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Ancient Rites - Dim Carcosa
( 2006 letture )
Ah, il buon vecchio valore della genuinità, pregio troppo spesso sottovalutato!
Questa riflessione non ha potuto non riemergere all’ascolto di Dim Carcosa, quarta fatica degli Ancient Rites, che si innesta sul percorso del predecessore Fatherland ma riesce finalmente ad amalgamare appieno le varie componenti della band senza creare discontinuità nella propria proposta, riuscendo a mantenere un’aura di naturalità anche nei passaggi più vari. La fluidità stilistica e la spontaneità compositiva con cui si sviluppano gli undici brani (otto propriamente detti, più tre interludi) di questo lavoro rendono ancor più ardua la di per sé già difficoltosa impresa di dare una collocazione alla musica.
Nonostante il titolo, Dim Carcosa non è un concept sull’opera di Robert W. Chambers (tantomeno sulla serie True Detective!), ma prosegue nella tradizione lirica dei belgi, con testi che esplorano le radici dell’Europa (anche in questa sede tributata con un brano ad essa dedicato) muovendosi tra tematiche pagane, episodi storici, ateismo e vicende epiche della terra natale del quintetto.

Si comincia con The Return, brano in cui il pianoforte di Oliver Phillips (tastierista dei Danse Macabre in cui all’epoca milita anche Gunther Theys) e le orchestrazioni di Domingo Smets si uniscono alla voce femminile di Judith "Ciara" Stüber (anch’essa nei Danse Macabre), presentando alcuni dei temi che accompagneranno l’ascoltatore nel corso dei tre quarti d’ora in viaggio di Dim Carcosa. I tasti scorrono sinuosi tra veloci giochi d’archi e lasciano intendere che il lavoro di orchestrazione avrà un ruolo determinante all’interno del disco, virando da sfumature melancoliche a solenne epicità.
Non c’è il tempo di lasciare che i sentimenti evocati dalla suggestiva introduzione siano dissipati che si entra nel vivo del viaggio con Exile (Les Litanies de Satan), che offre immediatamente il lato più ferale degli Ancient Rites: mentre il riffing delle asce procede serrato e le atmosfere crescono con il lavoro delle tastiere, la batteria cadenza i tempi con pattern quadrati, blast-beat e incastri, creando un tappeto ritmico implacabile. L’inarrestabile lavoro percussivo di Walter Van Cortenberg caratterizza il sound dei belgi senza tuttavia incatenarli ad uno stile ben preciso, nel corso del platter i cinque riescono infatti a muoversi con gran agilità da passaggi al fulmicotone a refrain melodici di grande effetto, in cui gli intrecci delle asce Yrlund/Sprooten evocano grandiosità sciorinando poche -ma azzeccatissime- note. Le sfumature epic di Victory or Valhalla (Last Man Standing), le cascate di fast picking tipiche del black di ...and the Horns Called for War , le cavalcate inarrestabili di North Sea, i toni orientaleggianti di Götterdämmerung (Twilight of the Gods), tutto questo concorre a creare un sound incredibilmente articolato in cui le tastiere fanno interventi misurati, tanto inserendo passaggi neoclassici come in (Ode To Ancient) Europa , quanto virando verso lidi folk quando è necessario, vedasi di On Golden Fields (De Leeuwen Dansen). La forza del sound degli Ancient Rites risiede infatti proprio nella naturalità con cui la band sa muoversi tra tutte le diverse componenti del proprio sound, risultando così appetibile ad un pubblico molto ampio. Il lavoro vocale del proteiforme Gunther Theys contribuisce notevolmente ad innalzare la versatilità della band: il frontman è infatti in grado di passare dal pulito epico dei ritornelli ad uno scream molto acido, concedendosi la libertà di toccare i vari registri intermedi tra questi due tipi di cantato e sfruttando inoltre parlato e sussurrato per dare un tono più teatrale alle proprie performance. L’effetto nel complesso è decisamente convincente, anche se si comprende ben presto che l’urlato non è la specialità di Theys, che risulta roco più che graffiante, i passaggi ben si addicono alla mutevole proposta della band.
Il vero aspetto critico di Dim Carcosa è la produzione che tende a non valorizzare appieno l’operato della band in quest’opera. Pur beneficiando della genuinità dell’analogico nel caso delle asce, i suoni artefatti della batteria difettano totalmente delle dinamiche, finendo per generare un senso di appiattimento in una ritmica di per sé ben concepita. Tale effetto spicca in particolar modo con i giochi sui piatti e gli incastri di tamburi, per cui i trilli sul ride finiscono per diventare quasi delle scampanellate e le rullate per trasformarsi in delle mitragliate. Probabilmente anche una maggiore cura nei suoni di tastiera avrebbe potuto enfatizzare ulteriormente l’aura di eleganza che si respira nelle composizioni.

In definitiva Dim Carcosa è un disco che, proprio grazie alla sua incredibile varietà e spontaneità, potrebbe stare bene sullo scaffale di un qualsiasi appassionato di metal, dall’ascoltatore di heavy più datato al blackster più rintanato, riuscendo a soddisfare palati anche molto diversi tra loro. Un must per tutti coloro che sentono un brivido lungo la schiena quando si parla di epicità.

Le nuvole si infrangono come onde lungo la costa,
I Soli gemelli affondano nel lago
Mentre le ombre si allungano
A Carcosa.

Strana è la notte dove si levano le stelle nere,
E lune mai viste solcano i cieli
Ma ancora più misteriosa è la perduta Carcosa.

Le Iadi canteranno canzoni,
Dove si agitano al vento i cenci del Re
Ma qui moriranno inascoltate
Mentre Carcosa si spegne.

Canto dell’anima mia, la mia voce è morta;
Muori anche tu, silenzioso, come lacrime mai piante
Destinate a seccarsi e perire
Nella perduta Carcosa.

(Da “La canzone di Cassilda” in “Il Re Giallo”, Atto I, Scena 2)



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
93 su 5 voti [ VOTA]
Doom
Martedì 11 Luglio 2017, 0.33.40
9
Mitico Lambrusco..ahh...Blasfemia eternal e' un gran bell'album come tutti i loro. Ripetuta in più lingue era...devo riprendere il booklet del cd per controllare.
LAMBRUSCORE
Martedì 19 Gennaio 2016, 19.33.26
8
Mi è venuta in mente questa cosa perché conosco quel disco là da un po', poi domenica, sentendo un commentatore di calcio delle mie parti, gli è scappata la stessa bestemmia, lui pensava di non essere in onda...Franco Tosi for president !!!!
LAMBRUSCORE
Martedì 19 Gennaio 2016, 19.31.25
7
DAI, recensite Blasfemia Eternal ,nel pezzo Blood of Christ alla fine c'è una bella madonna ripetuta -mi sembra di ricordare- 2 volte....
Baron The Red
Lunedì 18 Maggio 2015, 19.49.50
6
Assolutamente in linea con il commento 4...nulla da aggiungere...anzi aspetto anche quella dell'altro capolavoro Rubicon.Band di parecchio al di sopra della media sia musicalmente che per quanto riguarda le ottime liriche a sfondo storico.
Interstellar Overdrive
Venerdì 3 Aprile 2015, 9.35.34
5
Ha dei difetti sul versante della produzione e magari qualche parte vocale poteva essere implementata meglio. Ma tutto sommato si tratta di un ottimo disco, di spessore di molto superiore alla media. Per me è almeno 80.
andy usurper
Venerdì 3 Aprile 2015, 9.16.15
4
Per me un disco fondamentale per loro come band ,ma anche per il genere,voto 90!Insieme formano il trittico perfetto dei Fiamminghi,Fatherland,Dim Carcosa e Rubicon!Grandissima band ,ma assolutamente ed inspiegabilmente sottovalutata,gran peccato.....
andreastark
Giovedì 2 Aprile 2015, 17.27.23
3
Però...non s ipuò recensire questo disco come un discreto/buon disco e nulla più....questo è giustamente e universalmente riconosciuto come un capolavoro idem per Fatherland e Rubicon....questi 3 dischi costituiscono un trittico formidabile e ineguagliato di potenza genuinità cultura ed epicità e difatti all'epoca tutta la stampa europea saluò questi 3 dischi come capolavori.....perciò direi 92
Doomale
Sabato 28 Marzo 2015, 13.19.43
2
Grande gruppo...sin troppo sottovalutato...era ora che arrivasse anche il loro turno qui su metallized.!!..questo album mi piace come tutti i loro del resto...sin dal death black di diabolical serenades...passando per blasphemia eternal, fatherland, rubicon, questo e l'ultimo Laguz...Ciliegina sulla torta i loro sempre ottimi testi epico - storici..Devo riconoscere che hanno fatto una gran bella maturazione dai tempi dei loro esordi....Era mi pare il 1995 avrò avuto 16 anni mi sembra..fuori al Castello c'era un gigante biondo con cui scambiai quattro chiacchiere..era Gunther che avrebbe fatto da supporto quella sera ai semisconosciuti Cradle of Filth...Gran personaggio...ma quelli erano altri tempi ormai lontani in tutto e per tutto...Alzo il voto ad 80.
mardonziak
Sabato 28 Marzo 2015, 10.39.18
1
il loro capolavoro
INFORMAZIONI
2001
Hammerheart Records
Viking
Tracklist
1. The Return
2. Exile (Les Litanies de Satan)
3. Victory or Valhalla (Last Man Standing)
4. ...and the Horns Called for War
5. North Sea
6. Götterdämmerung (Twilight of the Gods)
7. (Ode to Ancient) Europa
8. Remembrance
9. Lindisfarne (Anno 793)
10. On Golden Fields (De Leeuwen Dansen)
11. Dim Carcosa
Line Up
Gunther Theys (Voce, Basso)
Jan “Örkki” Yrlund (Chitarre)
Erik Sprooten (Chitarre)
Domingo Smets (Tastiere)
Walter Van Cortenberg (Batteria)

Musicisti ospiti:
Judith "Ciara" Stüber (Voce)
Oliver Phillips (Voce, Pianoforte)
 
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