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Helrunar - Niederkunfft
( 1235 letture )
A quattro anni di distanza dal precedente Sól ritornano gli Helrunar (side-project del cantante degli Arstidir Lifins Skald Draugir) con il quarto full-length personale. Come al solito troviamo Alsvartr ad occuparsi di chitarra, basso e batteria, mentre le parti di piano sono state eseguite da Schwadorf (Empyrium, The Vision Bleak), il quale si è occupato anche delle fasi di registrazione, mixing e mastering. Niederkunfft, questo il titolo della nuova fatica della band tedesca, continua il rapporto con la Lupus Lounge e di conseguenza può vantare del supporto della Prophecy Productions, la quale ha sfruttato questa prima parte del 2015 per dare il massimo risalto al trittico composto da Helrunar, A Forest Of Stars e Negură Bunget.

Il primo impatto con il disco mette in luce una produzione di notevole livello, notiamo infatti come i bassi siano in evidenza e come siano dotati di un sound avvolgente ma allo stesso tempo in linea con il carattere dei brani. Una cosa di cui gli Helrunar si possono sicuramente vantare è la loro capacità nell’evitare di soffermarsi sempre sullo stesso stile musicale: il tipo di pagan black metal proposto oggi dai Nostri è completamente differente rispetto al passato e in un certo senso è la versione più introspettiva e oscura di ciò che trovavamo all’interno dell’album precedente. In questo nuovo capitolo l’atmosfera si muove a colpi di doom in un ambiente a dir poco malsano e ricco di influenze dark; si può tranquillamente dire che in alcuni momenti si rimane addirittura spiazzati dalle sonorità che gli Helrunar mettono in campo, ma dopo svariati ascolti il tutto assume il suo perché e l’ascolto si districa senza particolari problemi. Per quanto riguarda il contenuto del disco mi limito momentaneamente alla prima parte per poter evidenziare al meglio l’ottimo lavoro svolto dalle prime quattro tracce. L’opener è costituita dalla title track ed è basata sostanzialmente su tre fattori: il melmoso sottofondo del basso, una serie di riff in palm-muting e numerose e dissonanti melodie. Tutto questo si unisce al cantato di Skald, il quale si inserisce con prepotenza tra gli strumenti creando una piacevole sensazione di caos alternata ad altrettanto efficaci rallentamenti contraddistinti da parti in pulito. La seconda Der Endchrist cambia ulteriormente registro rendendo il proprio riffing meno articolato e più vicino a del semplice black metal. In questo modo la composizione si presenta molto più scorrevole, lineare e più facilmente influenzabile dal doom, caratteristica musicale che impreziosisce al meglio i sette minuti del pezzo. Con Totentanz esce allo scoperto tutta la vena dark degli Helrunar, che si esibiscono in un brano tanto cupo quanto intrigante e che sottolinea le loro abilità in fase di songwriting: ad esempio, basta notare il corretto posizionamento degli up-tempos e il modo in cui rinvigoriscono al massimo l’atmosfera. Devils Devils Everywhere! è l’episodio indubbiamente più catchy dell’intero album, ma anche in questo caso si tratta di qualcosa di ben costruito e piacevole da ascoltare. Contemporaneamente all’inizio della seconda metà del disco comincia a manifestarsi un problema non indifferente: se il precedente Sól faticava a trovarsi un pubblico per via della durata eccessiva e del format a doppio CD, Niederkunfft faticherà ad entrare nelle preferenze della gente perché finisce per perdersi nel corso dei minuti. Con questo non voglio dire che il resto delle canzoni siano da buttare o che rendano l’intera opera un disastro, anzi, qualche attimo di qualità esce ancora allo scoperto, ma finisce per scomparire in composizioni che non hanno nulla di indimenticabile da offrire. Questo è un po’ il rischio che si corre quando si vuole rendere il proprio lavoro il più vario possibile: non è infatti la ripetitività il problema degli Helrunar, bensì l’incapacità di rendere questa seconda parte interessante e degna di più di un ascolto.

In definitiva Niederkunfft è un disco ben prodotto e confezionato, purtroppo non completamente riuscito, ma comunque dotato di ottimi spunti che potrebbero renderlo più che appetibile ad un certo tipo di pubblico. Decisamente consigliato a chi preferisce sonorità più lente ed oscure piuttosto che all’ascoltatore medio di black metal di stampo pagano.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
89.5 su 2 voti [ VOTA]
Doomale
Lunedì 27 Aprile 2015, 21.01.22
3
Concordo con la recensione di Giacomo...in effetti a dire il vero questo non è il classico Pagan Black...almeno quello che intendo io e che piace a me. Comunque l'album tuttavia non è male anzi...devo dire di esser rimasto spiazzato da questo tipo di suono...non me l'aspettavo cosi...in alcuni passaggi forse sbaglierò ho sentito delle chitarre quasi in swedish death (o meglio ancora anche death di matrice finlandese di una volta) ma con quel tono molto piu oscuro...Devo comunque ascoltarlo ancora per poterlo apprezzare di piu...o di meno ahh...
Graziano
Lunedì 27 Aprile 2015, 12.32.38
2
Album più complesso e rallentato del tipico black metal, ma non per questo meno interessante.
er colica
Domenica 26 Aprile 2015, 21.41.25
1
è sto disco lo stavo sentendo 2 o 3 settimane fa, solo che mi mancavano alcune canzoni per completarlo quindi non mi esprimo sul disco nella sua totalità ma quello che avevo sentito mi era piaciuto insomma un buon metal suonato bene con cambi di tempo melodie e testi pagani, un buon gruppo alla fine.
INFORMAZIONI
2015
Lupus Lounge
Pagan Black
Tracklist
1. Niederkunfft
2. Der Endchrist
3. Totentanz
4. Devils Devils Everywhere!
5. Magdeburg brennt
6. Grimmig Tod
7. Die Kirch ist umbgekehret
8. The Hiebner Prophecy
Line Up
Skald Draugir (Voce)
Alsvartr (Chitarra, Basso, Batteria)

Musicisti Ospiti:
Schwadorf (Piano)
 
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83
 
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