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Y&T - Down for the Count
( 977 letture )
Gli Yesterday &Today, meglio conosciuti come gli Y&T, hanno vissuto davvero una carriera longeva ma parecchio strana e travagliata, in quanto la band del mastermind Dave Meniketti è sempre risultata tecnicamente ineccepibile, ma perennemente asincrona con le mode del momento e quindi mai veramente sulla cresta dell’onda come magari avrebbe meritato in alcuni frangenti. Down For The Count del 1985, ultimo album della band di Oakland pubblicato per la A&M Records e con la formazione storica al completo, non fa ovviamente eccezione alcuna, ma anzi conferma tutto ciò che ha saputo sfornare di prezioso il combo californiano.

Si parte con In The Name Of Rock e davvero ieri come oggi la voce di Meniketti risulta di una freschezza disarmante, ottimamente supportata dai cori della band al completo: i suoni sono ottimamente bilanciati e una menzione d’onore va alla fantastica serie di ininterrotti assoli finali di Joey Alves che supportano i cori e la voce principale. La successiva All American Boy è un famosissimo pezzo scritto l’anno prima da Van Stephenson e Dave Robbins, due dei tre membri dei futuri Blackhawk, e viene qui coverizzato in maniera piuttosto fedele all’originale, dando l’impressione però di essere totalmente fuori contesto rispetto ai successivi brani, vista la sua semplice dimensione pop rock. Si alza infatti immediatamente il tiro con la successiva Anytime At All, pezzo hard rock davvero trascinante e impreziosito dal sapiente uso delle tastiere degli ospiti presenti, da un assolo semplice nella sua esecuzione ma davvero azzeccato tanto quanto il ritornello da cantare a squarciagola. Con Anything For Money si spinge ulteriormente il piede sull’acceleratore dell’hard rock più sincero e genuino, dove anche il voluto rallentamento centrale della canzone è solo l’anticamera per la sezione solista e la ripresa ritmata a tavoletta, che esalta anche e soprattutto la solida sezione ritmica formata dal compianto Phil Kennemore al basso e dal sempre preciso e inimitabile Leonard Haze dietro le pelli. Face Like an Angel è un quattro quarti semplice ma ben strutturato e intervallato da due momenti riflessivi, che con l’accattivante ritornello esaltano ancora una volta l’amalgama ben rodato della struttura voce principale - cori - assolo, che è la principale costruzione compositiva della band di San Francisco. Si prosegue con il singolo tratto da Down For The Count, ossia quella Summertime Girls che fece guadagnare un posto di tutto rispetto agli Y&T nelle classifiche americane: questo risultato è presto spiegato con la presa catchy delle liriche, dell’uso dosato ma mirato delle tastiere, del refrain azzeccato e della più che evidente influenza vanhaleniana che si ode palpabile lungo tutta la durata del brano: vista però la contemporaneità con i Van Halen è probabile che l’influenza sia stata reciproca e che il cosiddetto “hair metal” nasca proprio da qui, ma questa è un’altra storia. Looks Like Trouble è un mid-tempo cadenzato e senza pretese ma sempre impreziosito da una partitura di chitarre ritmiche e soliste precisa e ficcante e da un Meniketti dietro il microfono davvero sugli scudi persino quando, anziché cantare, parla o sussurra prima di esaltare tutto il suo timbro vocale nel ritornello di facile presa. Se Your Mama Don’t Dance è la tipica rock song americana ottimamente influenzata dalla vena country insita in ogni americano che si rispetti e venga vista come uno di quei brani da air-play alla radio che riesce addirittura a farti ballare, con la durezza hard rock - heavy metal di Don’t Tell Me What To Wear il baricentro si sposta e di parecchio sulla velocità e la compattezza, con un paio di assoli da far saltare le coronarie e con la voce principale di Meniketti ancora una volta pronta a deliziarci su un ritornello grintosissimo. Chiude l’album la lenta e struggente Hand Of Time, dove fanno nuovamente capolino le tastiere, questa volta decisamente più presenti e corpose lungo tutta la durata del brano e in continuo duetto con il vigoroso suono delle chitarre, grazie anche all’apporto di ospiti di tutto rispetto quali Randy Nichols, Steffen Presley e Claude Schnell alle tastiere, Matteo Borgonovo John Nymann a integrare i cori.

Nonostante fosse l’ultimo disco per la storica etichetta Down For The Count permise agli Y&T di condividere il palco in tour con band del calibro di Mötley Crüe, Heart ed Aerosmith e rappresentò un chiaro esempio della storia dei californiani: lucidi e costanti nelle composizioni, coerenti e testardi nelle scelte controcorrente, precursori di mode e stili che non hanno poi seguito e che quindi li hanno relegati ai margini del mainstream, abilissimi nel songwriting di facile presa ma incapaci di scrivere un hit che li catapultasse nell’Olimpo delle rockstar al posto che giustamente meritavano, ma sempre e comunque leggendari e antesignani, sempre e comunque “In The Name Of Rock”.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
92.6 su 5 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
1985
A&M Records
Hard Rock
Tracklist
1. In the Name of Rock
2. All American Boy
3. Anytime at All
4. Anything for Money
5. Face Like an Angel
6. Summertime Girls [Studio Version]
7. Looks Like Trouble
8. Your Mama Don't Dance
9. Don't Tell Me What to Wear
10. Hands of Time
Line Up
Dave Meniketti (Voce, Chitarra)
Joey Alves (Chitarra, Cori)
Phil Kennemore (Basso, Cori)
Leonard Haze (Batteria, Cori)

Musicisti Ospiti
John Nymann (Cori)
Matteo Borgonovo (Chitarra)
Randy Nichols (Tastiere)
Steffen Presley (Tastiere)
Claude Schnell (Tastiere)
 
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