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Cancer Bats - Searching for Zero
( 1529 letture )
La carriera di certi artisti è segnata dall’istinto. Sono persone per le quali l’andazzo delle note, del costruire brani, non ha nulla a che vedere col calcolo o con la sensibilità, è solo una questione di istinto. Per istinto si intende l’indole di ogni personaggio che compone i brani per un progetto o gruppo, per indole si intende la personalità “umana” di ogni persona in quanto essere vivente. È un discorso che prescinde dal genere. È la abissale differenza che si può notare tra le composizioni di Burzum e quelle dei Cancer Bats, a prescindere dal black metal o dal post-hardcore. La differenza sta in questo: la personalità di Burzum ha spinto l’artista a rifugiarsi in una musica da ambiente e ascolto distaccato, quasi come guardare una statua. Le varie sfaccettature all’interno dei Cancer Bats invece propendono per un approccio alla musica metal più muscolare, più sensibile; la loro è musica che va vista, annusata, toccata ed infine ascoltata. Ciò trova pienamente compimento nell’attività live della band, che non a caso è annoverata tra le più brave band della scena attuale in fase di concerto.
I Cancer Bats sono una band proveniente dal Canada, più precisamente da Toronto. Formatisi nel 2004 non sono mai rimasti con le mani in mano sfornando ben 5 album in studio, vari split/EP ed un elevato numero di concerti. Pur nella loro giovinezza dimostrano di essere un gruppo con una certa gavetta sulle spalle, figurando sempre ottimamente in sede live come spalla sui palchi di mezzo mondo e avendo buone (anche ottime) recensioni da parte della critica per il loro lavoro in studio. Ma cosa suonano di preciso questi ragazzi? La precisione è una chimera in questo caso, troppe sono le influenze diverse all’interno dei brani e molto ben amalgamate. Il cantato ha una matrice di chiaro stampo hardcore punk/metalcore, la batteria con i suoi filler veloci e sgraziati sa ancora più di hardcore punk e le chitarre spruzzano qua e là vampate ora di stoner ora di sludge; un mix sulla carta a dir poco incendiario con richiami ora agli Enter Shikari per quanto riguarda il cantato, ora agli Acid Bath per le chitarre o ai Dead Kennedys per la sezione ritmica scarna ed essenzialmente veloce.

Quasi tutte queste caratteristiche le ritroviamo nel brano che apre Searching for Zero, loro ultima fatica in studio. Satellites infatti, pur non essendo il brano migliore del platter presenta quasi tutti i punti di forza della band come il songwriting totalmente funzionale ad una resa dal vivo del brano, cori da far impazzire il pubblico, voce sguaiata al limite della stonatura, ritmiche da headbang. All’appello manca la componente sludge/stoner che però si intuisce nel cambio di riff sul finire. Ciò fa quasi da annuncio a quello che avverrà da lì a poco ovvero True Zero, secondo araldo di questa strana mistura di stoner e hardcore, introdotto da un riff potente e marcissimo che sfocia nella classica rabbia del punk per poi ricomparire sul finale insieme agli immancabili cori: una perla. Come perla ma di ben altra caratura è Belzebub, quarta traccia dell’album; si parte con un crescendo buio e sincopato, pachidermico nell’incedere che non ha nulla da invidiare ai maestri del doom/stoner, chiara è l’influenza degli ultimi Cathedral nei riff mentre il cantato è dolce e straziante come una ballad. Tutto questo comporta l’innalzamento del pezzo a miglior brano dell’album, senza mezzi termini. Ma la “quiete” è destinata a durare poco, a Belzebub infatti seguono una coppia micidiale come Devil’s Bloode Cursed with a Coscience, due mazzate di diversa natura: la prima una scheggia hardcore impazzita che trova quadratura in un cambio di riff finale epico, la seconda più posata e ritmata, con un buon groove iniziale che si velocizza nel finale in un crescendo pazzesco. All Heil è un brano velocissimo, quasi un interludio alla mazzata successiva che prende il nome di Buds, brano con i piedi saldamente impregnati di fango sabbathiano ma con i graffi della voce di Liam Cormier che un giorno ci spiegherà il materiale con il quale sono fatte le sue corde vocali. Il finale è lasciato ad un brano come No More Bullshit che già dal titolo non promette alcuno scherzo, riff velocissimo e tagliente per la strofa, riff rallentato per un ritornello dal cantare a squarciagola e bridge ossessivo ripetitivo, una nenia infinita che entra in testa e non esce più. Degna chiusura di un degno album.

Per concludere, se ascoltando questo album vi si drizzeranno le orecchie per la maestria con cui sono curati i vari suoni e con cui sono amalgamate le varie componenti dei brani non fatevi ingannare dall’età dei ragazzi: dietro di loro si cela infatti il sapiente lavoro di Ross Robinson, guru indiscusso delle produzioni metal /alternative. Merito della band è far corrispondere ad una sapiente produzione una serie di brani efficaci, potenti e caldi di quel calore che si prova a stare in mezzo a quattro ragazzi che remano nella stessa direzione, che hanno le idee chiare e i mezzi per poterle esprimere. Sono quattro ragazzi che si sono resi conto quale fosse la loro indole e l’hanno seguita in tutto e per tutto donandoci un album che sa di coerenza, di verità. In mancanza di mezzi disponibili per ad andare ad un concerto questo è quanto di più vicino esista al concetto di live, anche più dei cd live stessi. A convincere è poi la maturità con cui è stato trattato un genere come l’hardcore al quale hanno dato linfa nuova grazie alla massiccia influenza stoner/sludge risultando tra gli artisti più originali della scena metal attuale.
L’album è davvero piacevole, ben scritto, e con solo un paio di filler tutt’altro che malvagi. Ben calibrato in tutte le sue componenti in modo da non appesantire l’ascolto ma neanche lasciare l’amaro in bocca per la scarsa durata. Insomma, Searching for Zero è un album scritto da esseri umani per altri esseri umani…
…per quelli che passano un panno sulla copertina per liberarla dalla polvere
…per quelli che in metro ascoltano musica dagli auricolari e simulano di suonare la batteria o la chitarra
…per quelli che aspettano il primo semaforo rosso per poter fare headbang in santa pace
…per quelli che salutano con le corna un ragazzo sconosciuto solo perché ha una t-shirt di una band metal
Per tutti noi, salute.



VOTO RECENSORE
79
VOTO LETTORI
72.75 su 4 voti [ VOTA]
LAMBRUSCORE
Martedì 28 Aprile 2015, 14.30.59
3
Ok, qualche pezzo sullo stoner lo tollero, ahhaha, non ho ascoltato tutti i loro lavori ma dopo una decina di pezzi qua e là, ci si può fare un'idea su un gruppo....da quello che ho sentito anche qualche anno fa, di hardcore non ne fanno, comunque va bene lo stesso, dai, non faccio altre polemiche.
Threepieces
Martedì 28 Aprile 2015, 14.09.05
2
@Lambruscore...potrei anche accettare quello che dici,ma ti invito a leggere quello che ho scritto all'interno della recensione riguardo al genere. Non fossilizzarti all'etichetta messa sulla destra.
LAMBRUSCORE
Martedì 28 Aprile 2015, 13.22.39
1
Io e il recensore abbiamo 2 concezioni "leggermente" diverse su cosa sia l'hardcore punk, questi qua mi stanno altamente sui maroni, un bel 30 glielo do volentieri, ahahah...e li avevo già ascoltati tempo fa.....ragazzi ascoltate il lambru ...QUESTO NON è HARDCORE !!!
INFORMAZIONI
2015
Noise Church Records
Hardcore
Tracklist
1. Satellites
2. True Zero
3. Arsenic in the Year of the Snake
4. Beelzebub
5. Devil’s Blood
6. Cursed with a Conscience
7. All Hail
8. Buds
9. Dusted
10. No More Bull Shit
Line Up
Liam Cormier (Voce)
Scott Middleton (Chitarra, Cori)
Jaye R. Schwarzer (Basso, Cori)
Mike Peters (Batteria)
 
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