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Drakkar - Run with the Wolf
( 1714 letture )
Torna sul mercato una delle band power metal italiane più longeve. I Drakkar vedono i propri natali ormai quasi un ventennio fa e possono vantarsi di essere stati tra i primi gruppi dell’allora nascente movimento power italiano che si è poi diffuso a macchia d’olio. Il primo demo dei Nostri risale al lontano 1996, anche se della formazione di allora resta solo il mastermind chitarrista Dario Beretta. I Drakkar, dopo un lungo stop discografico durato dieci anni (interrotto solo dall’EP in formato digitale Classified del 2007), tornano nel 2012 con When Lighting Strikes e col qui presente Run with the Wolf confermano il buono stato di salute compositivo ed una -seppur non stravolgente- nuova evoluzione musicale. La componente power/epic che ha caratterizzato i loro primi lavori è sempre presente, ma all’amore per Helloween e Running Wild si affianca prepotentemente quello per Rainbow e Deep Purple, evidente soprattutto nell’uso di tastiere ed Hammond dal sapore tipicamente settantiano.

Apertura affidata alla classica ed immancabile intro, Rise of the Dark Lords, con lunghi accordi di tastiere, cupe ed evocative, che ci portano ad Under the Banners of War, cavalcata heavy caratterizzata da un cantato aggressivo e tastiere epiche. Il coro, pur nella sua semplicità, è perfettamente riuscito ed adatto all’immediatezza del brano; dal vivo sarà sicuramente un must da cantare a squarciagola. Degna di nota la prestazione del singer Dave Dell’Orto, non un mostro di tecnica, ma decisamente capace di trasmettere emozioni. La successiva titletrack è una dichiarazione di intenti del nuovo percorso musicale dei Drakkar, con tastiere ed Hammond ben in evidenza e riff hard rock più che power heavy. Anche in questo caso il ritornello è immediato, semplice e d’impatto; già al secondo coro vi ritroverete a cantarlo a gran voce. Gli scambi di assoli tra chitarra e tastiera confermano le influenze di Deep Purple e Rainbow sopra citate. Più orientata al metal classico e di derivazione power la successiva Watcher on the Wall, che però risulta meno immediata di quanto ascoltato nei brani precedenti pur mantenendosi su buonissimi livelli qualitativi. Un riff a metà strada tra Freedom Call e Running Wild apre Ride the Storm, brano di tradizionale happy power metal, trascinante e folleggiante; la presenza dopo il solo di chitarra delle cornamuse non fa che enfatizzare la vena happy folk. Differente mood per la successiva Burning, che rientra nei canoni di un heavy classico con un riffing di chitarra che si avvicina agli Iced Earth, con buone aperture melodiche nel ritornello e nelle parti soliste ed ancora scambi tra chitarra e tastiera dal sapore settantiano. Southern Cross è una ballata in cui l’atmosfera cambia ancora completamente, si respira aria di Irlanda e di folk tradizionale di quelle terre, il tutto impreziosito da un attento uso di tastiere e flauti. Il solo di chitarra risulta inoltre uno dei più ispirati del disco. Gods of Thunder vede due ospiti di eccezione come Olaf Thorsen dei Vision Divine e Labyrinth alla chitarra solista e Terence Holler degli Eldritch alla voce, che arricchiscono un brano di classico power speed senza impennate emotive, ma comunque gradevole e ben composto. Invincible prosegue il discorso intrapreso con Ride the Storm: happy metal che strizza l’occhio al rock più stradaiolo e diretto, piacevole anche se nel complesso si può parlare dell’anello debole dell’album, anche per via di un ritornello non del tutto vincente. Chiusura affidata alla lunga Call of the Dragonblood, decisamente più ispirata della precedente canzone, anche se il coro che grida a gran voce “Asgard Await” è ormai un po’ abusato; buoni risultano il riffing di chitarra e gli arrangiamenti di tastiera. Il disco è composto dai dieci brani sopra descritti, ma è presente un bonus CD con le versioni ri-registrate di alcuni classici della band come Drangonheart e Galadriel’ Song che rendono il pacchetto più ricco ed appetitoso.

I Drakkar di Dario Beretta dimostrano con Run with the Wolf la loro genuinità e voglia di proseguire un certo cammino fatto di metal classico. Non stiamo parlando di un capolavoro assoluto, alcune soluzioni compositive si rifanno inevitabilmente a cliché dal sapore di “già sentito”, così come si potevano curare meglio alcuni arrangiamenti e il mix generale. Anche la sezione solista delle chitarre non fa gridare al miracolo, pur mantenendosi su buoni livelli, ma quello che emerge è la maturità della band, che sa quello che fa con cognizione di causa. Un buon album di sano heavy metal che piacerà ai vecchi fans della band e che non dubitiamo potrà fare anche la gioia di nuovi ascoltatori.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
88.83 su 6 voti [ VOTA]
Le Marquis de Fremont
Mercoledì 29 Aprile 2015, 15.34.44
1
Al di la di tutto, non hanno molte pretese ma la loro musica è piacevole. Una delle più belle ballad che ho sentito "The Price of Victory" è fatta da loro. Mi sembrano veramente appassionati di quello che fanno e il chitarrista deve essere un tipo molto simpatico. Tra l'altro un mio amico che gli ha visti dal vivo, mi ha detto che sono veramente trascinanti e molto ispirati. Il disco si ascolta volentieri. Au revoir.
INFORMAZIONI
2015
My Kingdom Music
Power
Tracklist
1. Rise of the Dark Lords
2. Under the Banners of War
3. Run with the Wolf
4. Watcher on the Wall
5. Ride the Storm
6. Burning
7. Southern Cross
8. Gods of Thunder
9. Invincible
10. Call of the Dragonblood
Line Up
Dave Dell’Orto (Voce)
Dario Beretta (Chitarra)
Emanuele Laghi (Tastiere)
Simone Cappato (Basso)
Paolo Pirola (Batteria)
 
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