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Foreign - The Symphony of the Wandering Jew (Part 1)
( 938 letture )
Tutto molto bello, tutto molto bello. Tutto molto bello in potenza, caro Ivan Jacquin. Nella pratica si vedono le cuciture lungo tutto il tuo lavoro di ricamo, che a te era sembrato così certosino. Ma andiamo con ordine. I Foreign sono una band rock-metal-prog-folk-sinfonica-power di stampo operistico nata dalla vulcanica mente di tale Ivan Jacquin, compositore, cantante e tastierista francese underground, che più underground non si può. Il buon Ivan, folgorato dalla “leggenda dell’ebreo errante” (personaggio biblico dai molti nomi che avrebbe rifiutato accoglienza a Gesù durante la Passione e perciò sarebbe stato condannato a vagare sulla Terra fino alla fine dei tempi), ha deciso di ricamarci intorno il materiale non per uno, non per due, bensì per tre dischi. Prima considerazione: il solo disco di debutto del progetto dura 72 minuti. Seconda considerazione: a idee pantagrueliche corrispondono pantagrueliche responsabilità. Jacquin, per quanto dimostri di mirare in altissimo e di avere una massiccia e talvolta iperbolica considerazione di sé, si vede letteralmente esplodere il suo progetto in mano. A che servono 11 cantanti, 14 coristi, 20 musicisti provenienti dai generi più disparati e una bella storia se non si è in grado di gestire una singola canzone dall’inizio alla fine? A che serve un tale dispiegamento di mezzi quando 3/4 dei cantanti lanciati nella mischia da Jacquin non sono neanche in grado di pronunciare correttamente l’inglese? A che servono i riferimenti a Jesus Christ Superstar, Ayreon, Blind Guardian, Amaseffer e compagnia bella, quando ogni canzone sembra provenire da una genealogia sonora diversa da quella precedente e da quella successiva? Soprattutto: a che servono tanti spunti e tante buone idee quando tali spunti e idee non sono destinati ad altro che a scomparire sotto inesorabili e giganteschi cumuli di sabbia musicale circonvoluta?

Dove voglia andare a parare Jacquin non si capisce: nel disco c’è davvero di tutto, dal metal powereggiante, a quello sinfonico, alla techno, al folk arcaizzante, al recital, all’hard rock da musical. Proviamo a fare un’ipotesi: riduciamo i cantanti da 11 a 5, i musicisti da 20 a 10, le pretese da 1000 a 50, le parti dell’opera da 3 a 1. Scommettiamo che il lavoro risultante sarebbe di eccellente caratura? Perché sì, Jacquin ci sa fare, ha idee, sa scrivere musica. Ma, ahimè, si piace troppo e gli piace troppo quello che è riuscito a mettere in piedi per non diventare immediatamente borioso e a tratti (leggi: spesso) addirittura fastidioso. Brani sbrodolati, con infinite introduzioni e inutili momenti recitati (male), con così tante parti strumentali da far impallidire la banda dell’Oktoberfest e con così tante voci alternate, sovrapposte, sovrincise, sottincise, armonizzate, sprecate, da far salire la noia e l’arrabbiatura nel giro di una manciata di tracce (sono solo 13, del resto. Se si impegna ci arriva a 50, nella trilogia). Date questa storia in mano all’Arjen Lucassen o al Devin Townsend di turno e aspettatevi nientemeno che un capolavoro. Ma questa storia ha deciso di musicarla un musicista di ben altra caratura, solo fintamente aperto alle influenze musicali contemporanee.

Magari (difficile) Jacquin si ravvederà in tempo per le parti 2 e 3 dell’opera. In caso contrario, i temerari che decidessero di lanciarsi ugualmente all’ascolto dei nuovi capitoli della storia dell’ebreo errante farebbero bene a munirsi di cuscino. Noi non possiamo far altro che augurargli un buon sonno.



VOTO RECENSORE
54
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2014
Autoprodotto
Symphonic Metal
Tracklist
1. Ahasversus
2. Cursed
3. The Running
4. Eternal Enemies
5. Eternity Part 1
6. Xuanzang
7. The Quest
8. Juan Esperandios (Lost in Different Lands)
9. Activated
10. By the Sea
11. Eternity Part 2
12. The Worst Pain Ever Felt
13. Medeivel
Line Up
Ivan Jacquin (Voce, Tastiera)

Musicisti Ospiti:
AA. VV.
 
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