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Morgana Lefay - Aberrations of the Mind
( 1483 letture )
Inspiegabilmente poco conosciuti dalle nostre parti, i Morgana Lefay sono una band svedese che nel corso della propria travagliata carriera (fatta di diverse divisioni, reunion e cambi di nome) ha saputo far sfoggio di alcune caratteristiche uniche che li contraddistinguono ancora oggi in mezzo alle numerose band della scena metal. Una delle peculiarità del quintetto di Bollnäs è senza dubbio il genere suonato, che mescola sapientemente power vecchia scuola e thrash metal, creando sonorità originali: in particolare stupisce come il gruppo riesca a dosare in maniera pressoché perfetta le varie influenze, evitando il grandissimo rischio di creare caos tra di esse. Ne risulta un impatto sonoro che colpisce l’ascoltatore con la sua superficie immediata, sotto la quale però si nasconde una sperimentazione sonora ricercata e visionaria, sostenuta dalla potente voce di Rytkönen, cantante la cui voce, oltre che di sporadici passaggi melodici, è capace di un timbro lacerante ed uno screaming che riescono ad esprimere rabbia e follia. E proprio la follia uno dei temi ricorrenti di questo Aberrations of the Mind, nono, e ad oggi ultimo album della band.

…thin is the line between sane and deranged(Morgana Lefay, "Aberrations of the Mind")

Così recitano due versi tratti dal ritornello della title track, due versi nei quali si potrebbe racchiudere (in maniera estremamente concisa e sbrigativa) l’intera opera dei Morgana Lefay. Un album che rompe le già labili “regole” alla base dei diversi sottogeneri conosciuti. La mole di influenze miscelate in ogni singolo pezzo tocca livelli impensabili ed ogni composizione risulta assolutamente ben strutturata, senza mai risentirne in espressività. Ciò viene ampiamente dimostrato già dalle prime quattro tracce: L’opener Delusions parte con un concentrato di furia selvaggia e velocità sostenute che rasentano il death metal, per poi sfociare i un ritornello dal sapore melodico; Make A Wish mette in mostra ritmi groove e ritornelli che strizzano l’occhio al classico thrash di stampo Metallica; la seguente The Rust of Possession incalza con riff di chitarra che faranno la gioia dei fan di Dimebag Darrel ed un ritornello dai toni più cupi ma anche vagamente più epici; chiude questo quadretto iniziale Depression che si apre con un riff tendente al classico melodic death scandinavo, per poi ammorbidirsi nella strofa, tra arpeggi di chitarra e cantato pulito ancora una volta (in parte) riconducibili ai Pantera degli anni d’oro, ed infine riesplodere col ritornello. Impossibile poi non citare brani come la lenta e misteriosa Over and Over Again, dotata di un magnetismo ed un’atmosfera unica, la veloce Vultures Devouring e l’epica When I Rule che rimarcano costantemente il proprio genere ibrido muovendosi con una sicurezza disarmante tra generi completamente differenti fra loro.

Insomma ce n’è davvero per tutti i gusti e raccontare a parole, senza creare confusione o scadere nel banale, l’immenso mosaico di influenze musicali che i Morgana Lefay sono riusciti a mettere in piedi è praticamente impossibile. Così come non è possibile descrivere l’espressività che ogni strumento riesce ad offrire. Tutto, dalle chitarre alla batteria del nuovo arrivato Pelle Åkerlind, è al proprio posto ed ogni strumento è protagonista al pari degli altri (persino il basso, che nella maggior parte delle produzioni non viene valorizzato come dovrebbe, qui riesce a spiccare), forse a voler fare proprio i pignoli pare quasi che non si sia riposta sempre la medesima attenzione per tutti gli assoli di chitarra (col risultato che alcuni paiono stilisticamente più curati di altri) ma a voler ben vedere, scelta stilistica o meno, si tratta giusto di piccole sbavature che non vanno ad intaccare il risultato finale. Il fiore all’occhiello però rimane la prova vocale di Rytkönen che in brani come la già citata title track, Aberrations of the Mind raggiunge, al di là di ogni giudizio soggettivo, vette di elevatissima espressività, riuscendo nel contempo a far leva sul fascino grottesco che da sempre attrae gli uomini verso i meandri proibiti della psiche umana, che soltanto l’insanità mentale può schiudere.

Dunque un disco visionario, che va necessariamente ascoltato per farsi un’idea, in quanto pressoché impossibile da descrivere a parole ed altrettanto difficile da giudicare. Non è un disco per tutti, questo va detto, e forse proprio questa, a seconda dei punti di vista, l’altra faccia della medaglia. Ci troviamo dinnanzi ad un album che va approcciato con cautela, possibilmente con la mente libera da particolari aspettative legate ad un genere in particolare, perché ciò che troveremo è comunque sperimentazione, in grado di unire alla perfezione una maschera d’immediatezza con un’anima che necessita di più ascolti per essere compresa appieno. Questa invidiabile caratteristica può risultare un’arma a doppio taglio, capace di affascinare una determinata fetta di pubblico ma di fallire miseramente per chi invece è alla ricerca di un album tradizionale. Dunque un disco che non ha mezze misure: o lo si ama o lo si odia, ma indubbiamente un opera d’arte pregna di passione. Ai Morgana Lefay non va solo il merito di aver osato musicalmente laddove ormai troppi si sono adagiati, ma va anche riconosciuto un carisma davvero invidiabile. Ci vuole passione per comporre un buon album e ci vuole abilità per suonarlo al meglio, ma per concepire un’opera come questa ci vuole follia… Oppure genialità.

Mi hanno chiamato folle; ma non è ancora chiaro se la follia sia o meno il grado più elevato dell'intelletto, se la maggior parte di ciò che è glorioso, se tutto ciò che è profondo non nasca da una malattia della mente (Edgar Allan Poe)



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
80.33 su 6 voti [ VOTA]
Aceshigh
Mercoledì 12 Agosto 2020, 11.02.02
1
Invecchiato ormai di 13 anni, quest’ultimo album in studio non mi aveva pienamente convinto quando fu pubblicato. Vero è che nel power dei Morgana Lefay, influenze thrashy c’erano sempre state, qui però quest’ultime (più che thrashy adesso proprio “panterose”) in diversi pezzi erano fin troppo ostentate, il che non lo trovai proprio il massimo della vita. Altrettanto vero è però che quando i nostri in altri casi imbroccavano il mix perfetto, magari cesellato da un gran refrain, i risultati erano eccellenti; come per esempio in The Rush of Possession, Delusions o nella stupenda Over And Over Again. Album un po’ altalenante quindi (inferiore sicuramente al precedente Grand Materia, per il sottoscritto un capolavoro), ma che ha i suoi bei momenti. Poi io... spero sempre che arrivi il suo successore... Voto 78
INFORMAZIONI
2007
Black Mark Records
Power/Thrash
Tracklist
1. Delusions
2. Make a Wish
3. The Rush of Possession
4. Depression
5. Caught in the Treadwheel
6. Reflections of War
7. Face of Fear
8. Where I Rule
9. In Shadows I Reign
10. Aberration of Mind
11. Vultures Devouring
12. Over and Over Again
13. Nightmares Are Made in Hell (Bonus Track)
Line Up
Charles Rytkönen (Voce)
Tony Eriksson (Chitarra)
Peter Grehn (Chitarra)
Fredrik Lundberg(Basso)
Pelle Åkerlind (Batteria)
 
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