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Vincenzo Marretta - Here I Am at the End
( 3182 letture )
Vincenzo Marretta fa parte di quella categoria di polistrumentisti con tanta tenacia da intraprendere la difficile strada di comporre, suonare ed arrangiare un album in completa autonomia, usando solo le proprie capacità, le proprie forze ed i propri fondi per vedere la propria creazione prendere forma, plasmarsi in un risultato che, sino a qualche tempo prima, ristagnava solamente nella mente del creatore. Ebbene, dopo sei lunghi anni di lavoro, di preparazione e di ispirazioni, Vincenzo Marretta ci consegna Here I Am at the End, uscito in regime di autoproduzione e pubblicato proprio in queste caldissime giornate estive. Dietro il sobrio ma piacevole artwork, si nasconde un lavoro che rientra nella categoria dei concept album, trattando come filo conduttore tra i brani un viaggio psicologico che, almeno una volta nella vita, si trova di fronte ad ogni essere umano; un percorso dove la persona è portata ad evolversi, a trascendere ad uno stato migliore rispetto al precedente. Un’opportunità che, sotto chissà quante diverse spoglie, si presenta a tutte le persone, ma pochissime sono in grado di accogliere. Tutto condensato in un disco della durata di un’ora, composto da intro, outro e nove brani, di cui uno interamente strumentale. Un disco di cui, a priori, l’artista siciliano dovrà essere molto fiero.

Si parte delicatamente, con l’Intro che ci accompagna verso The Road, dimostrandoci subito una certa dimestichezza di Vincenzo Marretta con tutti gli strumenti suonati. Il primo pezzo è una cavalcata thrashy-oriented, con riff a corda vuota ed un incedere che si stabilizza su un ritmo cadenzato, che sarà un po’ il marchio di fabbrica del disco. Piacevoli anche le vocals dell’artista, più introspettive che aggressive e portatrici di una timbrica malinconica che ben si sposa con le composizioni. Insieme alla successiva Last Carnage, il brano ci mette di fronte ad una certa cura per il songwriting, dimostrandoci le qualità innegabili di Vincenzo Marretta sia dietro le pelli, sia alla sei corde; queste capacità, tuttavia, non scadono mai nell’errore di basare la musica sulla velocità e sulla tecnica, andando anzi a basare la bravura strumentale al servizio della musica. E questo è un elemento positivo che dovrebbe essere scontato, ma spesso non lo è. Altro punto a favore è dettato dalla produzione, davvero curata in ogni aspetto e capace di offrire quel quid in più alle sonorità introspettive dei brani. Proseguendo nel percorso troviamo la toccante Emotionally Destroyed la quale, dopo un arpeggio in clean effettato, ci riconduce su ritmiche dalla cadenza lenta, su cui la voce di Vincenzo si allarga malinconicamente, parlandoci del tempo che passa, dell’impossibilità di raggiungere il proprio obiettivo in tempo. Passiamo quindi a Come Back, brano che è anche il primo singolo estratto e per il quale è stato girato un video; sicuramente, questa lunga cavalcata è anche il pezzo di maggior effetto del platter, complice un riff portante tanto semplice quanto efficace, nel suo sound toccante. La situazione si incattivisce con A Lifetime Ago, vera e propria sfuriata thrash sulla quale possiamo apprezzare le capacità del musicista anche a ritmi molto più sostenuti, forse solo con la piccola pecca di aver optato per una timbrica vocale che non è efficace come sui tempi più blandi; piacevolmente slayeriano, invece, il bridge che conduce alla conclusione del brano. Quando ormai si apre l’ultima parte del disco, passiamo per l’ottima strumentale Human Evil, dalla lunghezza spropositata che sfiora i nove minuti ma che ci fa entrare ancora di più nel concept del disco, accerchiandoci con la sua malinconica teoria della malvagità umana. Una strumentale che è anche un’ottima apertura per la tripletta conclusiva, composta da Illusion, Finally Dead e Game of Unconsciousness, prima di scivolare nella potente chiusura regalata dall’outro, che sancisce la chiusura di un disco mai esagerato, mai fine alla velocità o alla tecnica strumentale -per quanto essa non manchi di certo- ma sempre improntato alla ricerca di una soluzione personale, di quel sound soffuso e malinconico che diventerà il marchio di fabbrica dell’album, garantendogli un’ottima riconoscibilità all’interno del calderone di produzioni odierne.

Cosa possiamo aggiungere? Here I Am at the End è un disco che si è fatto attendere per sei anni. È un album che ha sicuramente costretto Vincenzo Marretta ad una fatica non indifferente, ad un lavoro che è stato sconfinato ed incredibilmente prolungato nel tempo, ma alla fine è anche un disco che è in grado di ripagare tutti gli sforzi che vi sono stati impressi. A partire dalla produzione, passando per il songwriting, il concept e la tecnica strumentale, sino ad arrivare alla presentazione in sé del prodotto, il primo album solista di Vincenzo Marretta è un disco che qualsiasi amante della buona musica orientata su sonorità heavy/thrash, con un buon occhio per le sezioni semi-acustiche ed i ritmi cadenzati, deve ascoltare almeno una volta. Non è solo un album che ci accompagna in un viaggio. È il viaggio stesso, quello che l’artista siciliano ha compiuto dentro di sé, tra i propri trascorsi e ci ha raccontato, con il cuore in una mano e la chitarra stretta nell’altro pugno. Se cercate un lavoro di ottima qualità, in tutto e per tutto, allora fermatevi perché l’avete trovato. Se invece decidete di passare oltre, poi non lamentatevi della presunta assenza di grandi progetti all’interno dei nostri confini italiani, perché Here I Am at the End merita almeno un ascolto, da chiunque legga queste parole, qualsiasi siano i suoi gusti musicali. Dopo un ascolto, giudicherete voi. Ma sono sicuro che ne conseguiranno molti altri, quasi in automatico.

Chapeau.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
60.33 su 12 voti [ VOTA]
unocheascoltamusica
Venerdì 4 Settembre 2015, 23.27.42
2
Devo dire che per essere un album in lavoro da 6 anni, uno si aspetta di più. Vincenzo ha un grande talento musicale, sfruttato davvero poco. Il problema dell'album è la sua eccessiva monotonia. Capisco che il genere sia Trash, ma a volte basterebbe davvero poco, qualche figura ritmica in più, per rendere più varia la canzone. Anche il vocalist risente di ciò, e le canzoni sono quasi tutte cantate allo stesso modo. Infine lo incito a fare più canzoni in italiano! Come Back e Illusion sono le migliori track della canzone, e il merito va tutto alla lingua cantata da Vincenzo. Vai su questa strada, davvero!
jek
Venerdì 21 Agosto 2015, 21.02.56
1
Ho sempre avuto una profonda ammirazione per un artista che riesce a suonare più strumenti e sto Vincenzo ha veramente i controcoglioni. Per ora ho sentito solo Come Back, buon pezzo e ben suonato, purtroppo faccio decisamente fatica ascoltare metal cantato in italiano.
INFORMAZIONI
2015
Autoprodotto
Heavy/Thrash
Tracklist
1. Intro
2. The Road
3. Last Carnage
4. Emotionally Destroyed
5. Come Back
6. A Lifetime Ago
7. Human Evil
8. Illusion (Non c’è Nessuno)
9. Finally Dead
10. Game of Unconsciousness
11. Outro
Line Up
Vincenzo Marretta (Voce, Chitarra, Tastiere, Basso, Batteria)
 
RECENSIONI
80
 
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