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Opera IX - The Call of the Woods
( 2406 letture )
Cinque tracce per un' ora scarsa di musica, tanto basta agli allora esordienti Opera IX per confezionare un disco che si è subito preso il rango di piccola gemma oscura.
The Call of the Wood è un primordiale miscuglio di black, pagan, folk, esoterismo, insomma è l'inizio di quello che diverrà il marchio di fabbrica del gruppo italiano.
Dopo due demo, i nostri escono con questo concentrato di feroce malignità, dove si alternano riff spezzacollo, melodie di pianoforte, urla strazianti, assoli improvvisi, e momenti più dilatati ed inquieti.
La voce di Cadaveria si alterna tra pulito e sporco, la tecnica non è quella a cui la cantante ci ha abituato oggi, ma non per questo è meno dannatamente efficace, anzi il cantato risulta graffiante, sporco ed energico quanto basta per immergerci nelle atmosfere sulfuree del gruppo. Il mastermind Ossian risulta più ispirato che mai tra riff, melodie, assoli, come anche la sezione ritmica che regge perfettamente le due punte di diamante della band, svolgendo il proprio lavoro alla perfezione.
Certo la registrazione, eseguita in uno studio che fino a quel momento non aveva mai prodotto un disco metal, non è ciò che siamo abituati a sentire oggi dalla maggior parte delle label, ma ancora una volta anche questo aspetto è determinante per rinvigorire la carica oscura e di nicchia del disco. Le chitarre sono asciutte e la voce è leggermente avanti rispetto al resto, la batteria è secca seppur non perda in potenza e decisione, ed il basso non sempre è ben controllato, ma tutto ciò dà involontariamente una sensazione di lontananza e freddezza, come se d'improvviso l'ascoltatore venisse direttamente catapultato in un'inquietante e tetra foresta in una notte sinistra, tra suoni sfocati e richiami sconosciuti ed angoscianti.
Ed infatti è così che si parte, Alone in the Dark si apre con voci, urla e versi agghiaccianti, poi si parte a mille, ma Cadaveria ci presenta già il conto:

Eternal suffering
Everlasting oblivion of tears falling into the dust.
I want to die


Quasi venti minuti di musica, divisa tra sezioni tirate e spaccaossa, accompagnate dalle melodie stranianti di un pianoforte, che di colpo si trasformano in attimi disturbanti e pacati, complice anche l'improvviso silenzio piombato attorno a noi, per poi riprendere lentamente le atmosfere sinistre di inizio traccia. L'assolo di Ossian, melodioso ma deciso, è solo un intermezzo che ci accompagna lungo le nostre visioni, circondati da spiriti, ci immergiamo in una realtà di misticismo ed esoterismo fino a quando è ancora lei che ci riporta alla realtà, Cadaveria strazia il cerchio, le chitarre infrangono i nostri pensieri, facendoci ritrovare nuovamente da soli, nelle tenebre.

È quindi la volta di Esteban's Promise brano diretto e potente dove è lo stesso Esteban a parlarci, tramite riff taglienti e la doppia voce di Cadaveria; il suo risveglio è vicino, e verrà a purificare l'aria sul suo drago nero:

I will come riding a black dragon
in delirium winds and anguish wings
purify the air 'cause I'm coming and sacrifice.
[…] Power and glory in the anarchy of evil
to you poor mortals unite in my magic circle


Anche questa traccia ricalca perfettamente lo stile degli Opera IX, diretta in apertura, si dipana tra melodie più pacate seppur sinistre e malefiche, per poi ripartire furioso in chiusura.
È invece l'epicità il punto forte di The Call of the Wood e non poteva essere altrimenti per la title-track. La batteria è impetuosa, mentre la voce di Cadaveria prende il sopravvento sui cori e sulle orchestrazioni, in un crescendo trionfale e spaventoso dove si intrecciano ancor più che nelle tracce precedenti i temi cari alla band, misticismo ed esoterismo, paganesimo e tradizioni oscure; è nella sacra foresta che ci consacreremo agli Dei primordiali, seguendo il richiamo della foresta, verremo iniziati al rito che ci porterà alla nostra morte per poi poter rinascere pieni di energia astrale.
Dalla calma apparente della conclusione della title-track, si ritorna a ritmi più veloci e potenti, e come possono facilmente immaginare i fan degli Opera IX, sono ancora altre le divinità che promettono il loro ritorno in Al Azif:

and in the long run, even death dies.
The Ancient were, the Ancient are,
the Ancient will be.
[...]So they'll go back and reign where they reigned once
and their oaths will contaminate the earth.
[...]So you will hear their terrible voices
you will see ever-burning malign flames
but you won't know the striking hand
and the destroying soul
'cause they come without a face


Come per Esteban's Promise, anche qui la struttura musicale è simile, come da prassi del gruppo piemontese e, come nella precedente, anche qui i ritmi feroci e veloci lasciano il posto ad una più distesa melodia, accompagnata da sonorità fredde ed inquietanti, che si lanciano improvvisamente in scatenante accelerazioni dove al solito si instaura la voce della cantante a portarci dalle nebbiose oscurità della foresta alla nostra destinazione finale, quel Sepulcro dove tutto resta in “monumentale silenzio e tutto è dimenticato”, e dove saremo, ancora una volta, soli nel nostro sepolcro.

Piccola nota, The Call of the Wood verrà poi ristampato in più di un'occasione, ma nel 2001 l'Avantgarde Music inserisce anche due tracce provenienti dai demo precedenti, Born in the Grave e Rhymes About Dying Stones, deliziose chicche da ascoltare, in linea perfetta con le sonorità qui presenti, ma che nell'economia del disco, a parer di chi scrive, non tolgono né aggiungono altro a quanto già detto dalle canzoni originariamente presenti. Chiariamoci, i bonus sono imprescindibili per i fan e le composizioni al solito, davvero ben riuscite, ma le cinque componenti del full sono perfettamente calibrate nel rendere la pienezza di The Call of the Wood.

In conclusione, l'album non è quello più raffinato, completo, tecnico o meglio eseguito degli Opera IX, laddove i successivi miglioravano i difetti e mutavano lievemente il sound, ma è qui che si comincia ad amare il gruppo per le sue peculiarità. Le sensazioni che la band riesce a ricreare con testi, arrangiamenti, strumenti e la filosofia che accompagna gli Opera IX sono difficilmente descrivibili a parole, lasciando ad ogni album il difficile compito di creare un marasma nero che colpisce sempre per la sua efficacia. I fan della prima ora non possono che custodire gelosamente questo piccolo diamante grezzo italiano, mentre i detrattori potranno sempre pensare che si rasenti il pacchiano, ma nessuno può contestare la capacità degli Opera IX di sapersi differenziare nel panorama metal, italiano e non.
E The Call of the Wood è il primo seminale e distruttivo tassello di una band significativa che è sempre capace di regalare oscure emozioni a chi ne vuole accogliere l'essenza.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
93.37 su 8 voti [ VOTA]
Doomale
Giovedì 24 Novembre 2016, 13.48.56
10
Una cosa che non molti sanno è che il logo degli Opera IX lo creò Enrico ruggeri..grande vecchio Blackster
ignis
Lunedì 5 Settembre 2016, 23.42.08
9
Oltre ai gruppi citati, ricorderei anche gli Evol di Padova...
metaller nel cuore
Giovedì 19 Novembre 2015, 17.15.04
8
Album veramente magnifico, epico,oscuro e pagano. Tutte stupende ma si elevano a gemme imprescindibili Alone in the Dark, The Call of the Wood e Sepulcro. Ascoltarlo in un bosco nebbioso sul finire del giorno fa venire veramente i brividi. 90
enry
Sabato 25 Luglio 2015, 6.36.38
7
Per me resta il loro migliore, un debut bellissimo. Come già detto da altri insieme a mortuary drape e necromass (la rece del debut credo sia doverosa), ai quali aggiungo anche i funeral oration, formavano un circolo di band di gran pregio che forse hanno pagato dazio alla dilagante esterofilia di quel periodo. Gran disco.
Doomale
Lunedì 20 Luglio 2015, 9.15.52
6
Concordo con recensione e i primi due commenti. Grandissimo album!! il mio preferito di loro!...E' vero con gli altri piemontesi Mortuary e i Necromass sono stati un vero culto!...
Vecchio Sunko
Domenica 19 Luglio 2015, 17.42.02
5
Secondo solo al Sacro Culto!, grandi Opera IX. 90!
andrea fvg
Domenica 19 Luglio 2015, 1.45.21
4
seminalissimo capolavoro! anche se gli preferisco sacroculto e ovviamente, come dico ovunque, the black opera (love)
Forbiddenevil
Sabato 18 Luglio 2015, 15.04.05
3
Io feci naja all'ospedale militare di Torino insieme ad Ossian !!!
galilee
Sabato 18 Luglio 2015, 10.24.30
2
Un disco col quale sono cresciuto. Gli Opera con Cadaveria sono stati un gruppo eccezionale, e Cadaveria lo è tutt'ora. Quoto il commento sotto, assieme a Mortuary e Necromass formavano una triade invidiabile.
Baron The Red
Sabato 18 Luglio 2015, 9.44.42
1
Il vero capolavoro degli Opera IX...personalmente lo preferisco a tutti gli altri. Mi sembra ieri che me lo prestarono e rimasi stupefatto da loro e principalmente da Cadaveria...Erano insieme ai Necromass e Mortuary Drape il mio orgoglio italiano dell'allora nascente e fiorente scena Black. Esordio "mitico".
INFORMAZIONI
1995
Miscarriage Records
Black
Tracklist
1. Alone in the Dark
2. Esteban's Promise
3. The Call of the Wood
4. Al Azif
5. Sepulcro
Line Up
Cadaveria (Voce)
Ossian (Chitarra)
Vlad (Basso)
Flegias (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Silent Bard (Tastiere)
 
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