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Dodheimsgard - A Umbra Omega
( 4889 letture )
Prima Recensione di: Elena Aren “Akaah”

Capita spesso, dopo aver terminato i canonici, numerosi ascolti di un promo, di rimanere senza parole. In buona parte dei casi, ciò è tuttavia causato da aspetti tremendamente negativi dello stesso, da una produzione orrenda, da una qualità sottotono, da un album meno che mediocre, da un concept senza capo né coda. Altre volte invece, più rare, ci si rende conto di avere tra le mani un vero pezzo da novanta, un disco che non si limita ad essere solo un insieme di brani, ad essere ‘solo’ musica, ma che travalica con gran classe il confine con l’arte, assurgendo agli onori della cronaca come una release destinata a lasciare il segno. E, a volte, le parole andrebbero davvero lasciate da parte.

La fama precede i Dødheimsgard e fa capire immediatamente a quale di questi due casi appartenga la nuova creatura A Umbra Omega. Capitanati dal solido mastermind e polistrumentista Vicotnik, finalmente riunito al vocalist Aldrahn (666 International del 1999, l’ultima volta che li si è potuti sentire suonare e sperimentare assieme), i norvegesi tornano sulle scene con la loro consueta cadenza ottennale e con un disco che, non a sorpresa, si rivela essere ancora una volta dieci passi avanti tutti gli altri. (Im)prevedibilmente complesso nella struttura e vario nei generi in cui spazia, A Umbra Omega si configura anche come uno sviluppo notevole nella discografia della band che, in oltre 20 anni, è riuscita a calare ‘solo’ cinque assi full-length. Pur mantenendo sempre salda una chiara impronta black metal, inserita ed utilizzata brillantemente lungo tutta la release, rendendola aspetto imprescindibile di quella studiata equazione creatrice di quest’intero album e genere madre dal quale i Dødheimsgard non si sono e non intendono distaccarsi, Vicotnik e soci decidono ancora una volta di stravolgere le carte in tavola, unendo quanto di meno scontato ci si potesse attendere, in tracce dalla direzione variabile, folle, oscura, ma meticolosamente sempre sotto controllo, in tutti i dettagli. In tracce dalla durata importante ed imponente, si uniscono con fluidità (ma senza tanti preamboli o complimenti) avangarde e black, pianoforti e post-punk, jazz e industrial, generi diversi e molteplici d’un avanguardia ormai non più estrema ma ben oltre, che ricordano o riportano alla mente infiniti altri act di band con le quali ogni paragone sarebbe velleitario, come lo sarebbe il ridurre A Umbra Omega ad mera e scarna descrizione track-by-track.

Volutamente non agevole da decifrare, volutamente claustrofobico, volutamente geniale, volutamente indescrivibile. Complesso è infatti trovare dei termini adeguati, corretti, onestamente sufficienti per una release come questa, che sembra possedere come unico fil rouge un costante senso di buia malinconia, di oscurità di una band che, interpretandola in una chiave unica e inesplorata, la trasferisce inesorabilmente ad un ascoltatore che non può far altro che renderla propria, venendone soffocato e affogandovi infine. A Umbra Omega è un album che, già ora, si comprende diventerà e rimarrà uno dei più significativi di questo, ancora a tratti, acerbo 2015 musicale, ed oltre. A Umbra Omega è pura arte, da ascoltare a mente aperta, assolutamente non fredda, da vivere come esperienza in sé, da percepire, assorbire e lentamente comprendere nelle sue diverse, peculiari, caleidoscopiche sfaccettature e nella sua essenza glaciale, pazza, ingegnosa, d’avanguardia. Un album che si può ascoltare per mesi, pur continuando a scoprirne aspetti nuovi di cui non ci si può completamente spiegare il come e il perché. Provare per (non) credere.

VOTO Prima Recensione: 86


Seconda Recensione di: Andrea Poletti “Ad Astra”

Veniamo da un abisso oscuro; ritorniamo in un abisso oscuro. Lo spazio luminoso che intercorre tra di loro lo chiamiamo vita. Appena nati inizia il nostro ritorno; contemporaneamente l’inizio e il ritorno; ogni attimo moriamo. Per questo molti hanno protestato: lo scopo della vita è la morte.
(Nikos Kazantzakis, Ascetica, 1927)


Ed io dovrei abbassarmi a proferir parole accomodanti ad una vostra percezione, pressoché vana, del concetto di ridondanza musicale applicato all’ennesima potenza? Io dunque dovrei assecondare il vostro istinto di devastazione basato su una morbosa complicità con il superficiale, combinato con la mancanza di attenzione a ciò che c'è di profondo? No, non fatemi questo; se leggerete mai le seguenti parole, zittite gli istinti, fatevi un esame di coscienza e professate la vostra vera indole solamente dopo un dettagliato esame delle musiche qui contenute. Per una volta, abbiate rispetto di voi stessi e non fate vergognare chi vi ha creato spautando sentenze prive di qualsiasi significato; la musica non appartiene a degli ottusi malpensanti.
Ed io, che professo il nascere attraverso il quotidiano morire, devo ricordarmi che nel breve divenire della vita esistono momenti dove la razionalità viene messa a dormire; le visioni prendono forma dentro un caleidoscopico museo degli orrori e tutto quello che credevi pilastro viene distrutto, annientato, e come polvere ti ritrovi ad occhi chiusi con accanto gli abissi mentre ti sussurrano: “Conosci la paura?”

There is a place called reality
Hidden to all men
You can reach it through insanity
But never to return again…


Nominare i Dødheimsgard equivale a consultare il dizionario terminologico sotto la voce Avantgarde; ancora meglio, è bussare alla porta della sperimentazione musicale dedita alla distruzione morale. Professare il silenzio per otto lunghissimi anni, decantare l’arrivo ad una nuova composizione ben due addietro alla qui presente scrittura per arrivare all’ingresso primaverile, dove lucentezza e nuova vita vengo mostrate al mondo, allo scopo di regalare dolore, oscurità e tenebre non è da tutti. Supervillain Outcast aveva acceso bagliori claustrofobici sull’inadeguatezza dell’essere umano nei confronti di velenose sonorità; incompreso, sbeffeggiato ed erroneamente messo da parte come belva feroce a causa della mancata presenza di Aldrahn ai microfoni, regala ancora oggi interminabili emozioni. Quale smisurato ego deficitario non ha compreso che senza tali coraggiose composizioni oggi non potremmo mai parlare di A Umbra Omega? Album che porta richiami di un’armageddon globale, l’ombra della fine di un ciclo vitale per l’umanità autoproclamata deus ex machina senza averne il privilegio. Omega, ovvero la nemesi dell’alpha, la via buia, la portatrice di sventure distesa in copertina su un tappeto di chiaroscuri di poca rilevanza, con tre cardini primari della tricromia classicaa creare ambigue domande sulle possibili implicazioni. RGB, un sodalizio che offre sfumature al mondo via etere: lo schermo su cui state leggendo e l’ampiezza massimizzata del gamut ottico prendono forma; unendo i puntini, la simbologia alle spalle permette di intravedere la chiusura del mondo dell’uomo attraverso l’aspetto tecnologico moderno che, entrato sempre più prepotentemente nelle vite quotidiane, è la manifestazione di satana sulla terra. Ora, miei pessimi seguaci, quanto è oscura l’ombra che divora il tutto? Quanto pesa la solitudine? Avete mai accarezzate il picco dell’Io primordiale per riemergere senza fiato in un incubo lungo sessantotto minuti?

Look outside, see inside
No one is real, nothing is unreal
Whatever is, everyone isn’t
Of your life there is no trace


Sapete, miei cari, si tende spesso a catalogare gli album moderni quali futili, riempitivi che aiutano la normale plebe a progredire verso morte certa con ""nuove sonorità"". Panem et circensem, poiché in fin dei contioggigiorno tutto è stato scritto, tutto è stato detto e nel 2015 risulta bizzarro ed esagerato regalare votazioni e sostegni tanto altisonanti se in passato i “classici” sono stati già creati. Esiste per caso un metro di paragone che ci indichi quanto questo o quell’album pesi di più rispetto a quello registrato in una cabinovia nel 1983 mentre i cosiddetti musicisti moderni erano probabilmente ancora in fasce? Storicizziamo tutto per rallegrare l’anima vacua di chi non vede oltre i soliti quattro gruppi e merita di proseguire il suo cammino senza comprendere, e percepire. Ecco che di punto in bianco, quando si pensa di avere poche soddisfazioni (e tante insoddisfazioni) da questo scarno 2015, fa breccia nell'androne della megalomania A Umbra Omega: tutto viene sconvolto, tutto si nebulizza e tu cancelli ogni stimolo motorio, ogni passaggio o parvenza di vitalità: ti corichi del buio notturno, proclami l’odio alla vita e leggi i testi deliranti, schizofrenici al punto di riuscire vedere quegli occhi che debilitanti tremano dalla paura, mentre un turbinio di inespressive volontà prende fuoco dalle viscere dell’inconscio. Demoniache e visionarie figure che aspettano trepidanti, in cerca della soddisfazione assoluta: la tua fine. Esistono parole che non possono essere comprese, pensieri da non raccontare e musiche solo da ascoltare; buttatevi per venti giorni Aphelion Void, The Unlocking o Blue Moon Duel nei padiglioni auricolari, farete presto i conti con il passato che agonizza lontano quando voi cercate di dimenticare gli errori della vostra vita; non si può spiegare la follia, l’egocentrismo, la blasfemia e il kitsch. Unione di menti geniali con un sottofondo razionalmente folle tanto da delineare all’orizzonte cinque sole composizioni con una media di tredici minuti; destrutturare la forma canzone canonica e farne legna da ardere, porre i basamenti per quello che probabilmente da qui in avanti diventerà manifesto goliardico per chiunque, grandi nomi compresi, voglia cimentarsi con l’estremismo musicale senza cadere in cliché, senza fornire un copia incolla di proclami già contestualizzati. Oggi i Dødheimsgard han messo sul piatto una dimostrazione di forza assoluta; potete contestualizzare il mio scritto, il gusto musicale sia mio che di quelli che prima e dopo di voi commenteranno l’album, o staranno zitti perché, deboli, non hanno interesse nell’interagire, ma siate onesti verso voi stessi. A dispetto del genere che ascoltate siete all’interno del mondo del metal, e qui c’è tutto quello che vi serve per comprende cosa significa fare metal serio oggigiorno. Tornate dai vostri cani randagi in cerca di approvazione lungo i sobborghi della mediocrità, testimoniate ogni qualsivoglia fatto antecedente all’uscita di A Umbra Omega, che porti anche solo un tassello qui presente, fornitemi un “ha l’aria del già sentito” e delucidate con mediocre interesse quanto “vi aspettavate altro”. Meritate di ascoltare in loop la compilation di Sanremo. Vi sto sfidando, non l’avete capito? Io, in quanto appassionato, alla pari di ognuno di voi che state leggendo pretendo un dialogo: mettiamoci a discutere sugli stacchi a 0:32 diGod Protocol Axiom, sul pianoforte a 3:48 di The Unlocking o preferite il teatrale stacco variante in jazz a 6:04 di Blue Moon Duel? Quale arringhe difensive portate al vostro capezzale per raccontare il falso, senza ammettere che qui si è di fronte alla sublimazione dell’arte?

Take me There
To Snare in attack at those
Molded in frames of suffering
Only to realize death


Il consiglio è ascoltare, stimolare e percepire. Evitate chiunque voglia raccontare di questo album, evitate chi vi offre sul piatto un degno paragone, o preferite idolatrare falsi miti moderni? A Umbra Omega non si spiega, non dovrei nemmeno farla questa recensione: la musica va sentita, non raccontata o psicoanalizzata. Dal profondo del cuore vi ammetto che non ho intenzione di spiegare, ne tantomeno interesse di farne manifesto elettorale; diffidate di chi, giornalisticamente, racconta queste cinque composizioni, perché non le ha comprese o, se sì, era tanto distaccato da non percepire l’abisso, l’omega, l’RGB desaturato delle strutture sinergiche qui plasmate. Qui ho colmato un vuoto, vi ho regalato qualche minuto di una irreale scrittura per un surreale creatore. Ponetevi con umiltà verso quest’album, non ha paragoni e sopratutto non necessità di sdolcinate frivolezze con annessi vuoti a rendere. Non è musica per tutti e se state leggendo, comprenderete quanto detto. La sintesi del tutto? Storicizzate il vuoto, cancellate i preconcetti, ponetevi quali entità piccole ed inermi nei confronti di quello che tra dieci anni, starete ancora raccontando come snodo cruciale verso il cambiamento di un genere musicale. L’arte si crea ancora oggi.

Voi applaudite l’ovvio, ne avete fatto una vittoria di questo ovvio in cambio della vostra accondiscendenza. Voi siete dannati ma io non vi sfido, non vi vedo proprio.
(Carmelo Bene)


VOTO Seconda Recensione: 90



VOTO RECENSORE
88
VOTO LETTORI
94.23 su 13 voti [ VOTA]
Aceshigh
Giovedì 3 Maggio 2018, 9.48.12
29
Geniale, album sicuramente impegnativo ma che ad ogni nuovo ascolto svela qualcosa di nuovo... Chissà come sarà il prossimo ... (Ci sarà?)
bimbu
Mercoledì 20 Settembre 2017, 22.17.35
28
Ma a me mi pare di ricordare che Carmelo bene non dicesse che ne avete fatto una vittoria di questo ovvio. Ricordo male?
bimbu
Mercoledì 20 Settembre 2017, 19.36.17
27
Già due anni e nel giro nessuno si è svegliato. È finita. Una volta con gruppi così (con proposte musicali relazionate al periodo di competenza) avrebbero aperto i mari. Comunque questo album ha una pecca, i bravi insistono con queste accelerazioni che nel caso di international 666 erano una figata, azzeccatissime. Ti facevano sbandare il cervello dopo momenti di pace tollerante o malinconia scogliera scozzese. O dopo empasse proprio rock and roll. Qui non ci vedo l'utilità. Tolto questo, ci sarebbe tanto materiale da cui attingere. Peccato che il 95% dei gruppi non siano capaci di fare niente di buono. Manco copiare cazzo.
Nick .
Martedì 19 Maggio 2015, 15.16.39
26
Un pelo sotto a 666 International per me. Però mi rendo conto che dipende dai gusti. A Umbra Omega è cupo, forse ci sento anche qualcosa degli Shining (swe). Comunque è un album che amo
Jonny Dark
Giovedì 30 Aprile 2015, 18.56.35
25
@ACCADEMICO sturati le orecchie!!! i igusti saranno pure gusti, può anche fare schifo a qualcuno sto disco, ma non puoi dire "non sa di niente" senza almeno discuterne il motivo..sono curioso di sapere perchè secondo te "non sa di niente"
Jonny Dark
Giovedì 30 Aprile 2015, 18.52.46
24
Non li avevo mai sentiti nominare prima, comunque.... Minchia che capolavoro!!!!!!!!!!
Giangianni
Mercoledì 22 Aprile 2015, 12.55.08
23
Stupendo!!!
oxiplegaz
Martedì 14 Aprile 2015, 13.59.22
22
Cibeenetico.. viscerale.... fluido sensoriale...
David De La Hoz
Martedì 14 Aprile 2015, 13.57.15
21
Wow, non pensavo. Non vedo l'ora di ascoltarlo
Theo
Lunedì 13 Aprile 2015, 23.01.04
20
Stupendo, c'è poco da dire secondo me. Ritorno col botto, non me lo aspettavo nemmeno così bello ad essere onesto. Ogni pezzo è splendido in sé, tutti insieme sono un vero e proprio -folle- viaggio, senza un minimo di calo emotivo. Il voto a questi livelli non conta nemmeno, molto alto com'è giusto che sia, sicuramente. Piccola nota personale: particolare che, nonostante la grande complessità di ascolto e di (non)struttura dei pezzi, in realtà il disco sia stato, almeno per me, particolarmente bello già dai primissimi ascolti.
draKe
Sabato 11 Aprile 2015, 22.39.12
19
commento in merito alla relazione DHG-Solefald: trovo molto più digeribili i Solefald in quanto hanno trovato un ottimo amalgama tra la base heavy che li caratterizza e le contaminazioni di altri generi musicali, e riescono nonostante ciò a donare ad ogni brano una struttura e uno sviluppo sensato; al contrario i DHG x me uniscono in ogni brano tra loro parti e stacchi che cozzano troppo a danno della visione d'insieme. Non dico che non si possa fare ma solo che a me personalmente non piace. Anche l'utilizzo e sperimentazione della voce dei Solefald risulta più convincente per varietà e complessità, dando una forte caratterizzazione al sound complessivo e rivelandosi uno dei marchi di fabbrica della band. In fondo stiamo parlando di due gruppi che nell'avantgarde gravitano su poli opposti....questo è il bello di questo ramo del metallo estremo: che non ci sono confini alla sperimentazione!
mardonziak
Sabato 11 Aprile 2015, 15.23.19
18
purtroppo non è neanche "la prima volta" che commenta così... -.-
Sabbracadabra
Sabato 11 Aprile 2015, 15.02.41
17
Qui siamo ai livelli della corazzata Potëmkin...
Luca
Sabato 11 Aprile 2015, 14.40.26
16
@accademico commentare con due parole anche un analfabeta è capace di farlo.. dall'alto della tua esperienza dicci quali sono i gruppi che secondo te sanno di qualcosa
l'Accademico
Sabato 11 Aprile 2015, 2.10.02
15
questo disco non sa di niente.
Nattramn
Venerdì 10 Aprile 2015, 22.42.11
14
@ Bloody Karma Scusa,ho capito male io . Comunque credo che i Dødheimsgard e Solefad siano paragonabili fino ad un certo punto.Fanno Avantgarde tutti e due,ma hanno uno stile diverso a mio avviso.
aneurysm
Venerdì 10 Aprile 2015, 19.09.00
13
Disco clamoroso..può starci anche il paragone con i solefald..non capisco dove possa trovare spazio il termine stupidaggine in un paragone tra gruppi che propongono lo stesso genere...
Malleus
Venerdì 10 Aprile 2015, 14.40.52
12
Bhe che i Solefald e i DHG siano su due pianeti diversi non mi pare affatto ovvio, anzi, a mio avviso è parecchio relativo, sicuramente sono su pianeti diversi stilisticamente parlando, ma il livello è altissimo in entrambi i casi, per me.
Bloody Karma
Venerdì 10 Aprile 2015, 14.31.10
11
Caro Nattrann, evidentemente mi sono espresso male io. Mi sembra ovvio che Solefald e DHG siano su pianeti diversi. Il mio intervento non era affatto un paragone tra le due band, quanto un pensiero personale su le due uscite avantgarde più attese dell'anno.
Kenos
Giovedì 9 Aprile 2015, 22.56.26
10
Ci ho provato più volte. Bello eh, tanta carne al fuoco ma non credo di averlo "capito", non riesco a condividere l'entusiasmo generale; e sono uno che la mattina fa colazione con Blut Aus Nord e Deathspell Omega. Magari nei prossimi mesi lo riprendo.
claudio
Giovedì 9 Aprile 2015, 20.59.35
9
strepitoso
Luca
Giovedì 9 Aprile 2015, 17.14.02
8
Trovare le parole giuste per commentare un tale abominio (nel senso positivo) sonoro e veramente difficile... qua siamo oltre tutto, qua si tratta di un disco che sarà al primo posto a fine 2015... sicuramente nessun'altro gruppo potrà eguagliare questi musicisti... c'è talmente tanta carne al fuoco, che anche dopo 1000 ascolti si troverebbe qualcosa che non si è captato prima... c'è il black metal più violento, c'è del jazz, del trash... in alcune parti di aphelion void mi sembra di sentire i Death in June o comunque del folk apocalittico... nel modo di cantare di Aldrahn c'è qualcosa di David Tibet di Current 93... la Peaceville con due uscite di candida a miglior etichetta degli ultimi mesi... Dodheimsgard e Mysticum (vi scongiuro recensitelo!!!!!!!!!!)
therox68
Giovedì 9 Aprile 2015, 14.35.11
7
Ad astra: capisco, considera solo che non volevo certo correggerti con il mio post ma solo togliermi una curiosità; quando nel 2002 morì Bene, Ghezzi mandò in onda gli uno contro tutti senza stacchi pubblicitari che io registrai con il glorioso VHS e a forza di riguardali, li imparai quasi a memoria. Grazie a te per la risposta.
Nattramn
Giovedì 9 Aprile 2015, 14.08.39
6
@ Bloody Karma paragonare Dødheimsgard con Solefad è una stupidaggine.Comunque,il disco è ottimo.
Bloody Karma
Giovedì 9 Aprile 2015, 13.41.49
5
Ascoltato ieri su spotify...che dire...non ci ho capito niente...in senso positivo però...e sicuramente straccia senza problemi il nuovo dei Solefald, che invece continua a non convincermi...
Ad astra
Giovedì 9 Aprile 2015, 13.03.39
4
Si la citazione é tratta da quell'intervento... Mi é capiteto di ascoltarla qualche giorno prima che scrivessi la rece e mi é sembrata appropriata al contesto che ho cercato di intelaiare. Probabilmente hai ragione tu ma permettimi di non trovare molto conforme il discorso "minxia" qui ahahahah .. Ad ogni modo grazie! 😉
therox68
Giovedì 9 Aprile 2015, 12.21.39
3
Ad Astra: la citazione di Bene è tratta dall'uno contro tutti del 1994 al Costanzo Show - ne fece uno anche l'anno dopo quindi potrei confondermi - ma se mi ricordo bene non diceva "vittoria" ma "minchia". Ti risulta? Nice review by the way, come al solito.
elisa
Giovedì 9 Aprile 2015, 10.50.23
2
Album avantgarde dell'anno c'è poco da fare...non si spiega.
.:alekos:.
Giovedì 9 Aprile 2015, 9.13.24
1
Aldrahn e Vicotnik hanno ritrovato la scintilla perduta nell'oscurità, e la loro nuova collaborazione è veramente un caleidoscopio di colori sospeso su un grigio panorama immobile, proprio come fotografato iconicamente in copertina. Un must che da già senso a questo 2015 metallico.
INFORMAZIONI
2015
Peaceville Records
Avantgarde
Tracklist
1. The Love Divine
2. Aphelion Void
3. God Protocol Axiom
4. The Unlocking
5. Architect of Darkness
6. Blue Moon Duel
Line Up
Aldrahn (Voce)
Vicotnik (Chitarra, Voce)
Thunberg(Chitarra)
L.E. Måløy (Basso)
Sekaran (Batteria)
 
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