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Rigor Mortis - Rigor Mortis
( 2482 letture )
Se è vero che il thrash metal d’oltreoceano è stato consacrato pienamente nella Bay Area di San Francisco, è altrettanto vero che il Texas non è rimasto a guardare ed ha fornito un suo apporto fondamentale per la frangia underground del genere. Ovviamente, non stiamo parlando dei Pantera, i quali possono essere associati al thrash metal solo in riferimento al colpo di grazia che hanno assestato in un periodo già buio, buttandolo giù dal piedistallo e saltandovi sopra a piedi uniti con le innovative sonorità che verranno poi ribattezzate groove metal. La band in questione, invece, si è formata a Dallas nel 1983, vivendo praticamente ogni giorno sin dagli albori del genere musicale che sconquasserà il mondo dell’heavy metal nella seconda metà del decennio. Correva infatti l’anno della pubblicazione di Kill ‘Em All quando i diciottenni Mike Scaccia, Casey Orr ed Harden Harrison decisero di mettere in piedi una band che cavalcasse l’onda di quella estremizzazione dell’heavy metal, giocando con tematiche macabre ed oscure come la morte, l’omicidio ed il gore, spesso unito al soprannaturale. Quale monicker migliore per rappresentare una band del genere, se non Rigor Mortis? Ebbene, se avete già sbirciato il voto in fondo alla disamina, è probabile che vi stiate chiedendo cosa abbiano di speciale questi quattro "sconosciuti" ed il loro eponimo album d’esordio, uscito nel 1988 quando ormai i Metallica stavano per esaurire la loro vena creativa cedendo al richiamo del vil denaro. La risposta è semplice: tutto. I Rigor Mortis sono speciali al cento per cento, capaci di condensare in quaranta minuti il meglio della musica estrema che si potesse trovare in quegli anni: la tecnica strumentale è strabiliante, di molto superiore alle band storiche di quel periodo e tranquillamente paragonabile ai gruppi promotori dell’esuberante technical thrash; il songwriting è eccezionale, un perfetto mix di thrash, hardcore-punk ed elementi gore che tanto andavano per la maggiore in quegli anni in campo death (Scream Bloody Gore?); l’attitudine e la qualità del lavoro è sconvolgente, capace di spezzare in due anche l’ascoltatore più esaltato che nel lontano 1988 credeva di aver già ascoltato tutto del mondo metallico. Insomma, se proprio vogliamo riassumere i Rigor Mortis in una frase concentratissima, allora li dobbiamo definire come una delle poche band -se non l’unica- capace di superare l’attitudine spaccaossa dedita all’efferatezza di Slayer e Kreator nell’impatto frontale dei brani, pur ostentando allo stesso tempo una tecnica ed un’abilità strumentale seconda a nessuno.

Welcome to Your Funeral. Sì, stanno parlando proprio con te, ascoltatore. Benvenuto al tuo funerale, perché inciso su questo disco troverai ciò che più si può avvicinare alla morte, in ambito musicale. Non ci sono parole, nessun testo che ci accompagni in questa prima traccia strumentale: solo il possente lavoro alla sei corde di Mike Scaccia che, sin da subito, ci scartavetra la faccia a suon di riff urticanti. Il tutto comincia con un tranquillo lavoro d’accordi aperti, ma vira ben presto su uno schizofrenico incedere dove sembra quasi di vedere il chitarrista suonare il proprio strumento non con due, ma con almeno sette-otto mani. L’incalzante drumming nella strumentale sostiene tutto con veemenza, intessendo un tappeto ritmico vario ma compatto allo stesso tempo, cui si aggiunge un basso prorompente. Una volta che ci si rende conto che l’intera Welcome to Your Funeral è riconducibile solamente a tre musicisti, senza sovraincisioni ulteriori, è quasi naturale rimanerne stupiti. Con la successiva Demons entra in campo il singer Bruce Corbitt, che aggiunge la sua ugola urticante al malloppo sonoro dei Rigor Mortis, con un risultato pressoché perfetto, mentre ci descrive dall’interno l’arrivo dei demoni con innaturale efferatezza. Il lavoro solista di Scaccia è capace di far prudere le mani a qualsiasi chitarrista, rendendo incomprensibile la sua dimestichezza con la sei corde, capace di passare dal riffing più marcescente e schizofrenico all’assolo squillante e tecnicamente perfetto nell’arco di una frazione di secondo, prima di scivolare in un outro fatto di accordi a scalare. Manco a dirlo, l’attacco in tapping di Bodily Dismemberment ci travolge, alzando nuovamente l’asticella a livelli incontenibili, costruendo un pezzo che sembra fatto apposta per far sbucare dal nulla una folla oceanica immersa in un moshpit devastante. Condemned to Hell e Wizard of Gore formano una doppietta che chiude un Side A al fulmicotone, dove i nostri quattro ragazzi del Texas hanno messo a ferro e fuoco strumenti, amplificatori, pelli e, molto probabilmente, anche i fonici dello studio di registrazione, capaci tuttavia di regalare al disco un bilanciamento perfetto e qualitativamente eccelso; un risultato che è quasi una chimera per una thrash metal band misconosciuta che tenta di esordire alla fine degli anni ottanta. La dimostrazione di quest’ultima frase viene perfettamente condensata in Shroud of Gloom, pezzo che fa emergere il lato più hardcore/punk insito nel thrash metal d’autore, dove basso e chitarra duettano in un risultato grandioso che ci regala un esempio di come sarebbe stata la frangia punkeggiante della musica se fosse stata supportata da una tecnica strumentale eccelsa. Funzionano alla grande anche i cori di Casey Orr, il quale si guadagna anche il microfono principale per il brano successivo, Die in Pain, preludio vero e proprio al secondo album dei Rigor Mortis che andranno a fronteggiare l’uscita di line-up di Bruce Corbitt proprio con la promozione del bassista a prima voce; la timbrica è più cavernosa, altrettanto aggressiva e funziona benissimo per il tiro del brano in questione. Vampire, invece, ci consegna un introduzione meno cupa, su cui la possente interpretazione di Mike Scaccia ricorda per certi versi un’estremizzazione dell’alternate picking usato nel rock n’ roll, ma è solo un momento: il resto del brano è la consueta mazzata nei denti che non ci lascia un attimo di respiro. La doppietta conclusiva non poteva essere migliore, con l’esuberante Slow Death che condensa l’intero verbo dei Rigor Mortis in poco più di cinque minuti, facendo calare il sipario su uno degli album underground che meglio hanno interpretato il thrash sanguigno di fine anni ottanta, facendolo convivere con una tecnica strabiliante che buona parte dei gruppi del periodo potevano solamente sognarsi.

Come avrete già immaginato dalla disquisizione precedente, la grandiosità dei Rigor Mortis sta nel riuscire a far combaciare l’efferatezza più cruda del thrash metal con una tecnica che potrebbe tranquillamente affiancarsi alle realtà technical thrash più conosciute, quali Toxik, Watchtower, Coroner, Aspid, Mekong Delta. La differenza principale nei confronti di questo ultimo raggruppamento, tuttavia, sta nei limiti del genere: i Rigor Mortis suonano thrash e basta, con la tecnica strumentale d’eccezione che è puro e semplice mezzo per implementare l’efferatezza del songwriting senza perdere un’oncia in aggressività o melodia fine a se stessa. La voce di Bruce Corbitt è un misto di hardcore, thrash e death acerbo, pressoché perfetto per il genere che viene proposto in questo debut album: l’impatto delle corde vocali abrasive del singer è devastante, capace di non sfigurare con le lungimiranti linee chitarristiche impresse nella registrazione. A creare una solidissima base su cui muoversi, è il tentacolare lavoro alle pelli di Harden Harrison che si affianca ad un altro lavoro di grandissimo livello, quello di Casey Orr al basso. Messo in mostra da una produzione di alto livello, capace di trasporre l’attitudine e la forza d’impatto della band, donando al contempo uno spazio preciso ad ogni strumento, il bassista si prodiga in linee eccellenti e, talvolta, doppia le linee di Mike Scaccia, compito tutt’altro che facile da eseguire. E’ proprio il chitarrista il vero mattatore della band, capace di intessere riff al fulmicotone, dando più volte l’idea di suonare una chitarra in fiamme, tanto aggressiva quando veloce, ai limiti dell’umana comprensione. Questi riff vengono doppiati sia da linee soliste schizofreniche, le quali vanno ad aggiungere valore alla sezione portante, sia da veri e propri assoli che calzano a pennello sulle composizioni. Un lavoro così certosino e perfetto alla sei corde, in un disco thrash, è più unico che raro ed è proprio ciò che eleva il debut album dei Rigor Mortis al di sopra della stragrande maggioranza di dischi thrash old-school del periodo d’oro. Purtroppo, come già accaduto a moltissime altre realtà talentuose e dalle potenzialità infinite, la band di Mike Scaccia è stata crudelmente confinata nell’underground, apprezzata dal solito piccolo gruppo di estimatori che si basa sulla qualità oggettiva messa in campo. Tale supporto non è stato sufficiente, costringendo la band a sciogliersi dopo il secondo album e ad arrendersi alla sopraggiunta degli anni novanta, maledizione del thrash metal, per poi tentare una reunion pochi anni fa; in quel caso, è stato il destino a tacciare crudelmente i Rigor Mortis con la prematura dipartita del mastermind Mike Scaccia per infarto durante un concerto. Il terzo album, di cui il chitarrista aveva già registrato tutte le parti, è stato pubblicato con il titolo Slaves to the Grave l’anno scorso, prima del definitivo scioglimento della formazione. Spesso, il destino è beffardo. Ma è proprio il suo macabro senso dell’umorismo a consegnare una band alla leggenda. E quella dei Rigor Mortis non morirà mai.



VOTO RECENSORE
97
VOTO LETTORI
94.29 su 48 voti [ VOTA]
Eugenio Incompreso
Martedì 30 Giugno 2020, 1.06.03
23
Demons è l'unica canzone di quest'album che riascolto sempre con piacere, ma il resto è ok, da 6 e mezzo in pagella per intenderci. Il loro apice per me sarà il successivo ep Freaks (la titletrack è da antologia del thrash, superlativa!)
Master Killer
Giovedì 11 Giugno 2015, 15.01.17
22
Li conosco solo di nome e dal Chitarrista che ahimè purtroppo è morto nel lontano 2012.. comunque ascoltando questo album, noto un vero bilancio tra tecnica e efferatezza. davvero un bell'album, quasi quasi me lo ordino se esistono ancora copie..
Galilee
Mercoledì 10 Giugno 2015, 15.02.23
21
Ma sentiti, dalla recensione sembra il disco thrash più fico del mondo. Appena ho tempo li ascolto.
CYNIC
Lunedì 8 Giugno 2015, 21.57.17
20
(Sabbat "History Of A Time To Come'') (Apocalypse ''Apocalypse'') (DESTRUCTION ''Release From Agon'') (Coroner ''Punishment For Decadence'') (SUICIDAL TENDENCIES "How Will I Laugh Tomorrow When I Can't Even Smile Today") (Overkill ''Under the influence'') (Nuclear Assault ''Survive'') (Realm ''endless war'') (Acrophet ''Corrupt Minds'') (Deathrow ''deception ignored'') (Laaz Rockit "Annihilation principle") (Death ''Leprosy'') (D.R.I. ''4 of a Kind'') (Death Angel ''Frolic through the Park'') (Metallica ''...And Justice for All'') (Slayer ''South of Heaven'') (Testament ''The New Order'') (Voivod ''Dimension Hatröss'')---------> TUTTI CA.PO.LA.VO.RI.
metalraw
Lunedì 8 Giugno 2015, 19.58.59
19
bravissimo Monky.
metallo
Lunedì 8 Giugno 2015, 17.51.30
18
Correggo per i N.A. l 'album e' ovviamente Survive, ne approfitto per citare il disco dei Sadus che avevo scordato, lo prefersco un po piu' a questo, che per me si colloca bascolando tra 89-91.
metallo
Lunedì 8 Giugno 2015, 15.29.11
17
Era da tempo che non lo riascoltavo, bella esplicativa rece e bel discotto , condivido la stima per il bravo e compianto (RIP) chitarrista Mike Scaccia che sapeva riempire i brani di bella tenica e tanta bravura e passione dandogli il giusto peso e valore.Per quanto rigurda il 1988 per il trash in generale beh devo dire che ce ne e' di tutti i tipi per tutti i gusti e orecchie,si va ad es. dal technichaldeath-thrash(per chi ama quella voce e musica ovviamente) degli Incubus (serpent tentations) o dei Flames (summon the dead)ai lavori sottostanti da voi citati fino ad arrivare ai Suicidal Tendencies("how will") . passando per gli Overkill(Under the influence).poi a mio parere ce ne sono tanti altri che amio parere che per qualità e miei gusti personali sono validissimi come i Nuclear Assault (survival) i Necronomicon (escalation), i Realm (endless war), i Death Row (deception ignored), gli Accuser con il loro EP (experimental errors), gli Agony ( first defiance), e gli Acrophet (Corrupt Minds), ascoltateli a mio avviso ne vale veramente la pena.
Lo Scrondo
Lunedì 8 Giugno 2015, 10.28.19
16
Ottimo album. trovo giusto in risposta il commento 12. aggiungerei i magnifici hades che sono qui a fianco e sempre ben bilanciati tra le due anime , in una ridda di nomi, mi vengono in mente i Laaz Rockit di Annihilation principle
d.r.i.
Lunedì 8 Giugno 2015, 9.46.15
15
Poi quoto Theo, diciamo che in ambito estremo in quegli anni qualcosina di meglio, per i miei gusti, è uscita: Coroner - Punishment for Decadence Death - Leprosy Death Angel - Frolic through the Park D.R.I. - 4 of a Kind Metallica - ...And Justice for All Napalm Death - From Enslavement to Obliteration Pestilence - Malleus Maleficarum Slayer - South of Heaven Suicidal Tendencies - How Will I Laugh Tomorrow Testament - The New Order Voivod - Dimension Hatröss tanto per citare i più famosi
Unia
Lunedì 8 Giugno 2015, 9.38.20
14
Anche per me è un disco da 80 come voto, considerando che a me i Rigor Mortis piacciono molto.
d.r.i.
Lunedì 8 Giugno 2015, 9.24.56
13
Gran bel disco, ma non riesco a definirlo capolavoro indipendentemente da quanto uscito o meno negli altri anni. Per me i capolavori sono ben altri. 97 è troppo, 70 è troppo poco. Considerando il disco e l'importanza darei 82.
Monky
Lunedì 8 Giugno 2015, 1.22.48
12
Concordo con Beastman. Tutti album da leccarsi i baffi, soprattutto Sabbat e Coroner, però di questi ultimi vale secondo me lo stesso discorso dei Toxik...tra la tecnica e l'efferatezza del thrash, è sempre preponderante la prima. In Rigor Mortis entrambe le cose sono esaltate al massimo, allo stesso tempo. Con questo non voglio dire che sia un difetto dei Coroner, né che gli svizzeri non abbiano una bella "pacca" da thrash, sia mai una tale bestemmia...
Beastman
Domenica 7 Giugno 2015, 23.08.33
11
L'unico di quelli da te citati, Paolo, che se la può giocare alla pari è Punishment for Decadence. Col c...o che Release from Agony è migliore di questo. Ma nemmeno per sbaglio.
paolo
Domenica 7 Giugno 2015, 22.42.45
10
Anno 1988. Dischi molto più degni che però purtroppo hanno preso note più basse : Sabbat - "History Of A Time To Come ----Apocalypse - Apocalypse ----DESTRUCTION – “Release From Agony”----Coroner - Punishment For Decadence
Monky
Domenica 7 Giugno 2015, 16.47.29
9
Beh visto il tono civile dei commenti, per i quali -tutti quanti- vi ringrazio, perchè non facciamo qualche nome di band che, nel 1988, secondo voi era capace di mettere su disco un tiro ed una tecnica del genere? Rust in Peace è arrivato 2 anni dopo quando il cambiamento in technical thrash aveva già dato i suoi frutti. Gli Slayer avevano la pacca giusta eccome, ma non venitemi a dire che erano tecnici (eccetto Lombardo) come i Rigor Mortis. I Toxik, per carità tecnica strabiliante, velocità incredibili, ma non avevano questa efferatezza unita alla tecnica...erano molto più sparati e, sotto certi aspetti, melodici. Ripeto, nell'88 secondo me erano davvero pochi i gruppi capaci di unire così bene tecnica e tiro, anche nel death primordiale.
Dany71
Domenica 7 Giugno 2015, 16.10.13
8
Gran disco, ma 97 nn direi proprio. RIP dei Megadeth voto uguale?!?! Su disco il thrash metal se nn è variegato dopo un po ti rompi. Live no, va bene così.
Blackout
Domenica 7 Giugno 2015, 4.06.32
7
Uno dei migliori dischi thrash americano di sempre e miglior album per i Rigor Mortis, pura violenza. Anche io vado oltre il 90.
Bite the Bullet
Domenica 7 Giugno 2015, 0.29.07
6
Piú di 90 sicuramente!
Theo
Domenica 7 Giugno 2015, 0.05.49
5
P.S.: "capaci di condensare in quaranta minuti il meglio della musica estrema che si potesse trovare in quegli anni"... Eddai, era il 1988, non scherziamo...
Theo
Domenica 7 Giugno 2015, 0.02.16
4
Per carità, anche un bel disco (nemmeno lontanamente tra i migliori del suo genere) ma voto assolutamente sparato in aria. Non scherziamo, 97/100 è da pietra miliare della musica, su... Condivido più i commenti qui sotto che valutano intorno al 70, onestamente.
Paolo
Sabato 6 Giugno 2015, 20.09.33
3
Voto esagerato 72 corretto
LAMBRUSCORE
Sabato 6 Giugno 2015, 11.40.09
2
Non tra i miei preferiti, ce l'ho in vinile, il voto è esagerato per me, gli do un bel 75 comunque...e non credo sia poco.
CYNIC
Sabato 6 Giugno 2015, 11.26.57
1
97/100 anche per me!
INFORMAZIONI
1988
Capitol Records
Thrash
Tracklist
1. Welcome to Your Funeral
2. Demons
3. Bodily Dismemberment
4. Condemned to Hell
5. Wizard of Gore
6. Shroud of Gloom
7. Die in Pain
8. Vampire
9. Re-Animator
10. Slow Death
Line Up
Bruce Corbitt (Voce)
Mike Scaccia (Chitarra)
Casey Orr (Basso, Voce)
Harden Harrison (Batteria)
 
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