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Hollow Haze - Memories of an Ancient Time
( 1337 letture )
Già da qualche anno i vicentini Hollow Haze sono passati dall’essere una delle band più promettenti del panorama heavy/power italiano a venire considerati come una solida realtà di settore. Dalla loro hanno cinque album a testimoniarlo, nei quali, oltre ad una maturità artistica sempre più marcata, è avvertibile anche una certa predisposizione a non rinchiudersi entro i confini di un unico genere, ma al contrario esplorare, in un processo di continua evoluzione, territori musicali diversi tra loro. Ciò, ovviamente, con tutti i rischi del caso. Dal 2003 ad oggi, gli Hollow Haze sono stati infatti etichettati di volta in volta come un gruppo hard rock, heavy metal, power e addirittura prog. Ciò che stupisce e che rende originale la loro proposta, è il fatto che allo stato attuale non sia ancora possibile riferirsi agli Hollow Haze con uno di questi generi, ma piuttosto con una -felice- commistione degli stessi. L’impianto di base prettamente heavy metal lascia infatti ampio spazio a soluzioni ritmiche tipiche del power metal, nonché ad elaborazioni strumentali affini al prog, il tutto condito da delle atmosfere sinfoniche, possibili in special modo grazie al costante supporto del tastierista Simone Giorgini, sempre presente da cinque anni a questa parte, anche se mai messo in primo piano e spesso neppure citato all’interno della line-up. Ciò che più di ogni altra cosa inficia sul risultato finale di questo disco (ma anche dei precedenti) è l’instabilità di un ruolo importante come quello della voce principale. Per i primi cinque lavori in studio, infatti, il microfono è passato tra le mani di quattro diversi cantanti -ultimo dei quali il sempre più attivo Fabio Lione- e col nuovo Memories of an Ancient Time il discorso non cambia, anzi, in un certo senso addirittura la situazione sembra peggiorata, in quanto le voci presenti sul disco sono affidate interamente a degli ospiti. Certo, si tratta di artisti dalla fama importante: Mats Levén, Rick Altzi e Amanda Somerville non sono nomi da poco, ma con tutta la buona volontà non possono rimediare completamente ad una carenza tanto evidente. Una precisazione è però da fare: l’album è legato nel suo concept al precedente Countdown to Revenge e le diverse voci hanno ruoli ben precisi nella trama del disco. Resta il fatto che Memories of an Ancient Time, pur partendo con ottime aspettative, non riesce a mantenerle fino in fondo.

L’album è permeato da atmosfere cariche d’intensità, come si può notare fin dall’intro Out in the Darkness. La chitarra di Nick Savio e la sezione ritmica composta dal basso di Dave Cestaro e dalle pelli di Camillo Colleluori spingono parecchio sull’acceleratore, il tutto con una coordinazione ed un’intesa tra gli strumenti davvero eccelsa. Ciò che ne viene fuori non è mai nulla di troppo innovativo, ma l’impressione nell’insieme è davvero ottima e la maturità degli Hollow Haze emerge anche quando ci rendiamo conto che non vi è ombra di filler e che la maggior parte dei brani resta in testa e non annoia. Ciò su cui i vicentini dovrebbero puntare con ancor più decisione sono i momenti solistici; molti dei pezzi qui presenti rasentano infatti livelli qualitativi eccelsi da un punto di vista strumentale, specialmente grazie al comparto riff di Savio, ma sono purtroppo “smorzati” da linee vocali non sempre all’altezza e che talvolta occupano perfino troppo spazio. La voce, o per meglio dire le voci, sono l’anello debole di una catena che sembrerebbe funzionare ormai a occhi chiusi. Per fortuna è facile lasciare da parte questi pensieri durante l’ascolto di brani quali Created to Live, An Ancient Story o Eyes of the Sphinx. Questi tre pezzi sono le punte di diamante di un lavoro che appare molto curato sotto quasi tutti gli aspetti e che ci conferma l’ottimo stato di salute della band italiana, che nonostante gli ostacoli incontrati negli anni non sembra aver perso l’ispirazione. Di un certo interesse anche le varie Rain of Fire Lights e Silvertown, accomunate da una forza d’urto a tratti impressionante. Demon non è da meno in quanto a potenza espressa, ma si posiziona almeno un gradino più in basso delle precedenti tracce. Appena sufficienti sono invece Angeli di Fuoco e Lance of Destiny: la prima, caratterizzata dai pre-ritornelli cantati in italiano, unisce abbastanza bene potenza e melodia, ma è dispersiva e non lascia molta traccia di sé; la seconda, dopo un buon minuto iniziale carico di aspettative, evolve in un brano senza infamia né gloria. Apprezzabilissima la conclusiva Gate to the Eternity, una semi-ballad dalle atmosfere grigie e malinconiche, ma connotate da una certa dose di speranza.

Come accennato ad inizio recensione, questa sesta fatica degli Hollow Haze ci dà ulteriore conferma delle loro qualità, di cui eravamo già a conoscenza grazie ai precedenti ottimi lavori in studio. Tuttavia il disco non scorre via liscio e senza intoppi, molte sono le cose da sistemare per il futuro più prossimo, soprattutto se si vuole fare un ulteriore salto di qualità ed evitare il rischio di sfornare album appena nella media se messi a confronto con le altre uscite di settore. Una formazione stabile e completa di tutti gli elementi necessari sarebbe un buon punto di partenza per provare a mettere in campo tutte le potenzialità inespresse degli Hollow Haze, in special modo facendo leva su ciò che ora come ora, ancora alla ricerca di un’identità definitiva, non è possibile mettere in atto. Per raggiungere vette più alte manca davvero poco, ci auguriamo che se ne potrà parlare già alla prossima occasione.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
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AL ALEPH
Martedì 30 Giugno 2015, 10.40.25
5
Per me è già tanto se arriva al discreto... insipido e noioso.
neilpower
Martedì 30 Giugno 2015, 9.02.44
4
Certo, non si discute...vediamo però se farà mai una data con loro. Per un progetto da studio va benissimo, ma poi? Scommetto che si presenteranno live con qualche cantante della zona.
dorian gray
Lunedì 29 Giugno 2015, 23.04.10
3
Sonato??e chi è??ragazzi qui c'è sua maestà mats leven,uno dei cantanti piu dotati in circolazione!!ascoltare facing the animals e come canta con krux,amaseffer,abstrakt algebra,therion ecc ecc..........un cavallo di razza!!!
neilpower
Lunedì 29 Giugno 2015, 20.03.51
2
Non sono d'accordo sul fatto che siano un grandissimo gruppo, sicuramente un'ottima band ma non indispensabili. Il fatto di avere vari cantanti con un certo nome servirà ad avere più visibilità. Sonato era perfetto per loro, ma poi vai a capire le dinamiche di una band!!!
Loco
Lunedì 29 Giugno 2015, 10.42.08
1
Grandissimo gruppo che non potrà mai esplodere senza un cantante!!!!!!!! Ma pensano si possa prescindere da questa figura? E' la prima cosa che si guarda e si ascolta nella musica... Non capisco la loro filosofia... Alex "Ramon" Sonato mi era piaciuto veramente tantissimo in "Poison in black", perchè l'hanno liquidato???
INFORMAZIONI
2015
Scarlet Records
Heavy/Power
Tracklist
1. Out in the Darkness (Intro)
2. Rain of Fire Lights
3. Created to Live
4. An Ancient Story
5. A New Era
6. Night Is Calling
7. Angeli di Fuoco
8. Silvertown
9. Eyes of the Sphinx
10. Lance of Destiny
11. Demon
12. Gate to the Eternity
Line Up
Nick Savio (Chitarra)
Dave Cestaro (Basso)
Camillo Colleluori (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Mats Levén (Voce)
Rick Altzi (Voce)
Amanda Somerville (Voce)
 
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