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Stargazery - Stars Aligned
( 1284 letture )
Atmosfere settantiane, cori à la Uriah Heep e sonorità “hammondeggianti”. Gruppo inglese, giusto? Sbagliato. Gruppo finlandese. Ecco a voi gli Stargazery. Questa seconda prova della band scandinava non si distacca per nulla dall'esordio del 2011 Eye on the Sky, di cui ripropone le sonorità pompose e stratificate e l'immaginario neoromantico. Il focus sonoro degli Stargazery, come già accennato, sono le tastiere. L'estrema ricerca melodica che li caratterizza può avvicinarli in qualche frangente agli Europe, da cui però differiscono per la cronica incapacità di cambiare marcia. L'operazione di assemblaggio tra i frangenti pop e le sezioni più rockeggianti, infatti, è piuttosto malriuscita, così malriuscita da lasciar intravedere, in più di un'occasione, le cuciture.

Gli Stargazery sono uno di quei gruppi monomarcia, infarciti, musicalmente parlando, di potenziale e di spunti positivi, ma, alla conta dei fatti, poco avvincenti. La loro capacità di indovinare dei ritornelli discreti va a perdere di sostanza già sul medio-breve chilometraggio. I chorus del disco, infatti, si assomigliano tutti, clamorosamente. Pare quasi di trovarsi di fronte a un uber-ritornello declinato in una dozzina di forme diverse in base alle esigenze del momento. Peggio ancora, il discorso vale pure per i brani nella loro compiutezza. Gli Stargazery mancano di varietà e di idee davvero originali e si accontentano dunque di ripetere sempre la medesima formula: mid-tempo patinato e mediamente cadenzato, assolone infinito di tastiere che manco nei momenti più bui degli anni '80, interpretazione vocale spintissima e finto-maledetta. La Finlandia, amici miei, ci ha abituati a ben altro. Se c'è una cifra artistica che accomuna quasi tutti i gruppi finnici, beh, questa è sicuramente la capacità di essere musicalmente onesti con sé stessi (con tutti i limiti che ciò comporta). Gli Stargazery, invece, si sono messi in testa di dover essere a tutti i costi una band anglofona di inizio anni '80: tentativo fallito, e pure maldestro. Di act così finti e costruiti a tavolino erano già pieni gli anni '80, periodo in cui però il fenomeno dei “gruppi di plastica” è esploso per la prima volta (e quindi si può parlare di appartenenza culturale di tale, controversa, occorrenza a quel decennio). Se erano artisticamente inutili negli Eighties, figurarsi quanto possano avere da dire nel 2015.

Qualche piccolo pregio Stars Aligned, però, ce l'ha (sicuramente l'artwork non rientra tra questi; sembra la copertina di un disco heavy duro e puro). Il principale, come già detto, sono i ritornelli: carini, canticchiabili e inoffensivi. Qualche brano ha pure qualcosa da dire nella sua interezza (l'opener Voodoo probabilmente è il migliore del lotto, l'esperimento conclusivo in finlandese invece è francamente incomprensibile). In sostanza, se siete appassionati di altre sonorità questo non è il disco per avvicinarsi all'AOR smetallante, se invece siete fan di Uriah Heep, Rainbow (qualche riferimento c'è), Boston, Europe e compagnia cantante, continuate pure ad ascoltare loro.



VOTO RECENSORE
54
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2015
Pure Legend Records
Heavy
Tracklist
1. Voodoo
2. Angel of the Dawn
3. Missed the Train to Paradise
4. Invisible
5. Absolution
6. Academy of Love
7. Painted into a Corner
8. Dim the Halo
9. Bring Me the Night
10. Hiding
11. Warrior's Inn
12. Dark Lady
13. Tumma Nainen (Bonus Track)
Line Up
Jari Tiura (Voce)
Pete Ahonen (Chitarra)
Marco Sneck (Tastiere)
Jukka Jokikokko (Basso)
Jussi Ontero (Batteria)
 
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