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Stormlord - The Gorgon Cult
( 2267 letture )
Quando penso alla Notte, non riesco ad immaginarla con altre fattezze che di donna, come una creatura in grado di sedurre con un solo sguardo che ti scava dentro, di ammantare i malcapitati nel proprio eterno abbraccio di tenebra. Tra le sue inconsistenti spire, tentacoli di fumo spesso e impenetrabile, si lasciano andare poeti ed artisti, ma anche gli uomini più comuni non riescono a resistere al fascino letale che l’oscurità esercita; una volta abbandonata l’iniziale resistenza dovuta alla paura, tutti desideriamo abbandonarci alla sua fatale stretta.

Corre l’anno 2004 quando gli Stormlord pubblicano il loro il terzo full-length, intitolato The Gorgon Cult, in cui celebrano alcune delle figure più oscure della mitologia ed il folklore, declamando i riti della Notte. Nella collezione di brani che troviamo qui raccolti compaiono le figure di Ecate, Medusa, ma anche il wurdalak (vampiro della tradizione russa) ed altri neri personaggi, una vera e propria stirpe notturna, esaltati dalla proposta della band. Con questa uscita il sestetto matura infatti il proprio stile, unendo i tappeti sinfonici di Simone Scazzocchio (che poco tempo dopo l’uscita di questo disco lascerà la band) a potenti inserti delle chitarre -tanto abili nello sviscerare riff squassanti, quanto nel creare melodie ipnotiche- e ritmiche telluriche di David Folchitto. In tutto questo il basso pulsante di Francesco Bucci, ben definito e gorgogliante di frequenze nonostante l’accordatura ribassata, trova una sua dimensione, riuscendo ad inspessire non poco la pasta sonora quando necessita di groove ed impreziosendo i momenti più atmosferici con lavori di fino.
Ma è giunto oramai tempo di salpare: dopo una breve introduzione (The Torchbearer) comincia l’oscuro viaggio sotto la guida dei romani. Si attacca con Dance Of Hecate, in cui la divinità è impersonata da Elisabetta Marchetti (Riti Occulti) che invita il pubblico a lasciarsi andare nel suo abbraccio mortifero al sussurro di Dance with me; la sezione ritmica è tirata e implacabile, coinvolgendo fin dal primo ascolto con i propri pattern, sciorinando tappeti di doppia cassa. Anche quando il brano si apre, mostrando una vena melodica grazie alle armonie della coppia di asce Giglioni/Caprino, l’impatto non cala grazie alle vocals laceranti di Cristiano Borchi, sporadicamente supportate da un potente growl.
Non c’è nemmeno il tempo di riprendersi che ci si ritrova catapultati nel mondo dell’horror, grazie a Wurdalak, brano ispirato a “I tre volti della Paura" di Mario Bava, che si apre proprio con un dialogo di questo film:

- Gli ho trapassato il cuore, avreste dovuto farlo voi.
- Dovevo farlo io? E perché?
- Si dice che fosse un wurdalak.


Si respira un’aria soprannaturale grazie al lavoro delle keys, che viene accentuata ulteriormente da un particolare impianto melodico delle chitarre e dall’inserto vocale di Caprino, in grado di sfoderare un timbro sepolcrale ma al tempo stesso ricco di calore nel breve intermezzo. Con Under The Boards le atmosfere si fanno ancora più luttuose, lasciando che gli archi siano accompagnati dal fulminante blast-beat di Folchitto, tuttavia il brano riesce a conservare un’impronta di epicità, che emerge in particolar modo nelle apertura melodiche e grazie alle guest vocals teatrali di Valerio Di Lella (Grimness, ex Novembre). Anche la presenza di Volgar dei Xacrestani, voce lirica presente in molti dei brani, contribuisce ad enfatizzare la sensazione di epicità. Nonostante ci si trovi dinnanzi alla produzione più oscura in casa Stormlord, la vena epica (che nelle successive uscite diventerà cardine del sound della band) non viene mai a mancare, ma i sei non si lasciano sfuggire nemmeno la possibilità di sperimentare (come nella strumentale The Memories of Lemuria) o aprirsi a melodie di stampo esotico, che permeano l’intero lavoro. La stessa titletrack, introdotta dal suono seducente del pianoforte supportato dal solo basso, sfuma dalla tetra ouverture ad un ritornello di stampo solenne. Il lavoro dell’intera sezione ritmica contribuisce a rendere fluido il passaggio da un umore all’altro, aiutato tanto dalle plettrate delle corde quanto dagli azzecatissimi giochi di tamburi di Folchitto, in grado di creare strutture mai banali ed al tempo stesso di facile assimilazione.
Nella sezione conclusiva del disco le fila dell’oscurità tornano a serrarsi con la doppietta Moonchild/Nightbreed. La cover degli Iron Maiden viene interpretata secondo le stile del disco e si inserisce alla perfezione nella tracklist; la seconda, aperta da un inquietante carillon, è ferale, gelida con le sue sfuriate percussive, eppure a tratti sognante e quasi malinconica nella chiusura.
La produzione, ad opera di Giuseppe Orlando (che compare anche come ospite alla voce in Dance of Hecate) nei suoi Outer Sound Studios, dona un notevole impatto al suono dei brani, ricchi in basse frequenze ma al tempo stesso definiti. Anche gli stessi suoni di batteria, pur essendo triggerati, riescono a dare l’impressione di massicci tamburi negli incastri, senza risultare artefatti. Un particolare plauso va anche alla scelta dei suoni e degli interventi della tastiera, equilibrati in modo tale da arricchire i brani senza però sovrastare tutti gli altri strumenti né rubare la scena alle chitarre. Le composizioni sono così arricchite dal lavoro di tutti gli strumenti, che contribuiscono a creare le atmosfere in ogni brano.

A conti fatti, The Gorgon Cult rappresenta il lato più cupo degli Stormlord: un lavoro in cui la vena epica si fonde con un black melodico mai banale e ricco di pathos, anche grazie al lavoro dell’impianto ritmico serratissimo. La partenza di Scazzocchio segnerà un’evoluzione nell’approccio compositivo della band, che sfocerà con naturalezza in un ulteriore avvicinamento alla cultura del bacino del Mediterraneo e a sonorità ancor più epiche (Mare Nostrum), segnando un nuovo corso nel sound del sestetto che troverà conferma anche a distanza di anni (Hesperia).
Che siate legati alle radici dei capitolini oppure appassionati del nuovo sound, la storia degli Stormlord è imprescindibile da The Gorgon Cult, album che li ha consacrati e ha contribuito a consolidarne la fama. Un lavoro che non può mancare nella vostra collezione.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
68.53 su 15 voti [ VOTA]
metallo
Lunedì 18 Maggio 2015, 20.46.20
9
Anche io li ho conosciuti con questo album,quindi un po di affezionamento c'e',e' sempre una band con buon e bel lato tecnico nella sua musica e la tastiere e la batteria non sono quasi mai scontate, il che gli da una bella personalita', qui ci sono parti molto rapide, altre mid tempo molto insistenti ed intense, magici epici assoli di guitarra, cori quasi operistici, un bravo a Folchitto alle pelli con un tocco molto dinamico(e moltontecnico direi),molta varita' e ricchezza di sfumature e toni vocali, e bellissime atmodfere create dal sapiente uso delle tastiere.Album vario che con le sue fantasie trasporta in mondi lontani, quasi a materializzare un mondo immaginario che la loro musica riesce a volorizzare molto bene con modo etricamente evocativo ed epico, grazie anche ad un sound perfetto, opera del bravissimo Fournier, veramente ottima registrazione e produzione.80-82.
legion666
Lunedì 18 Maggio 2015, 18.55.18
8
l'album con cui ho conosciuto i tanto ed ingiustificatamente criticati nostrani....non ancora ai maturi livelli di Mare Nostrum ed Hesperia, ma buon lavoro...voto 80
Andy90
Lunedì 18 Maggio 2015, 18.38.31
7
Disco veramente Notevole!!! Personalmente preferisco Supreme art of war e Mare Nostrum - Hesperia, cmq questo disco mi ha fatto conoscere gli Stormlord quindi ci sono parcchio affezzionato . voto 80 ...e fantastico David Folchitto, secondo me, batterista fenomenale..
AL
Sabato 16 Maggio 2015, 19.21.28
6
per me un buon disco. non è ai livelli di Mare Nostrum o di At the gates of utopia però lo ascolto sempre volentieri. per me un 75
Baron The Red
Sabato 16 Maggio 2015, 12.31.24
5
...Buon album...non il loro picco qualitativo ma si fa rispettare..Ottima band da sempre...e ovviamente sottovalutata per i piu svariati motivi. Alla fine pero la musica rimane ed e' tutto scritto li
grim corpse
Sabato 16 Maggio 2015, 10.44.53
4
non si può vedere un 80 a quei bovari degli stormlord, a fianco poi di una recensione dei divini ved buens ende!! patetici
lux chaos
Sabato 16 Maggio 2015, 9.58.25
3
I miei preferiti restano il primo e gli ultimi due, ma questo segue a ruota. Un buon disco, concordo con la recensione, abbasso leggermente il voto a un buon 75 per me
Lizard
Sabato 16 Maggio 2015, 9.43.56
2
E infatti... perché, cosa ci vedi scritto? grazie della segnalazione
CowboyFromHell
Sabato 16 Maggio 2015, 9.23.18
1
Piccolo appunto, il film da cui è tratta l'intro di Wurdalak è I 3 Volti Della Paura, sempre di Bava, precisamente dall'episodio omonimo.
INFORMAZIONI
2004
Scarlet Records
Black
Tracklist
1. The Torchbearer
2. Dance Of Hecate
3. Wurdalak
4. Under The Boards (195, M.A.)
5. The Oath Of The Legion
6. The Gorgon Cult
7. Memories Of Lemuria
8. Medusa’s Coil
9. Moonchild
10. Nightbreed
Line Up
Cristiano Borchi (Voce)
Pierangelo Giglioni (Chitarre)
Gianpaolo Caprino (Chitarre)
Simone Scazzocchio (Tastiere)
Francesco Bucci (Basso)
David Folchitto (Batteria)

Musicisti ospiti:
Elisabetta Marchetti (Voce)
Valerio Di Lella (Voce)
Volgar dei Xacrestani (Voce)
Giuseppe Orlando (Voce)
 
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