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Mournful Congregation - The Monad of Creation
( 1677 letture )
Immobilità, fissità, cristallizzazione…se mai qualcuno, al tempo del big bang primigenio che ha dato origine all’universo metal, avesse anche solo osato immaginare un simile, possibile approdo per un genere che sembrava avere in ritmo ed energia i suoi assi portanti e i suoi crismi imprescindibili, sarebbe probabilmente finito nel catalogo dei provocatori o degli eretici passibili di fustigazione sulla pubblica piazza pentagrammatica. Se poi a questo aggiungiamo una tendenza quasi innata, nel senso comune, a “territorializzare” la musica (da cui le classiche semplificazioni Mediterraneo = colori & rime cuore/amore, Scandinavia = dolore & introspezione, Germania = potenza & propensione wagneriana…. ), ecco allora che l’incontro con alcune band rischia di diventare un’esperienza quasi traumatizzante, per chi si aggira tra le note corazzato da rassicuranti luoghi comuni.

Un classico caso “di scuola” è rappresentato dai Mournful Congregation, planati dall’assolata Australia sulle metal lande come alfieri di quel funeral doom che rappresenta di fatto l’ultimo stadio evolutivo sulla strada del rallentamento e della rarefazione dell’energia originaria. Circondati da un alone di mistero (le notizie biografiche sui componenti della band sono sempre circolate con molta parsimonia, per usare un eufemismo), i ragazzi di Adelaide avevano già stupito e colto nel segno con The Dawning of Mournful Hymns, album-raccolta delle fatiche dei primi demo riordinate in forma organica a regalare un’esperienza quasi mistica per durata e profondità.
L’eredità di un simile capolavoro avrebbe potuto schiacciare, sotto il peso della responsabilità, band anche più stagionate e navigate dei Nostri, ma Damon Good e compagni sembrano non conoscere pause e cadute di tensione, confermando un afflato compositivo di rara ispirazione e regalando così, con questo The Monad of Creation, un’altra perla destinata ad entrare di diritto nel pantheon del genere.

Le basi di partenza sono le stesse che hanno impreziosito la produzione degli esordi, a cominciare da una dilatazione temporale dei brani che raggiunge qui livelli stratosferici (un’ora complessiva per sole quattro tracce), accompagnata da una pari dilatazione strutturale che demolisce in più punti la forma-canzone, senza mai nemmeno lambire, peraltro, esiti anche solo vagamente riconducibili al concetto di “suite” col suo alternarsi di tempi e movimenti. Il segno della raggiunta maturità è dato anche dal progressivo distacco dalla lezione dei numi tutelari Thergothon e Skepticism, che viene riassunto plasticamente con la rinuncia al ricorso alle tastiere (affidando così alle sole sei corde il compito di definire tracciati e atmosfere) e raccogliendo la sfida dell’inclusione di consistenti parti melodiche nel corpo dei brani, ovviamente trasfigurate e rese così funzionali alla poetica funeral.
Ad arricchire il tutto provvede la prova dietro il microfono di Damon Good, magnificamente a suo agio con l’intero spettro vocale “nero”, da un growl più abrasivo che catacombale a uno scream mai sopra le righe, passando per sprazzi in cui semplici sussurri evocano magistralmente abissi carichi di oscurità. Dolore, sofferenza, sconforto, solitudine, dovunque ci sia un sentimento collegato al “lato B” dell’umana esistenza lì arriva la musica dei Mournful Congregation a tracciare spirali di desolazione senza speranza alcuna di salvezza o redenzione, ma commetteremmo un errore gravissimo se ipotizzassimo una banale uniformità nel velo scuro che copre lo scorrere del tempo e The Monad of Creation si incarica di indagare negli anfratti più nascosti del buio, a caccia delle sue diverse possibilità di declinazione. Ecco allora l’avvio plumbeo dell’opener Mother - Water, the Great Sea Wept a certificare la capacità della band di aggirarsi tra suggestioni claustrofobiche, ma ecco anche il sorprendente finale, dove il ricorso a riff prima circolari e poi sempre più incalzanti produce un effetto quasi epico, con una disperante desolazione ad affermarsi titanicamente sulla scena. Lo stesso canovaccio contraddistingue la successiva As I Drown in Loveless Rain, se possibile ancora più avvolta in una nebbia imprigionante, attraversata da rari lampi, peraltro esangui e mantenuti sfuocati sullo sfondo, ma di nuovo sinistramente animata in chiusura da melodie che evocano angosce che si perdono nella notte dei tempi.
La tavolozza dell’ispirazione dei Nostri ha però in serbo anche sorprese del tutto inaspettate, come attestato dall’improvvisa svolta minimalista di When the Weeping Dawn Beheld Its Mortal Thirst, tutta giocata sull’alternanza tra la componente musicale completamente acustica e i sussurri del vocalist, poco più che respiri che sembrano gorgogliare a stento sulla superficie ormai spoglia del viaggio. Il rientro in territorio canonicamente funeral è affidato alla monumentale titletrack, venti minuti che strappano letteralmente dalla percezione fisica del mondo e immergono l’ascoltatore in un fiume di emozioni e inquietudine. È praticamente impossibile descrivere a parole una simile “esperienza”, che parte innalzando un monolite nerissimo come tributo all’immobilità, si apre a suggestioni quasi prog, per virare infine nella seconda metà verso lidi intrisi di riflessi malinconici, portati alle soglie di approdi disperati da uno stacco acustico che va a morire piantandosi a coltello nell’anima.

Sognante senza essere visionario, lisergico ma mai psichedelico, con vertici di delicatezza estrema incastonati organicamente su una trama spigolosa, The Monad of Creation non è certo un album destinato a passare alla storia per immediatezza e fruibilità sulle corte distanze, ma una volta entrati in contatto e sintonia con il senso dell’abisso che trasuda da ogni ansa del loro fiume, poche band come i Mournful Congregation hanno saputo regalare pari trasporto e vertigini. Capolavoro.



VOTO RECENSORE
92
VOTO LETTORI
79 su 3 voti [ VOTA]
Punto Omega
Martedì 2 Giugno 2015, 23.40.48
5
E con questo sfornano il primo di tre capolavori. tanto per capirci: i Mournful Congregation sono IL funeral doom.
Elijah
Sabato 30 Maggio 2015, 18.04.01
4
Disco immenso di una band perfetta.
MrFreddy
Sabato 30 Maggio 2015, 15.54.09
3
Il migliore dei nostri. Disco enorme.
andy usurper
Sabato 30 Maggio 2015, 14.28.23
2
Assoluti,maestri indiscutibili del genere,non hanno mai sbagliato un disco,punto.
Monky
Sabato 30 Maggio 2015, 13.38.19
1
Per me il loro album migliore senza alcun dubbio. Ottima recensione!
INFORMAZIONI
2005
Weird Truth Productions
Funeral Doom
Tracklist
1. Mother – Water, the Great Sea Wept
2. As I Drown in Loveless Rain
3. When the Weeping Dawn Beheld Its Mortal Thirst
4. The Monad of Creation
Line Up
Damon Good (Voce, Chitarra, Basso)
Justin Hartwig (Chitarra)
Adrian Bickle (Batteria)
 
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