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Slumber - Fallout
( 1771 letture )
Quando si parla della scena di Stoccolma riferendosi al genere doom/death di stampo melodico, il primo nome che salta fuori è sicuramente è Katatonia; è innegabile quanto negli anni questa band abbia costantemente raffinato ed innovato quest'espressione musicale divenendo un punto di riferimento per molti gruppi dediti a tali sonorità. Continuando il discorso è doveroso citare gli October Tide, progetto figlio di Jonas Renske e Fredrik Norrman degli stessi Katatonia ma meno celebri di questi ultimi in quanto le uscite postume al bellissimo Rain Without End hanno mostrato un'ortodossia stilistica che li ha indubbiamente penalizzati e confinati agli ascolti di nicchia. Se poi si va ulteriormente a fondo cercando le piccole gemme nascoste della città scandinava spunta fuori un nome sconosciuto ai più: Slumber. La band in questione ha rilasciato un solo album intitolato Fallout dopodiché si è dissolta e successivamente riorganizzata in due nuovi assetti che vedono contrapposti i motori compositivi alla base del disco in questione: Ehsan Kalantarpour con gli Atoma, e Jari Lindholm alla base degli Enshine. Il valore artistico di entrambi i gruppi citati è indiscutibile, ma ancora nessuno dei due è comunque riuscito ad eguagliare -tanto meno a superare- il fascino e l'ispirazione di ciò che è stato proposto attraverso gli Slumber i cui pezzi, datati ormai oltre una decade, continuano a brillare di una luce propria.

Fallout è stato registrato in due sole settimane, riassemblando e perfezionando il materiale proposto nei due demo Dreamscape (di cui viene esclusa solamente Labyrinth) e Seclusion; l'unica traccia inedita è rappresentata da Fallout. La storia che sta dietro a quest'album è quindi simile a quella di migliaia di band che si affacciano al debutto sulla scena internazionale, le differenze si trovano però in quanto proposto dal sestetto di Skogås il quale dimostra una maturità e un talento sopra la media, caratteristiche espletate attraverso una formula semplice ma vincente. È evidente che i pezzi sono intrisi di influenze che riconducono soprattutto al seminale Brave Murder Day, ma è anche vero che queste sono rielaborate in chiave fortemente personale che si impregna su vari livelli e che nel complesso determina in Fallout un blocco a sé stante.
Partendo dall'aspetto della produzione, i suoni risultano in generale brillanti e curati in maniera assolutamente maniacale; ogni strumento infatti è facilmente estraibile dalla miscela sonora, in questo modo esso acquisisce la giusta dignità e importanza andando a costituire un complesso caratterizzato da un equilibrio praticamente perfetto.
Parlando invece di quanto proposto musicalmente si può dire che Fallout sia un album dal potenziale rischio di abuso e dipendenza per via di molteplici fattori: i pezzi strutturalmente si presentano snelli e lineari per via di una durata che non va mai a superare i sei minuti, di un andamento più vivace rispetto a quanto ascoltabile nella maggior parte delle proposte in questo ambito, degli arrangiamenti assolutamente centrati i quali determinano una perfetta congiunzione dei diversi umori che traboccano da una stessa canzone. Un'altra caratteristica importante è il gusto con il quale le melodie vengono elaborate soprattutto in sede di arrangiamento in grado di imprimere ad ogni canzone la propria individualità. Un parametro che probabilmente non è mai stato toccato è la caratterizzazione della sezione ritmica (intesa come pattern di batteria e linee di basso); la libertà attraverso il quale essa è delineata e insieme la sua adeguatezza nell'inserirsi nell'intelaiatura delle canzoni contribuisce alla determinazione di quel senso di riuscito che si prova all'ascolto dell'album, oltre ad essere un altro segno di distintivo da tenere sensatamente in considerazione.

Già dal primo impatto è difficile non rimanere colpiti da quanto proposto dalla band svedese, ci si trova letteralmente travolti da un turbine emozionale nel quale, a fine ascolto, diverrà naturale ripetere l'esperienza al fine di capacitarsi e infine consapevolizzarsi di questa caratteristica emulsione in cui umori immiscibili e contrastanti come dolcezza e amarezza, splendore e decadenza, odio e amore trovano la giusta formula per amalgamarsi in un connubio nel quale ognuno è strettamente dipendente dall'altro.
Nei singoli pezzi è difficile individuare quali di essi rappresentino la vetta compositiva, ciò che si può affermare con certezza è che ognuno avrà la capacità di stimolare a livello personale la sensibilità dell'ascoltatore senza passare inosservato; citare delle tracce in particolare non renderebbe giustizia all'album nel suo complesso poiché ognuna di essa contribuisce a renderlo a tutti gli effetti un piccolo capolavoro. Ciò che lascia l'amaro in bocca quando ci si capaciterà di ciò, è capire che Fallout non ha mai avuto l'attenzione che di diritto merita per ciò che effettivamente è il suo valore e l'aver assistito al disgregarsi una band con un potenziale immenso la quale tra l'altro non ha nulla da invidiare ai maggiori interpreti dell'espressione musicale trattata in questa recensione.
Detto ciò non resta che essere fiduciosi per quanto svilupperanno gli Enshine, seguito che rimane più fedele alla scia solcata dagli Slumber, nel frattempo si provvederà a consegnare Fallout nella ristretta cerchia degli album eccellenti.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
81.83 su 6 voti [ VOTA]
Luigi
Sabato 4 Novembre 2017, 17.42.38
5
Questo album è un capolavoro. Vorrei poterlo ascoltare direttamente da dentro, non attraverso un paio di cuffie. Prima gli Slumber, poi con gli AtomA, Enshine e anche Cold Insight, si viaggia sempre tra utopia e capolavoro.
Luigi
Sabato 4 Novembre 2017, 17.42.37
4
Questo album è un capolavoro. Vorrei poterlo ascoltare direttamente da dentro, non attraverso un paio di cuffie. Prima gli Slumber, poi con gli AtomA, Enshine e anche Cold Insight, si viaggia sempre tra utopia e capolavoro.
Bloody Karma
Martedì 14 Aprile 2015, 10.35.28
3
pensa te, l'anno scorso mi ero imbattuto per caso negli Enshine, il cui debut mi era davvero piaciuto. Non sapevo dell'esistenza di questo progetto precedente, vedrò di rimediare al più presto!
Ubik
Domenica 12 Aprile 2015, 16.46.39
2
Disco superlativo.
Red Rainbow
Sabato 11 Aprile 2015, 14.34.24
1
"Abuso e dipendenza"... grande Michele, hai fotografato in pieno il mio rapporto con questo splendido album. Peccato solo per la durata troppo contenuta e che sia rimasto un "unicum" in una carriera che sarebbe potuta essere di livello mostruoso, con queste premesse. E concordo pienamente anche sul fatto che i due progetti "figli", Atoma & Enshine, non abbiano ancora raggiunto il vertice toccato in questo Fallout...
INFORMAZIONI
2004
Karmageddon Media / Candlelight
Death / Doom
Tracklist
1. Rapture
2. Conflict
3. Where Nothing Was Left
4. Fallout
5. Distress
6. Dreamscape
7. A Wanderer's Stars
Line Up
Siavosh Bigonah (Voce)
Jari Lindholm (Chitarra, Voce)
Markus Hill (Chitarra)
Ehsan Kalantarpour (Tastiere)
Mikael Brunkvist (Basso)
Ted Larsson (Batteria)
 
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