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Madre de Dios - Madre de Dios
( 1933 letture )
Il crocevia che separava l’hard rock dallo stoner si sta via via assottigliando e sono ormai molti i gruppi che propongono un ibrido musicale tra queste due correnti. Ovvio che avendo radici comuni nel blues, nella distorsione dei Blue Cheer e in un approccio che comunque resta fortemente debitore dei 70’s e di band come Led Zeppelin, piuttosto che Stooges, il passo non sia poi neanche così lungo. D’altra parte, gruppi come Monster Magnet e Kyuss non negavano certo la propria fascinazione nei confronti di certe sonorità e ne hanno anzi fatto un cavallo di battaglia. Per cui non sorprende ormai più trovarsi di fronte gruppi che ricavano una loro posizione esattamente al centro tra riff e soluzioni hard rock e distorsioni stoner, con derive psichedeliche più o meno marcate all’interno di un contesto canzone comunque ancora sviluppato e lineare. I Madre de Dios rientrano appieno in questo background, proponendo un album di debutto autoprodotto, assolutamente professionale, capace di solleticare e non poco gli appetiti di quanti cercano atmosfere torride e veementi, affiancate però da un gusto melodico e da una costruzione dei brani ancora legati alla forma canzone classica.

Nati nel 2010 a Bari grazie all’incontro tra Steve P. Jesus (già chitarrista con i fondamentali Natron, in tutt’altro contesto musicale) e gli altri compagni di avventura, che portano il gruppo a trovare una sua stabilità con l’ingresso del cantante Frank Bizarre e del batterista Vince Floro, sostituto di Marco Ninni, che ha suonato le parti di batteria presenti sul disco, i Madre de Dios dimostrano sin dal debutto di avere le idee ben chiare. I quattro anni di gestazione portano il genere musicale proposto dallo stoner “puro” degli inizi verso una maggiore apertura all’hard rock settantiano nel corso del tempo, col risultato di dare vita ad un sound esplosivo e molto dinamico, che ben coniuga le atmosfere desertiche e roventi dello stoner derivante dai Kyuss a influenze psichedeliche e aggressività ritmica quasi punk. I riferimenti sono abbastanza classici e non mancano rimandi a Spiritual Beggars, The Quill, Orange Goblin e perfino Down, in un contesto che comunque conserva una sua specificità, in particolare per quanto riguarda l’esuberanza ritmica, che porta i brani su velocità medie abbastanza elevate per il genere proposto dando una dinamica notevole ai brani. Il riffing della chitarra conserva comunque una notevole importanza, muovendosi come detto tra blues, hard rock, southern, stoner e sludge, senza farsi mancare momenti di feedback psichedelici sempre appropriati. Dal canto suo Frank Bizarre propone una timbrica roca piuttosto aggressiva, che potrebbe ricordare vagamente Kory Clarke dei Warrior Soul, la quale mette in luce anche una certa estensione di range vocale, posta al servizio di linee melodiche comunque cantabili e nelle quali non mancano affatto refrain o strofe memorizzabili. Si tratta insomma di una proposta ottimamente calata nel genere, con qualche specificità personale e un lotto di brani ben riusciti, equilibrati, che riescono a mettere in luce diverse sfaccettature, pur in un contesto omogeneo e già piuttosto identificato. Nel corso dell’ascolto alcuni brani tendono ad assumere l’aspetto di un blocco unico, il che sulla lunghezza dell’intero disco rischia di far perdere di vista il particolare a favore dell’insieme, ma se appena si ricerca una maggiore attenzione, anche gli episodi trovano una loro personale esaltazione. Si veda ad esempio la buona opener The Evil Guide a cui fanno subito seguito la cadenzata e anthemica High Living in the Sunshine e l’ottima Flamingos! o, ancora, la veemenza dinamica che dà vita a I Crashed Your Car, piuttosto che la maggior vena melodica di Shake it Baby, lo schizzatissimo strumentale Mad City, la cover di Helter Skelter posta vicino alla chiusura e la ottima e psichedelica Orbit che chiude il disco offrendo una seconda parte di viaggio cosmico decisamente piacevole e ben riuscita.

Madre de Dios è insomma un buonissimo primo passo per la band pugliese, che dimostra già una quadratura e una certezza nei propri mezzi tali da andare ben oltre quella che è la media delle band autoprodotte al primo passo, anche da un punto di vista di registrazione e produzione, entrambe di livello professionale. Qua c’è mestiere e capacità di scrittura, oltre che un’identità ben definita e già pronta a percorrere una lunga strada. Certo il disco mostra anche qualche difetto, in particolare come detto una certa uniformità nelle soluzioni ritmiche e compositive che finisce per rendere l’ascolto fin troppo omogeneo e toglie un po’ di respiro all’ascoltatore. Manca poi la canzone o le canzoni che si elevino sopra la media del disco e del genere, d'altro canto non si segnalano neanche dei cali di tensione. Considerando che il disco è già uscito da qualche tempo, c’è da credere che l’evoluzione del gruppo sia tuttora in corso. Vedremo quindi se il passo in avanti auspicabile in questo momento è stato già compiuto nel frattempo. Per adesso, resta un gran bel disco di genere, consigliato sicuramente ai cultori alla ricerca di nuove promesse e a chi ama approfondire l’underground del nostro Paese, probabilmente mai stato così ricco di talenti in grado di dire la loro, alla disperata ricerca di un pubblico.



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
67 su 2 voti [ VOTA]
Gabriele
Mercoledì 15 Aprile 2015, 11.46.22
2
Appena ascoltata Flamingos! su youtube. Che ficata! Dove è possibile ordinare l'album??? In rete non riesco a trovarlo!
brainfucker
Sabato 11 Aprile 2015, 12.25.35
1
visti dal vivo un'annetto fa e sono davvero grandi, non vedo l'ora di ordinare il disco
INFORMAZIONI
2014
Autoprodotto
Stoner
Tracklist
1. The Evil Guide
2. High Living in the Sunshine
3. Flamingos!
4. Big Head
5. I Crashed Your Car
6. Shake It Baby
7. Mad City
8. Ordinary Man
9. Mater Skelter
10. Merry Go Round Song
11. Orbit
Line Up
Frank Bizarre (Voce)
Steve P. Jesus (Chitarra, Cori)
Gigi D’Angella (Basso)
Vince Floro (Batteria)

Musicisti Ospiti
Marco Ninni (Batteria)
 
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