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Galar - De gjenlevende
( 1691 letture )
Dopo lo scioglimento dei Windir nel 2004, poche band hanno saputo ricreare una simile proposta musicale cercando di avvicinarsi il più possibile alla qualità dello storico gruppo norvegese. Tra questi troviamo i Galar, formazione comandata da Fornjot e Slagmark, i quali attraverso le proprie composizioni sono riusciti a regalarci nel corso degli anni momenti di rara emozione musicale, arricchendo il tutto con il proprio tocco personale e il proprio modo di intendere il black metal folkloristico, costruendo quindi un sound riconoscibile e dotato di una spiccata personalità. Il nuovo De gjenlevende riconferma la maturità di questi due ragazzi provenienti da Bergen: nel nuovo album i Nostri compiono una leggera virata rispetto ai loro classici standard folk/viking (assumendosi tutti i rischi del caso) e approdano in un territorio molto più vicino al classico black metal. Ovviamente il distacco rispetto al passato non è abissale, infatti le influenze folk sono sempre presenti e le melodie continuano a costituire un fattore molto importante nel corso del disco, però questo cambiamento permette ai Galar di mostrare ancora una volta il loro valore artistico, introducendo anche diversi passaggi classici che vengono messi ancor più in risalto dal contrasto con la componente estrema.

De gjenlevende continua il rapporto con la Dark Essence Records, anche se per la precisione era stata la Karisma Records ad occuparsi del precedente Til alle heimsens endar, ma in termini pratici non c’è quasi nessuna differenza. La produzione è molto buona per il tipo di musica proposta ed evidenzia solamente qualche piccolo difetto, infatti ogni tanto in sottofondo si avverte un rumore eccessivo che non va comunque a disturbare l’ascolto o a condizionare la qualità delle tracce. Il disco inizia immediatamente al massimo attraverso un black metal melodico costruito su una solida struttura di derivazione folk. Durante l’esecuzione vengono implementati numerosi dettagli acustici e altrettanto numerose variazioni vocali, costituite spesso e volentieri da ottime parti in pulito. I maggiori momenti di pathos contenuti in questo primo brano si registrano durante l’entrata in scena di uno screaming tonalmente più elevato rispetto al solito, dotato di uno stile preso momentaneamente in prestito dal depressive e adattato al contesto di De gjenlevende. Difficilmente i Galar riusciranno a ripetere la perfezione dell’opener, ma resta comunque esemplare la costante qualità dei loro pezzi lungo tutto il corso del CD. L’unico momento “negativo” si verifica con la seconda Natt … og taust et forglemt liv, probabilmente la meno convincente dell’intero platter, a causa di una composizione eccessivamente massiccia (troppo incentrata sul riffing) e che riesce a trasmettere solamente un senso di compostezza e linearità che non porta a niente di particolare da segnalare; in sostanza un brano passabile, ma comunque dotato di qualche buona melodia e di qualche elegante fraseggio di piano. Questi fraseggi diventano una vera e propria introduzione nella terza Bøkens hymne, all’interno della quale si registra un deciso passo in avanti dal punto di vista musicale: la parte black si distacca finalmente da quelle influenze thrash di troppo e si lascia andare ad un riffing arioso ed ispirato, assolutamente perfetto per lo stile dei norvegesi. Un ulteriore punto a favore dei Galar è la seguente Ljós: era infatti da diverso tempo che non sentivo un intermezzo di piano (in questo frangente accompagnato da fiati, archi e una chitarra in pulito) ben suonato e bello da ascoltare. Il segreto di questo breve episodio è quello di essere ottimamente integrato all’interno del flusso del disco e dal punto di vista artistico è incredibilmente meglio rispetto ai soliti due minuti di sintetizzatori (un giorno qualcuno me ne spiegherà l'utilità) o di strumenti acustici assemblati completamente a caso. Con Gjeternes tunge steg si ritorna a premere sull’acceleratore e la band presenta una soluzione piuttosto interessante, ovvero dare alle melodie un ruolo secondario ed “esterno” rispetto alle chitarre distorte. Sembrerà un paradosso, ma questa tecnica riesce a mettere ancora più in risalto il lato più delicato ed introspettivo della musica dei Galar, in questa occasione formata da numerose cavalcate black metal e momenti di assoluta epicità. Il finale, dato da Tusen kall til solsang ny, è un’esemplare ode di drammaticità, con bellissime parti di basso e con un risultato complessivo oscurato solamente dall’eccellenza della title-track.

In conclusione i Galar si confermano tra i migliori gruppi in circolazione con un disco di grande qualità e indiscutibile classe. Chi li seguiva da prima non esiti ad ascoltare questo lavoro per comprendere al meglio l’interessante evoluzione di questi due ragazzi, allo stesso modo per chi non li conoscesse De gjenlevende è comunque un ottimo punto da cui partire, soprattutto se siete fan del black metal carico di folklore ed epicità. Più che consigliati.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
82.62 su 8 voti [ VOTA]
Witchcult
Lunedì 1 Giugno 2015, 0.07.11
6
Disco tra i più belli di questo 2015(non che i precedenti due fossero da meno) ovviamente li conosciamo e commentiamo in 3
Kirves
Sabato 16 Maggio 2015, 13.37.46
5
Già nei primi due album dimostravano una maturità fuori dal comune, ma con questa terza uscita si sono addirittura superati. Forti di una lieve variazione di stile che non li ha penalizzati affatto in personalità, hanno composto una delle migliori uscite dell'anno, con un songwriting eccellente e delle melodie molto ispirate e per nulla banali. Prima metà del disco sublime e seconda metà che si assesta comunque su livelli molto alti. Voto intorno all'85.
Ferro
Sabato 16 Maggio 2015, 1.11.04
4
intenso, intimo, sognante, delicato e sognante ma anche dinamico epico e coinvolgente.per me è un 95.vae victis!ferro
Graziano
Venerdì 15 Maggio 2015, 19.23.26
3
Confermo. Tra le migliori uscite di quest'anno, e non solo nel genere. La perfetta sintesi tra violenza oscura e trame sognanti folk. Album sttrepitoso.
Le Marquis de Fremont
Venerdì 15 Maggio 2015, 13.33.41
2
Non penso di esagerare se lo metto già tra i migliori dischi dell'anno. Personalmente lo trovo eccellente, senza nessuna caduta di livello (a me piace molto anche la traccia 2) e con un songwriting ispiratissimo. Sono costantemente in crescendo da Urørt del 2005 e l'utilizzo del bassoon (fagotto in italiano?) da, in molti passaggi, un sound particolare. Grandissima e sconosciutissima band. Merci per la ottima recensione. Au revoir.
Theo
Venerdì 15 Maggio 2015, 12.39.16
1
Disco davvero molto bello e per me apice della carriera del duo finora, che si candida sicuramente ad essere tra i più belli dell'anno nel suo genere. Un pezzo bello come "Bøkens Hymne" non è davvero semplice trovarlo in giro... Forse avrei dato anche qualche punticino in più perchè secondo me anche meglio del precedente (già bellissimo) ma sottigliezze: da ascoltare e avere se si è fan del genere, ma da non farsi sfuggire scioccamente nell'indifferenza in qualunque caso.
INFORMAZIONI
2015
Dark Essence Records
Folk/Black
Tracklist
1. De gjenlevende
2. Natt … og taust et forglemt liv
3. Bøkens hymne
4. Ljós
5. Gjeternes tunge steg
6. Tusen kall til solsang ny
Line Up
Slagmark (voce, chitarra, basso)
Fornjot (piano, tastiera, fagotto, voce)

Musicisti Ospiti:
Phobos (batteria)
 
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