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Trick Or Treat - Like Donald Duck
( 973 letture )
Un verso di una papera. Ancora. Ed ancora. Sembra che questo animale stia parlando… come può essere possibile tutto ciò? Leggo il titolo della canzone: Like Donald Duck. Come Paolino Paperino. Possibile trovare una simile intro in una canzone metal? Certo che sì se di fronte a me ho un disco dei nostrani Trick Or Treat, fautori del più puro e sano happy/power metal in circolazione! Un mini-album con quattro brani per iniziare l'avventura nel mondo discografico già saturo di dischi compresi nel filone del power metal moderno. Quattro brani per svelare la propria identità, per mostrare agli ascoltatori che i Trick Or Treat non sono solamente una cover band del gruppo happy-power per eccellenza, ossia gli Helloween. Quattro brani che non stravolgono il genere, ma che sanno identificarsi in mezzo al marasma delle band cloni delle Zucche d'Amburgo.

Quindi cos'hanno di speciale queste canzoni, partorite dalle menti di questi pazzi ragazzi emiliani che -nell'arco di 8-9 anni- si sono ritagliati un posto di tutto rispetto nella classifica (immaginaria) delle più promettenti band nostrane? Prima di rispondere a questa domanda, facciamo un passo indietro e ricapitoliamo: i Trick Or Treat nascono nell'Anno Domini 2002 grazie al chitarrista Luca Cabri (che ha lasciato la band a fine 2014, ndr) il quale recluta nel gruppo un eccellente bassista come Leone Villani Conti per dettare i ritmi, un batterista preciso come Nicola Tomei (sostituito nel 2011 da Mirko Virdis, anch'egli rimpiazzato successivamente dal giovane Luca Setti che è presente tutt'ora nella band), un secondo ottimo chitarrista come Guido Benedetti per supportare il lavoro alle sei corde e, soprattutto -senza togliere nulla agli altri componenti della band- un cantante fenomenale come Alessandro Conti. E‘ proprio con questa formazione che i musicisti si fanno conoscere nei dintorni di Modena suonando -come già accennato- cover degli Helloween, forti dell'incredibile voce del singer, che riesce ad eseguire senza fatica i classici del power teutonico. Si sa, una cover band attira più clienti nei locali rispetto ai gruppi che propongono inediti (povera Italia), ma i cinque ragazzi decidono di farsi conoscere al mondo metallico scrivendo dei pezzi propri: è cosi che nasce l'idea dell'EP Like Donald Duck. Le canzoni contenute nel demo sono tutti nuovi scritti dal gruppo, freschi, ispirati e, -cosa che contraddistinguerà negli anni i Trick- divertenti. Ebbene sì, Like Donald Duck è il trampolino di lancio per dei musicisti che hanno voglia di divertirsi prima di tutto, suonando un power metal classico ma infarcito di quella vena happy tanto cara a Kai Hansen & Co.

Ma entriamo nello specifico. Un’opener come Joyful In Sadness può spiazzare per la strana melodia vocale del ritornello, in cui Alle si muove spavaldo in bilico tra note acute ed altre più profonde, abbellite da sfumature che il suo bellissimo timbro riesce a donare al pezzo. L’intro suonato dai due axeman è perfettamente integrato nella melodia principale, riuscendo a conquistare in breve tempo gli amanti dei suoni più zuccherosi. Non dimentichiamo il fantastico lavoro di batteria e la precisione del basso di Villani Conte, autore di un assolo a metà brano che ricorda qualcosa (chi ha detto Eagles Fly Free?). Niente male come partenza. Continuiamo nel viaggio delle super melodie con la seguente Back As A Pet, in cui prevale il lavoro egregio di un Conti mai domo, capace di raggiungere vette toccabili soltanto dalle aquile (e da mr. Kiske, ndr). Un refrain così arioso e diretto cancella decine di altre composizioni dello stesso genere, grazie anche all’ottima prestazione dei musicisti tutti. Se fino ad ora i brani presenti ricalcavano tutti le orme di quel sound nato a fine anni ’80, Perfect Life si discosta -molto leggermente- dai tipici clichè del genere. Intendiamoci, sono presenti le melodie luccicanti, la doppia cassa si fa sentire e le chitarre sono “dolci”, ma gli inserti di suoni campionati presenti all’inizio ed un ritornello molto particolare donano al tutto un’atmosfera quasi atipica, però non totalmente azzeccata. Potremmo quindi parlare di un brano non completamente riuscito, o forse non perfettamente coeso pensando alle altre canzoni presenti nella tracklist, ma col passare degli ascolti questo assume maggiore significato, grazie anche ad un finale da brividi con Alessandro che si auto-supera nei controcanti giostrati alla perfezione. Da menzionare anche l'assolo centrale di Cabri e Benedetti, due chitarristi dallo spiccato gusto per delle linee melodiche valide e non stucchevoli.
Ed ecco la fine. La titletrack che profuma –come già detto- di cartoons vecchia scuola e che innalza ancora l’umore con la sua immediatezza ed il suo essere geniale, pur nel suo piccolo. Precisa prestazione della batteria, un ritornello che non vuole più andarsene dalla testa ed un testo scanzonato: la creazione di uno dei pezzi più famosi dei Tricks, sempre presente nei loro concerti live. La nascita di una hit.

THE END

Quasi 20 minuti di ascolto di un gruppo che crescerà successivamente di album in album -il debut mostra già delle doti non comuni in tema di canzoni divertenti e ben suonate, Tin Soldiers è la conferma delle potenzialità e Rabbits’ Hill pt. 1 è l’apice dei modenesi. Doti strumentali ottime e la (seria) voglia di divertirsi e divertire. A tutto questo aggiungiamo la bravura di un singer come Conti che qui troviamo ancora un po‘ acerbo (penso soprattutto alle tonalità più basse), ma che, col passare degli anni e dei dischi (tra cui quello con i Luca Turilli’s Rhapsody), si è confermato come uno dei più dotati in circolazione. Non dimentichiamo però che i Trick non sono formati solamente da un cantante: il contributo di Leone -guardare i video dei suoi assoli live per credere-, il coinvolgimento dato da Guido e Luca e la varietà con cui ha suonato Nicola non possono essere messi in secondo piano in quella che è stata la nascita di un quintetto dalle grandi prospettive.

Insomma, in questo disco non troverete nulla di originale od innovativo, ma "solo" brani godibili e ricchi di sostanza, allegri e ben suonati/cantati. Si capisce quanto sia difficile al giorno d'oggi che qualche ascoltatore compri un demo per conoscere una band nuova -ancora di più se i pezzi di questo EP sono compresi nell'album sucessivo-, quindi consiglio caldamente Like Donald Duck soprattutto ai fan dei Tricks che vogliono rendere la loro collezione musicale più simpatica e goliardica. Per tutti gli altri: supportate il gruppo acquistando Evil Needs Candy Too -la produzione è migliore- e, se per caso non doveste averne abbastanza, non perdetevi tutte le altre uscite targate Trick Or Treat. Orgoglio italiano!



VOTO RECENSORE
72
VOTO LETTORI
99 su 1 voti [ VOTA]
Radamanthis
Martedì 30 Giugno 2015, 11.10.35
1
Ebbi mod0o di conoscere i Tricks dal demo di cover degli Helloween del 2004 Live, un demo contenente i grandi classici dell'era Kiske (oltre che We burn) interpretati in maniera a dir poco magistrale da Conti. Da lì iniziai a cercare qualcosa di loro trovando appunto questo Like donald duck. Un dischetto molto bello che pur essendo autoprodotto suona benissimo e fa traspirare il pieno happy metal dei maestri (quelli veri, originali, degli 80...) Helloween. Canzoni come Like Donald duck e Back as a pet starebbero alla perfezione du un Keeper ma anche le altre sono di assoluto livello, l'iniziale Joyfull sadness in primis e la pur differente Perfect life (magari non all'altezza delle altre). Una ventina di minuti di grande happy metal per un demo che conservo gelosamente! E' già storia! Happy Happy Trick or Treat!!! Voto 85
INFORMAZIONI
2005
Autoprodotto
Power
Tracklist
1. Joyful in Sadness
2. Back as a Pet
3. Perfect Life
4. Like Donald Duck
Line Up
Alessandro Conti (Voce)
Guido Benedetti (Chitarra)
Luca Cabri (Chitarra)
Leone Villani Conte (Basso)
Nicola Tomei (Batteria)
 
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