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Ereb Altor - Nattramn
( 1811 letture )
Quinto album in studio per gli svedesi Ereb Altor, formazione che mischia viking metal e doom metal traendo forte ispirazione dalla musica dei Bathory. Il confronto con lo storico gruppo capitanato da Quorthon non vuole essere penalizzante, infatti i Nostri attraverso il nuovo Nattramn sono in grado di dare un tocco personale e ricco di sfaccettature al proprio sound. Il precedente episodio della band, risalente al 2013, si intitola Fire Meets Ice, un lavoro né carne né pesce che lascia all’ascoltatore una forte sensazione di indifferenza. Il compito di Nattramn è dunque quello di rattoppare gli errori passati tentando di portare un po’ di seguito al nome Ereb Altor, da sempre piacevoli da ascoltare, ma incapaci in tutti questi anni di lasciare veramente il segno. Sotto l’aspetto grafico l’artwork è stato ancora una volta realizzato da Gustavo Savez, anche se in questo caso il risultato è abbastanza scarso e tutt’altro che invitante. La registrazione e il mixing si sono svolte presso gli Studio Apocalypse, mentre il mastering è stato eseguito ai Fascination Street Studios da Jens Bogren: la produzione è uno degli elementi meglio riusciti del disco grazie ad una serie di ottime scelte dal punto di vista sonoro, i volumi sono ben bilanciati e il suono è molto pulito senza apparire finto.

Nattramn è introdotto da The Son of Vindsvalr, probabilmente uno dei rari casi in cui l’introduzione è effettivamente funzionale non solo all’avvio della prima traccia, ma anche all’avvio dell’intero platter. In questi pochi minuti iniziali troviamo dei cori perfettamente eseguiti, i quali si ripetono nella successiva Midsommarblot, canzone nella quale è presente tutto l’animo viking degli Ereb Altor: melodie distorte e chitarre acustiche collaborano alla perfezione, creando un ottimo accompagnamento musicale per il cantato in pulito. Notiamo come il primo episodio del disco voglia infondere una sensazione di pacatezza per sottolineare il contrasto con il pezzo seguente –la title-track– donando maggiore incisività alle parti più black oriented, queste ultime molto ben composte e dotate di un piacevole tocco black’n’roll. All’interno di The Dance of the Elves incontriamo la versione più poetica ed epica della band, anche se, nonostante il pregevole lavoro svolto dai sintetizzatori e dagli strumenti in generale, non credo che la voce in pulito riesca sempre a riempire l’atmosfera con la giusta carica e convinzione; il cantato in clean si dimostra infatti un particolare che vive costantemente tra alti e bassi lungo tutto lo scorrere dell’album. La parte centrale composta dalla canzone appena trattata e dalla sua successiva costituiscono il punto debole dell’intero Nattramn: la quinta Dark Waters è eccessivamente prolissa (i due minuti introduttivi sono inutili) e il resto non porta in tavola nessun particolare colpo di scena, inoltre all’interno di essa troviamo una serie di “cattive abitudini” tipiche del black metal, tra tutte prendiamo ad esempio i blast-beats che sembrano durare in eterno; in sostanza l’unica cosa positiva in questi nove minuti abbondanti è l’atmosfera dettata dalle tastiere, le quali permettono alla composizione di non crollare completamente. La penultima Giant's Blood mi ha per un attimo sorpreso perché ha dimostrato come gli Ereb Altor siano realmente in grado di rendere il cantato in pulito produttivo per la loro musica, anche se per fare ciò hanno dovuto rendere il pezzo il più vicino possibile al doom metal, un terreno nella quale la band sembra trovarsi più a suo agio dal punto di vista vocale rispetto agli standard richiesti dal genere viking. La conclusione (The Nemesis of Frej) non si differenzia di molto dalla precedente, ma aggiunge con classe una serie di elementi black metal che modificano completamente (in positivo) l’atmosfera generale.

In definitiva Nattramn è probabilmente il CD più consistente degli Ereb Altor, anche se rimane un lavoro che non credo resterà particolarmente impresso negli ascoltatori, però è un’opera in grado di distinguersi dalla media e di guadagnarsi una larga e convincente sufficienza. Album consigliato a chi vuole rivivere qualche storica (e ben elaborata) sonorità epico-vichinga, detto questo non aspettatevi un capolavoro ma un più che onesto passatempo.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
88.33 su 3 voti [ VOTA]
Baron the Red
Venerdì 10 Luglio 2015, 18.46.44
1
Più o meno concordo con la rece...anche se personalmente gli do cinque punti in più...perche lo considero un bell'album e sicuramente migliore del precedente che di per se non era male. Diciamo se la gioca più con Gastrike. In definitiva non apportano nulla di speciale ma cmq nel loro viking doom Black atmosferico alla Quorton ci sanno fare.
INFORMAZIONI
2015
Cyclone Empire
Viking
Tracklist
1. The Son of Vindsvalr
2. Midsommarblot
3. Nattramn
4. The Dance of the Elves
5. Dark Waters
6. Across the Giant's Blood
7. The Nemesis of Frej
Line Up
Mats (voce, chitarra, tastiera)
Ragnar (voce, chitarra)
Mikael (basso, voce)
Tord (batteria, tastiera)
 
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