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Hardcore Superstar - HCSS
( 2228 letture )
Alcuni tra i nostri svedesi preferiti tornano ad appena due anni dal loro precedente lavoro, C’mon Take On Me, con un nuovo album che come ogni volta si differenza dal precedente ed in questo caso in maniera estremamente positiva. Gli Hardcore Superstar sono una di quelle band dallo spiccato estro musicale, che difficilmente creano due album uguali: la loro musica è in continua evoluzione, amano sperimentare, cambiare e soprattutto reinventarsi. La dimostrazione più palese è, ovviamente, la loro discografia: in otto album (nonostante It’s Only Rock ‘n’ Roll e Bad Sneakers possano essere considerati come un unicum, in quanto il secondo presenta molti brani reincisi del primo, con diverse aggiunte, proprio perché indirizzato al mercato internazionale) il sound della band è andato sempre variando, partendo dal punk degli inizi, al glam molto più melodico di Thank You, arrivando a trovare la sua perfetta dimensione in Hardcore Superstar che si classifica come il perfetto connubio di sonorità ed inventiva del gruppo. Molti, trovata la perfetta miscela di elementi, si sarebbero fermati ma non questa combo di svedesi: i quattro hanno invece continuato a sperimentare con le sonorità, rimanendo sì vicini a ciò che era stato fatto con il precedente lavoro ma ampliandolo e rendendo il tutto più pesante. Nemmeno il cambio di lineup, con l’abbandono di Thomas e l’arrivo di Zino è servito a bloccare l’estro compositivo del gruppo, che è riuscito a tirare fuori due grandi lavori come Beg For It e Split Your Lip. Dopo quest'ultimo e quasi tre anni di pausa -esclusa We Don’t Need A Cure incisa e pubblicata nel 2011- dalla sala di registrazione i ragazzi tornarono con quello che forse è stato l’unico vero passo falso della loro produzione -No Regrets fu un disco difficile, ma sicuramente più valido- il precedente, C’mon Take On Me. La smania di evoluzione ed innovazione porta la band ancora una volta a provare nuove cose ma, in questo caso, con tante idee che si andranno a disporre in maniera caotica, creando in più di un’occasione insiemi di troppi elementi malamente sviluppati. Le ispirazioni sembrano non essere mai complete ed anche le stesse contaminazioni “grunge” di cui il gruppo parla non risultano essere granché. Detto ciò tutti si sono resi più o meno conto di come l’ultimo lavoro non sia stato propriamente brillante, quindi la domanda giusta da porsi è: come poter sistemare tale situazione, come fare a reinventarsi nuovamente?

Semplice, tuffarsi in un completo e grandioso ritorno alle origini. Sì, perché HCSS si basa addirittura su vecchi e polverosi demo di prima ancora degli inizi: si parla del 1994. Da qui la band è partita per rimettere in sesto le cose, proprio come si dovrebbe fare dopo un passo quantomeno incerto. Sono state tirate fuori queste vecchie composizioni e proprio su queste basi è iniziato il lavoro che ha portato alla produzione nel nuovo album. E, sinceramente, si sente eccome. HCSS oltre ad essere il lavoro perfetto in questo momento, è quello di cui il gruppo ed i fan avevano bisogno. Un ritorno alle radici, a quel sound più vicino al punk, diretto, che si teneva semplicemente sulle forti basi dei pezzi, che da soli riuscivano a fare qualsiasi sporco lavoro. Tutto l’album ne è la dimostrazione: ciò di cui avevano bisogno in questo preciso momento gli Hardcore Superstar era riprendere in mano il loro passato, confrontarsi con esso e cercare di creare qualcosa di nuovo ma che allo stesso tempo fosse in perfetto sintonia con la vera anima del gruppo. Il nastro è stato riavvolto e si è tornati ai vecchi approcci sia con i brani, che con la registrazione e la creazione dell’artwork. La cosa fantastica di questo disco è che ci troviamo di fronte ad un livello alto ed omogeneo in ogni suo punto, fatto che mancava anche in qualche lavoro precedente, dove venivano raggiunti picchi molto alti ma si poteva trovare anche qualche filler. In questo disco non è così: ogni brano ha la stessa esatta importanza del precedente. Le tracce mostrano moltissima varietà, non annoiano mai e si fanno riascoltare fino allo sfinimento, tanto sono ben curate e congeniate. Ed è così che l’album si apre con il primo singolo che ci ricorda moltissimo i primi tempi di Bad Sneaker con quel tocco di modernità che era ovvio la band aggiungesse. I riff si fanno serrati ma mai troppo tendenti alla vena heavy più pesante presente nelle ultime produzioni, tutto è ben equilibrato e il feeling tra i vari membri la fa da padrone. Zino ci regala magnifiche prestazioni sia su i soli che sulle ritmiche -in una delle migliori forme mai incarnate con gli HCSS-, mentre il volume di Adde viene leggermente abbassato per essere conforme allo stile di questo e dei futuri brani. Tutto ciò si evolve con Party ‘Till I’m Gone che è a metà tra il brano da stadio e la composizione inaspettata, in quanto ha elementi del perfetto brano da cantare a squarciagola, salvo avere una struttura sinuosa e variegata che lascia spazio a interessantissimi riff sia di chitarra che di basso, i quali si fondono ad un’ipnotica batteria che fa da sfondo al pezzo. Il brano è estremamente sentito e Jocke fornisce una performance magistrale. Più si continua e più il disco diventa bello ed appassionante, The Cemetery presenta un’altrettanto strana struttura: la canzone parte con un riff estremamente potente con rimandi quasi spagnoleggianti per poi mutare in un geniale accompagnamento sovrainciso. Il brano cambia ancora sul ritornello, con chords in progressione e cori per il ritornello che cattura immediatamente. La struttura si alterna ed interseca più volte, salvo poi sfociare in un'unica e portante linea di basso molto ben fatta e conferisce ancora più personalità al brano. Con Off With Their Heads si arriva al vero e proprio brano da rodaggio radiofico! Si perché sin dal primo ascolto si comprende come questo pezzo sia perfetto per la heavy rotation: orecchiabile, accattivante ma comunque potente, con un ritornello che fa immediatamente breccia nella testa dell’ascoltatore e dei volumi più contenuti la canzone risulta perfetta per ciò che è stata concepita. Un singolo come si deve in perfetto stile sleaze rock -estratto proprio come tale insieme a Glue e Don’t Mean Shit- di cui segnaliamo il video molto ben realizzato, fornito anche di lirycs. Dal radiofonico si passa poi all’esatto opposto, con il brano più lungo mai inciso dal quartetto svedese, Fly, che sfiora quasi gli otto minuti. Ecco, quando ci si trova di fronte a brani atipici come questo, soprattutto per una band diretta come gli Hardcore Superstar è davvero difficile risultare concisi e non perdersi in digressioni riguardo la natura del brano o in ragionamenti, i quali da soli occuperebbero tutto lo spazio a disposizione. In breve -si fa per dire- Fly è un meraviglioso sunto di ciò che, in gran parte, la band è stata fin’ora. Ci sono echi che rimandano almeno a tre diversi dischi della loro stessa produzione, partendo da Bad Sneakers e Thank You, con moltissimi elementi dei lavori più moderni. Questa composizione è un ponte tra ciò che a band è stata, è e probabilmente sarà; il tutto in un brano estremamente mutevole. Il pezzo è una continua evoluzione, una nuova influenza si aggiunge ad ogni secondo che scorre, passando dal riff blues di base, per arrivare al rock diretto del ritornello fino agli intermezzi più liberi e slegati che nonostante tutto calzano a pennello con lo stile mutevole della canzone. Come non carpire poi un rimando palese -almeno secondo noi- a quella storica ballata che fu Someone Special. Come dicevamo Fly è insolita e bella proprio per questo. Non è la traccia che ti aspetteresti, spiazza positivamente e non soffre mai della sua durata, che grazie alla sua continua evoluzione sembra essere decisamente minore. Si torna a picchiare duro con The Ocean che è un bell’ibrido tra la forma passata e attuale degli Hcss, i veloci riff si uniscono a strofe cadenzate, il tutto fuso in un classico ritornello da stadio. Ancora una volta i soli sono più old school, il che fa molto piacere -nonostante la mancanza del buon vecchio Silver, anche se la bravura di Zino è ormai assodata-. Touch The Sky è un altro esperimento, nonché uno dei pochi casi in cui la band si avvale di un ospite speciale in un brano. L’artista in questione è Etzia, la quale sembra essere -le notizie potrebbero non risultare completamente corrette data la scarsità di informazioni reperibili- nata a New York ed essere poi cresciuta nel Nord Europa. La giovane cantante propone un dancehall -sulla falsariga di quello svedese- con rimandi al reggae che poco sembra entrare lo sleaze degli Hardcore Superstar. Sulla carta una collaborazione molto poco ortodossa di questo tipo non convince affatto ma la resa ci smentisce immediatamente. Per assurdo la voce di Etzia somiglia molto a quella di Jocke e riesce ad uscire dai suoi soliti schemi armonizzandosi perfettamente con il brano e con il resto della band. Il cantato quasi cadenzato sorretto da una batteria che ricorda moltissimo quella di Honey Tongue e dei riff cupi e pesanti allo stesso tempo, tenuti leggermente nelle retrovie rispetto alla voce -chiara scelta radio friendley-, creano un brano estremamente ritmato e accattivante. Growing Old si apre con un una intro al synth quasi lugubre per poi tirare fuori l’ennesimo potente riff a cui Zino accosta il tanto amato wah-wah. Il brano è davvero molto spedito e ben costruito, presentando addirittura dei ritmi orientaleggianti. Il finale viene lasciato ad una scoppiettante doppietta: Glue e Messed Up For Sure. Glue è stato estratto come primo singolo ed è semplicemente un brano perfetto per qualsiasi live; porta dentro di se tutta quella carica e quella grinta a cui i Superstar ci hanno sempre abituato. Un brano con questa resa, che non si perdesse come poteva accadere con One More Minute o che alle lunghe non risultasse ripetitivo come Above The Law ci voleva proprio. Si tratta di un bel pezzo dalle solide basi, che in studio piace molto e live ancora di più. Non potremmo chiedere di meglio. Messed Up è invece più complessa, eretta sempre su grandi riff ed una particolare attenzione alla melodia con un bellissimo intermezzo che cambia completamente l’andamento del brano.

Con questo HCSS gli Hardcore Superstar hanno dimostrato di ricordare da dove provengono, quali sono le loro origini e che le amano più che mai. Hanno saputo rimediare ai loro ultimi errori, tirando fuori il disco che serviva in questo momento della loro carriera per farli tornare sulla giusta strada. Tutti sbagliano, sono cose che possono capitare durante il processo creativo di un disco per centinaia di motivi: voglia di provare cose che all’inizio sembrano valide ma alla fine non si rivelano tali, oppure l’inclinazione a scrivere in modo differente. Il segreto di tutto sta nel sapere comprendere i propri errori, imparare da essi e fare in modo di non ripeterli più. Ecco gli HCSS ci hanno dimostrato di aver fatto tesoro dei loro sbagli, riuscendo a tirare fuori un disco che stupisce, cattura e riporta alla mente le origini della band. Questo disco trasuda Hardcore Superstar da ogni dove e cerca di farci respirare di nuovo quello spirito che ci ha catturato sin da It’s Only Rock ‘n’ Roll. Una mossa del genere è indubbiamente rischiosa e se realizzata in modo sbagliato potrebbe far infuriare ancor di più il pubblico ma per loro -e nostra- grande fortuna i quattro di Göteborg riescono alla grande, tirando fuori il coniglio dal cilindro e servendocelo su un piatto d’argento. Non c’è altro da aggiungere se non “Bentornati Hardcore Superstar, ci siete mancati”.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
61 su 30 voti [ VOTA]
lux chaos
Lunedì 13 Luglio 2015, 2.07.03
18
Bhe, primo dei Crashdiet, BB (per me il secondo e il terzo) insieme all'omonimo degli HSS per me fanno forse il miglior trittico del genere post gloria anni '80
galilee
Sabato 11 Luglio 2015, 13.40.17
17
È difficile dare un 90 ad un disco che si esprime in un genere che ha dato il meglio quasi 30 anni fa. Anche se bisogna dire che gli HS sono una figata. Però ci sono dei gruppi che hanno fatto comunque meglio....tipo i BB, il primo dei Cradhdiet. È così via. Si non sono molti. Mi viene in mente anche il debutto dei Towers of London. Ecco anche quello forse ad un 90 ci arriva, forse...
lux chaos
Venerdì 10 Luglio 2015, 14.13.46
16
Beh, su questo concordo con te , ho esagerato anche io coi voti, hai ragione, probabilmente un 90 per qualsiasi disco degli HS è eccessivo (forse per l'omonimo, ma forse forse, relazionandolo alla qualità delle uscite del tempo)
galilee
Venerdì 10 Luglio 2015, 14.02.14
15
Dreamin per me è il piu brutto disco degli HS dall'omonimo fino a Split Your lips. Troppo pesante, troppo poco rock n roll, troppo poco HS. E canzoni troppo stereotipate. Comunque in realtà per me forse nessun disco degli HS arriva al 90. Massimo arrivo ad un 85
lux chaos
Giovedì 9 Luglio 2015, 23.41.11
14
No tranquillo, qua nessuno si mette a sindacare, sono gusti. Per me neanche con 4 paia di occhiali con lenti graduate Split your lip supera Dreamin, per te si. Il mondo è bello perchè è vario (o avariato a volte )
mnx
Giovedì 9 Luglio 2015, 15.21.59
13
Premettendo che riguardo alla loro discografia la penso esattamente come galilee, su quest'ultimo album sono ancora un po' indeciso sulla valutazione (dopo una decina di ascolti)... credo che probabilmente il mio giudizio si avvicini al voto medio dei lettori (55). Detto questo, faccio i complimenti a Spaceman per la recensione esauriente pur non concordando con la sua opinione; naturalmente i gusti sono gusti.
galilee
Giovedì 9 Luglio 2015, 13.53.32
12
Ognuno ha I propri gusti penso. Dal canto mio split your lips non ha un filler, ed è molto meglio di dreamin.., beg for it e gli ultimi due. E si può beccare un 90 anche con un paio di occhiali. Dovessi scegliere 3 dischi di questa band sceglierei, pinacolada, omonimo e split. Quindi insomma è inutile a star li a sindacare....
lux chaos
Giovedì 9 Luglio 2015, 11.04.49
11
Per i miei gusti gli unici da 90 sono l'omonimo e Dreamin in a casket, i seguenti sono da 70/75, split your lip il 90 non lo vede neanche col binocolo, concordo con Spaceman
The Spaceman
Giovedì 9 Luglio 2015, 7.47.52
10
Per esempio a mio avviso dare 90 a Split Your Lip, dove almeno 4 brani sono dei filler, sarebbe un qualcosa di spropositato. Ripeto, quando assegnamo dei voti siamo ben precisi e li diamo ovviamente anche in base ai lavori precedenti della band, ma anche ciò implica la propria valutazione personale del disco che si va a trattare. Abbiamo ascoltato molto HCSS, messo a confronto con il resto della discografia, dopodiché ovviamente è subentrato il mio parere personale che me lo ha fatto valutare in un certo modo. Ognuno, come detto già in precedenza, ha i propri pareri riguardo le varie uscite e tutti sono sacrosanti. L'unica cosa che posso assicurarvi è che le somme tirate sono stato frutto di una precisa valutazione dell'album
Manuel
Giovedì 9 Luglio 2015, 6.04.58
9
Non scherziamo...80 lo si da a Beg For it e Dreamin in a Casket...90 lo si da all'omonimo o a Split your Lip... Questa ciofeca non si merita nulla, dalla pessima produzione al ridicolo songwriting.... 80??? Dai eh....disco da 40 , se non peggio...
The Spaceman
Giovedì 9 Luglio 2015, 0.44.18
8
@Hard'n'Heavy assolutamente si!
Hard`n`Heavy
Mercoledì 8 Luglio 2015, 21.54.20
7
aiuto aiuto il mio negoziante a Dreamin In A Casket a 5 euro che faccio lo compro? consigliatemi voi.
magus79
Domenica 5 Luglio 2015, 20.32.35
6
Ovviamente i gusti sono gusti,il disco è uscito da un pò per cui sono sicuro che il tuo non é un giudizio affrettato,comunque hai scritto che quello prima è stato un passo falso, a me sembra che pur non venendo cosiderato all'altezza dei precedenti i giudizi erano stati in larga parte positivi,al contrario leggendo nel web hcss è stato massacrato nella maggioranza dei commenti quindi probabilmente è questo che in futuro verrà considerato un passo falso.
zorro61
Domenica 5 Luglio 2015, 18.53.49
5
a me è piaciuto...
The Spaceman
Domenica 5 Luglio 2015, 18.01.28
4
Ragazzi noi abbiamo apprezzato molto questo disco, riteniamo che sia stato un gran bel lavoro e che sia nettamente superiore al precedente C'Mon -e diverse altre cose sparse- per i motivi già illustrati nella recensione. Ovviamente ognuno ha il proprio giudizio, che è sacrosanto, ciononostante vi assicuriamo che sono stati fatti i giusti ascolti e considerazioni per arrivare a tali conclusioni. A presto
sky-net
Domenica 5 Luglio 2015, 14.25.18
3
un bel ciofecone. ripercorrerrono quanto già fatto in modo piuttosto vuoto e innnocuo. Poco da salvare. baahhh!!!!
Ivan75
Domenica 5 Luglio 2015, 14.00.28
2
Disco che, ad essere buoni, può essere definito come mediocre. Pochi passaggi degni di nota. Arrivati a un certo punto della carriera si dovrebbe provare qualche nuova soluzione a livello compositivo, sopratutto sull'uso della voce. A meno di non voler gareggiare per il concorso "cantate più irritante del pianeta". Voto 50.
magus79
Domenica 5 Luglio 2015, 12.50.04
1
Questo disco secondo me è una m....a,il precedente pur non essendo al livello di altri lavori della band era molto meglio di questa zozzeria,un album moscio,non si salva niente.Spero che non intendano proseguire su questa linea anche in futuro,come si fa a dare 80 a questo schifo?
INFORMAZIONI
2015
Gain Music Records
Hard Rock
Tracklist
1. Don’t Mean Shit
2. Party Till I’m Gone
3. The Cemetery
4. Off With Their Heads
5. Fly
6. The Ocean
7. Touch The Sky
8. Growing Old
9. Glue
10. Messed Up For Sure
Line Up
Jocke Berg (Voce)
Vic Zino (Chitarra)
Martin Sandvik (Basso)
Adde Andreasson (Batteria)
 
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