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Kamelot - Haven
( 5526 letture )
A distanza di tre anni da Silverthorn, album che aveva segnato l'inizio di un nuovo corso per il gruppo statunitense a seguito dell'abbandono dello storico cantante Roy Khan, tornano i Kamelot con la loro ultima fatica in studio. Haven è il secondo disco con l'ottimo Tommy Karevik alla voce, fautore di una buona prestazione nell'album precedente, ma reo al tempo stesso di imitare eccessivamente il cantante uscente, risultando così spersonalizzato e non troppo determinato. Come molti altri dischi che hanno terminato e iniziato nuovi corsi artistici di tanti gruppi che hanno avuto delle clamorose svolte stilistiche o di formazione, il disco del 2012 ha l'alibi di essere un lavoro di rodaggio. Cosa ci aspetta quindi con Haven? Sicuramente il classico stampo del gruppo rimane invariato: una consolidata miscela di power e sinfonica a tratti cupa e maestosa, a tratti romantica e passionale. Ciò che infatti contraddistingue i Kamelot dall'oceano di formazioni del medesimo genere è un'impostazione più introspettiva ed emotiva, sia nei testi che nelle melodie, caratteristica che si sposava perfettamente con l'approccio dell'ex-cantante Roy Khan. Il punto interrogativo più grande rimane quindi sul fatto che il periodo di rodaggio sia passato o meno e la risposta questa volta, non soffia nel vento, ma gira nel lettore cd.

Ringraziando tutto il pantheon delle divinità possibili ed immaginabili per l'averci dato un platter di power sinfonico che non inizia con i soliti due minuti di strumentale privo di mordente e superfluo, la prima cosa che sentiamo è la voce di Tommy Karevik che apre insieme al pianoforte Haven. Fallen Star è un buon pezzo che gode di una linea melodica azzeccata e che rimane facilmente in testa. L'opener nella sua semplicità funziona egregiamente, con un andamento melodico che trasmette un buon pathos costruito su una sezione ritmica maestosa e trascinante. Come tutti i brani scelti per essere proposti come singoli, Insomnia risulta più radiofonica e prevedibile, proponendo dei fraseggi già sentiti numerosi volte. La miscela di tastiere e chitarre è ben eseguita ed apprezzabile, ma al tempo stesso poco originale. Il brano gode di una produzione che va ad emancipare le linee vocali con dei filtri e degli effetti che danno una leggera aria elettronica al pezzo, aiutato dalle tastiere di Oliver Palotai che presentano suoni quasi spaziali e futuristici. Un arpeggio pulito, che rappresenta la quiete prima della tempesta, apre la successiva Citizen Zero, brano decisamente più riuscito del precedente, che esalta le venature neoclassiche del gruppo e la forte influenza che hanno nei comparti orchestrali. Degno di nota infatti è il coro che enuncia i sette peccati capitali dopo il secondo ritornello, in un bridge quasi maestoso che lascia poi spazio a un breve assolo di tastiera e ad un finale ancora più carico. Il tiro dei pezzi va a salire ulteriormente con Veil of Elysium, brano che offre un tempo più veloce ed un taglio più epico. La velocità cavalcante delle canzone viene poi interrotta dalla dolce e delicata Under Grey Skies che vede la presenza di Troy Donockley alla cornamusa: una scelta senza ombra di dubbio mirata a costruire un comparto musicale più fantasy e sognante. La voce di Tommy Karevik è accompagnata da quella di Charlotte Wessels (Delain), altro ospite che si integra alla perfezione nel contesto della canzone: ciò che ne esce è una ballad lenta e dolce, che nella linea melodica del ritornello richiama molto Master of the Wind dei Manowar, bella ma non brillante. Il disco continua, fra alti e bassi un po' troppo altalenanti, con My Therapy. La canzone ripropone in tutto e per tutto l'impressione data da Insomnia e, per non ripetermi in maniera fastidiosa, posso dire che le parole spese per il titolo appena citato possono serenamente essere trasposte qui. All'inizio di Haven ero convinto che mi sarei salvato dallo strumentale superfluo, cosa che ovviamente non sono riuscito ad evitare per colpa di Ecclesia, breve ponte della durata inferiore al minuto, che ci porta verso la seconda metà del disco. Il livello medio si alza di qualche gradino ed End of Innocence, nonostante non innovi assolutamente nulla, gode di alcune linee melodiche epiche e di un assolo di chitarra decisamente sentito e passionale, seppur troppo breve. Allo stesso modo la seguente Beautiful Apocalypse, più cupa e tesa, calca la stessa scia tracciata dalla canzone precedente: il ritornello in particolar modo è da brividi e sopratutto quando emerge la voce femminile che accompagna quella del cantante svedese, il platter raggiunge delle vette emotivamente notevoli. Liar Liar (Wasteland Monarchy) è senza ombra di dubbio la traccia migliore di Haven. Il brano è uno dei più vari e completi: la strofa si divide in una prima parte più cadenzata e spinta, per poi fermarsi per qualche verso in una sospensione in cui la voce di Tommy Karevik regala il meglio di sé. Il ritornello che segue ha un tiro pazzesco grazie ad una prova martellante e velocissima di Casey Grillo alla batteria e a delle coriste che danno al tutto un impatto a dir poco epico. Come se non bastasse, a seguire un assolo veramente ben riuscito della coppia Youngblood/Palotai, troviamo una breve sezione cantata da Alissa White-Gluz. La nuova cantante degli Arch Enemy con una sfuriata interamente in growl e il ritornello successivo in clean dà quella spinta in più alla canzone e quella nota di varietà che la fa risaltare rispetto a tutte le altre. Con Here's to the Fall prendiamo di nuovo il respiro, immergendoci in un pezzo molto più orchestrale e classicheggiante, dalle tinte cupe e decadenti. Il pathos tragico che viene trasmesso all'inizio è molto forte, tuttavia il pezzo ha il difetto di non decollare mai effettivamente. A farci ripartire in quarta ci pensa Revolution, canzone violenta e decisamente meno dotata di orpelli rispetto a tutte le altre nel disco. Le harsh vocals di Alissa White-Gluz, i vocalizzi neoclassici e gli stacchi epici con conseguenti cavalcate sono gli elementi che vanno a costruire un brano diverso dagli altri e di elevata caratura. Ora il disco potrebbe anche finire qui, ma non poteva mancare la titletrack. Haven non è altro che un secondo strumentale, basato interamente sull'orchestra e su un'incedere aiutato dalle voci liriche che gli danno una connotazione imponente. La scelta di collocarlo a fine disco è insolita, poiché la sensazione che viene trasmessa è più quella di un preludio a qualcos'altro, piuttosto che un'effettiva chiusura. Ad ogni modo, costatata la discutibilità della scelta e la poca brillantezza della traccia, non saranno questi due minuti che cambieranno l'opinione che si è andata a forgiare nei ripetuti ascolti di questo disco.

Haven gode di una produzione molto potente, tuttavia il voler creare una muraglia di suoni così imponente e maestosa ha portato a un grosso svantaggio: la voce di Tommy Karevik risulta un gradino sotto in termini di volume e presenza, rispetto a quanto ci si aspetta da un disco di questo genere. Dal suo esordio nei Kamelot con Silverthorn, il cantante ha trovato in alcuni brani più sintonia con il gruppo e uno stile più personale, ma ancora si percepisce ogni tanto una sorta di blocco che non gli permette di decollare, usufruendo a pieno della spinta vocale incredibile di cui è dotato. Un peccato che questa volta, alcuni momenti oggettivamente di qualità, siano leggermente compromessi da una produzione troppo compatta, eccessivamente mirata ad emancipare il lato sinfonico.

La sintesi purtroppo è quella pronosticata: Haven è un disco con un eccesso di alti e bassi troppo frequente. Alcune canzoni sono senza ombra di dubbio notevoli, ma ve ne sono in equa parte altrettante evitabili, che mandano un clamoroso profumo di filler. Dietro la meravigliosa donna raffigurata nell'artwork di Stefan Heilemann, cupa ed elegante, vi è un misto di luci e ombre che ci regalano qualcosa di buono, ma non brillante. Alcuni pezzi saranno sicuramente la gioia dei fan dei Kamelot, ma se vi aspettavate un nuovo capolavoro, questa volta non è andata così. Sicuramente il disco fa' dei passi in avanti rispetto al precedente, ma se è vero che "da grandi poteri derivano grandi responsabilità" allora è il caso di aspettarci molto di più ed eliminare tutte quelle tracce che risultano dimenticabili, o semplicemente prevedibili e stereotipate nelle strutture. Nella speranza che il prossimo lavoro sia migliore, per ora ci godiamo questo buon disco, che in ogni caso regala dei momenti veramente carichi di pathos, come si vuole dalla tradizione Kamelot.



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
76.21 su 28 voti [ VOTA]
X
Mercoledì 7 Giugno 2017, 21.23.09
55
Album al massimo da 6.Band in crisi d'identità
Leonardo
Sabato 12 Dicembre 2015, 14.35.56
54
Bellissimo e orecchiabilissimo, ok non sarà il loro disco meglio riuscito ma veramente una botta di vita.
metalgio67
Domenica 27 Settembre 2015, 18.37.39
53
Lo trovo bellissimo con dei picchi incredibili ottimo album.
Radamanthis
Mercoledì 9 Settembre 2015, 20.30.21
52
Disco veramente notevole, all'ennesima potenza! Difficile valutarlo sotto l'85!
xXx
Sabato 18 Luglio 2015, 8.17.09
51
ancora bello dopo tanti ascolti.
Painkiller
Sabato 20 Giugno 2015, 15.27.52
50
Generalmente troppo draconiano, stavolta quoto il marchese. É una band che ho adorato e supportato quasi dagli esordi, ma questo disco, non riesco a digerirlo, é una lagna. Scrivere partiture complesse non vuol dire togliere ritmo e non avere una linea melodica portante. Noioso. E questo mi fa incazzare
HeroOfSand_14
Martedì 2 Giugno 2015, 14.31.19
49
Finalmente sono riuscito ad assimilare il disco dopo alcuni ascolti. Al primo di questi ero rimasto spiazzato, mi sembrava tutto buttato li a casaccio e canzoni nel solito stile della band. Poi il disco è cresciuto, si colgono sfumature nascoste, melodie bellissime (End Of Innocence, l'opener, la prima ballad, Liar Liar e altr), pezzi strumentali ottimi e una grandissima voce, che scopiazzerà ancora un pò Khan ma che sa il fatto suo. Non ho ascoltato Silverthorn ma questo disco mi sembra completamente riuscito. Pezzi che resteranno e non banali, strutturati in modo non semplice e una musica bellissima, degna dei dischi di qualche anno fa dei Kamelot, atmosfere cupe e pregne di romanticismo. Menzione speciale a Tommy che vorrei sentire ancora più presente nel disco, vorrei sentire cosa è capace di fare. Alissa fa delle ottime comparsate (quando canta in clean è il momento che preferisco in Liar, veramente brava), Charlotte pure ci delizia con la sua sensualità. Insomma, classifico questo disco tra gli apici del gruppo, qualcosa di nuovo c'è, qualcosa di già sentito anche (Veil Of Elysium, ma ha una melodia che fa innamorare subito) ma nel complesso è un ottimo lavoro, secondo me superiore a Poetry.
Steelminded
Giovedì 28 Maggio 2015, 16.13.04
48
Pure per me positivamente promosso, concordo in linea di massima con la rece.
bregor
Giovedì 28 Maggio 2015, 15.00.39
47
Concordo con chi ha promosso questo disco...è dai tempi di The Black Halo che non sento un lavoro altrettanto valido dai Kamelot. Bravo il cantante, perfettamente in linea con chi lo ha preceduto. Per ora una delle poche uscite convicenti dall'inizio dell'anno...
BlackSoul
Domenica 24 Maggio 2015, 21.38.11
46
Ascoltato l'album a sufficienza, mi aspettavo qualcosa di più dai Kamelot, la produzione non rende e le canzoni a volte si perdono (ad esempio Revolution). Bellissima Beautiful Apocalypse, buone altre 3-4, il resto è noia. Voto 69.
Aznog
Giovedì 21 Maggio 2015, 12.03.00
45
Concordo con chi ha commentato che in questo album c'è tanto mestiere ed esperienza. A mio avviso non è male, sicuramente migliore del precedente per tutta una serie di motivi già citati. Va però segnalato che Haven è un lontano parente di quel trittico meraviglioso che è stato Karma, Epica, BH.
9Fede9
Giovedì 21 Maggio 2015, 10.22.35
44
Ogni volta che usciva un disco dei Kamelot si fremeva...questo accadeva fino a The Ghost opera...band speciale. Personalmente non ho trovato nulla di speciale in Haven, solo mestiere e qualche spunto interessante. Declino progressivo.
Le Marquis de Fremont
Martedì 19 Maggio 2015, 9.32.10
43
Personalmente, mi domando se questo sia metal... Una lagna neomelodica con qualche schitarrata, orchestra gentilmente diretta dal maestro Detto Mariano (mia madre era una appassionata di Sanremo e lo vedevamo anche in Francia...), melodie sotto i cieli grigi, ecc. Ascoltato più volte, ho fatto fatica ad arrivare alla fine, ogni volta. Siamo sicuri che siano i Kamelot? Au revoir.
fango
Sabato 16 Maggio 2015, 22.18.09
42
Dopo numerosi ascolti devo ricredermi....è un ottimo album con pezzi fantastici (My Therapy e End of innocence le mie preferite) che a mio parere non eguaglia The Black Halo ma supera il precedente Silverthorn....
Prometheus
Sabato 16 Maggio 2015, 19.23.54
41
Di nulla! Gli errori di battitura capitano a tutti, però mi sembrava strano che ancora nessuno se ne fosse accorto.
Michele "Axoras"
Sabato 16 Maggio 2015, 16.34.07
40
Grazie della segnalazione, verrà corretto quanto prima !
Prometheus
Sabato 16 Maggio 2015, 16.27.56
39
Ma ancora nessuno ha corretto quel "Beautiful Agony"? o.O
Prometheus
Lunedì 11 Maggio 2015, 23.51.03
38
Si trova su VK. Di nulla!
lux chaos
Lunedì 11 Maggio 2015, 23.40.27
37
Sul tubo non la trovo, spero di aver modo di sentirla! Grazie del consiglio!
Prometheus
Lunedì 11 Maggio 2015, 23.08.38
36
Eh, son gusti. xD Comunque in giro si trova la bonus track giapponese di Haven, The Ties that Bind. C'è dell'elettronica e ci sono passaggi simil-arabeggianti nelle linee vocali, ma di base è molto power. Fa tanto vecchi Kamelot, potrebbe piacerti.
lux chaos
Lunedì 11 Maggio 2015, 23.03.33
35
Ora capisco dove sta il "problema"! Tutti i gruppi che hai nominato di cui apprezzi 2/3 canzoni, io li ho adorati ai tempi d'oro e ancora li seguo (tranne Dragonland, non li apprezzo)...infatti i miei preferiti dei Kamelot sono Epica, Karma e The Fourth Legacy...anche Silverthorn carino, e su questo sono al secondo ascolto, ancora non ho un parere definitivo, per ora sto sul 70, come la recensione
Prometheus
Lunedì 11 Maggio 2015, 22.39.27
34
*IT, non OT (niente, non fare settordici commenti di fila proprio non ce la faccio; chiedo venia in ginocchio ahahahah)
Prometheus
Lunedì 11 Maggio 2015, 22.27.36
33
Tornando OT, ma voi riuscite a sentirlo bene l'assolo di tastiera in Revolution? E le voci nel ritornello finale? Santo cielo, che produzione caotica! Missaggio fatto coi piedi! Più volte le voci sono sommerse, chi diavolo ha regolato i volumi? Ah, ma in Liar Liar il pulito femminile è di Alissa? A me sembrava Charlotte.
Prometheus
Lunedì 11 Maggio 2015, 21.20.47
32
Per me... The Black Halo: 91; Poetry for the Poisoned: 89; Haven: 77 (ma, se dovessi tener conto della produzione non all'altezza, dovrei togliere qualche punto); Ghost Opera: 77 (ma, se fosse stato un ep di 5/6 tracce, gli avrei dato 92); Epica: 75; Karma: 73; Silverthorn: 61. Non linciatemi, please. De gustibus (ma non degusti bus)... Ah, sì: per gli standard di questa webzine so di essere di manica larga, per quanto riguarda i voti molto alti.
Prometheus
Lunedì 11 Maggio 2015, 21.05.08
31
Premettendo che che The Black Halo è il mio album preferito tra i loro, per me Poetry for the Poisoned sta al secondo posto. Riprende le atmosfere oscure di Ghost Opera, ma le applica a una tracklist dalla qualità costante. La title-track, House on a Hill, Hunter's Season, If Tomorrow Came, Necropolis e My Train Of Thoughts le trovo stupende, di bellezza sopraffina. Apprezzo molto anche The Great Pandemonium, mentre Seal Of Woven Years e Once Upon a Time non mi convincono. Sicuramente è un album poco accessibile in quanto la melodia non è in primo piano. E poi va detto che, proprio come Ghost Opera, ha atmosfere oscure/claustrofobiche che difficilmente piacciono agli amanti del power più classico e adrenalinico. E qui casca l'asino: a me il power piace poco. Ci sono delle eccezioni, però. Ad esempio, i Kamelot li amo perché sono eleganti, raffinati, teatrali, espressivi, personali, ricchi di influenze (prog, gothic, elettronica, symphonic) e con cantanti spaziali. Amo anche il power arabeggiante dei Myrath e il power/heavy/prog malinconico degli Evergrey. E amo anche le band che fanno mescolanze di generi e ci infilano anche il power (tra le altre cose), come ad esempio i While Heaven Wept e i Wintersun. Invece dei vari Dark Moor, Dragonland, Angra, Rhapsody, Blind Guardian e Sonata Arctica apprezzo giusto 2/3 brani per band. E anche i pezzi pseudo-power anni '80 di TU dei Within Temptation mi piacciono. Insomma, non c'è da stupirsi se da Epica apprezzo solo quattro canzoni (Center of the Universe, On the Coldest Winter Night, Lost & Damned e The Edge Of Paradise) e da Karma idem (Don't You Cry, Forever, Elizabeth e la title-track). Invece The Black Halo lo amo tutto, lo reputo quasi perfetto. E poi, vogliamo parlare di Memento Mori, The Haunting, March of Mephisto e Abandoned? *-* Ghost Opera contiene la mia canzone preferita dei Kamelot (The Human Stain) e altre canzoni stupende (la titlte-track, Rule the World, Love You to Death e Edenecho), ma il resto va da mediocre a bruttissimo. Da Silverthorn apprezzo Song for Jolee e trovo carucce Torn, Ashes to Ashes, Falling like the Fahrenheit e Sacrimony, ma il resto mi annoia a morte. Per me è il loro secondo album peggiore, superato solo da The Forth Legacy (che non sopporto minimamente). Gli album precedenti neppure li calcolo.
lux chaos
Lunedì 11 Maggio 2015, 18.51.12
30
@Prometheus: sei uno dei pochi che ho sentito dare del capolavoro assoluto a "Poetry...", per me una palla mortale, il loro disco più debole con Khan insieme a Ghost opera...de gustibus! Bella la tua analisi, anche se non condivido tutto
Prometheus
Lunedì 11 Maggio 2015, 3.36.35
29
*melodia adorabile, non bella adorabile. LOL Scusate per la sequela di commenti, ma ho preferito spezzare anziché fare un papiro confuso. Mo' ho finito davvero.
Prometheus
Lunedì 11 Maggio 2015, 3.34.45
28
"Haven gode di una produzione molto potente, tuttavia il voler creare una muraglia di suoni così imponente e maestosa ha portato a un grosso svantaggio: la voce di Tommy Karevik risulta un gradino sotto in termini di volume e presenza, rispetto a quanto ci si aspetta da un disco di questo genere": quoto. Gli strumenti coprono più volte Tommy e creano troppo caos.
Prometheus
Lunedì 11 Maggio 2015, 3.31.43
27
Cosa mi aspetto dal futuro dei Kamelot? Qualcosa di nuovo e inaspettato, anziché la ripresa di formule già usate. Chiudo con la mia personale classifica dei brani. 1. Here's to The Fall: me ne sono innamorato follemente. Ha un pathos incredibile, sembra uscita da un musical; 2. My Therapy: le linee vocali e il tappetto elettronico vincono. Probabile singolo; 3. Revolution: la più originale del lotto, senza dubbio. Non è immediata, complice il ritornello poco coinvolgente, ma nella seconda parte stupisce prima con una sfuriata aggressiva da applausi e poi con una parte cantata che ha un vago sapore di Freddie Mercury. Con gli ascolti, potrebbe scavalcare My Therapy e arrivare al secondo posto; 4. Citizen Zero: ho un debole per marce oscure stile Mephisto. Nel ritornello vado in estasi; 5. Liar Liar (Wasteland Monarchy): la cavalcata che non può mancare, ma che stavolta è uscita davvero molto, molto bene. Complimenti! 6. Beautiful Apocalypse: linee vocali pazzesche, belle atmosfere, riff calzanti (anche se non originalissimi); 7. Under Grey Skies: è dolce e ha una bella adorabile; 8. End of Innocence: Tommy tira fuori la sua vera voce e le linee vocali sono belle, ma di per sé non ha nulla di particolare in grado di farla spiccare. Sembra uscita da Silverthorn; 9. Fallen Star: sì, bellina e con archi ispirati, ma non mi prende; 10. Insomnia: bella l'elettronica nel riff iniziale, ma in quest'ambito preferisco If Tomorrow Came. E poi cos'è quel ritornello moscio? Bitch, please! Per lo meno ha una bella atmosfera; 11. Veil of Elysium: bella melodia, entra in testa, ma il contesto è fin troppo cliché. Di una banalità disarmante, davvero. Da canticchiare allegramente come una canzone di Katy Perry, non va oltre. Però come singolo ha senso.
Prometheus
Lunedì 11 Maggio 2015, 3.28.32
26
Musica: Silverthorn peccava di banalità, anacronismo e codardia. Riprendeva soluzioni vecchie di dieci anni e le inseriva in un contesto privo sia di adrenalina sia di atmosfere affascinanti (netto il distacco coi goticheggianti GO e PFTP). Dato che ormai quelle formule le usano (e abusano) in tanti, il risultato era anonimo e impersonale. Inoltre le linee vocali erano piuttosto pigre, se non per qualche canzone. Con Haven, fortunatamente, il discorso è cambiato. Innanzitutto le linee vocali sono quasi tutte molto ispirate e presentano soluzioni interessanti. Poi va detto che anche nel comparto strumentali ci sono soluzioni fresche, come il tappeto elettronico di My Therapy e le bridge aggressivo di Revolution. Purtroppo le novità finiscono qui, perché il resto è sempre la solita solfa. La differenza è che stavolta il songwriting funziona quasi sempre, per cui solo in due/tre casi si sentono i cliché. Gli altri brani, pur non essendo originalissimi, non risultano neppure anacronistici. Però dai Kamelot ci si aspetta più coraggio, non solamente il minimo sindacale. Dov'è finita la voglia di sperimentare? Perché non si riesce a ottenere di nuovo l'equilibrio tra il percorrere nuove strade e il mantenere una personalità distinguibile? E dov'è finito il carisma magnetico delle atmosfere dei Kamelot? Proprio per questi motivi, Haven si mantiene molto distante dai due capolavori assoluti dei Kamelot (The Black Halo e Poetry for the Poisoned). È comunque un album molto buono e dalla qualità costante (a parte per 2 filler). In compenso, ha un solo picco notevole (la seconda ballad), e in questo è l'opposto di Ghost Opera (che ha tre/quattro bombe pazzesche e per il resto va da mediocre a orribile). Il mio voto per Haven è... 77!
Prometheus
Lunedì 11 Maggio 2015, 3.17.37
25
Voce: Roy Khan era il Re del pathos e dell'espressività, un titano del microfono, ma Tommy non è a meno. Sono entrambi tra i migliori cantanti al mondo. Karevik è superiore per tecnica, agilità e versatilità (basti sentire come canta nei Seventh Wonder e nei Kamelot: Roy non riuscirebbe a spaziare così), mentre Roy è superiore per espressività e carisma. E comunque Tommy è pure molto espressivo, anche se non al livello di Roy. Ma nessuno è come Roy. Purtroppo Tommy nei Kamelot viene molto limitato per estensione (in realtà non sa solo scende, ma anche a salire molto) e spesso costretto a falsare e scurire il timbro per assomigliare a Roy Khan. Per carità, l'imitazione riesce bene e in 2-3 ci può stare, ma un intero album così non ha senso! Non dico che Tommy dovrebbe sparare acuti e agilità su linee vocali simil-AOR come nei SW, ma non può neppure continuare a fare l'imitatore. Un compromesso che permetta a Tommy di tirar fuori la personalità c'è? Be', a piccoli passi, i Kamelot lo stanno raggiungendo. In Silverthorn, Tommy cantava quasi solamente imitando Roy, se non in qualche passaggio di Torn, Ashes to Ashes e Song for Jolee. Ma qualche passaggio, nulla di più. In Haven, invece, Tommy tira fuori il suo vero timbro vocale in tre canzoni intere (End of Innocence, Beautiful Apocalypse e Under Grey Skies), supportato anche da linee vocali alla Mercy Falls dei SW. Ma Tommy spunta chiaramente anche nella seconda strofa di Liar Liar e nel bridge di Revolution. Insomma, un deciso passo in avanti rispetto a Silverthorn! Ma ancora non ci siamo: da un lato le imitazioni sono ancora più smaccate, dall'altro viene ancor a limitata l'estensione di Tommy.
xXx
Venerdì 8 Maggio 2015, 13.19.06
24
quotone a radamanthis. oltre ciò ma qnt è bella fallen star? una canzone da sballo!
BlackSoul
Giovedì 7 Maggio 2015, 18.00.31
23
Quoto e straquoto l'ultimo post di Radamanthis. Da stampare e far imparare a memoria a coloro che spalano merda a priori sui gruppi/artisti (che sono soprattutto persone) che nel corso del tempo cambiano stile, modo di pensare.
davide
Giovedì 7 Maggio 2015, 17.19.01
22
piattume
Remedy
Mercoledì 6 Maggio 2015, 18.51.02
21
Ma sti Artwork tutti uguali che palle.
Radamanthis
Mercoledì 6 Maggio 2015, 18.46.04
20
Diego dici una cosa saggia: abbiamo sempre da paragonare i dischi del passato con le nuove uscite! Purtroppo è vero, lo si trova in tutti noi e lo si trova in qualunque band o genere musicale! Certi dischi vengono scritti, composti, suonati, da persone e come persona nel corso degli anni cambiano, hanno alti e bassi, umori differenti, una vita dunque. E' normale che la musica che propongono risente delle influenza della vita e credo sia giusto così! E' anche questo il bello di ascoltare la musica!
Diego
Mercoledì 6 Maggio 2015, 16.49.56
19
Buon album, chiaro marchio di fabbrica Kamelot, non raggiunge i livelli di un Karma, ma è di ottima fattura. Da grande estimatore di Khan sono contento che Karevick gli assomigli, perchè anche i brani passati possano mantenere la stessa intensità in chiave live. Aggiungo qualche punto rispetto al recensore, perchè la classe ed il livello della musica è sempre alto. Purtroppo siamo diventati tutti molto critici col passare degli anni e dobbiamo sempre paragonare le nuove uscite coi capolavori del passato di quelle band che hanno più decadi sul groppone. Con la paura dell'ignoto firmerei subito per questa qualità negli anni a venire per i Kamelot!
xXx
Mercoledì 6 Maggio 2015, 8.36.11
18
disco veramente ben suonato ben cantato e ben prodotto. mi era già piaciuta insomnia e anche il resto è notevole. voto 83
Roberto Formigoni
Martedì 5 Maggio 2015, 14.53.41
17
Contenuto rimosso
Salvo
Martedì 5 Maggio 2015, 14.22.47
16
l'album è decisamente bello, migliore del precedente che comunque avevo apprezzato. consiglio l'acquisto della versione a doppio cd.
Salvo
Martedì 5 Maggio 2015, 14.22.45
15
l'album è decisamente bello, migliore del precedente che comunque avevo apprezzato. consiglio l'acquisto della versione a doppio cd.
Lizard
Martedì 5 Maggio 2015, 10.47.13
14
Dici? I dieci album recensiti sono tutti tra il buono e l'ottimo. Non so quanti altri gruppi hanno raccolto tanto.
Nattramn
Martedì 5 Maggio 2015, 9.39.05
13
Sbaglio o siamo un po' troppo stretti di voti con i Kame Lot su questa testata?
rob
Martedì 5 Maggio 2015, 9.29.48
12
Lo ho ascoltato scorre bene anche se avrei evitato le due canzoni strumentali che personalmente non mi piacciono...per il resto siamo su un 80.
d.r.i.
Lunedì 4 Maggio 2015, 21.56.39
11
Per me meglio dei due precedenti, però per il voto vorrei passare il decimo ascolto
d.r.i.
Lunedì 4 Maggio 2015, 21.56.39
10
Per me meglio dei due precedenti, però per il voto vorrei passare il decimo ascolto
entropy
Lunedì 4 Maggio 2015, 19.58.40
9
Per me è perfettamente in linea con l'album precedente ( e anche poetry e ghost). Insomma un 75 pieno! Per me i kamelot rispetto a tanti gruppi power hanno cmq due pregi che li differenziano: una notevole tragicità del sound e una longevità notevole (almeno per me) dei loro album. Silverthon ancora lo ascolto con piacere ad esempio. Ovviamente The black halo epica e karma sono un paio di gradini sopra.
metallo
Lunedì 4 Maggio 2015, 19.15.32
8
Volevo comprarlo subito , ma dopo aver letto questa ben scritta e dettagliata recensione di Axoras, non so se lo faro', ho altri dischi da comprare, vedro' di ascoltare qualcosa prima per via traverse quando ho tempo, non lo comprero' a scatola chiusa, stavolta informo le mie orecchie , poi decidero' , forse aspettero' una edizione piu' economica, di questa band ho Karma, Epica e Silverthorn, il quale pero' pur piacendomi la voce di Karevik, quest' ultimo proprio non mi e' piaciuto.
Painkiller
Lunedì 4 Maggio 2015, 14.34.01
7
Grazie Axoras, grazie Rada. Capiamoci, mi sono sempre piaciuti tantissimo, e li ho visti varie volte dal vivo, per cui lo comprerò a scatola chiusa. @Rada: da Legacy a Black Halo per me sono capolavori, poi tutto comincia a scricchiolare (pur restando su buoni livelli) e gli ultimi due sono un po' pallosi per i miei gusti. Appena arriverà commenterò. Ad ogni modo spero di riuscire ad andare a vederli a Milano.
Sabbracadabra
Lunedì 4 Maggio 2015, 14.33.55
6
Secondo disco senza Khan e secondo disco banale come altri 100, sarà un caso? Canzoni piatte senza la fantasia del passato che dimentichi dopo un minuto e non lasciano niente.
Radamanthis
Lunedì 4 Maggio 2015, 14.27.23
5
@Painkiller: beh, dipende cosa cerchi oggi, nel 2015, da un disco dei Kamelot...io adoro Karma ad esempio, oltre a piacermi Legacy ed Epica e in parte Black halo mentre il resto non mi entusiasma più di tanto (pur reputando i Kamelot una band super che suona alla grande, il resto non mi ha mai preso molto). Mi è piaciuto parecchio Silverthorn (tutt'oggi ascolto ancora volentieri quel disco) ma questo è di tutt'altro livello! Sparai un 88 come voto a Silverthorn che poi mi è sceso un pò dopo svariati ascolti (intendiamoci, sempre sopra l'80 è tutt'ora...) e dò 85 a questo (ma qui intendo salire...). Ecco perchè reputo questo superiore (numericamente parlando). Poi ovviamente la band ora è rodata con Karevik e trovo il nuovo singer più a suo agio, canta alla Khan ma ha un suo timbro, una sua personalità. Si parla male di Insomnia ma a me è piaciuta....quindi, che dire...la solita cosa: de gustibus. Ti consiglio di ascoltarlo...quello non costa nulla! A me piace un sacco ma si sa...de gustibus!
Michele "Axoras"
Lunedì 4 Maggio 2015, 13.55.39
4
@Painkiller: Ciao caro, io ti consiglio di ascoltarlo, poiché le preview uscite sono la parte peggiore del disco francamente. Ci sono alcuni pezzi molto validi (Liar Liar, Beautiful Agony, Fallen Star, Revolution) che da soli valgono l'ascolto del disco, soprattutto se adori i Kamelot. Purtroppo -a mio personale avviso- la scelta di Insomnia come singolo è disastrosa, ma non per questo bisogna frenarsi di fronte a un disco non eccelso, ma sicuramente valido Visti i tuoi dubbi, mi son sentito di intervenire, in caso ... fammi sapere !
Painkiller
Lunedì 4 Maggio 2015, 13.23.57
3
E diciamo che la dettagliata recensione di Axoras conferma i miei timori...
Painkiller
Lunedì 4 Maggio 2015, 13.18.00
2
Caro Rada, ho tanta paura di ascoltare questo album.....adoro i Kamelot, dei quali l'accoppiata EPICA/The black halo credo sia stata l'apice. Ghost Opera l'ho scoperto nel tempo, e pur non considerandolo un capolavoro ha diverse canzoni che mi hanno colpito solo dopo prolungati ascolti. Poetry for the poisoned è un buon album ma un po' troppo cupo alla lunga, con alti e bassi, e così Silverthorn. Le anteprime che ho ascoltato, Insomnia su tutte, non mi sono piaciute affatto, tanto Karevik scimmiotta Khan (dando tra l'altro l'impressione di trattenersi e di poter fare molto di più) e certe trame e fraseggi sanno di copia-incolla dai precedenti album. E' davvero così bello?
Radamanthis
Lunedì 4 Maggio 2015, 6.25.09
1
Disco a mio parere sensazionale, mi era piaciuto Silverthorn ma questo lo supera decisamente. La qualità dei brani è elevatissima, le strutture portanti ben architettate, i fronzoli arricchiti di classicità mai fine a se stessa. Tolta L'inutilità delle due tracce strumentali tutto scorre via alla grande. Tommy fa una prova vocale da sballo, una sorta di evoluzione khan 2.0 e le guest femminili arricchiscono la sezione vocale in modo concreto e determinante e non "messe li a caso tanto per..." Difficile dare un voto numerico anche perché si incapperebbe a mio parere in qualcosa ci esageratamente alto e magari la critica sarebbe dietro all'angolo ma dopo un disco che contiene tracce vincenti (eccezion fatta per le già citate tracce strumentali e per la bruttona here' s to the fall) come fai a non dare almeno 85? E dico 85 per star basso e non esagerare! Disco da avere, consigliato al 100%!!! Acquisto obbligato vista la qualità assoluta del prodotto!
INFORMAZIONI
2015
Napalm Records
Power
Tracklist
1. Fallen Star
2. Insomnia
3. Citizen Zero
4. Veil of Elysium
5. Under Grey Skies
6. My Therapy
7. Ecclesia
8. End of Innocence
9. Beautiful Apocalypse
10. Liar Liar (Wasteland Monarchy)
11. Here's to the Fall
12. Revolution
13. Haven
Line Up
Tommy Karevik (Voce)
Thomas Youngblood (Chitarra)
Sean Tibbetts (Basso)
Oliver Palotai (Tastiere)
Casey Grillo (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Alissa White-Gluz (Voce nelle tracce 10 e 12)
Charlotte Wessels (Voce nella traccia 5)
Troy Donockley (Cornamusa nella traccia 5)
 
RECENSIONI
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