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Sulphur Aeon - Gateway to the Antisphere
( 3096 letture )
“Il tempo, proseguirono le onde, è immobile; non ha né inizio, né fine. Che abbia movimento e sia la causa del mutamento è solo illusione. In realtà, il tempo stesso è illusione perché, a parte la visuale ristretta degli esseri delle dimensioni limitate, non esistono cose come il passato, il presente e il futuro. L’uomo pensa al tempo soltanto in virtù di ciò che chiama cambiamento, ma anche quest’ultimo è illusione. Tutto ciò che era, che è, e che sarà, esiste simultaneamente.”
Howard Phillips Lovecraft


Entrare nelle viscere degli abissi a molti incute timore; bagnarsi il capo avendo la certezza che probabilmente non si farà mai più ritorno, senza più poter respirare, illuminando gli ultimi ricordi della luce terrena, risulta ancora più da temerari. Creati i cancelli che dividono la vita dal sulfureo oblio, una volta che i polmoni non scandiscono più il trascorrere del tempo, anche tu nel bene o nel male, sul fondo delle acque troverai pace nell'incanto dell'eterna culla, immortale agli occhi del mondo, inesistente al tuo nuovo padrone: il mare.

Suonare death metal oramai è cosa di molti, il libro non scritto degli stilemi compositivi è inciso nella roccia da decadi e gli elementi che completano un album sono bene o male sempre gli stessi, così è, così sarà nei secoli dei secoli ameno!. Riflettendoci, raramente esiste la possibilità di percepire qualcosa che invogli l'ascoltatore medio a riprendere in mano l'oggetto in questione, ancor più raro è il caso dove il “veterano” chieda di più, ancora ed ancora, per assetare la brama di death compensando lo sconfinato ma qualitativamente brullo panorama che quotidianamente gli si prospetta di fronte. Due anni fa, silenziosi e pestilenziali, i Sulphur Aeon si presentarono con quel piccolo diamante grezzo chiamato Swallowed By the Ocean's Tide: un grande polipo ha afferrato i pretenziosi, ricordandogli che viva è la fiamma nelle profondità, che le piccole realtà riescono ancora a stupire mietendo vittime. Un album fatto col battito degli abissi, il sangue freddo e le branchie a portata di mano; una band che suona esattamente quello che in molti oggi rimpiangono, quell'old school fatto di canzoni spaccaossa, una produzione al limite del live e la violenza di un naglfar nella tempesta. Dettagli che spesso si perdono nella vastità della proposta servita su un piatto d'argento sporco di letame da centinaia e centinaia di gruppi; cos'hanno di speciale questi tedeschi che in molti non riescono ad afferrare? Perché, da semisconosciuti, oggi spopolano su testate e in molti si stanno accorgendo di loro? Tralasciando il cambio di casa discografica, che sicuramente li ha avvantaggiati nel raggiungimento di nuove schiere di fan, la verità pura, schietta senza se e ma d'ordinanza è che questo nuovo album spacca pesantemente. Si metta a verbale che Gateway to Antisphere è nella top ten dei dischi di puro death dell'anno.

La storia alle spalle: quell'oceano dove uno stregone sullo scoglio invoca Chthulu mutato in una sottospecie di Kraken, immenso e sproporzionato al mondo umano, per palpare la paura, la follia, l'estremismo concettuale alle spalle dell'ignota figura che in pochi hanno avuto la (s)fortuna di contestualizzare e raccontare. La copertina parla chiaro e non appena ci si lascia avvolgere dalle spire mortali dell'intro, un senso di mancamento arriva silenziosamente, affievolendo ogni tuo bagliore, ogni tuo ricordo, e nella notte i demoni catacombali si risvegliano affamati. I connotati stilistici all’interno di questo abisso musicale sono riconducibili a specie differenti; esistono chiari sintomi patologici dove una band prende le sfumature di questa o quell’altra, come già detto molteplici volte in passato, sapendo che solo i mestieranti copiano, i migliori prendono e personalizzano per elevare. Così che i Sulphur Aeon afferrano per la coda prospettive da Immolation, Behemoth, Hypocrisy e in certa parte quella sana dose doom cadenzato tipica di Incantation e Morbid Angel del periodo Domination. Involontariamente in questo calderone, farcito tra alcune delle più grandi band del passato e del presente, c’è quella virgola, quell’accento che in pochissimi secondi ti fa riconoscere subito la matrice stilistica, figlia di insegnamenti appresi, studiati e interpretati come oggigiorno meglio non si possa fare. Entrare in contatto con brani come Calls From Below, Diluvial Ascension-Gatweways to the Antisphereo He is the Gate risulta disarmante e il Kaken prende vita all’alba di un nuovo giorno, di un nuovo mondo dove la luce dei tedeschi brilla in tinte bluastre come gli oceani. Non v’è solo una persistenza continua del death vecchia e/o nuova scuola, l’atmosfera lovecraftiana insistita in ogni canzone è prepotente, avulsa e distorta così al limite da non riuscire a percepire dove oscilli il confine tra standard compositivi e quella vena (mi si perdoni il termine) progressive, che porta il tutto ad un dinamismo più unico che raro. La dinamica, la progressione verso il non scritto che rende Gateway to the Antisphere un album magico, lugubre e indemoniato; la sensazione di volerlo, doverlo riascoltare per divinizzare ancora di più il mito e chi gli ruota attorno.

Non è un album che rivoluziona il mondo ma che nella sua sincerità ha intrappolato moltissimo di quello che oggi un appassionato death metal può chiedere. Piaceranno bene o male a tutti e a nessuno, dividerannno ma pararsi gli occhi e dire che oggi necessitiamo di album così è più che doveroso. Un netto passo in avanti rispetto al primo capitolo che porta alla domanda: ma se questo è il livello ottenuto, al terzo fatidico capitolo che ci combineranno? C'è tempo di fronte, sopratutto tutto il tempo necessario per spararsi in vena a volume violenza questo becero animale delle profondità. Prendete fiato, il viaggio è lungo e dove la luce si spegne, risulta impossibile trovare la via del ritorno.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
78.25 su 12 voti [ VOTA]
DëZ
Sabato 25 Luglio 2015, 15.13.52
7
Gran bel disco e ottimo gruppo...riferendomi al commento in basso pare che i diocletian si siano sciolti ormai, peccato
Northcrossdeath1
Martedì 7 Luglio 2015, 14.16.50
6
Lo sto ascoltando da poco, sono al secondo giro e che dire?? Disco potente, maligno e misterioso, davvero bello! Inoltre è molto affascinante il mito Chthulu... Penso che i Sulphur omaggino alla grande Lovecraft e le sue atmosfere da oblio. Davvero complimenti! Come voto sono in linea con il recensore, a cui faccio i complimenti per la bella recensione. PS Questo è il primo disco che ho ascoltato dei Sulphur, il precedente è in linea con questo? Lo consigliate?
Uno
Lunedì 22 Giugno 2015, 11.32.25
5
E' in mio possesso da un paio di mesi. Che dire, è un album veramente bello, intenso e dal sound personale. Tutti i pezzi sono validi e ben suonati, produzione ottima ma volutamente cupa e poco "patinata", il che contribuisce a quella particolare atmosfera viscerale. Una menzione particolare la merita l'artwork: copertina e slip cover veramente superbe!!!
Andy Thrasher
Sabato 20 Giugno 2015, 1.10.19
4
Al momento insieme a Lvcifyre e Diocletian sono i gruppi piu' cattivi in circolazione. Disco superbo.
galilee
Venerdì 19 Giugno 2015, 14.06.00
3
Questo disco spacca. Lo prenderò di fisso. Già il precedente era una gran cosa.
Halo
Venerdì 19 Giugno 2015, 13.20.33
2
Mostruosi, bellissime atmosfere, acquisto sicuro
Doomale
Venerdì 19 Giugno 2015, 12.56.10
1
Un calderone dalle svariate sfaccettature di Death e spruzzatine black....non di facile ascolto...dovrò farlo girare ancora ma in defenitiva è un buon lavoro.
INFORMAZIONI
2015
Season of Mist
Death
Tracklist
1. ... to Drown This World
2. Devotion to the Cosmic Chaos
3. Titans
4. Calls from Below
5. Abysshex
6. Diluvial Ascension - Gateway to the Antisphere
7. He Is the Gate
8. Seventy Steps
9. Onwards... Towards Kadath
10. Into the Courts of Azathoth
11. Conclusion
Line Up
M. (Voce)
T. (Chitarre, Basso)
D. (Batteria)
 
RECENSIONI
78
 
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