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Hyades - The Wolves Are Getting Hungry
( 3038 letture )
Nella seconda metà degli anni ’90 il nord Italia in ambito thrash era un fermento di band underground di tutto rispetto e ieri come oggi invidia e competizione andavano di pari passo con rispetto, comunione di intenti, competenza e voglia di dire la propria, facendo male. Gli Hyades, fondati dal chitarrista Lorenzo Testa nel 1996, sono un esempio lampante di quello che significa "farsi il culo" per qualcosa in cui si crede, affrontando avversità varie ma mantenendo sempre la testa alta e urlando in faccia al mondo quello che del mondo stesso proprio non funziona. Dopo sei lunghi anni dall’ultimo The Roots Of Thrash, terzo e ultimo album sotto Mausoleum Records, i varesini tornano alla carica con un’altra bella badilata sui denti che risponde al nome di The Wolves Are Getting Hungry , edito questa volta dall’italianissima e sempre più valida Punishment 18 Records, vera e propria talent scout in ambito thrash mondiale.

Qui però non si parla di ragazzini alle prime armi ma di veri e propri veterani della scena italiana presenti sui palchi di mezza Europa da quasi vent’anni, e questa esperienza si sente tutta sin dall’opener The Economist, che senza tanti orpelli introduttivi entra subito "in medias res" e ci catapulta in un thrash metal tipicamente U.S. ma con il marchio di fabbrica di casa Hyades: la voce abrasiva di Marco Colombo non fa prigionieri e ci fa già capire che quest’album è per cuori forti. Infatti la seguente Ignorance Is no Excuse è una bella sassata in stile Exodus dove la "ignorance" citata nel titolo la fa invece da padrone, ma dominata dalle sapienti mani di tutti i musicisti coinvolti, soprattutto nel rifferama forsennato e negli assoli della coppia Lorenzo Testa - Marco Negonda, gente da cui c’è davvero da imparare parecchio. The Decay Of Humankind ci ricorda invece quanto sia fondamentale nella band lombarda la precisione e la pesantezza palpabile e costante della sezione ritmica, sempre più nelle mani del basso presente e vigoroso di Rob Orlando e nella vagonata di sberle tecniche elargite dietro le pelli da Rodolfo "Rawdeath" Ridolfi (in forza anche a S.R.L., Subliminal Crusher e Kerosene). Sono cresciuti gli Hyades e invecchiati in senso buono come l’ottimo whiskey, capaci di tenere ben salde le redini dei propri pezzi che vogliono andare pericolosamente a briglia sciolta ma la cui furia è ben dosata da tutta la band, che però sa quando è il momento di mollare i freni e darci dentro, e The Apostles Of War e The Great Lie ne sono due esempi lampanti: cavallo imbizzarrito da domare la prima, mid-tempo granitico e minaccioso la seconda, entrambe con l’unico fine di lasciare un segno indelebile sull’umore dell’ascoltatore, soprattutto quando arrivano accelerazioni impreviste e forse un po’ troppo brevi ma assai esaltanti. I cori che ricorrevano spesso nelle canzoni degli album precedenti qui sono decisamente più limitati e l’atmosfera è di certo più diretta e incazzata col mondo intero, e Heavier Than Shit (Hyz IV) e Sing This Rhyme ne sono un chiaro manifesto, così ben definite nella musica e nei testi da critica sociale (peraltro tema portante di tutto l’album a partire dalla splendida copertina di Mario Lopez ispirata al capolavoro italiano "Il Quarto Stato" di Pellizza Da Volpedo) da incastonarsi perfettamente nella realtà quotidiana che tutti noi percepiamo. Eight Beers After è a mio parere uno degli higlight dell’album e ci riconsegna gli Hyades senza fronzoli e mezzi termini che i vecchietti come me ricordano dagli esordi: voglia di far casino ma facendolo bene, senza prigionieri e senza seconde chance, con riff incalzanti e da mosh senza controllo, rigorosamente prima, dopo e durante le otto birre del titolo. La titletrack è sicuramente uno dei masterpiece dell’album e dell’intera carriera dei varesini e nei suoi quasi cinque minuti e mezzo sciorina tecnica a cascate, cambi di tempo da professionismo puro, pregevoli assoli perfettamente incastonati nella struttura del brano, passo fermo, diretto e letale quanto un panzer e coinvolgimento a mille. Chiude l’opera la riproposta in versione 2015 di Hyades, brano contenuto nell’album d’esordio Abuse Your illusions, e anche se ai più il brano è ben conosciuto risulta comunque un gradevole revival per le nuove generazioni di mosher incalliti.

Quasi quattro lustri di storia musicale nel panorama musicale metal italiano non è roba da poco ma soprattutto non è roba per tutti: ci vogliono costanza e determinazione, sprito di sacrificio a vagonate, spalle larghe per le critiche e i complimenti, voglia di macinare chilometri su chilometri per far capire che la scorza è quella dei forti e dei fieri e che la passione è poi solo che un gradino sotto la follia: la vecchia scuola del thrash italiano è viva e vegeta e parecchio incazzata, degna rappresentante del presente e maestro da cui imparare ancora parecchie cose. Bentornati Hyades, ci siete mancati: thrash now, work later.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
72.12 su 16 voti [ VOTA]
Silvia
Sabato 16 Maggio 2020, 11.57.45
8
Forse e' l'album che preferisco del combo lombardo, la voce (giustamente definita "abrasiva" in recensione) mi piace parecchio e penso che se non si fossero fermati dopo questo gioiellino avrebbero spiccato il volo. Copertina bellissima!
Doom
Martedì 20 Dicembre 2016, 15.27.20
7
Questo mi sono scordato di ascoltarlo..oggi pomeriggio me lo sparo, anche perche' sia Punishment 18 che Ghost Rider ( vedi gli Harlott) difficilmente sbagliano quando si parla di Thrash metal.
MetalGino
Lunedì 13 Luglio 2015, 23.25.55
6
Grandiosi! Bel ritorno!
testament
Mercoledì 8 Luglio 2015, 11.42.15
5
bel disco, forse il loro migliore. certo non inventano niente di nuovo ma il thrash nel 2015 non può avere molto di originale da dire
Tatore
Lunedì 6 Luglio 2015, 9.30.44
4
Potrei anche ascoltarli perché adoro il thrash, ma la voce del cantante mi urta il sistema nervoso. Mi astengo dal votare.
bibiesse
Domenica 5 Luglio 2015, 9.29.11
3
se sei più vicino ai 50 che ai 40 come me, è chiaro che tutto quel che senti qui l'hai già sentito e anche parecchie volte. Però sono bravi e non poco: quel bel thrash ignorante e massiccio degli anni 80 lo fanno benone
squila333
Sabato 4 Luglio 2015, 19.47.19
2
forse neanche così ottima la copiatio, non originali e quindi piatti da morire, aggressività che non basta a salvare capra e cavoli. Deludenti
p3rse
Sabato 4 Luglio 2015, 9.23.01
1
Exodus - Copia ed Incolla :: Lo stai facendo bene. Voto 90 per esecuzione. Voto - 250 per l'originalità :\
INFORMAZIONI
2015
Punishment 18 Records
Thrash
Tracklist
1. The Economist
2. Ignorance Is No Excuse
3. The Decay Of Humankind
4. The Apostles Of War
5. The Great Lie
6. Heavier Than Shit (Hyz IV)
7. Sing This Rhyme
8. Eight Beers After
9. The Wolves Are Getting Hungry
10. Hyades (2015 Version)
Line Up
Marco Colombo (Voce)

Lorenzo Testa (Chitarra)

Rob Orlando (Basso)

Marco Negonda (Chitarra)

Rodolfo Ridolfi (Batteria)
 
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