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Anthropia - Non-Euclidean Space
( 1422 letture )
- 1 gruppo progressive metal
- 2 voci, una principale femminile e una di spalla maschile
- 1 copertina dallo stampo tipicamente fantasy
- 12 tracce ispirate interamente ai Miti di Cthulhu
- 2 guest importanti del mondo power e prog metal


Nonostante gli ingredienti non si cucinino, quella proposta sembra a tutti gli effetti una collaudata ricetta per la realizzazione di un album. Al primo impatto ho provato due sensazioni puramente contrastanti: la prima è stata di esaltazione per qualcosa che toccasse il ciclo di racconti del famoso H.P. Lovecraft, la seconda invece è stata la paura di trovarmi di fronte a qualcosa di già sentito, stereotipato e privo di mordente. Insomma, con la stessa manciata di ingredienti si può fare un piatto meraviglioso, una cosa decente o una schifezza; dipende dalla loro qualità e dalla bravura dello "chef" ad utilizzarli. Quello che gli Anthropia ci propongono è un prog metal molto solido e dalle numerose incursioni power e sinfoniche, che ben si sposano con le tematiche horror fantasy trattate dai romanzi dei Miti di Cthulhu. Numerosi sono i tasti che si possono toccare attraverso gli scritti che hanno fornito ispirazione al gruppo: la filosofia e la conoscenza, la paura e il pessimismo cosmico, l'inconscio e il sogno, la religione e l'essere umano. Il titolo del disco prende spunto dalla concezione non-euclidea dello spazio, elaborata da Lovecraft per descrivere al meglio gli orrori e i paradossi generati dalla mente umana. La descrizione più bella che possiamo leggere a riguardo è fornita quando, durante il racconto "Il richiamo di Cthulhu": un gruppo di naufraghi approda a R'lyeh, città immaginaria nell'Oceano Pacifico dove giace in un profondo sonno il Gran Sacerdote stesso.

Secondo lo scultore la geometria del luogo che vedevamo in sogno era anormale, non-euclidea, orrendamente affine a sfere e dimensioni che non sono le nostre. [...] Perfino il sole, in cielo, appariva distorto dai miasmi che esalavano un effetto polarizzante sulla luce; un senso di tensione e di minaccia anormale gravava sugli angoli di pietra scolpita che sfuggivano a ogni classificazione, e in cui una seconda occhiata rivelava una concavità dove prima la materia era sembrata convessa. [...] Come avrebbe detto Wilcox, la geometria di quel posto era sbagliata. Non si poteva nemmeno essere sicuri che il mare e la terra fossero in orizzontale, e per questo la posizione relativa di tutte le cose sembrava grottescamente variabile.
(H.P. Lovecraft, "Il richiamo di Cthulu")


Strange Aeons apre il disco con le sue chitarre acustiche e le atmosfere sognanti. Lo strumentale, forse proprio per la sua brevità non lascia il segno, dando spazio poi all'arrivo della prima vera traccia del platter. The Melancholy of R.C. presenta Randolph Carter, alter ego di Lovecraft nei suoi romanzi. Il testo presenta il carattere introspettivo ed asociale dell'uomo, che tende ad isolarsi dagli altri, perdendosi nei propri sogni e nella sua ipersensibilità verso la realtà onirica. La canzone risulta una delle meno ispirate musicalmente nel disco, dall'apertura che miscela elementi di musica elettronica poco originali a delle melodie non di spicco. Il difetto più grande del brano è il riff principale che, a parte un momento di convincimento iniziale, scade nella ripetitività, diventando quasi fastidioso e compulsivo. Il brano, nonostante i difetti sopra citati, gode tuttavia anche di qualche raffinatezza notevole, come gli stacchi e le ripartenze con delle chitarre che urlano letteralmente. Il salto qualitativo che Non-Euclidean Space fa' con Silver Twilight Lodge è enorme. Sia il riffing delle chitarre, che le linee melodiche costruite sulle voci di Nathalie Olmi e Hugues Lefebvre svolgono un ottimo lavoro. L'intreccio di chitarre distorte ed acustiche forma una struttura dal taglio fortemente prog metal, che va a costruire degli ottimi punti di snodo in cui la lunga composizione varia. Questa è una piacevolissima peculiarità che troveremo in tutto il disco. Una qualità da non sottovalutare in un disco progressive, poiché "incollare" tutte le parti in maniera da fargli avere un senso è senza ombra di dubbio una delle cose più complesse in fase di stesura. Sulla stessa scia prosegue la successiva The Part of Them in Me, che vede un continuo alternarsi di voci che interpretano parti diverse: il già citato Randolph Carter, la voce narrante di H.P. Lovecraft e Asenath Waite. L'ultimo nome citato appartiene a uno dei rarissimi personaggi femminili creati dell'autore statunitense, protagonista del racconto "La cosa sulla soglia", dal quale il testo del brano prende spunto. Dopo quello che è stato uno dei brani più melodici, longevi e meglio riusciti dell'intero platter, la voce di un cultista che parla la lingua dei Grandi Antichi apre Unknown Kadath. Gli Anthropia propongono di nuovo una strumentale, questa volta incredibilmente riuscita, che ispira una fortissimo senso di maestosità e di cupa epicità. L'incedere del brano è arricchito, soprattutto nella prima parte, da un'orchestra a dir poco magistrale, mentre nella seconda ritorna la miscela di chitarra acustica e distorta che va poi ad aprire il brano successivo. Seeds of Decay offre un'ottimo comparto musicale con bridge ibridi di pianoforte e chitarre distorte che ricordano a tratti i Dream Theater di Train of Thought. Gli stacchi da brividi del pezzo sono seguiti dalle ottime voci del gruppo che vanno in crescendo: la sequenza in cui un urlo acuto e preciso viene seguito dalla chitarra che prende esattamente la stessa nota "cantando" insieme alla voce è un cliché che funziona perfettamente, aprendo le strade poi ad un buon assolo. When the Stars Come Right è un pezzo più nei binari, che gode di una prima parte più melodica e di una seconda dal taglio fortemente influenzato dalla musica classica. Sono infatti presenti dei fraseggi di chitarra puramente neoclassici, che si rivelano piuttosto eleganti e di classe. Il brano successivo introduce uno dei personaggi più amati creati da Lovecraft, protagonista dell'omonimo racconto, ovvero Nyarlathotep. Il titolo della canzone, Crawling Chaos, prende spunto dal nome alternativo del personaggio appena citato, ovvero "Il Caos Strisciante".

E su tutto, in questo ripugnante cimitero dell'universo, si ode un sordo e pazzesco rullìo di tamburi, un sottile e monotono lamento di flauti blasfemi che giungono da stanze inconcepibili, senza luce, di là dal Tempo; la detestabile cacofonia al cui ritmo danzano lenti, goffi e assurdi, giganteschi, tenebrosi ultimi dèi. Le cieche, mute, stolide abominazioni la cui anima è Nyarlathotep.
(H.P. Lovecraft, "Nyarlathotep")


Il testo descrive come l'entità, scesa in terra sotto forma di uno stregone, raccolga i propri seguaci attraverso l'illusione e la magia. Le vittime dopo essere entrati a contatto con lui, iniziano a perdere contatto con la realtà, impazzendo all'ossessiva convinzione che la fine del mondo è imminente. La canzone spinge sull'acceleratore e gli Anthropia mostrano i canini con delle sezioni più secche, in una canzone riuscita ma non brillante come la prima metà del platter. L'onda più violenta e veloce, dalle forti influenze power prosegue con The Snake Den, brano che risalta all'occhio per la preziosa collaborazione con Edu Falaschi (ex-Angra, Almah). La canzone è sicuramente una delle più spinte del disco, tuttavia risulta abbastanza costante nell'andamento e non decolla mai realmente. La performance del cantante brasiliano non è molto incisiva, al contrario invece la presenza del chitarrista Pascal Allaigre ci regala uno dei miglior assoli di Non-Euclidean Space, in pieno stile shred. Il risultato complessivo purtroppo non è memorabile e ciò che rimane è la sensazione di un'occasione un po' sprecata. The Snake Den non è una canzone brutta, ma è semplicemente meno originale e risente la carenza dell'impronta stilistica del gruppo. Nuovamente un'orchestra dal taglio epico apre Lost in Time and Space, lasciando un po' troppo rapidamente spazio alle chitarre acustiche e alle voci in un pezzo più lento e cadenzato rispetto ai precedenti. Non tardano ad arricchire il tutto sintetizzatori e fraseggi dal taglio molto tecnico ma non particolarmente originali, che sfociano poi sul finale in un buon assolo di chitarra, passionale e tirato. La brillantezza che si è persa negli ultimi frangenti torna fiammeggiante, perdonatemi il gioco di parole, nella strumentale Fuoco: un connubio perfetto di metal, progressive, flamenco e acustica. Protagonista indiscussa è la chitarra acustica, che con le sue scale e quel suono così pulito costruisce una linea melodica tecnica e al contempo orecchiabilissima. La strumentale infatti è un autentico gioiello pieno di colpi di scena, che presenta numerosi lick che dovrebbero essere da manuale per tutti coloro che studiano chitarra. Un inseguimento tra acustica e distorta e degli stacchi con il basso precisi e di classe siglano il finale di una delle migliori strumentali sentite negli ultimi tempi. Credits conclude il platter con delle melodie un po' ruffiane e catchy. Un po' come per The Snake Den, il brano è piacevole ma profuma di già sentito. Insomma, se il disco fosse finito con Fuoco, a mio avviso, nessuno avrebbe avuto da ridire, poiché la canzone in questione non aggiunge e non toglie nulla all'opera.

Non-Euclidean Space vanta di una produzione perfetta e pulita, capace di emancipare ogni strumento e al tempo stesso di incastrare la moltitudine di suoni. La cosa che più colpisce del gruppo è la sensazione di compattezza e sintonia che trasmettono: spesso accade che vi siano degli elementi di spicco più emancipati rispetto ad altri, mentre con gli Anthropia non è così. Ogni componente svolge il proprio dovere in maniera eccellente e il risultato infatti è uno stile del gruppo molto marcato e un perfetto incastro fra musica e le più voci. Il comparto vocale è inoltre arricchito dalla presenza di Arjen Anthony Lucassen (Ayreon, Star One, The Gentle Storm) che si presta come voce narrante nei brani del gruppo. Nei testi le sue parti infatti vanno a citare letteralmente delle porzioni dei racconti, come se l'artista olandese fosse di fatto H.P. Lovecraft.
Possiamo dire in sintesi che gli ingredienti erano ottimi e che il risultato è stato decisamente convincente. Il disco gode di una prima metà assolutamente brillante e di una seconda buona, ma un gradino sotto la precedente, ad eccezione della già osannata Fuoco In conclusione la ricetta francese ha prodotto un piatto squisito, che presenta ancora dei margini di miglioramento, ma sicuramente di alto livello. L'assaggio è caldamente consigliato, vi dico con ampia certezza che mangerete con gusto tutto il resto del ... platter.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
67.5 su 2 voti [ VOTA]
BlackSoul
Martedì 12 Maggio 2015, 23.56.39
1
Ho sentito The Melancholy of R.C. sul tubo: entra in lista, canzone veramente ben fatta. Quest'anno nel prog stanno uscendo dei lavori egregi, oltretutto si attendono Leprous e forse Riverside, non si potrebbe chiedere di più per ora...
INFORMAZIONI
2015
Adarca Records
Prog Metal
Tracklist
1. Strange Aeons
2. The Melancholy Of R.C.
3. Silver Twilight Lodge
4. The Part of Them in Me
5. Unknown Kadath
6. Seeds of Decay
7. When the Stars Come Right
8. Crawling Chaos
9. The Snake Den
10. Lost in Time and Space
11. Fuoco
12. Credits
Line Up
Nathalie Olmi (Voce)
Hugues Lefebvre (Chitarra, Voce addizionale)
Yann Mouhad (Chitarra)
Julien Negro (Basso)
Damien Rainaud (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Arjen Anthony Lucassen (Voce narrante)
Edu Falaschi (Voce nella traccia 9)
Pascal Allaigre (Chitarra nella traccia 9)
 
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