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Enshine - Origin
( 1918 letture )
Un errore diffuso è pensare che il semplice sia facile, il complesso difficile; molto spesso è vero il contrario.

Questo detto cade decisamente a proposito nel descrivere la caratteristica fondamentale che guidano i pezzi del primo lavoro degli Enshine, band concepita inizialmente come duo costituito da Jari Lindholm (ex-Slumber) e Sebastien Pierre (Fractal Gates) e successivamente ampliata attraverso l'incorporazione nella line-up di Siavosh Bigonah (ex-Slumber, Atoma), Oscar Borgenstam (Atoma) e Sandy Mahrer. Origin rappresenta l'ennesimo punto di ripartenza del chitarrista/compositore svedese dopo le esperienze non fortunate con gli Slumber e gli Atoma; in realtà non si tratta di un punto di inizio ma un proseguimento di ciò che è stato un cammino delineato da una maturità compositiva e stilistica già evidente nove anni fa nel capolavoro Fallout.

Le tracce di Origin sono impregnate di una consapevolezza e mettono in luce una capacità di scrittura sicuramente sopra la media, nella quale convergono sia un talento e una sensibilità innata ma anche esperienze correttamente metabolizzate e incanalate, ciò è percepibile sia ascoltando l'album nel suo organico ma anche separandolo nei suoi livelli.
Ogni tassello è stato curato personalmente ed autonomamente dagli Enshine stessi, in particolare la produzione è stata gestita completamente da Jari Lindholm; gli sforzi su questo fronte sono stati convogliati nel migliore dei modi ottimizzando la resa delle due diverse anime conglobate nel disco, una partorita dalla sezione ritmica dal quale si elevano riff doom ibridati da un death di stampo melodico i quali rappresentano l'ossatura dei brani; l'altra si esplica attraverso aperture sinfoniche, arpeggi e melodie di chitarra dal sapore space-rock i quali aprono Origin su una dimensione parallela, etera e impalpabile. Queste corrette ponderazioni rappresentano l'ennesima dimostrazione di quanto questo musicista sia competente su diversi ambiti e ovviamente non ci si limita a ciò.
Origin è costruito su nove tracce di cui tre sono completamente strumentali; in tutte le parti in cui è presente il cantato la scelta timbrica ricade sul growl, solo in Cinders si indirizzano le voci sullo stampo melodico. Tutto il lotto di canzoni scorre senza nessun problema e senza determinare cali di attenzione, ciò è dovuto a due fattori principali: il primo rappresenta la costruzione dei pezzi su strutture semplici; il secondo è caratterizzato dalla sovrapposizione di arrangiamenti di gran classe i quali costituiscono una sorta di mare magnum se per un solo istante si focalizzasse l'attenzione sul lavoro di ogni singolo strumento; un esempio possono essere le raffinate linee melodiche delle chitarre che permeano nei vari episodi senza risultare mai ridondanti.
Una nota di merito va sicuramente alla sezione ritmica ovvero basso e batteria; è soprattutto il primo strumento citato che lascia a bocca aperta in brani quali Stream of Light, Above Us e Constellation in quanto, oltre alla funzione essenziale di imprimere il ritmo, dona profondità e dimensione agli accordi base che acquisiscono più colore e sfumature.
Unico piccolo difetto è rappresentato dalla strumentale Immersed che è probabilmente il punto debole dell'album, la cui funzione pare volta all' “arrotondamento” e/o apripista per quello che è uno dei brani migliori dell'album ovvero Above Us; questo pezzo rappresenta al meglio il potenziale espresso dagli Enshine; la ciliegina sulla torta è sicuramente l'assolo: poche note, quelle giuste e fatte come l'innominabile comanda, insomma una bella scarica emozionale assicurata lungo la spina dorsale.

In definitiva Origin si delinea come un piccolo gioiellino del genere la cui semplicità è in realtà celata da arrangiamenti di una ricercatezza ormai rara, capace di infrangere quelle barriere che separano un buon disco, destinato al dimenticatoio, da un ottimo disco che ha tutto il potenziale per pervadere l'animo e ritagliarsi uno spazio personale nella memoria dell'ascoltatore. Nonostante i punti positivi di Origin siano numerosi, è anche giusto evidenziare qualche limite, che personalmente si annida nella strumentale Immersed; inoltre, trattandosi di una prima uscita che è stata concepita in seguito a numerosi tira e molla con l'altra faccia degli Slumber (Atoma) è evidente che il combo ha tutte le capacità per spingersi ancora oltre i propri limiti in questo cammino verso l'Infinito.

“Sogni in un tempo che si muove al contrario
Puoi alterare il flusso di tutta la luce
Poiché sopra ogni forma di attrazione
ed oltre ogni movimento
giace il tuo Io”.

(Stream of Light)



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
96 su 4 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2013
Rain Without End Records
Death / Doom
Tracklist
1. Stream Of Light
2. Refraction
3. Cinders
4. Astrarium
5. Nightwave
6. Ambivalence
7. Immersed
8. Above Us
9. Constellation
Line Up
Sebastien Pierre (Voce, Tastiere)
Jari Lindholm (Voce, Chitarre, Tastiere)
 
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