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Revolution Saints - Revolution Saints
( 2848 letture )
Un mega progetto con nomi da far leccare il pavimento. Tre grandi musicisti che non hanno bisogno di curriculum, come Deen Castronovo, Jack Blades e Doug Aldrich, tre mentori che danno vita ad un project, atto a far girar la testa per la qualità sopraffina, una sorta di grande evento, di unioni di talento come non si vedeva da tempo e che andava molto di moda sul finire degli anni ottanta (Coverdale-Page, Contraband, ecc.) Tutto parte dal sogno nel cassetto del presidente della Frontiers, Serafino Perugino<, da un produttore assai ispirato come Alessandro Del Vecchio e il gioco è fatto: ecco i Revolution Saints. Ma davvero volete un minimo di storia di questo super trio? Ok cedo alle richieste dei più giovani e novellini: esperienze e dischi con Journey, Ozzy Osbourne e Bad English per Castronovo, Night Ranger e Damn Yankees per Blades, Dio e Whitesnake per Aldrich. Possono bastare? La cosa pazzesca e “rivoluzionaria di tutti i santi” di questo disco e che Deen Castronovo, anche al servizio del Vasco nazionale per un breve lasso di tempo, qui non mena solo i tamburi, ma canta come singer principale, ed è uno spettacolo! Un vero talento anche dietro al microfono, e chi l’avrebbe mai immaginato. Oltre al power trio partecipano personaggi importanti, mettendoci qua e là lo zampino, come il grandioso Neal Schon, Arnel Pineda e lo stesso Alessandro Del Vecchio, cantante, tastierista e mente musicale nostrana, che sta dietro agli Hardline, tanto per citare solo una band di spicco.

Revolution Saints è un album coinvolgente e fustigante, scolpito nel solco dell’hard e AOR a stelle e strisce, con un’atmosfera da big platter dei bei tempi andati, quando le produzioni plasmavano palpiti sin dal primo ascolto, a chi ama il genere. Copertina raffinata, songwriting quasi al limite della perfezione, performance sciabolanti, produzione eccelsa e atmosfere da degustare con religiosità: vi renderete conto quanto poteva mancarvi una liturgia del genere, appena subito dopo le prime note eruttate dagli speaker. E allora allacciate le cinture, si parte con Back On My Trail, song in bilico tra AOR e hard, dove la voce potente e cingolata di Deen spacca subito senza ritegno confluendo su un chorus brillante, corale, diretto, incalzato da un guitar-solo energico ed anfetaminico di Doug Aldrich; tutto molto coinvolgente. Turn Back Time è affidata all’ugola aurea di Jack Blades che disegna un paradiso d’emozioni compreso un inciso da paura degno delle grandi band del passato americano; You're Not Alone si traveste da lentone, ma la drum picchia in 4/4, e Arnel Pineda sceglie un singing in stile Hardline Johnny Gioeli, il risultato è un ennesimo brandello irrinunciabile, di classe aurea. Ascoltatevi il solo della sei corde, un pezzo nel pezzo. Rullate terremotanti e scocca l’ora per Locked Out Of Paradise, con di nuovo Castronovo alla voce, ennesimo scampolo di grande rock, poi giunge Way To The Sun impreziosita dal solo magistrale di un grande come Neal Schon, chitarrista che adoro, andamento da semi-ballad ma con tante cartucce esplosive da sparare e con Castronovo che canta in maniera pazzesca, traccia sei, Dream On, perfetta intesa AOR da classifica yankee, con spunti alla Journey e un incedere allegro e vestito a festa. Don't Walk Away è uno slow incentrato sulla voce del batterista, un mix tra James Christian (House Of Lords) e qualche impuntatura del mitologico Steve Perry (Journey), Here Forever è semplicemente epica nel suo sviluppo ed intonazione, grande lavoro di tastiere e sei corde, uno dei top dell’intero album, con Doug Aldrich che sa farsi sentire sempre, chiaro e forte! Hard rock terso in Strangers To This Life con il ritornello che riporta alla mente i Survivor, Better World ricalca un po’ i terreni dei grandi Bad English anche se la voce di Castronovo vale due volte quella di John Waite: ne esce fuori quindi una gran bella canzone con arrangiamenti speciali e pirotecnici, degni del lignaggio di questo combo sorprendente. Si va verso lo striscione finish, non prima di aver ascoltato la guitar-oriented e durissima nel riff How To Mend A Broken Heart, un brandello semplicemente magnifico in tutto e per tutto, con quella chitarra che grattugia, erode e santifica, emettendo un solo bruciante, mentre In The Name Of The Father (Fernando's Song), chiude bellamente i giochi dall’alto di una ballad evocativa, da brividi sulla pelle, che dà sfogo ad una guitar melanconica ma potente e un’interpretazione vocale per maestri del genere.

Release fantasmagorica, in questo disco c’è davvero tutto quel che si desidera per chi sa apprezzare l’AOR/hard di casata nobile, con un occhio commosso a soli fantastici, arrangiamenti superbi, armonizzazioni vocali da Eden e voci soliste da far tremolare le orecchie, Vita dura e pane azzimo per i competitor di questa band, long live Revolution Saints!



VOTO RECENSORE
87
VOTO LETTORI
84.54 su 11 voti [ VOTA]
Fabmorse77
Venerdì 27 Ottobre 2017, 16.49.48
10
Che dire ...album fantastico ! E' come fare un tuffo nel passato come quando le canzoni ti facevano battere il piede ed il cuore! Veramente forti
andy usurper
Lunedì 8 Giugno 2015, 20.55.54
9
Disco pazzesco,fatto di armonie e song perfette ,suonato da alieni,90 assoluto,l'amico Alessandro Del Vecchio ,può ritenersi orgoglioso del suo lavoro strepitoso,e poi partirà anche lui in tour in America per suonare ovviamente le tastiere live,grandissimi!
The Game75
Mercoledì 13 Maggio 2015, 17.22.24
8
Bellissimo disco...io sono più metal oriented ma questo album non riesce ad uscire dal mio lettore!! Here forever una super hit!! Comunque ascoltandolo, se chiudo gli occhi non riesco a non immaginarmi Mitch Buchannon e CJ Parker correre sulla spiaggia con il loro costume rosso!!! ahahahah
lux chaos
Martedì 28 Aprile 2015, 17.09.52
7
Si, direi che è una bella bomba. Complimenti!!!
Andriy203a
Lunedì 27 Aprile 2015, 0.58.33
6
Uno dei migliori dischi degli ultimi anni in ambito hard rock melodico. Mi stupisco del fatto che una voce come quella di Castronovo (una bestia sia dietro le pelli che al microfono) sia soltanto adesso protagonista in un intero disco. Prestazione gigante di tutti i musicisti presenti e produzione praticamente perfetta. Un disco che deve ancora essere superato in questo 2015.
space waste
Sabato 25 Aprile 2015, 12.48.00
5
Se ne vede poco di Hard Rock del genere di questi tempi. Album eccellente
zorro61
Venerdì 24 Aprile 2015, 8.49.03
4
Stratosferico, brani eccellenti, produzione impeccabile e musicisti straordinari. Del Vecchio può essere orgoglioso di un cd del genere.
lux chaos
Giovedì 23 Aprile 2015, 11.57.18
3
Ascoltato e non ancora assimilato, la stoffa si sente eccome, castronovo da brivido...per ora la mia preferita delle prime 5 è quella con Arnel...straordinaria
HeroOfSand_14
Giovedì 23 Aprile 2015, 9.30.47
2
Incredibile che abbia solo un commento un disco del genere: mezzo capolavoro dell'AOR/melodic hard rock, band strepitosa e Castronovo che si dimostra essere un cantante fantastico e veramente emozionale. Un timbro caldo come il suo non lo sentivo da tempo, e se aggiungiamo la qualità dei brani (su tutte sto amando In The Name Of The Father, da pelle d'oca) e l'ispirazione del solito grande Del Vecchio, il risultato è ottimale sotto tutti i punti di vista. Fresco ed ispirato, da ascoltare.
Graziano
Mercoledì 22 Aprile 2015, 16.05.13
1
Insieme ai Toto la miglior uscita AOR di questo 2015.
INFORMAZIONI
2015
Frontiers Records
Hard Rock
Tracklist
1. Back On My Trail
2. Turn Back Time
3. You're Not Alone (feat. Arnel Pineda)
4. Locked Out Of Paradise
5. Way To The Sun (feat. Neal Schon)
6. Dream On
7. Don't Walk Away
8. Here Forever
9. Strangers To This Life
10. Better World
11. How To Mend A Broken Heart
12. In The Name Of The Father (Fernando's Song)
Line Up
Deen Castronovo (Voce, Batteria)
Jack Blades (Basso, Voce nelle tracce 2 e 5)
Doug Aldrich (Chitarra)

Musicisti Ospiti
Alessandro Del Vecchio (Tastiere, Cori, Voce nella traccia 5)
Arnel Pineda (Voce nella traccia 3)
Neal Schon (Chitarra nella traccia 5)
 
RECENSIONI
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