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Unsafe - Enter Dark Places
( 954 letture )
Da sei anni a questa parte, gli Unsafe hanno mantenuto una certa precisione nella cadenza di pubblicazione dei dischi, sfornando album ad anni alterni e recuperando un po’ di quel terreno perso nei primi undici anni di formazione, memori di sole quattro demo autoprodotte. Dal debut Manipulative Progress, la band francese fondata e capitanata dalla carismatica Stéphanie NolfMighty Music, per la pubblicazione del qui presente Enter Dark Places. La cantante ed il chitarrista Lionel sono rimasti gli unici membri della line-up originale, con il compito di scegliere ed accogliere tra le proprie fila ben tre nuovi ingressi in vista della registrazione di questo album; infatti, Niko, Mathieu e Xavier sono entrati in formazione appena prima di entrare negli studi di registrazione per questo album, rendendo quindi il loro apporto francamente ridotto, almeno in termini di influenza e di sound personale. Il genere, che ha subito una recente degradazione verso altri lidi nel nostro ambito moderno, è un groove che, a detta della band, è ispirato a Pantera, Machine Head e Lamb of God. Quando si scomodano questi nomi, si mette abbastanza carne al fuoco da far venire l’acquolina in bocca, facendoci immaginare una succosa pietanza principale. Sarà così?

Abbandonato il thrashcore dei primi anni di formazione, gli Unsafe si sono gettati a capofitto nel mondo del groove metal che, quando Stéphanie e Lionel si stavano guardando in giro nel loro territorio underground, stava ancora spopolando in tutto il globo. Da quel giorno, sono cambiate molte cose, prima tra tutte le line-up, con la stessa Stéphanie che ha abbandonato il basso, dedicandosi esclusivamente al suo ruolo di cantante, considerato che le sue harsh vocals non hanno nulla da invidiare a molti colleghi maschi, soprattutto in termini di potenza espressiva. Il problema di fondo, come vedremo, è che questo tipo di “groove metal” si è evoluto in un ammasso stagnante con pochi sbocchi artistici, se eseguito come un tentativo di scialba copia dei mostri sacri degli anni novanta. Pezzi come Watch Out, Negativity e A Better World dimostrano un tiro innegabile, con qualche refrain che ci conquista dopo alcune riproduzioni, ma il sound -reso troppo tagliente da una produzione inadatta- delle chitarre, unito a linee tutt’altro che esaltanti in buona parte dei brani, rendono il platter discretamente incline alla noia. Il rischio più grosso, in cui gli stessi Unsafe inciamperanno in più momenti all’interno dell’album, è quello di scivolare in quel polpettone che si allarga dal melo-death al groove più moderno, rendendo il tutto imponente dal punto di vista dell’impatto musicale, ma poco fruibile da un ascoltatore che non sia un pieno appassionato di questa frangia artistica. Fermo restando che, anche per un ascoltatore che mastica pane e groove metal tutti i giorni, Enter Dark Places sembrerà tutt’altro che un disco di alto livello. Certo, non mancano pezzi esaltanti, come Virtual Jail che presenta uno stacco centrale di grande effetto, oppure la conclusiva Half-Wit ed il suo intro melodico, tuttavia in un disco che presenta dodici brani più un inutile intro, peraltro la title-track, è davvero troppo poco per raggiungere una valutazione sufficiente. Infatti, pur non peccando di alcune soluzioni piacevoli, come il momento di rifiato a metà dell’album, caratterizzato dalla bella semi-acustica Shores of Infinity, il disco in sé risulta troppo quadrato e poco personalizzato, mettendoci di fronte al grave problema di confondere un brano con l’altro se lo si ascolta con spensieratezza, nei suoi punti meno riusciti. Questo è sufficiente per dimostrarci di come la band necessiti di essere un po’ più rodata con i membri recentemente entrati in line-up e, al contempo, rende chiara la necessità del duo storico di personalizzare maggiormente il proprio songwriting di base.

Per una band dell’esperienza degli Unsafe, è un peccato dover assegnare una valutazione insufficiente, soprattutto perché le capacità tecniche e la voglia di spaccare il mondo non sembrano mancare. Tuttavia, è evidente che il disco non riesce a raggiungere tutti i punti necessari per poter essere promosso, se non con un paio di grossi debiti da recuperare il prima possibile, magari entro un paio d’anni con la prossima pubblicazione. Anche rispetto ai precedenti album, soprattutto Masterpiece of the Absurd è stato compiuto qualche passo indietro che, in parte, possono essere imputati all’eccessiva impazienza rispetto alla pubblicazione del disco. In conclusione, Enter Dark Places è un disco che possiede alcune idee niente male, ma eccessivamente diluite in un brodo che non ha molto sapore e, proprio per questo motivo, è solamente consigliato agli irriducibili del genere. Forse, qualche mese in più per acclimatarsi maggiormente con i nuovi ingressi ed un occhio un po’ più critico verso i brani scritti, avrebbe giovato al tutto. Soprattutto in un genere dove è molto difficile trasmettere la propria personalità, se ci si basa esclusivamente al comunque rispettabilissimo obiettivo di spaccare la faccia all’ascoltatore. Ad alcuni di essi, nonostante la ricerca costante di questo tipo di musica, potrebbe risultare stranamente fastidioso se non viene eseguito con una certa qualità: d’altronde, i cazzotti musicali bisogna anche saperli gestire con intelligenza tattica, sfruttando una giusta cadenza e senza scadere troppo nella ripetitività e nella prevedibilità. Qui, purtroppo, più che un mulinare di pugni senza un reale filo conduttore, non troverete.



VOTO RECENSORE
53
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2015
Mighty Music
Groove
Tracklist
1. Enter Dark Places
2. Watch Out
3. The Final Stage
4. Negativity
5. Intentional Homicide
6. A Better World
7. Virtual Jail
8. Shores of Infinity
9. On the Edge of a Precipice
10. Stimulate My Mind
11. Dark Side
12. Wasted Years
13. Half-Wit
Line Up
Stéphanie (Voce)
Lionel (Chitarra)
Niko (Chitarra)
Mathieu (Basso)
Xavier (Batteria)
 
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