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Thin Lizzy - Vagabonds of the Western World
( 2132 letture )
In qualsiasi posto ci siano esseri umani è riscontrabile un giochetto che non tutti sanno subito cogliere. È il gioco dello sdoppiamento e la causa è solamente insita in noi stessi. Non siamo fatti di sola carne e vaghiamo per strade conosciute e sconosciute alla ricerca di qualcosa, perché camminare ci comunica qualcosa, perché mentre pensiamo è meglio muovere le gambe, ci stimola. “Alla ricerca”, “pensiamo”, “ci comunica”. Non sono queste situazioni tangibili visibilmente: in questo consiste lo sdoppiamento. Ogni qual volta vediamo un gruppo di uomini in un luogo fisico dobbiamo renderci conto che nello stesso luogo convive la parte mentale di ognuno di loro che ha fattezze completamente diverse dal luogo in cui si trovano. Capita però a volte che in uno spazio chiuso ci sia gente che ha in comune anche il “secondo” luogo, si rema tutti nella stessa direzione, non c’è confusione e diventa più semplice percepire l’entità del secondo luogo che viene in questo caso spiegato tramite la musica. Questo gruppo di gente in simbiosi momentanea sono i Thin Lizzy durante le prove dei brani che avrebbero poi fatto parte di Vagabonds of the Western World.

Siamo nel 1973 e i Thin Lizzy avevano appena riscosso un buon successo grazie ad una trovata della loro etichetta che fece uscire a loro insaputa il singolo Whiskey in the Jar; fu però un fuoco di paglia. Il successo momentaneo non riuscì ad irradiare la band che si apprestava ad entrare in studio per il terzo album, Vagabonds of the Western World, per l’appunto. Le vendite non furono eccezionali, ma la critica lo accolse bene. La critica e gli addetti ai lavori in seguito sprecheranno parole di elogio nei confronti della band; prima o poi tutto viene a galla dicono. La bravura nella musica è una bestia strana che non segue sempre i risultati economici, che quando c’è prima o poi viene a galla, perché ha odore acre, perché si riconosce subito. Se tramutiamo quest’ultima frase in hard rock, se la traduciamo, il risultato è un album dalla copertina violacea con tre ragazzi disegnati e altre cose strane. Durata complessiva di circa 39 minuti divisi in 8 brani.
Il primo si chiama Mama Nature Said e parte con un grido di chitarra che graffia le orecchie dell’ascoltatore, un riff stridulo e aggressivo che mette in chiaro come stanno le cose. Il tutto dura però relativamente poco, pronto a far spazio ad una cavalcata epica dominata dal basso potente e preciso dell’indimenticato Philip Lynott fino ad un lungo assolo di chitarra di una bellezza inaudita, ma non sarà l’unico. Già dopo questo primo brano appare lampante una caratteristica chiave in tutto l’album: l’ottima equalizzazione del basso che nonostante sia rilegato ad accompagnare è reso struttura portante e importante del brano, atteggiamento che verrà spesso usato nella NWOBHM. A seguire abbiamo The Hero and the Madman che si ricollega al discorso fatto all’inizio, infatti, in questo pezzo più che in altri, è chiaro come questi tre ragazzi nonostante stessero suonando i loro strumenti in realtà fossero mentalmente da tutt’altra parte, a sognare e fantasticare di cowboy e eroi e ragazze da salvare. Il brano si divide in pause musicali dove solo il basso accompagna una voce narrante e strofe ricche di pathos e un ritornello cantabile.
Finite le riprese del film western eccoci trasportati in tutt’altro panorama nel quale veniamo gettati in modo atipico, finiamo a testa in giù immersi nel blues tramite delle rullate di timpani che ricordano l’intro di Also Sprach Zarathustra , opera di Richard Strauss. Rullate di timpani sulle quali si posa un duetto all’unisono di voce e chitarra fino al momento decisivo in cui inizia il brano vero e proprio, dominato da un giro di basso eccezionale a cui fanno da cornice orpelli blueseggianti disegnati dalla chitarra, capolavoro dell’album. Seguono due brani molto più leggeri e meno articolati ma nonostante ciò ben scritti e piacevoli all’ascolto: The Rocker fu scelto come singolo per l’album e si bassa su un distorto riff di chitarra, mentre la titletrack si distingue per delle bellissime armonie vocali, le migliori di tutto l’album.
Dopo due attimi di pausa, se così si può dire, abbiamo un’altra perla dell’album e della musica rock in generale: Little Girl in Bloom è un brano quasi indescrivibile. Dalla melodia vocale orecchiabile durante la strofa si muove con un la forza dell’essenzialità , le note necessarie per emozionare, sembra quasi di ascoltare un brano degli Arcade Fire che però ai tempi non erano neanche nati fisicamente. Sul finire un assolo da applausi di un Eric Bell che registra una prova sontuosa che non poca influenza avrà su band come gli Iron Maiden, per citarne una. Chiudono l’album Gonna Creep up on You e A Song for While I’m Away: gli antipodi. La prima senza dubbio è il brano più heavy dell’album, sostenuto da un riff tagliente di basso e un lavoro impressionante da parte del batterista. La seconda invece è una ballad molto psichedelica che chiude l’album in maniera candida, struggente e degna.

Chiunque ama o ha apprezzato in vita sua i pilastri della NWOBHM deve imprescindibilmente dire grazie e rendere il giusto tributo ai Thin Lizzy che già in quest’album hanno gettato le basi per la musica che amiamo. Anche se i capolavori acclamati verranno a partire da due anni più tardi, questo album è una gemma dell’universo hard rock che ci dimostra ancora una volta che il nome altisonante non serve da solo a fare una leggenda. Ci vogliono i brani, la genialità nel comporli e la bravura nel suonarli ed in questo album abbiamo entrambe le cose. Brani ottimamente composti, variegati nella struttura e strumentisti che hanno sfornato prestazioni sontuose. Nota di merito va alla produzione che, complici i pochi strumenti usati, si dimostra essenziale e ben calibrata in tutte le sue componenti.
Ascoltiamo metal, facciamo le corna e ci emozioniamo, ma spesso crediamo che sia tutto dovuto, non sappiamo chi ringraziare per tutto questo. O forse sì. Vagabonds of the Western World vi dice niente?



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
88.33 su 6 voti [ VOTA]
Philosopher3185
Martedì 17 Settembre 2019, 20.55.08
5
Davvero una band sottovalutata..una band capace di spaziare su vari generi ma sempre mantenendo una certa classe;mantenendo lo swing,il groove e un retrogusto blues rock sempre molto piacevole.
Rob Fleming
Sabato 13 Febbraio 2016, 18.42.22
4
All'epoca i TL erano un classico power trio in cui la chitarra di Eric Bell disegnava assoli sanguigni ed al fulmicotone come nel capolavoro The Rocker, Mama nature said e Slow blues. Tra le bonus da menzionare assolutamente l'altro capolavoro del gruppo, Whisky in the jar, ed il blues tirato di Broken dreams.
Therocker77
Venerdì 8 Maggio 2015, 18.13.37
3
Una delle band più ingiustamente sottovaluate del Rock, a mio parere i Thin Lizzy sono una delle gemme più brillanti del firmamento Musicale, che poi abbiano influenzato tante band Metal più famose è un dato di fatto, signori davanti ad un Rock di tale fattura non si può fare altro che togliersi il cappello!!
iano the metalhead
Lunedì 4 Maggio 2015, 19.22.50
2
Phil Lynott e i suoi Thin Lizzy una grande band molto presa in considerazione vedi le varie influenze dai Bon Jovi ai Metallica passando per la NWOBHM una band d riscoprire purtoppo finita troppo presto dopo la prematura scomparsa di Lynott
Enomis
Domenica 3 Maggio 2015, 12.50.18
1
Splendidi. E pensare che gli ho scoperti grazie a S. Harris che li citava tra le sue influenze maggiori.
INFORMAZIONI
1973
Decca Records
Hard Rock
Tracklist
1. Mama Nature Said
2. The Hero and the Madman
3. Slow Blues
4. The Rocker
5. Vagabond of the Western World
6. Little Girl in Bloom
7. Gonna Creep up on You
8. A Song for While I'm Away
Line Up
Philip Lynott (Voce, Basso)
Eric Bell (Chitarra)
Brian Downey (Batteria)
 
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