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Tiamat - Sumerian Cry
( 2622 letture )
A registrare l’album nell’autunno del 1989 furono in verità i Treblinka, band fondata nel 1987 da Johan Edlund, Stefan Lagergren, Jörgen Thullberg ed Anders Holmberg. Non appena usciti dallo studio (i mitici Sunlight Studios di Stoccolma; questo è il primo full length di death metal che vi venne inciso!), Edlund e Thullberg abbandonarono la band per formare i Tiamat.
Il disco venne pubblicato solo nell’aprile successivo con il nuovo monicker e si vide così scavalcato e pressoché oscurato dai debut album degli Entombed e dei Carnage.
Il senno del poi ci porta a considerare Sumerian Cry per quello che realmente è, vale a dire una pietra miliare nella storia del metal estremo scandinavo.
L’album presenta invero, com’è naturale che sia, le ingenuità tipiche degli esordi ma è significativo che esse diventino, in virtù di una potente vis creativa, parte essenziale del mood che lo contraddistingue e lo rende unico.
Il pressapochismo esecutivo ed una certa naïveté compositiva (che non dà esiti mediocri proprio perché supportata dal rigoglio dell’ispirazione) si combinano con un’innata propensione allo sperimentalismo e con un forte interesse per le tematiche occulte dando vita ad una creatura ibrida dai tratti ruvidi, finanche grossolani, ma avvolta da un’aura assolutamente peculiare. Tra i fattori che hanno contribuito in modo determinante a creare questo fascino arcano che permea completamente Sumerian Cry non possiamo dimenticare di menzionare la voce profonda, scabra e malvagia di Edlund, davvero suggestiva.
Una creatura demoniaca sorge dagli abissi del Male di Vivere nordico, accelera furiosamente il suo passo per poi trascinarlo con melmosa voluttà in un continuum di empietà e putrescenza.
Il linguaggio di base è infatti un death violento e grezzo che si ispira sicuramente agli Entombed come pure ai Carcass ma che è altresì pervaso da un’atmosfera oscura che lo avvicina potentemente al black metal delle coeve origini, rendendo tra l’altro piuttosto artificioso ogni tentativo di collocare questo album all’interno di uno dei due generi, anche in base a dati extramusicali come ad esempio il look di scena sfoggiato dalla band all’epoca (il corpse painting, ad esempio, è un tema irto di difficoltà: io sottolineerei non tanto il dove ed il quando è stato creato, ma il come è stato usato nel black metal, ossia in un modo e con intenti del tutto peculiari che non troviamo altrove).
Nonostante compaiano nella trama passaggi chitarristici di stampo classic metal (anche se “deformati” dalla volontà di perturbare il sound) e perfino inserti di matrice blues, questi ultimi piuttosto discutibili e decisamente fuori contesto, non si può non percepire nitidamente l’atmosfera sulfurea ed al contempo mesmerica, non immune da gustosi rallentamenti doom, capace di trasformare un sound ancora in parte derivativo in qualcosa di vivo ed inusitato.
In conclusione, possiamo senz’altro affermare che sarà proprio quel costante sperimentalismo a mutare nel tempo i tratti somatici della dea babilonese degli oceani, dando finanche esiti non esaltanti (e penso alla più recente deriva dark/goth), ma restando comunque il più potente motore della vita artistica dei Tiamat.
Un’ultima nota curiosa: la copertina di Sumerian Cry fu uno dei primi artwork realizzati da Kristian “Necrolord” Wählin dei Grotesque, che poi diventerà un disegnatore di copertine di successo (per i Therion, ad esempio).



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
72.5 su 2 voti [ VOTA]
Aceshigh
Lunedì 21 Gennaio 2019, 9.57.05
5
Lontanissimi ormai da quello che sono oggi, i Tiamat anche agli esordi erano un gruppo molto particolare; pur assimilabile a quello delle altre bands scandinave, il loro sound ha sempre avuto una componente "oscura", dark, di fondo che li distingueva. Certo va anche detto che questo esordio - qualitativamente parlando - pur con la sua originalità e peculiarità, rimane ben lontano da coevi capolavori come Left Hand Path o Dark Recollections; i Tiamat al loro top ci arrivarono progressivamente con i successivi due album (con il superlativo Wildhoney stiamo già parlando di un'altra band in pratica). Ad ogni modo è stato un esordio importante. Voto 75
VomitSelf
Giovedì 11 Giugno 2015, 14.56.47
4
Ahh...i primissimi Tiamat! Gran bel disco anche se non l'ascolto da eoni. Fino a quel capolavoro di "Wildhoney" (che invece riascolto spesso con immutata emozione) sono stati una band immensa.
Razor
Mercoledì 3 Giugno 2015, 21.27.49
3
passaggio blues in evilized, se non ricordo male, è vero, è strano, ma col senno di poi e senza paraocchi (anzi, paraorecchi) lo trovo veramente gustoso!
enry
Lunedì 1 Giugno 2015, 19.55.26
2
D'accordo su tutto, nonostante qualche 'scazzo' di esecuzione resta un signor disco, da 80 per me...Con Astral e Clouds forma una tripletta indimenticabile, i miei Tiamat preferiti (bello anche Wildhoney ma più lontano dai miei gusti).
Baron The Red
Sabato 30 Maggio 2015, 10.01.53
1
Mi vedo abbastanza d'accordo con la recensione sopratutto per quanto riguarda le varie sfumature del sound. Personalmente do qualche voto in meno,solo per qualche sbavatura di troppo. Il lavoro di batteria presenta qualche passaggio "rivedibile"..ma ci sta. Quindi il mio voto e' un buon 75 abbondante x il valore storico. Dopo di qui spiccheranno con l'ottimo Astral sleep e il mio preferito Clouds.
INFORMAZIONI
1990
C.M.F.T. Production
Death / Black
Tracklist
1. Intro - Sumerian Cry (Part I)
2. In the Shrines of the Kingly Dead
3. The Malicious Paradise
4. Necrophagios Shadows
5. Apothesis of Morbidity
6. Nocturnal Funeral
7. Altar Flame
8. Evilized
9. Where the Serpents Ever Dwell/ Outro - Sumerian Cry (Part II)
10. The Sign of the Pentagram (bonus track delle edizioni 1999 e 2009)
Line Up
Hellslaughter (Voce, Chitarra)
Emetic (Chitarra)
Juck (Basso)
Najse (Batteria)
 
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