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Primordial - The Gathering Wilderness
( 2086 letture )
The Gathering Wilderness è il quinto full length dei Primordial, band irlandese fondata nel 1987, che con questa uscita debutta per la sua label attuale, ovvero la Metal Blade. Rispetto al precedente Storm Before Calm, The Gathering Wilderness è ancora più lento e tragico, e lascia da parte sempre di più le influenze black degli inizi per includere invece sempre più elementi doom. La musica della band rimane comunque piuttosto difficile da categorizzare: il suono ruvido che le chitarre sfoderano spesso e volentieri, così come gli occasionali scream ed il feeling oscuro e grezzo che trasuda dai brani richiamano decisamente il black, così come le ritmiche scandite, la ripetitività dei riff e la passione straziante che Alan Averill “Nemtheanga” infonde alla sua voce quando canta in pulito ricordano sicuramente il doom. D'altro canto, pur nell’assenza quasi completa di elementi folk, la musica ed i testi dei Primordial sono profondamente radicati nella storia e nella cultura dell'Irlanda, il che porta a classificare la produzione artistica della band come pagan metal. Nonostante queste diverse inflenze, i Primordial hanno un distinto marchio di fabbrica: tutti i loro brani sono lenti, ripetitivi, epici, drammatici. Non solo non esistono brani dei Primordial che siano allegri, o veloci, ma non esistono neanche brani che siano semplicemente aggressivi senza trascinarsi dietro una spessa coltre di amarezza e rassegnazione. Il fil rouge stilistico che percorre i loro album è quindi grossomodo sempre lo stesso, ciò nonostante tutta la produzione della band irlandese merita attenzione: tutti i brani sono generalmente ben costruiti, con un'appassionata cura per i dettagli.

La musica che possiamo trovare in questo album è composta da pochi, ma efficaci, elementi: in primis, due chitarre dal suono cupo ed ipnotico, che muta da gelido a bruciante a seconda del mood del brano. Come seconda cosa, una fondamentale sezione ritmica, con basso e batteria che scandiscono il passo inesorabile e marziale su cui si dipanano i brani e che contribuiscono a creare la sensazione di ineluttabilità che The Gathering Wilderness rimanda. La batteria, in particolare, è molto dinamica: non si sofferma mai su scontati blastbeat, ma propone invece diverse variazioni ritmiche e riesce ad arricchire i brani senza risultare ingombrante, anche grazie al suo suono sempre autentico e corposo.
Nel complesso, The Gathering Wilderness è un album inquieto e mutevole, e rimanda l'impressione di paesaggio in continuo movimento. La sensazione prodotta dai brani è ben rappresentata dall'immagine di copertina, raffigurante il rapido volo di uno stormo di uccelli, che si stagliano neri contro alla luce che traspare da nuvole plumbee. Ascoltando l'album è facile immaginare il resto del paesaggio, quello che la copertina non mostra: il fischio gelido del vento, il verde scuro degli alberi e lo scuotere dei loro rami inquieti, l'erba umida che si piega sotto la forza dell'aria, il suolo impregnato d'acqua. The Gathering Wilderness ci trasporta in una landa vuota e sconfinata, dove l'uomo è solo, costretto ad affrontare i suoi fantasmi ed i suoi incubi. A guidarci in questo viaggio c'è la voce di Nemtheanga, tragica, carismatica e sempre ricca di emozione.

The Gathering Wilderness contiene un totale di sette brani, tutti superiori ai sette minuti, che passano in maniera sorprendentemente rapida quando si ascolta il disco dedicandoci la giusta attenzione. Alcuni dei brani mostrano ancora predominanti influenze black (The Song of the Womb, Tragedy's Birth), mentre altri sono più volti al doom (The Golden Spiral, Cities Carved in Stones). Infine, è evidente anche una forte ispirazione agli album più epici di Bathory, in particolare nella titletrack. Tra tutti i pezzi, quello che spicca maggiormente è forse The Coffin Ships: si inizia con una lenta introduzione di chitarra pulita, sottolineata dai cupi colpi del basso. Prima che entri in scena la voce di Nemtheanga passa qualche minuto, ma bastano le chitarre e la batteria a creare il pathos necessario. Chitarre distorte si alternano a ricorrenti arpeggi puliti. Nel complesso, il brano è ricco di rimpianto: il testo, infatti, parla delle coffin ships - le navi bara - imbarcazioni in cui gli irlandesi emigravano verso l'America tra il 1845 ed il 1849 per sfuggire ad una terribile carestia che, in soli quattro anni, ha mietuto tre milioni di vite. Il macabro nome assegnato alle navi dipendeva dal fatto che, una volta lasciata la costa d'Irlanda, la probabilità di tornare in patria - posto che si riuscisse ad arrivare a destinazione - era pressoché nulla. A tutti gli effetti, quindi, gli emigranti erano morti agli occhi dei familiari e degli amici da cui si separavano. La disperazione infusa in questo brano fa venire i brividi, con la musica che richiama lo stridio delle assi che compongono la carena della nave e lo sciabordio delle acque grigie sulle fiancate scure. The Coffin Ships si conclude con un lungo, funereo outro, che richiama alla mente l'immagine della nave che lentamente sparisce all'orizzonte, dietro alle nebbie.
L'album è valorizzato da un'ottima produzione, dinamica e studiata, che mette in evidenza di volta in volta i vari strumenti a seconda dello stato d'animo che si vuole evocare. Infine, i testi di Nemtheanga sono profondi ed evocativi, tanto che non ne cito nessun passaggio solamente perché è pressoché impossibile sceglierne uno solo.

In conclusione, The Gathering Wilderness è un album da ascoltare. Ci tengo però a sottolineare che questo, così come tutti gli altri album dei Primordial, non è un album adatto a fare da sottofondo: il suo valore emerge quando gli si dedica la giusta concentrazione, accompagnando la musica con la lettura dei testi, lasciandosi avvolgere dall'atmosfera che la band produce.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
93.1 su 10 voti [ VOTA]
fango
Martedì 29 Settembre 2015, 22.17.01
7
CAPOLAVORO...disco immenso e coinvolgente,sopratutto per l'interpretazione vocale di Alan... 'The coffin ships' e 'End of all times' sono due perle...
Le Marquis de Fremont
Venerdì 8 Maggio 2015, 13.57.37
6
Album spettacolare ed intenso come tutta la produzione dei Primordial, una delle migliori band black/doom in circolazione, spesso sottovalutata. Alcune canzoni, come giustamente sottolineato nel caso di Coffin Ships sono evocative come poche e qui si parla delle conseguenze della Irish Potato Famine che anche i Camel hanno trattato nel loro Harbour of Tears. Una pagina poco edificante della storia dell'Inghilterra... Bravi i Primordial a parlarne e a avvolgere i testi con una musica eccellente. Au revoir.
Theo
Domenica 3 Maggio 2015, 15.21.49
5
Niente da aggiungere a recensione, voto e commenti qui sotto. Solo grandissima ammirazione per quanto mi riguarda. Per il disco e più in generale per la band.
metallo
Sabato 2 Maggio 2015, 22.01.45
4
Disco di una bellezza emozionante e struggente, Alan con le sue linee vocali aspre ma anche melodiche riesce al contempo a trasmettere emozioni e far raggiungere il climax massimo tra scrittura dei testi e i fatti storici iraldesi realmente accaduti come per es. Per le navi che salpavano per l'america piene di persone che sfuggivano alla terribile carestia, le Coffin Shpis, appunto, o per es. per Marhirs Fire che parla da sola, uno dei pochi gruppi che con semplicita' di sezione ritmica, senza stratosferica tecnica e funambolismi virtuosistici rieesce a creare atmosfere dove si fondono epicita' e nostagia, e con una voce che unita a tratti a sonorita folk irlandesi crea qualcosa di unico di non facilmente definibile per quanto attiene al loro sound, che fa del tutto per discostarsi dai soliti cliche', che ragginge apici di intensita' narrativa in perfetto equilibrio tra oscurita' e riflessivo-critica malinconia, che pero' incita a non fermarsi e a non arrendersi , a non rimaner passivi, scuotendoci dal piu' profondo delle nostre fondamenta emotive, poche band oggi sanna fare questo nel loro genere, sono dei grandi.Capolavoro.
enry
Sabato 2 Maggio 2015, 20.21.09
3
Molto semplicemente, il solito grande disco di una band che per me non ne ha mai sbagliato uno. Bella rece e voto che ci sta tutto.
Doomale
Sabato 2 Maggio 2015, 12.44.55
2
Concordo anche io con Carolina...Album della solita e drammatica bellezza...uno di quelli passati dei Primordial che metto su piu spesso...Inutile spendere altre parole..mi sembra di esser sempre ripetitivo quando parlo di loro....One day I stood with my back to the wind, And the rain fell down, Raised my fist to the cobalt sky, And called to the Gods...Where are you?...il 90 ci stà tutto.
Baron The Red
Sabato 2 Maggio 2015, 12.17.45
1
Uno dei vari capolavori dei Primordial e tra i miei preferiti....forse l'album più cupo e introspettivo della band irlandese, in cui si respira profondamente l'animo pagano e drammatico di questi 5 ragazzi. Non un pezzo sottotono o inferiore all'altro...fondamentale secondo me anche le letture delle liriche. Da brividi Coffin ships e la title track così come l'epicita di the Song of the tomb....Recensione e voto perfetti.
INFORMAZIONI
2005
Metal Blade Records
Pagan
Tracklist
1. The Golden Spiral
2. The Gathering Wilderness
3. The Song of the Womb
4. End of All Times (The Martyr’s Fire)
5. The Coffin Ships
6. Tragedy’s Birth
7. Cities Carved in Stone
Line Up
A.A. Nemtheanga (Voce, Testi)
Micheál O'Floinn (Chitarra)
Ciáran MacUiliam (Chitarra)
Pól MacAmlaigh (Basso, Bodhrán)
Simon O'Laoghaire (Batteria)
 
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