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House of Lords - Indestructible
( 2096 letture )
Estate: sole, caldo, zanzare, ragazze discinte, mare, frutta zuccherina, feste, barbecue, birra gelata e tanta musica sparata a mille attraverso i finestrini aperti delle auto. Che musica? Domanda superflua. Se c’è una colonna sonora perfetta per la stagione, quella è tanto sano hard rock melodico a stelle a strisce. Fate una prova: mettete un disco AOR, hard rock, rock’n’roll o glam metal in auto in questi giorni a tutto volume e mi darete ragione. Non c’è niente di più azzeccato. Tra i campioni riconosciuti del genere, sinonimo di qualità e professionalità al massimo livello ormai da anni, ci sono gli House of Lords, band capitanata dal singer James Christian, che grazie al contratto con Frontiers Records e ad una benvenuta stabilità nella formazione, da ormai dieci anni, a intervalli regolari, ci regala dei gran dischi di AOR sopraffino. Dopo due ottimi lavori come Big Money e Precious Metal che ne hanno rilanciato credibilità e vendite, la band si prepara a raccogliere i frutti di questa rinascita con il nuovo uscito, Indestructible.

Come i fan di lunga data sanno, il gruppo ha leggermente spostato il proprio baricentro espressivo, cercando di coniugare una maggiore potenza dettata da una sempre più presente sezione chitarristica al classico sound ottantiano, fatto di cori, armonizzazioni, cromature perfette, arrangiamenti curatissimi e bilanciamento perfetto tra ruffianeria radiofonica e muscolatura rock. Indestructible conferma e amplifica questa tendenza, relegando la parte tastieristica ad un ruolo decisamente meno trainante, seppur centrale negli arrangiamenti. Questo si traduce in un sound più scattante e aggressivo, pur nei canoni del genere, e molto meno magniloquente che in passato, con una primazia della chitarra e soprattutto della voce del leader James Christian, sempre accompagnata da cori sovrabbondanti. Si segnala in questo senso, una equalizzazione abbastanza particolare delle armonie vocali, dotate di un suono decisamente sintetico e digitale, il che, assieme all’uso preponderante di synth dovrebbe aiutare a dare quell’impronta “moderna” alla musica che la band va cercando. Il risultato di questo spostamento in realtà offre una doppia lettura: da un lato è indubbio che la maggior fisicità delle canzoni, unita alle melodie zuccherine ma sempre di ottima fattura offerte dal cantato, ci regali un disco che va via agile e piacevolissimo, senza cadute di tono e col giusto piglio, rivelandosi probabilmente il più duro tra quelli rilasciati finora dalla band. D’altro lato, si ravvisa una leggera ancorché innegabile perdita di identità per la formazione, che oggi si ritrova a competere in un territorio che già ospita Whitesnake, Winger, Def Leppard, Harem Scarem, Ten, TNT e altri giganti dell’hard rock melodico.
Da parte loro, gli attuali House of Lords offrono un disco virtualmente inattaccabile sotto ogni punto di vista, a parte come detto gli arrangiamenti appena più moderni che potrebbero non piacere agli amanti del sound classico della band. Ma da un punto di vista qualitativo, qua veramente non si scherza affatto. I brani sono praticamente tutti oscillanti tra il buono e l’ottimo, la prestazione della band semplicemente perfetta, con la giusta dose di grinta fornita dalla sezione ritmica coerentemente posta più in evidenza e che arriva a volte anche all’uso del doppio pedale, un lavoro di chitarra di gran classe e che regala assoli da manuale uno dietro all’altro e la solita bellissima voce di Christian che distilla passione e melodie vincenti. Rispetto ai dischi precedenti forse manca un pizzico di magia, quelle due/tre canzoni davvero sopra la media che fanno la differenza tra un disco formalmente perfetto ed uno da avere ad ogni costo. Ad un primo ascolto, anzi, Indestructible appare il classico album di maniera, iperprofessionale, ma un po’ freddo, mascherato dai chitarroni in bella evidenza. Bastano pochi ascolti, però, per rendersi conto che non è questo il caso e che ancora una volta i Nostri sono stati capaci di infondere alla propria musica un qualcosa in più, che fa comunque la differenza. L’alternanza tra brani decisamente più duri come l’opener Go to Hell, 100mph e la potentissima accoppiata Die to Tell/Another Dawn e altri più melodici come Call My Bluff, We Will Always Be One, riesce ad offrire comunque momenti di pura esaltazione come la bellissima Pillar of Salt, semiballad da manuale, una curiosa via di mezzo tra Beatles, Whitesnake e Led Zeppelin di classe superiore e l’emozionante Eye of the Storm. Sul finale si torna a macinare riff con Ain’t Suicidal, un po' ripetitiva nel chorus che viene però esaltata dallo splendido assolo di un Bell da applausi (ok, forse come struttura ricorda parecchio l’assolo di Highway Star, ma insomma, parliamo di uno degli assoli più belli della storia del rock non per niente) e con l’arrembante Stand and Deliver, anch’essa vicina ai Whitesnake più veloci, alla Bad Boys.

Chi vive per questo genere di musica, sa che un disco del genere resta da acquistare e ascoltare con reverenza, pur non possedendo i canoni del capolavoro, perché la prestazione dei musicisti e il livello del songwriting comunque sia giustificano il nome in copertina e il piacere di ritrovare una band capace di proporre con credibilità un sound apparentemente datato, che però non ha mai smesso di regalare brividi a chi si disinteressa di cosa va di moda, cercando piuttosto la sostanza e la qualità. Qui di qualità ce n’è tanta, a livelli che anche nel genere stesso sono toccati da pochi e anche se forse il colpo da knock out non arriva, altrettanto si può dire che mantenere livelli del genere per tutto un disco, per una band dalla storia così lunga, è una vera rarità e un merito assoluto. Il percorso di svecchiamento del sound del gruppo procede spedito e per adesso pur tenendo conto delle critiche già indicate, i risultati premiano James Christian e compagni. L’indurimento del sound e la maggior dinamica dei pezzi sono un toccasana in certi frangenti e, a conti fatti, non si può dire che il disco sia poi meno ricco di melodie assassine. Solamente che il resto è composto da riff potenti e ritmica martellante, spostando il risultato finale ad un passo dall’hard rock propriamente detto. Forse nel complesso Indestructible risulta appena meno interessante dei precedenti due, ma siamo sicuramente al cospetto di un gran disco. D’altra parte, come detto in apertura, è estate e se provate a sparare Indestructible a tutto volume in macchina mentre percorrete l’autostrada verso il mare, probabilmente vi sembrerà davvero di star correndo in un film verso un’avventura tutta da vivere.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
80.42 su 7 voti [ VOTA]
Graziano
Lunedì 8 Giugno 2015, 23.03.20
2
Precious metal mi aveva convinto a metà, qua invece ci siamo eccome. Rimangono sempre una band decisamente superiore alla media. Favolosi. Continuate così! !!!!!!
andy usurper
Domenica 7 Giugno 2015, 4.29.06
1
Come sempre i mun.1,disco di caratura superiore,una bAND CON UNA MEDIA STREPITOSA DI ALBUM FANTASTICOA,ED ORA CI AGGIUNGIAMO ANCHE QUESTO TASSELLO,PER ME DA 85!AVANTI COSì BOYS!
INFORMAZIONI
2015
Frontiers Records
AOR
Tracklist
1. Go to Hell
2. Indestructible
3. Pillar of Salt
4. 100mph
5. Call My Bluff
6. We Will Always Be One
7. Die to Tell
8. Another Dawn
9. Eye of the Storm
10. Ain’t Suicidal
11. Stand and Deliver
Line Up
James Christian (Voce)
Jimi Bell (Chitarra)
Jeff Kent (Tastiera, Basso, Cori)
Chris McCarvill (Basso)
B.J. Zampa (Batteria, Cori)
 
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