullatore, servi fresco prima che diventi stantio, e cio e' che ne viene fuori, il tuo gusto fara' il resto, sempre che qesta accozzaglia caotica dove il vero prog bisogna cercarlo col lanternino, non ti risulti indigesta come un fritto misto con ingredienti sbagliati, la ricetta musicale suppergiu' e' quella, finito di ascoltare per la terza volta e siceramente non vado oltre, per me 78 e non se ne parla piu' di Alpha, Omega me lomascoltero' con piu' calma ma e' piu' cupo ed ostico da decifrare, vedremo, poi faro' la media finale tra i due.
evil never dies
Martedì 17 Marzo 2015, 15.07.13
11
ottima band per "amici" di m. de filippi.
Jack Rancid
Martedì 17 Marzo 2015, 14.32.33
10
Non sono mai riuscito a digerirli, come il prog-core in genere. E' una di quelle band di cui intuisci il potenziale e per cui pensi "se avessi gusti diversi, quest'album lo considererei un capolavoro". Poi provi ad ascoltarlo e parti a skippare, a staccare, a cercare l'unico pezzo meno prog-core in un album...prog-core. Insomma, un non-sense completo a tutto campo. Con omega temo di essere immiscibile come olio in acqua. Magari provo con questo Alpha.
entropy
Martedì 17 Marzo 2015, 13.08.17
9
no allora omega sicuro no Io sono vecchia scuola preferisco basarmi solo su recensioni e commenti, e non "spoilerarmi" l'album. Anche perchè spesso con i primi ascolti ( e in particolare dalle casse di merda del pc) prendo cantonate ancora peggiori , bollando come merda roba che invece poi amerò alla follia!!
Followthecheater
Martedì 17 Marzo 2015, 13.02.49
8
@entropy se ti piace il prog-core prova omega se vuoi qualcosa di più melodico (anche troppo per me) prova alpha... Cmq ascoltateli su spotify prima di comprarli, così non prendi chiavate
entropy
Martedì 17 Marzo 2015, 9.52.49
7
Io ho ascoltato ripetutamente l album precedente (che non mi pare sia recensito sul sito). E nonostante tutte le lodi sperticate che trovo ovunque , a me non mi è piaciuto per niente. Trovo anche molto fuorviante pallare di prog , sopratutto come unica etichetta (al più un prog death chesso).. Cmq volevo solo chiedere se anche in occasione di questa doppia uscita ci si continua a muovere sulle coordinate del precedente lavoro, così nel caso lascio perdere. (il fatto di trovare solo ovunquye recensioni straentusiastiche, mi tenta così come è sucesso con il precedente album ) oppure magari mi consigliate di provare solo alpha che se ho cpaito bene è un po meno cervellotico?
lux chaos
Lunedì 16 Marzo 2015, 23.26.23
6
@Michele: ma figurati, grazie a te! Sono assolutamente gusti!!!
Michele "Axoras"
Lunedì 16 Marzo 2015, 20.12.31
5
@LuxChaos: Ciao lux, grazie per i complimenti. Comprendo il tuo punto di vista, ed in fatti Sotelo è l'elemento discriminante fra chi ama e odia i Periphery. La sua impostazione comunque (per quanto oggettivamente incredibile) può piacere o meno, perché proprio a impatto ha un'approccio particolarissimo. A me piace molto e, non a caso, amo anche Rody Walker dei Protest The Hero A questo punto credo che si confermi il fatto che si tratta di gusti ! Grazie comunque del confronto civile !
lux chaos
Lunedì 16 Marzo 2015, 18.59.33
4
Innanzitutto, complimenti a Michele per la disamina sentita e puntuale che spiega benissimo a cosa ci si troverà di fronte. Complimenti! Per il resto trovo la musica molto interessante (la preparazione dei musicisti è innegabile), ma per me lo scoglio più grande resta la voce. Ad alcuni sembrerà una bestemmia, ma il suo modo di cantare melodico (non la melodia o il clean in sè, proprio la sua voce) mi risultano molto ostici. Non nego che Spencer sia un fenomeno ma proprio mi risulta inascoltabile . Stesso effetto che mi fa il cantante di un altro gruppo molto idolatrato negli ultimi anni, i Protest The Hero.... non mi trasmette nulla e mi stufa dopo pochissimo. Mi piace spaziare nei generi quindi lo riascolterò, ma so già che anche stavolta per me lo scoglio resterà dov'è, apprezzo altri generi di voce.
Followthecheater
Lunedì 16 Marzo 2015, 18.48.58
3
Questo non lo definirei proprio prog, siamo sul metalcore (no, non djent!) L'album è carino e pure orecchiabile e la produzione niente male... Anche se con Heavy heart ho avuto la tentazione di staccare tutto (quanto è radiofonica quella canzone? Non merita di stare in un album di artisti che ritengo abbastanza seri) Però come detto resta il problema della commercialità dei brani... Se volete ascoltare un vero gruppo prog-core vi consiglio i between the buried and me Voto :70
metallo
Lunedì 16 Marzo 2015, 17.19.58
2
L'ho ascoltato solo una volta e le influenze paiono molte Dream theather, Meshuggah, Textures, Tool, Evergrey, Opeth, Born of Osyris e chissa' quant'altre, Alpha e Omega sono come il giorno e la notte il primo piu' accessibile e aperto, il secondo piu' cupo, lugubre, ma ostico e pocaccessibile alle comuni orecchie, l'album mi sembra molto valido e ben fatto , peto' per ora non ci vedo l'eccezionalita' da capolavoro, mi riprometto (anche se ho pochisdimo tempo), molti piu'ascolti con piu' calma vista la complessita' soprattutto di Omega, poi mi esprimero'.
Painted Skies
Lunedì 16 Marzo 2015, 16.13.12
1
Disco splendido,che insieme alla sua seconda parte Omega crea un capolavoro inscindibile.Voto 90.
INFORMAZIONI
2015
Sumerian Records
Prog Metal
Tracklist
1. A Black Minute
2. MK Ultra
3. Heavy Heart
4. The Event
5. The Scourge
6. Alpha
7. 22 Faces
8. Rainbow Gravity
9. Four Lights
10. Psychosphere
Line Up
Spencer Sotelo (Voce)
Misha Mansoor (Chitarra)
Jake Bowen (Chitarra)
Mark Holcomb (Chitarra)
Adam Getgood (Basso)
Matt Halpern (Batteria)
 
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