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Motley Crue - Generation Swine
( 3945 letture )
Reinventarsi, partendo dalle proprie radici; cercare di ricostruirsi dopo un periodo difficile, partendo dalla propria essenza, dal proprio passato. Salvo poi rendersi conto che il passato non torna, non può tornare, perché si è diversi, perché la vita ci ha cambiato, perché il tempo non passa mai invano. Pensateci un momento: a chi non è mai capitato? A chi, di tutti noi, non è mai capitato di passare un momento di difficoltà e di voler ripartire basandosi dalle certezze del passato? Ecco allora che si ricercano (e, a volte, si ritrovano) i vecchi amici, si recuperano le ragazze di un tempo, si rifrequentano gli stessi locali, si rifanno le stesse cose. Come una volta, come se il tempo non fosse passato.
Ma non sempre le cose vanno come previsto. Perché, prima di tutto, siamo noi a non essere quelli di prima; il tempo, i periodi neri, le vicende della vita, ci hanno cambiato e pure il mondo intorno a noi, la società, i modi di vivere, tutto è cambiato. E allora, anche ritrovando le antiche compagnie, le antiche abitudini, non sarà mai più come prima. Sarà diverso, deve esserlo; sarà, comunque, un nuovo capitolo della vita.

Anche nelle vite dei gruppi musicali capitano dinamiche come queste. Prendiamo i Motley Crue, a metà degli anni '90: una band che, in meno di quindici anni, ha visto e ha vissuto, tutto il meglio e il peggio che la vita della rockstar può portare.
Riavvolgiamo il nastro: il quartetto losangelino esordisce nel 1982 con Too Fast For Love, un disco grezzo e "ignorante" in maniera esemplare, ma perfetto per mostrare le potenzialità del gruppo; tempo di passare sotto major e l'accoppiata Shout at the Devil-Theater of Pain li rende perfettamente rodati e pronti per la conquista delle platee planetarie; un caterpillar pronto a entrare con la forza nel palazzo dell'industria discografica. Ciò che accade nei successivi cinque anni è qualcosa che va persino al di là delle speranze e delle capacità stesse della band: Girls Girls Girls prima e Dr. Feelgood dopo, vendono decine di milioni di copie, i loro brani diventano l'essenza stessa del rock anni '80 (o almeno, di un certo modo di fare rock negli anni '80) e la band si lancia in interminabili tour in ogni remoto angolo del pianeta. Il gruppo stesso finisce travolto: sesso, droga, rock n' roll, feste, alcool, follie in ogni dove e milioni di fans adoranti: troppo per chiunque. Iniziano i litigi, il flusso creativo si interrompe, il cantante Vince Neil, simbolo stesso della band, molla e lascia il gruppo.

Nel frattempo, siamo agli inizi degli anni '90, tutto il mondo attorno a loro cambia di colpo: nel giro di due anni il grunge e le nuove tendenze musicali sembrano voler spazzare via tutto ciò che sappia di anni '80, e in particolare coloro che ne erano i simboli. Motley Crue in testa. Loro stessi, i tre superstiti, si rendono conto che pubblicare un"Dr. Feelgood 2", con un clone di Vince Neil, sarebbe sbagliato e cambiano tutto. Assoldano il cantante e chitarrista John Corabi, dalla voce diversissima dal predecessore, e pubblicano un disco sorprendente, che sfida le "nuove leve" sul loro stesso campo, quello di un rock moderno, potente, aggressivo quando serve, e totalmente diverso dal loro stile classico. E, ancora più sorprendentemente, vincono: riascoltato ora, a venti anni di distanza, Motley Crue è un disco che spazza letteralmente via buona parte delle produzioni hard rock e grunge sue contemporanee.
All'epoca, però, non andò così: il pubblico non lo capì, non accettò il cambio, non li seguì; decretò, anzi, che i Motley Crue avrebbero dovuto rimanere quelli di Dr. Feelgood e Girls Girls Girls, "in saecula saeculorum". Destino peraltro comune, più o meno negli stessi anni, ad altre grandi band degli anni '80, dai Def Leppard agli Iron Maiden, ai Dio. Per i nostri, è una mazzata micidiale; ma non c'è scelta. Allontanato (con tristezza infinita da entrambe le parti) Corabi, si richiama all'ovile Neil. Il quale, pure lui, sta raccogliendo i cocci di una carriera solista legata invece al passato e mai decollata veramente e deve convivere con gravissimi lutti familiari da poco accaduti.

Si riparte, dunque; ma, anche se le persone sono le stesse, non sono più i vecchi Motley Crue: non potranno mai essere quelli degli anni '80. Perché vengono da un disco che, anche se non è stato capito, considerano il loro migliore di sempre (e mi ritengo d'accordo con loro), e non vogliono rinnegarlo; perché Neil vuole dimostrare una volta per tutte che non è solo il cantante della Los Angeles "cazzara" degli anni che furono; perché la voglia di stupire non è venuta meno. Quindi, ecco Generation Swine, il disco che nessuno si sarebbe aspettato dalla line-up originale dei Crue (anche perché concepito in gran parte con Corabi), il lavoro più introspettivo e riflessivo (a livello di liriche), più cupo e pesante (a livello di sound) del gruppo americano.
Si parte con Find Myself, che unisce riffoni quasi industrial metal, con cori anthemici tipici del decennio precedente. Una mazzata nei denti per chi si aspettava una nuova Wild Side o Dr. Feelgood. Chi ben comincia… L'inizio di Afraid è praticamente grunge: alzi la mano chi riconosce i vecchi stilemi dei losangelini; eppure, funziona e convince. Vince Neil canta in modo più oscuro e su registri bassi, per il suo stile. Sembra un pezzo più adatto a Corabi, che probabilmente lo avrebbe reso ancora più convincente. Flush è ancora più straniante e presenta un uso dell'elettronica che mai ci si sarebbe aspettati dai Crue; la linea vocale cantilenante sembra richiamare gruppi come Alice in Chains e similari; solo nel ritornello troviamo le melodie e i riff "a botta sicura" tipici dei nostri. Finalmente, la title track sembra iniziare con un ritmo e un'attitudine tipica dei vecchi tempi; ma, di nuovo, è solo un passaggio: voce filtrata, struttura quasi punk, break dissonanti. Gli anni '80 sono lontani anni luce e non è detto che sia un male.
Le linee guida del disco sono ormai chiare e la cadenzata Confessions le ribadisce; è strano ascoltare Neil cantare in questa maniera, come è ancora più strano trovare arrangiamenti e suoni elettronici e compressi; ma sono la testimonianza di un gruppo che non vuole guardarsi indietro. A volte la nuova formula non funziona: Beauty tende ad aggrovigliarsi su se stessa senza trovare uno sbocco soddisfacente e Anybody Out There? è poco più che un punk-rock da teenager. A volte invece le cose vanno alla grande: alzi la mano chi si sarebbe mai aspettata una ballad come Glitter, con suoni che sembrano presi pari pari ai Take That; eppure, è uno di quei pezzi che riscolteresti tre volte di fila almeno. Mentre Let Us Play parte con un riff schiacciasassi alla Pantera e alterna le classiche linee vocali alte di Neil con break urlati e violentissimi, sino all'inciso centrale che è industrial metal puro e di quelli duri. Il coraggio non è di certo mancato ai nostri. A ribadire in maniera definitiva lo "spirito" dell'album, ecco Shout at the Devil riregistrata: confrontate questa versione con quella originale del disco omonimo e capirete in un attimo se questo disco vi piacerà, o vi sembrerà un aborto.

Il giudizio è in effetti ancora aperto, a distanza di quasi venti anni dalla pubblicazione: chi ha come idoli i Motley Crue anni'80 probabilmente lo avrà già cestinato anni fa; se per il predecessore poteva valere la "scusa" del cambio di cantante, con questo disco il "tradimento" delle origini è completo. E per chi la pensa così, a nulla vale ricordare tutto quanto è successo in mezzo. Chi invece non è un fan sfegatato del "periodo d'oro" della band, e magari apprezza il disco con Corabi, potrebbe rivalutare il coraggio di una band che, sull'orlo del baratro, ha osato andare ben al di là dell'apertura mentale dei propri supporter storici. Non è facile nemmeno dare un giudizio sulle prestazioni strumentali dei nostri: mostri di tecnica non sono mai stati, ma il groove e il tiro non sono mai mancati; anche qui, quando il pezzo funziona, ritmiche e chitarre fanno la loro parte alla grande. Tutto però è subordinato al sound di fondo: se si comprende e si accetta, il nuovo stile vocale di Neil (mai così personale in tutta la sua carriera), e i suoni con venature elettroniche e industrial, allora il disco può essere apprezzato; altrimenti, sarà ritenuto autentica spazzatura sonora. Al di là dei giudizi di ognuno, restano una manciata di buoni pezzi, e, purtroppo, anche alcuni brani che sono poco più che un riempitivo, probabilmente dovuti alla ancora incompleta abilità nel maneggiare uno stile per loro quasi completamente nuovo.

Questo Generation Swine resta l'ultimo vero tentativo dei Crue di dire ancora la loro in ambito musicale; seguiranno nuove liti, nuovi abbandoni e successivi rientri, un paio di dischi non trascendentali e una massiccia e costante presenza nel gossip metallaro e rockettaro per i quindici anni successivi. Ma di musica, scritta e suonata, se ne parlerà sempre meno e i Motley Crue non sapranno mai più riconquistare quello status di superstar assolute, che ha finito per bruciarli in poco tempo.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
67.04 su 21 voti [ VOTA]
ElectricVomit
Venerdì 5 Aprile 2019, 18.59.26
21
Nei confronti dei Crue ho sempre nutrito un pregiudizio legato alla loro (presunta) superficialità. Per capirci Dr. Feelgood l'ho ascoltato più per valore storico che per reale importanza artistica in ambito glam. Poi però ho scoperto l'omonimo con Corabi e mi sono rimasto spiazzato. Nulla di imprescindibile ma mi è piaciuto, e molto. Misunderstood la reputo una gran bella canzone, convincente nella sua immediatezza e dal testo tutt'altro che superficiale. Lo stesso dicasi per il lavoro di Tommy Lee, finalmente messo nella condizione di dimostrare le proprie abilità (Power to the Music ha una gran bella sessione ritmica). Convinto da questa sorpresa ho ascoltato questo GS. Lo ammetto: mi ha preso in contropiede. Non me l'aspettavo un cambio così marcato e una reinvenzione così intensa. Al primo ascolto mi ha straniato. Ho dovuto metterlo in stand-by e riascoltarlo dopo un paio di settimane. Che dire, non mi è piaciuto quanto l'omonimo (più per una mia personale idiosincrasia verso l'industrial che altro) però mi ha colpito. E quindi chapeau ai Crue che ci hanno provato, che hanno cambiato tutto di nuovo e che, pur non essendomi piaciuti granché, sono caduti in piedi. Provo un grande rispetto per chi intraprende nuove strade, pur fallendo, rispetto a chi ripropone sempre la stessa minestra. E comunque Afraid mi ha emozionato, soprattutto il testo. Per me il paso falso lo hanno fatto con New Tattoo: una rimasticazione insipida dei tempi che furono. Almeno qui si sono messi in gioco. E di certo li apprezzo più che nelle produzioni anni 80. Voto: 70.
Andy
Lunedì 3 Settembre 2018, 0.20.46
20
....parliamoci chiaro...questo e' il peggior album dei crue!!!....una confusione compositiva unica dettata dal desiderio di essere per forza sulla breccia industrial - modernista americana di quel tempo!!!...risultati deludenti...produzione di humprey orrenda e pezzi poco riusciti!!!
klostridiumtetani
Mercoledì 16 Agosto 2017, 21.58.16
19
Io adoro i Motley, ma non capisco come si possa dare 75 a un lavoro di così scarso spessore. E affanculo tutte le menate sul "reinventarsi partendo dalla propria essenza ecc. ecc." . Qui il problema è che non c'è sostanza! Sono completamente snaturati, e tentano di fare quello che non sanno fare! E perfino un sordo se ne renderebbe conto!!! E poi date due punti in meno a "New Tattoo"... boh!
Dany6
Giovedì 29 Giugno 2017, 16.45.31
18
Capolavoro del rock moderno. Da rivalutare.
Galilee
Sabato 14 Gennaio 2017, 17.37.14
17
Mah.. Non sono proprio d'accordo. Da fan dei Motley, a me piacciono quasi tutti i loro dischi e in parte mi piace anche questo. Però qui le canzoni mancano. Fossero tutte belle come le prime due, sarebbe un capolavoro, ma non è così. Ci sono parecchi fillers purtroppo..comunque piacevole lo stesso.
Pink Christ
Sabato 14 Gennaio 2017, 17.20.11
16
Come sempre i true metallers sbagliarono. Ai tempi non venne riconosciuta la bellezza di quest'album perchè non suonava come suonavano i Motley negli anni d'oro (errore che si è fatto con migliaia di band, vedi Judas, Metallica, Sepultura, Kreator etc etc etc...e che si continua a fare) ma in reraltà è sempre stato un grande album, a me è sempre piaciuto moltissimo e il fatto che i Motley abbiano cambiato stile ha fatto solo bene alla musica in generale perchè far sempre la stessa cosa non va affattto bene. 80
roberto ufoni
Giovedì 26 Marzo 2015, 18.14.18
15
Ignorare questo disco è un peccato mortale...eccellente sotto ogni punto di vista.Lo feci ascoltare a un mio amico alternativo con la puzza sotto il naso e gli piacque molto. Certo non è adatto ai fan chiusi su un solo genere. Se nei loro greatest hits ci sono sempre queste canzoni vuol dire che nel dimenticatoio non finirono affatto.... Se poi volete rimanere chiusi e fermi all'87 come se non ci fosse mai stato un domani affari vostri. 90/100
sadwings
Giovedì 26 Marzo 2015, 9.46.52
14
concordo con il ritenere il disc omonimo un grand bel lavoro ma questo a parte qualche canzone come afraid è da buttare nel dimenticatoio. Hanno semplicemente sfruttato la moda dell'epoca riprendendo elementi industrial.
brainfucker
Martedì 24 Marzo 2015, 17.26.17
13
il disco omonimo è straordinario ma non spazzo via proprio niente a causa dei fan della band che non seppero apprezzare la svolta, ottusi come pochi, fecero cadere il disco nel dimenticatoio
gianmarco
Martedì 24 Marzo 2015, 7.40.24
12
disco evoluto ma non banale voto 8
edward 64
Lunedì 23 Marzo 2015, 19.57.20
11
I motley crue li vidi nel 1984 in germania e a bologna spalla agli iron maiden del powerslave tour.... erano delle belve e i pezzi aggressivi e tosti. Il loro punto più alto però artisticamente fu il disco con John Corabi che aveva ed ha una vice blues rock che rendevano le songs fantastiche....adesso più che altro fanno spettacolo , ma me li vedrei sempre volentieri.
blackiesan74
Lunedì 23 Marzo 2015, 17.38.21
10
Uhm... disco che non mi piacque per niente all'uscita e a riascoltarlo oggi non mi offre motivi per rivalutarlo. Per me i Motley Crue sono finiti nel 1992 e rinati nel 2000 ("New Tattoo" era un bel disco, peccato solo per l'assenza di Tommy Lee), i dischi degli anni '90 non esistono.
roberto
Lunedì 23 Marzo 2015, 3.07.50
9
Ottima recensione e davvero bel disco. Prese 4 su 5 su un metal shock dell'epoca,ricordo. Non suona per niente "da motley crue" ma un 75/80 glielo dò volentieri. Motley crue che non hanno mai sbagliato un disco tra l"altro. .
P2K!
Domenica 22 Marzo 2015, 22.56.03
8
Uno dei dischi più brutti che abbia mai comprato... MALEDIZIONE!!!
Argo
Domenica 22 Marzo 2015, 10.41.04
7
Un 6,5 ci sta tutto tranquillamente per me. Ricordo benissimo il giorno che lo acquistai, il primo ascolto e lo sgomento che provai di fronte alle prime note... delusione in gran parte. Qualche filler che rovina il tutto, ma col senno di poi questo è stato forse il loro ultimo album "bello".
Radamanthis
Domenica 22 Marzo 2015, 10.10.00
6
Troppo lontano dai fasti degli anni 80, troppo lontane certe scelte artistiche e stilistiche. Certo che col senno di poi ad oggi lo ascolto volentieri ma all'epoca mi fece storcere il naso e non poco. Voto 65
enrisixx
Sabato 21 Marzo 2015, 22.40.31
5
Album buono. Se avessero eliminato. Glitter. Brandon. Confession. E aggiunto. Le bonus track l album sarebbe stato migliore
entropy
Sabato 21 Marzo 2015, 22.07.45
4
piuttosto mediocre... lontano dai fasti degli anni 80
Agnostico
Sabato 21 Marzo 2015, 16.39.09
3
Lo considero sicuramente il peggior album della band,mentre il precedente mi era piaciuto molto.La riregistrazione di shout at the devil la trovo esaltante
Galilee
Sabato 21 Marzo 2015, 12.42.34
2
Che i Motley si siano bruciati in poco tempo non è molto vero. Son passati 30 anni e sono ancora li, senza contare che un SOLA vale 10 volte questo disco nato in un periodo in cui la band non esisteva proprio. Le conti sulle dita di una mano le band che dopo la reunion tornano in pista con un disco di tale fattura. Tornando a GS, non è male qualche canzone decente c'è, ma molte non hanno senso e non sanno che pesci pigliare, la title track non decolla e rimane intrappolata in mezzo a riff uno attaccato alla'altro senza senso logico, senza contare canzoni pessime come Rat like me, Brandon etc etc. I Crue non sanno dove andare, e canzone dopo canzone eprdono sempre di più la loro identità. Inoltre il songwriting è macchinoso e non centra mai il punto a differenza dell'omonimo con Corabi che era un capolavoro assoluto pari ai primi 5 dischi. Molto belle Find myself, afraid in puro grunge style, confessiosn, anybody out there ma finita li... Do un 68 perchè sono decisamente di parte e mi emoziono con qualsiasi porcheria targata Crue...però...
Aquarius27
Sabato 21 Marzo 2015, 12.05.08
1
Afraid è uno dei loro pezzi più belli di sempre... Confession è la mia preferita del disco.... Il disco in generale non è brutto anzi, si ascolta tranquillamente senza pretese, senza aspettarsi chissà che cosa.... Poi sono d'accordo con te, il loro omonimo è il migliore della loro discografia! Anch'io al primo ascolto rimasi "spiazzato", ma ad oggi dico con certezza che è il loro capolavoro!
INFORMAZIONI
1997
Elektra
Hard Rock
Tracklist
1. Find Myself
2. Afraid
3. Flush
4. Generation Swine
5. Confessions
6. Beauty
7. Glitter
8. Anybody Out There?
9. Let Us Prey
10. Rocketship
11. A Rat Like Me
12. Shout at the Devil '97
13. Brandon
Line Up
Vince Neil (Voce)
Mick Mars (Chitarra)
Nikki Six (Basso)
Tommy Lee (Batteria)
 
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