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Drudkh - A Furrow Cut Short
( 2280 letture )
A tre anni dal buono, ma spesso discusso Eternal Turn Of The Wheel, quattordici mesi dallo split Thousands of Moons Ago / The Gates con i Winterfylleth, molto promettente seppur composto da sole cover, nonché poco più di sei dal nuovo, interessante full-length del progetto parallelo dei Blood of Kingu (in cui sono presenti tutti e quattro i membri), gli ucraini Drudkh fanno il loro atteso ritorno con una produzione solida e convincente, dal titolo A Furrow Cut Short, dalla durata notevole, specialmente se paragonata all’album precedente.

A livello musicale, i Drudkh appaiono stabilizzarsi su uno stile che li mantiene in linea con le scorse produzioni, mantenendo il black degli albori, sbarazzandosi definitivamente di qualsiasi sperimentazione o ibridazione con altri generi che avevano fatto capolino più o meno vagamente nella fase mediana della discografia del combo di Kharkiv. Lo screaming di Thurios non lascia spazio al clean o a null’altro ci si potesse fantasiosamente aspettare, ma fa da vigorosa guida lungo l’intero disco, tra passaggi più epici e possenti, dai vigorosi blast beats e riffing capaci di annientare ogni dubbio sullo stato di forma della band (si pensi all’uno-due delle doppie Cursed Sons o Dishonour) ed altri, più brevi, maggiormente melodici ed ipnotici, dai toni energici ed orgogliosi, che vanno di pari passo con i testi. Nulla di nuovo su questo fronte, dunque: i Drudkh sembrano aver raggiunto una chiara maturità dove, la mancanza di un ‘rinnovamento a tutti i costi’ spesso rimproverata dai loro detrattori viene brillantemente oscurata da una produzione e una capacità compositiva imponente, in grado di portare sulle scene un black ‘classico’, senza compromessi, fronzoli o grandi passi falsi, scelta che appare in fin dei conti molto valida.
A livello contenutistico, la band continua la sua traversata attraverso il folklore, la storia e la poesia del proprio paese natio, l’Ucraina: in particolare, in A Furrow Cut Short, Roman Sayenko e soci si concentrano soprattutto sul XX secolo, con brani che da un lato esaltano la bellezza del paese, della sua cultura e natura mentre, dall’altro, descrivono la crudeltà dell’opprimente dominio russo e la strenua lotta patriottica e indomita resistenza degli ucraini, nel tentativo di costruire una nuova nazione. I testi, in ucraino, si muovono dunque lungo queste tematiche, anche attraverso gli scritti di poeti dell’epoca come Vasyl Stus, attivo dissidente e oppositore del regime sovietico (in Cursed Sons I e II) e Sviatoslav Hordynsky artista, critico e attivista culturale (To the Epoch of Unbowed Poets), Oleh Olschytsch, scrittore e storico (Embers), Nicholas Vingranovsky, già direttore cinematrografico (Dishonour I e II) e il meno noto Michael Sytnyk (Till Foreign Ground Shall Cover Eyes). Chiaramente, superfluo appare il constatare che la barriera linguistica renda complessa se non impossibile una piena fruizione e comprensione di queste tracce. Tuttavia, questa è esattamente la volontà della band che, nel sottolineare ancora una volta la propria intenzione di non promuoversi tramite foto, concerti o interviste, evidenzia come gli ascoltatori debbano usare quanto proposto nell’album per comprenderlo pienamente, utilizzando il potere evocativo della musica, piuttosto che una traduzione dei testi a tutti i costi che, con tutta probabilità, non risulterebbe comunque completamente esaustiva.

Davvero un buon album dunque, rappresentativo per la band che, nonostante non aggiunga o innovi radicalmente nulla di quanto non si già si conoscesse, riesce a coinvolgere l’ascoltatore con un’atmosfera evocativa, intensa, pasionaria, eroica, senz’altro poetica, visto anche il solido ‘concept’ del disco, concentrato su un periodo di storia davvero cruciale per l’Ucraina, il cui rapporto con la madre/matrigna Russia è ancor oggi oggetto di contenzioso. Che siate grandi sostenitori della band, curiosi o semplicemente appassionati di black nella sua forma più ‘pura’, questo è un disco che fa per voi: non vi deluderà.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
84.66 su 3 voti [ VOTA]
Ishgral
Martedì 20 Ottobre 2015, 10.18.30
7
Epici, maestosi, potenti, e graffianti. Cosa volere di più da un gruppo black? (che poi per me le etichette sono molto riduttive, almeno in questo caso).Voto 100 glielo do tutto!
Baron The Red
Lunedì 18 Maggio 2015, 19.45.46
6
Confermo tutto anche io...album di spessore...non di immediata assimilazione ma lo preferisco al precedente. Aggiungo inoltre che la scena estrema ucraina e' davvero ottima e in crescendo.Tanto per dirne uno...l'ottimo ritorno deiPaganland con un album d'altri tempi. Anche x me 80
andy usurper
Lunedì 4 Maggio 2015, 6.50.04
5
Ottima recensione,per l'ennesimo ottimo album della band di Roman,li adoro,nn sbagliano un colpo!
Le Marquis de Fremont
Mercoledì 29 Aprile 2015, 15.37.49
4
Per vari motivi non sono ancora riuscito ad ascoltarlo, anche perché sono molto preso dall'ultimo dei Galar "De Gjenlevende" che trovo veramente eccelso. Magari se lo recensite... Poi tornerò sui miei amatissimi Drudkh. Au revoir.
Razor
Mercoledì 29 Aprile 2015, 14.01.19
3
ottima recensione, alla quale farei solo un appunto: dici russia madre/matrigna, però quando il fulcro dell’impero, ovvero il rus di kiev, già esisteva, la russia non esisteva neanche ancora. e kiev è in ucraina, pertanto la storia della russia parte dall’ucraina e non viceversa. quindi, storicamente parlando, e considerati gli avvenimenti attuali, più che una madre/matrigna definirei la russia come un cancro cresciuto a dismisura e che ora vuole pure inglobarsi l’ospite. onore e gloria ai guerrieri drudkh ed ai propri fratelli ucraini, ne uscirete a testa alta. ma torniamo alla musica, anche se è impossibile scindere questo disco dal suo contesto politico, storico e sociale, grandissimo album e grandissima band che puntualmente è una conferma.
Bloody Karma
Mercoledì 29 Aprile 2015, 13.41.39
2
il precedente "Eternal Turn Of The Wheel" è stato una mezza delusione, il disco di cover non mi è affatto dispiaciuto però, visto che riprendevano in mano sonorità degli esordi...appena ho tempo ci do una ascoltata
Max
Mercoledì 29 Aprile 2015, 9.05.33
1
Bel disco di sicuro, ma inferiore a varie loro prove passate. Però al decimo disco ci sta e comunque ce ne fossero tante che mantengono questo livello ...
INFORMAZIONI
2015
Season of Mist
Black
Tracklist
1. Прокляті сини I
(Cursed Sons I)
2. Прокляті сини II
(Cursed Sons II)
3. Епосі нескорених поетів (To the Epoch of Unbowed Poets)
4. Тліючий попіл (Embers)
5. Безчестя I (Dishonour I)
6. Безчестя II (Dishonour II)
7. Поки не засиплють чужою землею очі (Till Foreign Ground Shall Cover Eyes)
Line Up
Thurios (Voce, chitarra)
Roman Sayenko (Chitarra)
Krechet (Basso)
Vlad (Batteria, tastiera)
 
RECENSIONI
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