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Kontinuum - Kyrr
( 1733 letture )
I’m addicted to you
You’re a needle in my vein
Gently put it in
And intoxicate my brain


L’Islanda, un paese sperduto ma così vicino, un’isola a livello geografico, una Lemuria riemersa se contestualizzata al livello prettamente musicale. Realtà di notevole spessore e carisma, quelle che negli ultimi anni si sono affacciate sulla scena mondiale: sopra tutti ritroviamo i Solstafir, che con gli ultimi album hanno emozionato ed incantato attraverso una crescita esponenziale, raggiungendo il culmine con l’ultimo capolavoro; i Kontinuum dalla loro, più giovani a livello discografico, trovano la forza interiore di riuscire a racchiudere il loro paese in otto canzoni con lo charme che solo lì può nascere ed espandersi. Kyrr è il secondo album dei nostri; mostra la stoffa del campione con una maturità che offre all’ascoltatore pochissimi dubbi sulla qualità compositiva qui in essere, un album fatto di sfumature, dilatazioni e dualismi interiori vivendo attraverso un’anima più rock rispetto ai conterranei. Il parallelismo con i “cugini” è di dovere, non tanto a livello musicale, quanto perché entrambi riescono a raccontarti il vento, le scogliere a picco sull’oceano atlantico e quelle distese innevate dove lo spazio-tempo si restringe sino a limitare i battiti del cuore, quando chiudi gli occhi e voli lontano, così lontano che esisti solamente tu e l’infinito.

Inserire Kyrr nel lettore CD con cuffie annesse è un’esperienza da vivere, per chi adora lasciarsi cullare dalla notte con sinuosa leggerezza mentre si attende l’arrivo di Morfeo, otto canzoni, otto gioielli singolari e preziosi. Non bisogna lasciarsi fregare dalla introduzione e dal singolo Breath, che nella sua sintassi radiofonica potrebbe trarre in inganno, non lasciando percepire le sfumature che più avanti si lasciano apprezzare formando un quadro d’azione caleidoscopico. La struttura dilatata di ogni brano non è descrivibile semplicemente tramite le canoniche frasi da recensione, passare dalla già citata hit da radio, per trasmigrare su canzoni come I Huldusal o la title track con le venature delle contaminazioni di Pelican e Anathema, fino ad arrivare al Katatoniano duo In Shallow Seas-Red Stream che riportano alla memoria echi di Last Fair Deal Gone Down. La strumentale Lone, con echi di Green Carnation radicati nelle fondamenta, per essere destrutturati e rielaborati per concentrare il tutto in un solo gesto: chiudere gli occhi e perdersi. Album come questo non devono per forza essere descritti, oramai molto è stato sprecato e ci si dimentica quanto sia forte il sentimento, quello che fa nascere e crescere la musica dentro ognuno di noi; potrei raccontarvi ogni attimo, ogni sfumatura e passaggio, ma con quale pro? Con quale coraggio? Con quale sintassi potrei comparare le mie frasi ad un ottagono di così aperte visioni? Posso solo raccontarvi l’effimero e l’inutile, oppure in ultimo posso offrirvi la proporzione rispetto al precedente Earth Blood Magic. Kyrr ha una leggerezza maggiore, un’atmosfera metafisica amplificata dove i tempi, rallentati ulteriormente, si uniscono con una produzione più soft e moderna, riuscendo a far sentire ogni strumento si più livelli. Le tre chitarre fanno del loro meglio dipingendo leggeri arpeggi, piccole macchie d’inchiostro su una parete grande come l’immaginazione colmandola goccia dopo goccia dei tuoi pensieri, una macchia di Rorshach a cielo aperto.

Come il vento corre veloce non vi sono frasi da sprecare, prendere o lasciare non te ne devi avere a male, in fin dei conti basta continuare e sulla strada una sorpresa puoi trovare. Rima? No-si-non lo so-giudica-rifletti. Kyrr è l’emblema per chi desidera abbracciare qualcuno con cui condividere un’avventura, è il piedistallo dei solitari, degli intolleranti, degli impavidi noncuranti dove il confine musicale non ha sostanza, non si materializza diventando merce per il cuore. Il sole risplende la fuori, la stagione è calda e probabilmente i Kontinuum non sono la band più azzeccata del momento, ma teneteli sotto vuoto, preservate il loro sapore e appena la nebbia farà capolino, perché oh si che lo farà, riaprite il vaso di Pandora che avete lasciato macerare nel periodo estivo, tornerà utile. Potrete sorvolare l’Islanda, la terra inesplorata entro di essa, le scogliere e il vento che invade i nostri due personaggi della copertina, potrete viaggiare rimanendo immobili e da un album musicale, cosa bisogna chiedere se non questo?

You have waited so long
For this Calm
You can set your wide sail down



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
81 su 3 voti [ VOTA]
Le Marquis de Fremont
Lunedì 22 Giugno 2015, 18.17.07
6
Veramente un ottimo album. Si sente innanzitutto, un songwriting fresco e con molte idee. Poi mi piace il groove che sta sotto ai vari pezzi. Non li conoscevo e vedrò di approfondire anche il precedente. Mi sono anche fatto procurare l'intera discografia dei Sólstafir che ho, anche quelli, iniziato ad ascoltare da poco. Probabilmente sarà un inizio d'estate un po' Islandese. Bella anche la recensione, complimenti a Monsieur "Ad Astra". Au revoir.
InvictuSteele
Giovedì 18 Giugno 2015, 15.48.55
5
Bel disco anche se preferivo il primo perché più potente e più post metal. Questo qui mi sembra improntato più su goth moderno. Comunque buonissima band anche se i Solstafir sono lontani anni luce per maestria e ispirazione
GT_Oro
Giovedì 18 Giugno 2015, 15.11.42
4
Comunque buon disco, un 75 meritato. Notevole la voce.
Cipmunk
Giovedì 18 Giugno 2015, 13.05.41
3
Accattivante modern Gothic....ma di post metal ne sento poco.....
elisa
Giovedì 18 Giugno 2015, 12.30.37
2
Personalmente ho preferito molto di più il primo "Earth blood magic", l'ho trovato più dinamico e maggiormente ispirato con atmosfere black e progressive. Comunque anche questo non è niente male...Oltre ai Solstafir mi sembra di senterci pure l'influenza degli ex-Beastmilk
.:alekos:.
Giovedì 18 Giugno 2015, 11.40.44
1
Gran bel disco, che affascina come se gli assolati deserti americani si fossero per magia teletrasportati negli spogli paesaggi islandesi. Le asprezze della natura come comune denominatore della ricchezza espressiva, ipoteticamente a cavallo fra stoner/desert rock e algido post-metal...
INFORMAZIONI
2015
Candlelight Records
Post Metal
Tracklist
1. Breath
2. Í Huldusal
3. Hlidargötu Heimsveldi
4. Kyrr
5. Undir Punnu Skinni
6. Lone
7. In Shallow Seas
8. Red Streams
Line Up
Birgir Már Þorgeirsson (Voce, Chitarra)
Thorlakur Thor Gudmudsson (Chitarra, Tastiere, Voce)
Ingi Þór Palsson (Chitarra)
Engilbert Hauksson (Basso)
Kristján Einar Gudmudsson (Batteria)
 
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