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Torche - Restarter
( 1709 letture )
I Torche sono un gruppo strano, di confine. Non solo, sanno di essere strani e negli anni hanno imparato pure come trarre forza da questo loro essere borderline. Il ruolo storico dei quattro di Miami non è da sottovalutare: sono stati i primi a prendere, consapevolmente, la forma-canzone pop e sovrapporre al tutto sonorità prettamente sludge; non è esattamente roba da poco. Poi che l'esperimento possa piacere o meno, questo è un altro discorso.

Restarter è il quarto LP dei Torche e già dal nome si pone come un disco di rinascita, di rinnovamento. Il precedente Harmonicraft aveva lasciato l'amaro in bocca a buona parte della critica, pur ricevendo, sull'altro fronte, l'approvazione di nuove orde di fan. Ciò che è indiscutibile, parlando proprio di Harmonicraft, è come questo sia stato per i Torche il disco della consacrazione, da una parte, e della cristallizzazione, dall'altra. Il sound di Harmonicraft non presentava quasi alcuna evoluzione (se non nel senso della semplificazione) rispetto all'eccellente Meanderthal. Qualcuno si è opportunamente chiesto, alla sua uscita, se Harmonicraft dovesse rappresentare per i Torche il definitivo punto d'arrivo; da act sludge-stoner a gruppo power-pop il passo non era mai sembrato così corto. La band americana, sempre attenta ai cambiamenti musicali e culturali in atto, risponde con un disco che prima di tutto è una dichiarazione programmatica: il nuovo corso dei Torche parte da qui. Oltretutto, il successo commerciale di Harmonicraft ha dato alla band la possibilità di firmare per la madre di tutte le etichette sludge: la formidabile Relapse Records. Restarter si relaziona molto più da vicino con Meanderthal che con Harmonicraft. Dove Harmonicraft smussava e definiva, Restarter sporca e corrode nuovamente. Lo sludge torna ad affacciarsi prepotentemente da sotto il mare di melma hard rock in cui era stato relegato; la componente pop è sempre presente, ma meglio amalgamata alle sonorità più dure. Il risultato finale fa di Restarter il secondo miglior disco dei Torche, distante un'incollatura dall'ispiratissimo Meanderthal. D'altro canto, i territori battuti dall'act di Miami sono così inesplorati dal resto della musica pesante che, con un minimo di impegno, c'è materiale per almeno altri tre-quattro dischi di alto profilo. Venendo a parlare di Restarter più nello specifico, la scelta dei Torche è quella di mantenere elevatissime la fruibilità e l'empatia nei confronti del loro pubblico storico: i brani sono brevi, monoriff, direttissimi e godibili. La band punta sulla potenza e sulla "coolness" dei suoni per vincere la sua battaglia contro la noia. La missione è abbondantemente compiuta. Restarter è avvincente dall'inizio alla fine; manca di vere e proprie killer tracks, ma si avvale di un livello medio altissimo, un livello medio che tantissime band possono solo sognarsi. L'appassionato di sludge troverà pane per i propri denti: batteria elefantesca, riff fradici e voci caracollanti banchettano sull'ascoltatore per tutta la durata del disco. Tracce migliori (ai punti): la violenta Undone (vicina a certe cose dei sottovalutatissimi Dozer), l'irresistibile Minions (con un retrogusto da Soundgarden d'annata presente, in realtà, un po' in tutto il percorso del disco) e la punkeggiante Blasted.

Restarter è un grande disco, che riporta i Torche nell'olimpo dello sludge contemporaneo. Di band che possono affascinare sia i fan di Black Tusk e High on Fire sia gli appassionati di hard rock moderno non ne esistono tante. I Torche sono tra quelle!



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
85.33 su 3 voti [ VOTA]
Lorenz
Domenica 18 Marzo 2018, 6.12.17
2
L’album in varie parti della copertina è fosforescente, l’abbiamo appena scoperto... figo.
Lorenz
Domenica 18 Marzo 2018, 5.56.03
1
Lo sto ascoltando ora per la prima in vinile. L’inizio sembra promettente...
INFORMAZIONI
2015
Relapse Records
Sludge
Tracklist
1. Annihilation Affair
2. Bishop in Arms
3. Minions
4. Loose Men
5. Undone
6. Blasted
7. No Servants
8. Believe It
9. Barrier Hammer
10. Restarter
Line Up
Steve Brooks (Voce e Chitarra)
Andrew Elstner (Voce e Chitarra)
Jonathan Nuñez (Chitarra, Basso, Violino e Sintetizzatore)
Rick Smith (Batteria e Percussioni)
 
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