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King Diamond - The Spider`s Lullaby
( 2795 letture )
Quando The Spider’s Lullabye si affacciò sul mercato nell'ormai discretamente lontano 1995, la carriera di King Diamond viveva un momento di transizione che si riflesse inevitabilmente sulla qualità generale di questa realizzazione. Primo lavoro edito sotto l'egida della Metal Blade, l'album uscì a distanza di ben un lustro dal precedente lavoro da solista, ciò in quanto la situazione musicale del Re Diamante aveva subito un'evoluzione che aveva riportato temporaneamente in vita anche i più che gloriosi Mercyful Fate. I fortissimi dissapori con la Roadrunner, accusata di aver sabotato commercialmente il pur ottimo The Eye, lo portarono ad interrompere anzitempo i rapporti con la casa discografica in maniera non esattamente amichevole, facendolo restare di fatto privo di un contratto. A quel punto King decise di riportare in pista i Mercyful Fate, situazione che mise forzatamente in stand-by il suo lavoro da solista vero e proprio, fino a quando, cinque anni dopo i fatti appena narrati, decise (anche per ragioni commerciali, visto che il pubblico sembrava rispondere meglio al cantante in tale veste) di riprendere le redini della situazione. Firmato un nuovo contratto con la Metal Blade e messa insieme una nuova formazione che vedeva all'opera, oltre a lui stesso ed al chitarrista Andy Larocque reduce dal suo impegno con i Death del fondamentale Individual Thought Patterns, tre membri nuovi di zecca, ossia Herb Simonsen alla chitarra, Chris Estes al basso, (oggi programmatore di computer e musicista per hobby) e Darrin Anthony alla batteria, tutti ex Mindstorm. Il punto di ripartenza di King Diamond fu, appunto, The Spider’s Lullabye.

L'album in questione potrebbe essere definito un semi-concept, visto che esiste una storia che lega direttamente alcuni pezzi, mentre altri sono invece indipendenti, con i primi a costituire la sequenza finale della scaletta. Riguardo alla parte organicamente collegata, la storia che viene narrata è quella di un ragazzo di nome Harry, il quale soffre di un'incontrollata fobia verso i ragni, una vera e propria forma di aracnofobia, il quale andrà incontro a triste sorte per colpa del folle psichiatra al quale si rivolge, il dottor Eastmann. In estrema sintesi: il simpatico dottore pone materialmente il malcapitato davanti alla sua paura facendolo venire a contatto con vari ragni all'interno di una camera chiusa. Quando il povero Harry si lamenta di essere stato punto da uno di loro durante la notte l'eminente terapeuta sminuisce il fatto, salvo poi perdere il paziente a stretto giro di posta. La sua diagnosi parlerà di attacco provocato da un eccesso di paura, ma dagli occhi di Harry, la cui causa della morte viene catalogata come "sconosciuta", usciranno frotte di simpatici aracnidi, visto che quello che lo aveva punto aveva depositato nel suo corpo micidiali uova. Insomma: una tipica storia made in King Diamond. Per quanto riguarda i restanti brani, le vicende narrate sono quelle tipiche dell'immaginario del Re, ossia incubi vari, assassini, fantasmi, presenze et similia. L'album risente in parte anche della frammentarietà provocata dal suo essere diviso in due, con le canzoni "indipendenti" -da From the Other Side a Six Feet Under- che mostrano qualità altalenanti. Se infatti non ci troviamo mai davanti a pezzi realmente poco riusciti e qua e là emergono anche spunti di sicuro interesse, con la stessa From the Other Side, la quale descrive una esperienza extra-corporea, a rappresentare una canzone di livello soltanto medio e The Poltergeist, che parla di un singolare fantasma, ad indicare invece un pezzo di qualità ben più alta, la scaletta nel suo complesso mostra alcuni momenti di pausa rispetto ai dischi più riusciti che ne abbassano la valutazione piuttosto al di sotto di questi ultimi. In mezzo Killer, canzone un po' di maniera dal tipico ritornello, ma meno incisivo rispetto alle migliori nonostante le tastiere gotiche. Gli incubi demoniaci di Dreams riportano un po' agli anni 80 dei Mercyful Fate, con la sua tipica struttura e la prova istrionica di King, poi Moonlight riporta in auge un tema sfruttato ripetutamente in ambito metal, quello del film intitolato Village of the Damned e dei suoi bambini telepatici. Pezzo riuscito, con un ritornello efficace e l'ausilio di tastiere ben utilizzate con le scopo di creare pathos, ed anche un certo retrogusto fanciullesco nell'arrangiamento che talvolta ricorda una filastrocca si inserisce bene nel contesto. I bpm salgono in maniera evidente con Six Feet Under, un brano diretto e meno elaborato rispetto alla media che si ricollega nel testo a Them e Conspiracy, concludendo anche la parte dell'album non legata da un concept. Da The Spider's Lullabye a To the Morgue si sviluppa quindi la storia di Harry, il quale, come detto, si affida improvvidamente alle cure del Dottor Eastmann, rintracciato tramite un quotidiano, col seguente, terribile epilogo prima nella stanza 17 e poi con la sortita dei ragni dal corpo consunto del paziente ormai deceduto. Molto più compatta musicalmente rispetto alla precedente proprio a causa del nesso che lega la scrittura, quella del concept è certamente la parte migliore del disco, con la band in buona forma, la musica che si fa più sinistra ed oltretombale, King Diamond più convinto e, soprattutto, evidenti influenze anni 70 in stile Alice Cooper che conferiscono al tutto quel tocco teatralmente schizoide assolutamente necessario per una simile proposta.

The Spider's Lullabye è un album che mette in mostra tante buone cose (l'ottimo lavoro di Andy LaRocque, la buona compattezza dei nuovi, peraltro già al lavoro assieme in precedenza, ed il solito King Diamond da "prendere o lasciare"), ma anche una certa disomogeneità tra prima e seconda parte, qualche riff non esaltante, qualche inciampo negli arrangiamenti e qualche passaggio vocale troppo forzato anche per uno come il nostro. Nel complesso si tratta di un lavoro che si mantiene su un buon livello se considerato singolarmente, ma che perde il confronto con la gran parte della discografia di Kim Bendix Petersen/King Diamond, nella quale non si fatica a trovare molti dischi di caratura nettamente superiore. Col senno di poi si potrebbe addirittura sostenere che un ipotetico EP con i quattro pezzi conclusivi più un paio dello stesso livello, scritti per sviluppare più ampiamente il concept, avrebbe fruttato un risultato nettamente superiore e riportato meglio sulla cresta dell'onda il cantante, ma ovviamente le valutazioni ex post sono sempre molto più facili di quelle da fare "in diretta", senza contare le esigenze della casa discografica. Per chi volesse approcciarsi per la prima volta alla musica di King Diamond, The Spider's Lullabye non è probabilmente il modo migliore per farlo, ma l'opera in questione rimane comunque perlomeno piacevole, anche se è scontato che i capolavori del danese siano ben altri. Per chi volesse, ne esiste anche un'edizione rimasterizzata dal buon Andy LaRocque nel 2009.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
93.27 su 11 voti [ VOTA]
Vittorio
Martedì 15 Agosto 2017, 22.12.16
13
Quando il Re fa uscire un disco "normale", tira fuori comunque un gran bel lavoro. Mi piace moltissimo.
Osvaldo
Mercoledì 17 Giugno 2015, 22.33.26
12
Album "minore" della discografia del re.... Eppure ci sono dei momenti altissimi! "Poltergeist" e "moonlight" su tutte!! Tra gli altri album meno conosciuti adoro "the graveyard", un concept davvero angosciante ed orrorifico. Non c'è un album brutto di King Diamond, lunga vita al re!!!
manaroth85
Domenica 14 Giugno 2015, 10.01.17
11
ma quanto spacca six feet under?? ottimo disco un 85 se lo merita
Diego
Sabato 13 Giugno 2015, 15.47.53
10
La carriera solista del Re si attesta tra il 77 (voto davvero perfetto Raven) di questo disco e il 99 di uno qualsiasi tra Abigail, Them e...House of God!
Baron
Sabato 13 Giugno 2015, 15.34.25
9
Anche quando il Re non fa capolavori...fa comunque bei dischi....e questo lo e'...! Il capolavoro e' The Poltergeist....sempre lunga vita a Re Diamante
jek
Sabato 13 Giugno 2015, 13.35.17
8
Gran bella recensione Raven. Giusto anche il voto, per me il lavoro più scadente di quelli sentiti (anche se dire scadente di un disco del Re suona come una bestemmia in conclave o un megarutto in un corso di galateo)
Sorath
Sabato 13 Giugno 2015, 13.30.32
7
Ricordo ancora la sera inveranle che acquistai questo album per soli tre euro, quante volte mi sono emozionato e ancora adesso mi emozione ascoltando Moonlight...il mio primo album dei King Diamond, quanti anni saranno passati oramai, il voto della recensione e' giusto ma io lo arrotondo a 80 ma per puro e semplice fattore sentimentale.
Andrea
Sabato 13 Giugno 2015, 13.19.06
6
Il fan può (giustamente) dire ciò che gli pare in base al proprio gusto. La critica è ovviamente altra cosa.
simo
Sabato 13 Giugno 2015, 13.08.50
5
Dai non puoi uguagliarli come qualità
paolo
Sabato 13 Giugno 2015, 13.01.47
4
Them 99
simo
Sabato 13 Giugno 2015, 13.00.16
3
Se questo é da 99,Them quanto prende? Sentiamo
paolo
Sabato 13 Giugno 2015, 12.35.59
2
Non d'accordo con i scarsi 77 punti. Album da minimo 99 punti !!!
CYNIC
Sabato 13 Giugno 2015, 11.42.52
1
ciao vecchio corvo è sempre un piacere leggere le tue recen... io amo alla follia King Diamond & i Mercyful Fate!!!! non mi esprimo in un giudizio numerico, ma basta dire che il tuo 77/100 è un gran bel voto acquisto sicuro da fare per chi non c'è la. Franz......
INFORMAZIONI
1995
Metal Blade Records
Heavy
Tracklist
1. From the Other Side
2. Killer
3. The Poltergeist
4. Dreams
5. Moonlight
6. Six Feet Under
7. The Spider’s Lullabye
8. Eastmann’s Cure
9. Room 17
10. To the Morgue
Line Up
King Diamond (Voce, Tastiera)
Andy LaRocque (Chitarra, Tastiere)
Herb Simonsen (Chitarra)
Chris Estes (Basso)
Darrin Anthony (Batteria)
 
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