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Trauma (Usa) - Rapture and Wrath
( 1081 letture )
Sicuramente molti di voi ricorderanno i Trauma, band scomparsa probabilmente troppo presto ed autrice di un disco che si è ritagliato lo status di cult tra gli estimatori della scena US power come Scratch and Scream. Venuti alla ribalta nel circuito underground con un demo dell’82, con la partecipazione a Metal Massacre II col brano Such a Shame al fianco di “banducole” quali Armored Saint, Overkill, Savage Grace, Warlord ed altre (quando fare una compilation significava fare i talent scout) e poi col disco appena ricordato nel 1984, i Trauma ebbero appena il tempo di incidere un secondo demo, sempre nel 1984, prima di scomparire improvvisamente e apparentemente per sempre. La causa della loro notorietà sopravvissuta fino ai nostri giorni anche tra molti giovani, però, non è da ricercare solo nella loro musica, ma anche -soprattutto, dicono i maligni- nel fatto che nei Trauma ha militato tale Cliff Burton suonando nel demo dell’82, consegnando il moniker alla storia del metal. Dopo che il loro status è passato sotto la voce “disbanded”, di loro non si è saputo più nulla fino a quando, in anni durante i quali è lecito attendersi da un momento all’altro la reunion anche del Quartetto Cetra appositamente tornato dall’aldilà, anche i Trauma decidono di riesumarsi e ritornare attivi per la Pure Steel Records. Allestita una nuova formazione che vede all’opera solo due di quelli appartenenti alla precedente, ossia il batterista Kris Gustofson e soprattutto il cantante Donny Hillier, nel frattempo impegnato con i Black Sunday Dream, eccoli dunque di nuovo tra noi. A completare la line up troviamo Kurt Fry (Heist, Mechanizm, in questi ultimi con Kris Gustofson) e Marcel Eaton, ex Serpent & Seraph.

Quello che colpisce immediatamente ascoltando Rapture And Wrath -questo il titolo scelto per il disco del ritorno- è sicuramente la produzione old-school, che ci parla di un gruppo che è rimasto decisamente fedele ai suoni degli anni 80, molto lontano dalle produzioni iper-pompate attuali, con i pro degli strumenti ben distinguibili l’uno dall’altro, specialmente la batteria, finalmente dotata di un suono naturale (in particolare piatti e rullante), ed i contro di quella tipica sonorità con poco spessore rispetto a quelle odierne che potrebbe sconcertare alcuni tra i più giovani, ma ricorda tanto una band ascoltata in presa diretta in sala prove, riportandoci allo spirito più vero di questa musica. Detto questo, a colpire in seconda battuta è la voce di Hillier. Il nostro ha conservato il suo tipico timbro molto acuto, ma è migliorato nella sua gestione, pur restando sostanzialmente “incolto” e con questo caratterizza pesantemente l’intero album. Mentre l’altro dato da rilevare è la buona compattezza del gruppo, fatto di gente che evidentemente rema tutta dalla stessa parte e vive la musica in un certo modo. L’album è aperto da Heart of Stone, un US power piuttosto amichevole con un bel ritornello e un discreto tiro, molto adatto a far da opener. Di certo meglio la seguente When I Die, sempre US power tipico, ma molto più veloce e pesante e già dopo i primi due pezzi si capisce che è la voce di Donny Hillier a dare l’impronta principale a Rapture and Wrath, piccole forzature e piccoli eccessi compresi. The Long Way Home parte come una ballad anni 80, ma poi evolve in un mid-time abbastanza quadrato con chitarre che riportano a quegli anni; pezzo semplice ed abbastanza efficace. Altro inizio da ballad per Pain, che resta sostanzialmente un lento di sinistra atmosfera, anche se contiene una discreta accelerazione. Metal-blues molto americano per The Walking Dead, nulla di che dal punto di vista della scrittura, ma ancora un’accelerazione piacevole e pezzo che tutto sommato si fa ascoltare nella sua prevedibilità. Pieni anni 80 con Kingdome Come, canzone dal ritornello arioso, ma molto macchinoso nella prima parte dell’assolo. Si ritorna su tempi medi con Egypt, piuttosto scontata e dalla linea vocale che vorrebbe ricordare il titolo, ma in maniera troppo ovvia per risultare vincente, anche per il suo essere vagamente maideniana. Ripartenza su ritmi elevati con Under the Lights e di nuovo originalità molto contenuta, ma canzone almeno godibile. Si ritorna sui bpm più bassi che caratterizzano la parte maggiore di Rapture and Wrath e che mettono più in evidenza le interpretazioni maligne del cantante con Don’t Tread on Me, prima della chiusura affidata a Too Late, altro pezzo sulla falsariga del precedente, ma reso forse più interessante da alcuni passaggi un po’ più oscuri.

Il ritorno dei Trauma, oltre al piacere di rivedere on the road un gruppo del quale non si aveva più alcuna traccia, ci riconsegna una band mutata nella formazione, ma non nelle sue caratteristiche principali. Il gruppo di San Francisco si conferma abbastanza affidabile, in grado di reggere la scena con una certa efficacia, ma incapace di distinguersi in senso assoluto, producendo un altro disco con discrete qualità, ma non più di quello. Rapture and Wrath si lascia ascoltare e, come sembra, i Trauma del 2015 sono un piacere da vedere dal vivo. Più che agli amanti della musica desiderosi di possedere solo dischi di qualità superiore, il loro ritorno è utile a loro stessi per rilanciarsi sulla scena, calcare i palchi di qualche bel fest e restare più che dignitosamente sul mercato con questo e con gli eventuali lavori che seguiranno. Non male, tutto sommato, a tratti più che discreto nei suoi poco più di cinquantadue minuti di durata, ma senza alcun picco realmente importante.



VOTO RECENSORE
71
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
raven
Mercoledì 13 Maggio 2015, 15.19.34
4
Un disco affidabile e /ma prevedibile.
Andrea
Mercoledì 13 Maggio 2015, 15.18.35
3
È molto anni 80.
Asso
Mercoledì 13 Maggio 2015, 14.22.23
2
Che bel nome "TRAUMA" per una band...d'impatto, oscuro...Ascolterò. Amo il power metal americano degli anni '80...spero in un disco non flaccido però
Er Trucido
Martedì 12 Maggio 2015, 21.27.56
1
Oh belin, chi non muore si rivede
INFORMAZIONI
2015
Pure Steel Records
Power
Tracklist
1. Heart of Stone
2. When I Die
3. The Long Way Home
4. Pain
5. The Walking Dead
6. Kingdome Come
7. Egypt
8. Under the Lights
9. Don’t Tread on Me
10. Too Late
Line Up
Donny Hillier (Voce)
Kurt Fry (Chitarre)
Steve Robello (Basso)
Kris Gustofson (Batteria)
 
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