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The Crown - Crowned In Terror
( 3120 letture )
E così ricopro la mia nuda perfidia con antiche espressioni a me estranee rubate ai sacri testi e sembro un santo quando faccio la parte del diavolo.

A volte basta poco per elevare qualcosa dallo status di discreto a quello di ottimo: prendete per esempio una band con un comparto strumentale che funziona a dovere e macina quel mix di thrash e death svedese divenuto tanto famoso, ripescate una collaborazione vocale per un brano in un vecchio disco, mettete insieme il tutto e lasciate a riposare per qualche tempo. Semplice, vero? Eppure la ricetta di Crowned In Terror non richiede altro.

Memori di un’ospitata di successo (in Devil Gate Ride di Deathrace King), i The Crown decidono di rimpiazzare il dimissionario Johan Lindstrand con un’ugola di prim’ordine, scomodando nientemeno che quel Tomas “Tompa” Lindberg che ha contribuito a rendere leggendario il suono degli At The Gates con le proprie graffianti vocals. Miscelando ingredienti di prima scelta il risultato di quest’unione di intenti non poteva che essere una memorabile pietra miliare del metallo made in Sweden.
Furioso, cupo, antireligioso fino al midollo, eppure capace di aprirsi all’improvviso grazie a linee melodiche suadenti, Crowned In Terror è un bolide che investe l’ascoltatore e lo trascina con sé per quaranta minuti, un diretto in pieno volto così rapido ed implacabile da stendere al primo colpo.
Al termine della breve introduzione House Of Hades il quintetto dà inizio alla mattanza con la titletrack, incalzato da una sezione ritmica in cui spicca il fenomenale lavoro alle pelli di Janne Saarenpää e dalla coppia d’asce Sunesson/Tervonen che macina riff senza interruzione. Su questa vigorosa base s’inserisce il cantato a squarciagola di Tompa, profeta d’odio che riversa un’ondata di pece blasfema direttamente nei condotti degli ascoltatori:

Baptized burning
Cold flames will purify my soul
Our hearts are rotten to the core
Behead the prophets
Their skulls
Trophies in the final war
The plague of man
Crowned in terror
Hate and soulless might


Nessuna pietà, solo colpi che provengono da ogni direzione, in una mazzolata infernale, eppure non manca qualche squarcio in cui è il groove a prendere il sopravvento, come nel break di Under The Whip o in World Below; ad impreziosire ulteriormente i brani troviamo gli spunti melodici (vedasi il chorus anthemico di Drugged Unholy) e gli assoli di Sunesson. Nonostante siano gli elevati bpm a dominare, in un lavoro di songwriting così ben congegnato riescono a trovare spazio anche riflessi heavy (Death Is The Hunter) ottantiani insieme alle sezioni tiratissime (I Am Hell) in cui è il blast-beat a dettare il tempo, mostrando come la violenza del quintetto sia frutto di un approccio ragionato. La tracklist scorre fluidamente, quasi troppo rapidamente in fin dei conti, in una corsa mozzafiato verso il baratro, verso quell’abisso che odora di zolfo e brucia le narici col proprio incandescente fetore.
A coronare il tutto una produzione calda e valvolare, ruvida e sudaticcia, che testimonia ancora una volta come non servano compressori né massicci lavori di postproduzione quando il materiale di base (le canzoni) funzionano.
Suona ossimorico, ma l’arrivo di Tomas Lindberg è stata una benedizione per i The Crown : una tellurica sinergia ed un’alchimia incredibile tra la sezione strumentale ed il cantante hanno prodotto un disco ai vertici del genere, una collezioni di brani che hanno contribuito a (ri)definire quello che comunemente chiamiamo swedish. Qualcuno direbbe che il Mida Tompa ancora una volta ha trasformato in oro ciò che ha toccato, ma come dargli torto?

Dopo aver lasciato la band con alle spalle il solo Crowned In Terror, Tervonen e soci opteranno per riprendere a bordo il precedente cantante. A distanza di qualche anno, i The Crown decideranno di pubblicare una nuova edizione di questo opus magnum, intitolata Crowned Unholy e rivisitata in alcuni aspetti: batteria potenziata (grazie all’elettronica), synth rivisti e amplificati, basso registrato nuovamente e linee vocali completamente rifatte da Johan Lindstrand (qui ospite nella sola Death Metal Holocaust). A voi immaginare perché, a quasi quindici anni dalla sua uscita, oggi si continui a parlare di Crowned In Terror come il capolavoro della band di Trollhättan.

Siamo spesso da biasimare in questo: è ben provato che con un'aria devota e un'azione pia inzuccheriamo lo stesso diavolo.



VOTO RECENSORE
89
VOTO LETTORI
81.5 su 8 voti [ VOTA]
tartu71
Mercoledì 23 Settembre 2020, 10.23.21
14
minkia che mazzata sto disco!
Doom
Sabato 31 Dicembre 2016, 19.13.53
13
Bello...pero' Hell is here e Deathrace King sono due classici imprescindibili per ogni amante del Deathrash. Anzi...finalmente l'ho recuperato originale il secondo. Urgono rece di rispolvero per quei due!
Il Rettiliano
Venerdì 17 Giugno 2016, 11.33.05
12
Hell Is Here è validissimo... ma il suono della batteria è penoso...
Leo
Venerdì 10 Luglio 2015, 17.25.13
11
Non condivido il taglio della recensione nella misura in cui fa apparire Tompa come il Re Mida di un disco scritto peraltro non da lui, visto che i The Crown al tempo erano una band solidissima in tutti i fondamentali. Secondo me nella loro proposta la voce di Lindstrand cade a pennello, anche meglio del buon Tompa, che pure adoro. Per me questo disco segue il capolavoro Deathrace King e Hell is Here.
Hard`n`Heavy
Mercoledì 8 Luglio 2015, 21.52.19
10
io sto ascoltando Disbelief ''Infected'' è un capolavoro appena scoperto in rete fatelo vostro e poi ditemi
Hard 'N' Heavy
Mercoledì 8 Luglio 2015, 21.47.49
9
io sto ascoltando Disbelief ''Infected'' è un capolavoro appena scoperto in rete fatelo vostro e poi ditemi
Hard \\\'N\\\' Heavy
Mercoledì 8 Luglio 2015, 21.44.29
8
io sto ascoltando Disbelief Infected è un capolavoro appena scoperto in rete
Flv
Lunedì 6 Luglio 2015, 10.45.15
7
manco lontanamente paragonabile ai due dischi precedenti e a mio avviso nemmeno questa grandissima prova di Tompa , poi i gusti sono personali ... per me il migliore rimane Hell is here
Il Rettiliano
Sabato 4 Luglio 2015, 23.56.56
6
Disco ideale da ascoltare nei giorni in cui ci si sente un po' Jack Torrance, però Deathrace è di tutt'altra caratura. Qui c'è Tompa, è vero, e solo questo si merita un dieci e lode. Però è un album oggettivamente meno ispirato e variegato del suo predecessore.
mardonziak
Sabato 4 Luglio 2015, 12.45.02
5
concordo con @Lambruscore, ovvero buonissimo disco ma leggermente inferiore rispetto => ai due FAVOLOSI album precedenti (di cui "deathrace king" resta l'apice assoluto)
LAMBRUSCORE
Sabato 4 Luglio 2015, 11.40.00
4
Per me i migliori sono Hell is here e -ovviamente- Deathrace King, comunque anche questo non è male, un bel 75 per me lo merita.
Davos
Sabato 4 Luglio 2015, 11.20.49
3
Il mio disco di swedish death preferito post 2000,senz'altro il loro miglior lavoro assieme a quell'altro gioiellino di DK(è più thrashettone),purtroppo non sono riusciti a dare continuità alla loro carriera,già Possessed13 rappresentava un vistoso calo,sul resto della loro discografia meglio stendere un velo pietoso
Halo
Sabato 4 Luglio 2015, 10.53.19
2
Discone!
Ad astra
Sabato 4 Luglio 2015, 10.48.35
1
Nella top ten dello swedish di sempre. A gara con deathraceking per il migliore della loro discografia. Splendido!
INFORMAZIONI
2002
Metal Blade Records
Death / Thrash
Tracklist
1. House Of Hades
2. Crowned In Terror
3. Under The Whip
4. Drugged Unholy
5. World Below
6. The Speed Of Darkness
7. Out For Blood
8. (I Am) Hell
9. Death Is The Hunter
10. Satanist
11. Death Metal Holocaust
Line Up
Tomas Lindberg (Voce)
Marcus Sunesson (Chitarre)
Marko Tervonen (Chitarre)
Magnus Olsfelt (Basso)
Janne Saarenpää (Batteria)
 
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