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Steven Wilson - Hand. Cannot. Erase.
( 7258 letture )
Dopo il lavoro svolto con The Raven That Refused to Sing, torna a farsi risentire uno dei personaggi che più ha ricevuto e dato al progressive nell'ultima decade. Circondato da elementi che possono essere annoverati tra i migliori arrangiatori e musicisti della scena odierna, Steven Wilson pubblica il suo nuovo album, confermando esattamente la line up del precedente. Il disco è un concept che narra una storia realmente accaduta: Joyce Carol Vincent è una donna che è stata trovata morta nel proprio appartamento tre anni dopo il suo decesso. Dietro questo tragico evento, che potrebbe apparire come una morte fra le tante, il chitarrista e cantante inglese ha tratto una molteplicità di riflessioni dal taglio estremamente profondo e contemporaneo. Nonostante Joyce Carol Vincent abbia avuto una vita socialmente attiva e nota al pubblico, dal momento della sua morte in poi, per tre anni nessuno l'ha cercata e la sua vita, narrata nel film documentario Dreams of a Life, ha ispirato la stesura di questo Hand. Cannot. Erase. Il platter in questione è senza ombra di dubbio uno dei dischi più attesi di questo anno, poiché alimentato anche da una grande campagna pubblicitaria, decisamente diversa dal solito e più articolata. Oltre alla solita uscita di indiscrezioni e singoli nella rete, è stato pubblicato un blog fittizio in cui viene raccontata la storia dal punto di vista della protagonista. Il blog infatti è tenuto come un vero e proprio diario pregno di considerazioni, pensieri sulla vita e sulla solitudine. Un autentico colpo di genio, capace di infarcire ed estendere la storia, proponendo una cosa del tutto nuova. Ciò che ne ricaviamo quindi è un misto di musica, parole e immagini pubblicate sul diario online della ragazza, una vera e propria esperienza multimediale. Forte di una prova eccelsa (seppur profondamente diversa da quello che andremo a sentire) con The Raven That Refused to Sing e di un periodo ricco di uscite dei suoi remix degli album del prog classico (Yes, Jethro Tull, Gentle Giant, etc.), l'artista inglese si trova sicuramente nel suo apogeo. Andiamo a vedere, passo dopo passo, se le attese sono state ripagate.

In un crescendo di effetti sonori emerge il delicato pianoforte di First Regret, breve introduzione strumentale che mostra un perfetto connubio tra il classico e il moderno: grazie all'equalizzazione e al filtraggio abbiamo l'impressione di ascoltare la colonna sonora di un momento molto lontano, in cui piano e qualche accenno di elettronica si miscelano perfettamente. Rapidamente passiamo a 3 Years Older, brano che mette subito in risalto quanto i componenti del gruppo lavorino bene insieme, dal groove di Minneman e Beggs all'assolo che precede la prima strofa di Guthrie Govan. Dalla canzone si percepiscono spensieratezza e raffinatezza, dagli eleganti fill di pianoforte che si contrappongono alle accelerate, all'atmosfera creata grazie ad una linea vocale complessivamente azzeccata. L'ultima parte si evolve in una sezione decisamente più nervosa e dal sapore classico del progressive, fatta di assoli di organo hammond e chitarra elettrica, seguiti nuovamente dai sintetizzatori. Il testo racconta di un rapporto di affetto incondizionato per la propria sorellastra, tre anni più grande, con il quale stringe un legame fortissimo. Nonostante il calore, fin dall'inizio si percepisce l'ombra dell'isolamento attraverso il ritornello, nel quale la ragazza dice che la amerà più di quanto mostrerà. La tematica dei legami prosegue con quello che a mio avviso è l'anello debole dell'album: Hand. Cannot. Erase. presenta una struttura e delle sonorità tipicamente britpop, richiamando le origini dell'artista. La title track mette in risalto l'approccio che la donna ha nello stabilire una relazione. Anche nell'amore, non riesce a fare a meno di isolarsi e di avere bisogno sempre di più del proprio spazio.

It's not you, forgive me if I find I need more space
Cos trust means we don't have to be together every day
(Hand. Cannot. Erase.)


Segue poi Perfect Life, altro brano decisamente discusso, che tuttavia spicca per una propria originalità (cosa che la canzone che lo precede non riesce a fare) e che ha un senso mirato. Sintetizzatori e un breakbeat tipicamente elettronico danno una sensazione di modernità che in un album progressive rock non ci si aspetta. L'atmosfera creata contribuisce tuttavia a contestualizzare ancora meglio la storia del concept che si svolge nell'epoca contemporanea e che ha come scenario una grande metropoli. L'uso dell'elettornica quindi ha uno scopo ben preciso, costituendo una traccia quasi trip hop, che dona una particolare nota di varietà al disco. La voce che parla durante la canzone è quella di Katherine Jenkins che racconta in prima persona l'esperienza della ragazza con la sorella. In versi spiegano di come il rapporto sia diventato immediatamente forte ed intenso, fatto di passioni, di musica e libri, di esperienze vissute insieme. La freddezza della musica elettronica si integra perfettamente con la piega della storia dipingendo come con il passare del tempo Carol abbia dimenticato ogni cosa della sorella.

She was 3 years older than me, but in no time we became friends
We'd listen to her mix tapes; Dead Can Dance, Felt, This Mortal Coil...
She introduced me to her favourite books, gave me clothes, and my first cigarette
Sometimes we would head down to Blackbirds moor
to watch the barges on Grand Union in the twilight
She said "The water has no memory"
For a few months everything about our lives was perfect
It was only us, we were inseparable
But gradually she passed into another distant part of my memory
Until I could no longer remember her face, her voice, even her name
We have got, we have got the perfect life
(Perfect Life)


Sul finale la canzone e i sintetizzatori si aprono verso qualcosa di più caldo, con la voce di Steven Wilson che nostalgicamente ricorda quanto in quel periodo la vita fosse perfetta. La donna, rimasta sola, si chiude in se stessa, cominciando a passare il tempo con una serie di cose che la porteranno ad una routine alienante. Ripetere dei gesti in maniera ciclica e precisa la porta lontana dal mondo e su questo tema prende forma la punta di diamante del disco, ovvero Routine. Il brano presenta una struttura variegata e un motivo che si ripete durante il disco sotto diverse forme, dal pianoforte che apre il tutto, all'arpeggio di chitarra acustica in stile Steve Hackett. Oltre alla voce dell'artista inglese, si affaccia anche la voce di Ninet Tayeb, dolce nella prima parte e più incisiva nell'accelerata dopo il sesto minuto, quando la traccia prende un andamento maestoso e tragico. Dopo il momento di pathos, la musica torna ad accarezzarci con delicatezza, in un contatto effimero costituito dalle voci del cantante e dell'ospite che si muovono all'unisono, che si chiedono se sia il caso di stringere con forza o lasciar andare via i ricordi. In questa sezione del platter il livello già alto decolla definitivamente, proponendo una sezione ritmica nervosa e ai limiti del prog metal con Home Invasion. Gli stacchi di Marco Minneman vengono arricchiti con le tastiere di Holzman, che contribuiscono ad aumentare in maniera spasmodica il tiro del pezzo, fino a sfociare in qualcosa di puramente settantiano. La sezione a metà traccia dal sapore tipicamente vintage va a miscelarsi con qualcosa di psichedelico che richiama i Pink Floyd, grazie a chitarre con flanger e chorus, voce fortemente effettata e dal taglio etereo. Il brano è una sarcastica critica al fatto che tutto ciò che si vuole e che potrebbe contraddistinguere la nostra vita è scaricabile con un click. Questo ovviamente porta all'isolamento e all'egoismo, poiché si perde interesse verso ciò che è fuori dalla porta della nostra stanza e la conseguenza diretta è quella di perdere entusiasmo nel vivere realmente le cose.

Download sex and download god
Download the funds to meet the cost
Download a dream home and a wife
Download the ocean and the sky
(Home Invasion)


Lo stacco finale della canzone, in un tocco di estrema raffinatezza ed eleganz,a apre le porte al momento musicalmente più ricco dell'intero disco. Regret #9 è una traccia strumentale che offre due assoli che sono delle autentiche perle. Il primo è di Adam Holzman, suonato con uno storico sintetizzatore Moog, ed il secondo è quello della chitarra di Guthrie Govan. Uno stile impeccabile, con degli armonici e dei bending che ogni volta lasciano la stessa pelle d'oca della prima. Nonostante possa passare inosservato, visti gli assoli titanici che si muovono sulla traccia, ha un grande valore anche la prova di Marco Minneman alla batteria, che costruisce una struttura dal pathos sempre crescente, articolata ed estremamente variegata. Le atmosfere cupe e pesanti delle tastiere si contrappongono alla dolcezza della chitarra acustica di Wilson, che con la propria voce accompagna un breve intermezzo molto intenso. Transience racconta nostalgicamente della figura del padre della donna, ricordo che assale la protagonista attraverso il monito che l'uomo gli lasciava prima di andare a dormire.

At the failing of the day she heard her father always say
"Remember, it's only the start"
(Transience)


Un beat elettronico e delle angoscianti melodie aprono Ancestral, il brano più longevo di tutto Hand. Cannot. Erase. La voce, filtrata e sofferente, si muove sull'atmosfera pesantissima insieme al flauto di Theo Travis che di tanto in tanto fa' capolino. Il brano evolve progressivamente nel tempo, basandosi completamente sul mutare lento ed inesorabile delle sensazioni. La protagonista si interroga sul suo isolamento, parlando con la propria coscienza e chiedendosi se torneranno mai i tempi spensierati dell'infanzia. La canzone va a crescere, fino ad esplodere in un refrain con un coro maestoso e potente che incita la bambina sopita nell'anima della protagonista a tornare. Segue un meraviglioso assolo di un Govan quasi blues e una lunga sezione decisamente più tesa e progressive, che va a sfociare poi in un finale decisamente metal, lasciando quel sapore di pesantezza e malinconia tipico degli Opeth, gruppo storicamente legato al cantante inglese. Durante il passaggio alla traccia successiva si sente il rumore della pioggia e di un temporale in arrivo, nel quale le note di pianoforte di First Regret tornano come una sorta di leitmotiv. In Happy Returns abbiamo la presenza di Chad Wackerman alla batteria e la partecipazione della London Session Orchestra, che insieme al gruppo creano un brano meraviglioso. La commovente ballad acustica offre la migliore prova vocale di Wilson e nella sua semplicità lascia un segno indelebile all'interno del platter, offrendoci ancora degli assoli di chitarra molto passionali. Il senso di rassegnazione che affligge la donna la porta a scrivere una lettera al fratello, in una mesta confessione: nonostante gli provochi dolore, il suo isolamento è stato volontario.

Hey brother, happy returns, it's been a while now
I bet you thought that I was dead
But I'm still here, nothing's changed

Hey brother, I'd love to tell you I've been busy
But that would be a lie
Cos the truth is the years just pass like trains
I wave but they don't slow down
(Happy Returns)


Le ultime parole della donna, nonostante l'amarezza generale che pervade il testo, manifestano un segno di speranza e di redenzione, fino agli ultimi versi nel quale si ripropone di finire lo scritto il giorno dopo. In Ascendant Here On... non vi sono parole, ma soltanto un'eterea e triste musica. La lettera è rimasta incompiuta e il tragico finale è giunto. La donna verrà ritrovata senza vita tre anni dopo, ancora vicino ai regali di natale incartati. Le cause della morte, visto il lasso di tempo passato dal decesso, non sono state identificabili, ma l'ipotesi più accreditata è stata quella di una complicanza in seguito ad un attacco d'asma, malattia cronica di cui Carol soffriva.

Dietro un concept commovente e profondo vi è una produzione stellare, ma non potevamo aspettarci altro da una persona che ha ricoperto il ruolo di produttore e coproduttore in molteplici dischi di grande rilievo o che ha rimesso le mani su vere e proprie reliquie della storia della musica, come i nastri originali dei King Crimson (per citare un gruppo, ma ve ne sono molti altri). Le performance dei musicisti sono tutte molto ispirate e danno vita a un vero capolavoro che mostra un songwriting coinvolgente e raffinato, segno di grandissima professionalità e profondità d'animo. Anche dal punto di vista del comparto vocale Steven Wilson adotta un approccio consolidato: nonostante il cantante non abbia un range particolarmente esteso, l'uso delle note a propria disposizione è esemplare. Nonostante non si spinga mai oltre, trasmette sempre delle emozioni forti, grazie ad una semplicità che in questo caso è sinonimo di efficacia.

Hand. Cannot. Erase. è un'opera completa e moderna, che va a toccare tasti che spaziano dal sociale alle riflessioni psicologiche più profonde ed interne. La storia di Joyce Carol Vincent ci fa' capire quanto sia difficile mantenere e dare il giusto peso ai legami e al tempo stesso quanto sia facile sparire dal mondo in maniera tanto silenziosa ed inosservata. L'aspra critica portata dal chitarrista inglese è rivolta alle catene che la società mette alle nostre vite, costringendoci alla routine e facendo di noi delle persone con dei percorsi già predestinati. Questo porta inesorabilmente all'isolamento e alla perdita di personalità dell'individuo, arrivando al punto in cui tutti siamo perfettamente uguali, tanti puntini in una grande metropoli: se uno di questi puntini viene a mancare, nessuno probabilmente se ne accorgerà e presto ne verrà un altro. I pensieri maturati durante i molteplici ascolti sono stati tantissimi e ad ogni giro sembra aggiungersi sempre qualcosa di nuovo. Personalmente ho la forte impressione che il concept ha già dato e continuerà a dare nel futuro, ricordandoci di valorizzare la vita e di non chiudersi mai in se stessi: è una caratteristica assai rara che un disco vada a crescere nel tempo, fornendo sempre nuovi spunti e nuove prospettive. Pertanto, senza scomodare dei monicker enormi in paragoni rischiosi ma non per questo immeritati, in questa occasione non ci resta che toglierci il cappello e chinare rispettosamente il capo.



VOTO RECENSORE
88
VOTO LETTORI
75.34 su 109 voti [ VOTA]
La Confraternita Del Serpente
Martedì 20 Febbraio 2018, 22.23.06
37
Il problema di molti utenti che commentano le recensioni é secondo me quello che non valutino nel modo giusto un artista... Insomma, o Wilson viene considerato un genio assoluto e indiscutibile o una merda assoluta che scopiazza e basta i Crimson e soci. La virtú sta nel mezzo e la virtú di Steven é sempre stata quella di proporre un canovaccio giá abusato, sotto una chiave estremamente personale ed emozionale. Non ha inventato nulla questo é chiaro, ma ricordo a tutti che i Porcupine Tree erano partiti con il diffondere demo fingendosi all' inizio una misteriosa band prog anni 60, quindi gli intenti erano chiari fin dall' inizio (anche perché lo 'Stupid Dream' del gruppo era proprio quello di riportare il prog a splendere nuovamente). Dunque trovo inutile discutere ancora sui suoi scopiazzamenti, ascoltando un artista bisogna soprattutto valutare le emozioni suscitate, e a mio avviso di emozioni in questo album ne troviamo tante, soprattutto per la storia raccontata in routine, per niente inserita in un contesto melenso come dicono alcuni, ci ritrovo solo tanta intimità e malinconia cosmica (come al suo solito. Inoltre la storia é un chiaro appoggio a chi si sente spaesato e fagocitato dal sistema moderno. Il nuovo lavoro mi é piaciuto di meno, ma ci conferma il fatto che Wilson sa reinventarsi anche in un contesto apparentemente non suo, rimanendo sempre se stesso. Piú si va avanti piú l'influenza pop si avverte e di sicuro non é nulla di innovativo, ripeto... Ma ad averne di artisti moderni che riescono a mantenere una qualità cosí elevata per dei lavori (sia musicalmente, sia rispetto al contenuto e ai messaggi trasmessi)! Quindi secondo me bisognerebbe solo abbandonare un attimo la ragione e le critiche per lasciarsi abbandonare alla sua musica, senza pregiudizi... (poi va beh, de gustibus...). Voto 85 l'album e voto 75 per l'ultimo To The Bone.
boscaiolo du foresta
Venerdì 3 Novembre 2017, 22.52.37
36
Lo ascolto sempre quando porto la legna con la carriola.disco molto molto bello!!!
Awake
Sabato 20 Maggio 2017, 23.30.43
35
Zess: Finalmente uno che la pensa come me su SW. Iniziavo a sentirmi un po' emarginato dal branco.
Babà
Domenica 21 Febbraio 2016, 16.55.52
34
Sono d'accordo con Zess, il "re della fuffa" calza a pennello! E' il "già sentito" ma in un contesto peggiore. Melenso. E inutile! Non mi dite che sono prevenuto perchè lo so sono, non mi è mai piaciuto, non mi sono mai piaciuti neppure i Porcupine, dopo 3 minuti di ascolto mi trovo a pensare a chi a vinto Sanremo... dove trallaltro ce lo vedrei bene come ospite!
Rob Fleming
Domenica 7 Febbraio 2016, 18.52.42
33
Difficile da assimilare, ma sempre bello
qwertyuiop1234567890
Martedì 22 Dicembre 2015, 22.14.59
32
Zess, se non ti piace puoi dirlo tranquillamente senza sparare a zero senza motivare. Perché sparare a zero va bene per certe boyband pop, non per artisti del calibro di Wilson, che ha creato band quali i Porcupine Tree, i No Man, i Blackfield e i Bass Communion, suona tantissimi strumenti (chitarra acustica, elettrica, basso, piano, tastiera, mellotron, percussioni folk, banjo, archi, etc...) è anche cantautore e ha collaborato per produrre album prog Death metal come Deliverance e Damnation degli Opeth o Death doom metal come quelli degli Anathema.
JustAnOpethFan
Venerdì 25 Settembre 2015, 11.12.51
31
@Zess: E non sei riuscito ad apprezzare nemmeno un album?
Zess
Venerdì 25 Settembre 2015, 0.52.35
30
Con coscienza prego, dato che ho ascoltato sia i suoi lavori che quelli dei Porcupine.
JustAnOpethFan
Giovedì 24 Settembre 2015, 22.22.25
29
@Zess: Se lo odi a prescindere è inutile discuterne
Zess
Giovedì 24 Settembre 2015, 19.34.13
28
Motivare cosa, come "omaggi" i Pink Floyd? La sua non-voce? O le innumerevoli "citazioni" del prog anni '70? Ancora a parlare di questo stiamo? Ma per favore.
Galilee
Giovedì 24 Settembre 2015, 17.42.10
27
Uno che sa cantare,suonare, scrivere , arrangiare e produrre musica come SW è tutto tranne che il Re della Fuffa. Può non piacere, ma affermare una cazzata del genere significa non sapere nemmeno da che parte si impugna una chitarra per non dire altro..
JustAnOpethFan
Giovedì 24 Settembre 2015, 17.29.48
26
@Zess: Non esageriamo, "Il Re della Fuffa" è un qualcosa di pesantuccio eh. Potresti almeno motivare la tua opinione? Grazie
Zess
Giovedì 24 Settembre 2015, 17.24.04
25
Il re della fuffa, ma tutti lo definiscono un genio.... contenti loro...
Ludwig
Sabato 5 Settembre 2015, 15.21.50
24
Perfettamente in linea con la recensione: a proposito, questa è l'unica che ha affrontato il tema del concept come si deve. Disco notevole nel complesso, forse non adatto a chi di aspettava virtuosismi strumentali in serie. Complimenti, a Wilson e al recensore
Struzzo
Mercoledì 3 Giugno 2015, 12.51.09
23
Le note possono essere numericamente finite, ma è il modo in cui le si suona che le rende infinite. Wilson ha tirato un fuori un vero racconto in musica, un bellissimo racconto, che risulta essere ricco di significati importanti. Evocare amore, solitudine, morte (quest'ultima rappresentata benissimo sul finire di album) senza cadere nel banale, non è lavoro per tutti. L'88 del recensore calza a pennello.
walter abandoner
Lunedì 1 Giugno 2015, 12.35.40
22
Boh, Mr. Wilson non mi ha convinto appieno questa volta. Abbiamo tra le mani un buon disco, senza alcun dubbio. Ci sono, sound, arrangiamenti, precisione, atmosfere adatte alla storia raccontata, insomma tutto il buono a cui Steven Wilson ci abitua da ormai 30 anni. Sono le frequenti autocitazioni che tolgono al lavoro l'originalità musicale, oltre ai richiami. Certo, le note son sempre 7, ma parlo di riferimenti marcati al suo passato discografico. In particolare sparse nel disco troviamo Lips of Ashes (con un identico vocalizzo), Arriving somewhere, but not here e Mother and Child Divided. Qui e là qualche assolo chitarristico troppo lungo per un'impronta rock oltre oceano. Buon disco, ma non capolavoro. Forse l'album ha avuto la sfortuna di uscire dopo l'eccellente The Raven, sorretto a sua volta dai capolavori Grace for Drowning e Insurgentes. O forse la strada che vuole intraprendere Steven Wilson è proprio questa: una fusione di suoni, stili e generi presi dai suoi Blackfield e Porcupine Tree... per accontentare un po' tutti. Ma sempre con classe. A fare un paragone questo disco copre nella discografia solista di Wilson il posto che han ricoperto Stupid Dream e Lightbulb Sun nella discografia PT: belli, sì, ma disomogenei e discontinui.
UpLoad
Sabato 4 Aprile 2015, 21.38.17
21
Si...ragazzi...ho capito....il pezzo li assomiglia ai Rush, quell'altro ai Genesis, quello agli yes, quell'altro ai Pink Floyd.....ma scusate ....c'è qualche cosa di prog moderno che sia originale? Le note sono sette!!!!!!
UpLoad
Sabato 4 Aprile 2015, 21.29.35
20
Nonostante "Drive Home" sia il brano che preferisco del Wilson solista, reputo questo disco il più bello della sua carriera solista ...calmatevi....Raven è stupendo, ma è un insieme di brani prog dalle influenze ben marcate, qui le influenze ci sono tutte e si sentono specie nella traccia numero due, ma il concept che c'è dietro e come Steven è capace di esporlo è semplicemente geniale! Per me è l'album dell'anno. Piuttosto mi preme farvi una domanda, c'era veramente bisogno, dovo aver creato un sound...quello dei porcupine tree, di buttarsi nel tipo prog anni 70? Vi immaginate un album dei porcupine tree con un concept come questo??? L'apoteosi! Sinceramente per quanto , confrontato con gli altri compagni prog del 2000, Steven resti di un livello superiore, non capisco le sue scelte da solista. Album fantastico più del predecessore se preso nel complesso anche se Drive Home e Luminol fantastiche.
MorphineChild
Lunedì 30 Marzo 2015, 19.26.39
19
mi ha lasciato freddo freddo ai primi ascolti, salvo poi crescere esponenzialmente in quelli successivi... a me Wilson è sempre piaciuto, quindi non sto a disquisire dell'originalità della proposta (comunque meno manieristica rispetto al comunque splendido Raven), mi preme invece far notare come il vestito musicale calzi davvero alla perfezione sul concept lirico. e comunque, da qualsiasi punto la si voglia vedere, la sequenza che inizia con Home Invasion e si conclude con Ancestral è mostruosa
The Stemon
Domenica 29 Marzo 2015, 17.13.22
18
Al primo ascolto, anche se non superficiale, mi aveva un po' perplesso, dal secondo invece ha iniziato a prendermi e in certi momenti ad emozionarmi. Per me standard sempre alto ma inferiore ai precedenti (The Raven...su tutti) metto nel conto anche che rispetto agli altri si tratta di un concept e quindi sempre difficile estrapolare le canzoni singolarmente per l'ascolto. Esecuzione sempre magistrale. Voto in accordo con il recensore.
Oudeis
Domenica 29 Marzo 2015, 15.26.52
17
Per me il giudizio è positivo per quanto attiene ad esecuzione, suoni e tematiche; più complessa è la valutazione dell'aspetto meramente compositivo. Quest'album, come anche il precedessore, propone stilemi consolidati e quindi non offre particolari novità, anzi... Wilson però è uno abile a saper rielaborare. Come? Un esempio è la title track che può sembrare uno scontato brit-pop, ma presenta una scrittura ritmica interessante: batteria in 2/4 su un arpeggio in 9/8. Nulla di trascendentale, ma la mediocrità è un'altra cosa. Tra momenti nostalgici, eccezionali strumentisti (ed anche arrangiatori?) ed una storia vera che diventa metafora credo che il risultato sia comunque raggiunto. 82.
Davality
Sabato 28 Marzo 2015, 13.41.03
16
Bello, intenso, emozionante..in più punti, per atmosfere e tematiche del concept, ho avuto la sensazione di trovarmi di fronte ad un ipotetico sequel dello spettacolare Fear of a blank planet dei suoi Porcupine Tree..promosso a pieni voti!
Pietro
Venerdì 27 Marzo 2015, 12.59.45
15
Buon disco, molto bello a tratti (Ancestral su tutte) , molto derivativo in altri (3 Years older riprende , nel riff portante, quasi pari pari Xanadu dei Rush) e con dei passaggi a vuoto. Insieme a The Incident probabilmente è l'episodio meno ispirato del post-Stupid Dream ma ormai, dato lo stato di divinità che gli è stato affibbiato, nessuno se ne accorgerà.
Carmine
Venerdì 27 Marzo 2015, 11.38.28
14
Un passo falso netto, album inferiore e di molto al predecessore. Forse Wilson si sta montan do la testa? Voto 60/100
freedom
Venerdì 27 Marzo 2015, 8.22.52
13
Non riesco ad innamorarmi della musica di Wilson, mi dispiace. Anche in questo caso l'entusiasmo mi pare sproporzionato. Ma è una mia idea...
Lorenzo
Mercoledì 25 Marzo 2015, 21.13.36
12
ma chi cazzo è che vota?
ricco96
Mercoledì 25 Marzo 2015, 14.53.54
11
Recensione perfetta per un disco (quasi) perfetto. Emozionante, trascinante, suonato splendidamente. Voto 95
entropy
Martedì 24 Marzo 2015, 14.02.47
10
Ah! ovviamente anche se il mio parere è in disaccordo, complimenti per la recensione curata , dettagliata e che mi ha dato cmq molte informazioni utili sul concept.
Le Marquis de Fremont
Martedì 24 Marzo 2015, 13.50.49
9
Ovviamente, qui siamo nel progressive. Difficile fare del progressive, nel 2015, senza che non ci sia qualcosa di "già sentito". Mi sembra chiaro. Quindi non capisco chi si lamenta. E' musica di alta classe, ispiratissima e fatta da un super professionista che ha idee da vendere. Tutto eccellente: songwriting, musicisti, produzione, concept. Un album bellissimo, a mio parere sullo stesso livello del precedente The Raven... Complimenti anche alla bellissima recensione che ho letto più di una volta. E' vero, se posso fare una riflessione, giusto appena tornato da un giro a Pechino, Shanghai e HK. In quelle realtà essere "puntini" è già essere un livello "sopra"... Au revoir.
GT_Oro
Martedì 24 Marzo 2015, 8.51.34
8
Mi trovo d'accordo con Axoras, ottima rece. Purtroppo è sempre difficile valutare pienamente un album di SW. Lui è come una spugna, che assorbe, metabolizza e rielabora la musica che ascolta. Ho letto in una intervista che Hand è figlio del krautrock e del synthpop anni '80, e questo traspare in più di un passaggio. Oltre alla profondità del concept, già ben sviscerata, mi sento di fare un plauso a questa sua capacità di rielaborare cose "già sentite" in un qualcosa di sempre personale, o comunque ben riconoscibile. Pochi altri ce la fanno. Voto 85.
micologo
Martedì 24 Marzo 2015, 8.40.50
7
Finalmente una bella recensione di questo disco, complimenti! Che dire, emozionante, intimista, introspettivo....dopo un iniziale spaesamento mi sono innamorato di questo lavoro. Sarà pure copia e incolla, sarà pure sopravvalutato, ma questa è musica con la A maiuscola (non, non è un errore, è davvero Arte pura!)
entropy
Martedì 24 Marzo 2015, 7.36.00
6
Per me Steven e un bel po sopravvalutato. Sia con la sua band principale, che con tutti i suoi progetti paralleli ( tipo storm coorosion). Alla fine sopratutto da quando si dedica alla sua creatura personale, sforna dischi piuttosto lunghetti e noiosi, con un atmosfera di fondo anche interessante, ma per quanto mi riguarda alla fine vince la noia. Da tutto questo discorso escludo Raven che mi e sembrato l unico suo album ispirato dai tempi di in absentia. Non sto dicendo che sia un brutto album questo "hand", solo niente di speciale, geniale o innovativo. Voto. 70
Testamatta ride
Lunedì 23 Marzo 2015, 22.44.02
5
Non l'ho ascoltato quindi non mi permetto di giudicarlo, però A BASTA! Tra progetti di gruppo, solisti, collaborazioni, produzioni, remixaggi, rimasterizzazioni, punizioni, rigori e calci d'angolo, questo sta diventando quello che era Pippo Baudo per la tv negli anni 80/90. Me lo ritrovo un articolo sì e l'altro pure!
Il Ninja di Dio
Lunedì 23 Marzo 2015, 22.40.01
4
Disco Fantastico, una gamma di emozioni davvero notevole, ottima rece! Voto 90
Zess
Lunedì 23 Marzo 2015, 21.23.44
3
Il solito copia e incolla da altre cose, quindi giustamente viene considerato il nuovo genio del progressive.
Steelminded
Lunedì 23 Marzo 2015, 18.52.10
2
Ascoltato una volta. Non mi è piaciuto quasi un tubo. Ho notato che tendo a vederla spesso diversamente da Monsieur Axoras, The Wall, Periphery, ora Wilson forse altro... Ma con rispetto, gusti diversi... Evviva!
ocram
Lunedì 23 Marzo 2015, 18.46.56
1
Bellissimo, commovente in alcuni tratti. MOOOLTO più intimistico e toccante di Reven That...
INFORMAZIONI
2015
Kscope
Prog Rock
Tracklist
1. First Regret
2. 3 Years Older
3. Hand Cannot Erase
4. Perfect Life
5. Routine
6. Home Invasion
7. Regret #9
8. Transience
9. Ancestral
10. Happy Returns
11. Ascendant Here On...
Line Up
Steven Wilson (Voce, Chitarre, Basso, Tastiere, Mellotron)
Guthrie Govan (Chitarra)
Adam Holzman (Pianoforte, tastiere e sintetizzatore)
Nick Beggs (Basso)
Marco Minneman (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Ninet Tayeb (Voce nella traccia 5 e 9)
Katherine Jenkins (Voce nella traccia 4)
Dave Gregory (Chitarra addizionale nelle tracce 2, 3 e 10)
Theo Travis (Flauto e Sassofono nella traccia 9)
Chad Wackerman (Batteria nella traccia 10)
London Session Orchestra (Orchestra nelle tracce 9 e 10)
 
RECENSIONI
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