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Cirith Ungol - Paradise Lost
( 2614 letture )
"Che cosa importa dove, se rimango me stesso; e che altro dovrei essere allora se non tutto, e inferiore soltanto a lui che il tuono ha reso il più potente? Qui almeno
saremo liberi; poiché l’Altissimo non ha edificato
questo luogo per poi dovercelo anche invidiare,
non ne saremo cacciati: vi regneremo sicuri, e a mio giudizio
regnare è una degna ambizione, anche sopra l’inferno:
meglio regnare all’inferno che servire in paradiso."



Con questi versi altisonanti - spesso denaturalizzati e brutalmente decontestualizzati - si può efficacemente riassumere il pensiero di Satana, protagonista indiscusso del capolavoro epico "Paradiso Perduto" di John Milton, rivoluzionario letterato britannico. Il poema, snodandosi in più canti, illustra la burrascosa cacciata del Maligno dal Paradiso Terrestre, reo di aver tentato di spodestare il Sommo dal suo trono di Luce e staticità temporale; l'Anticristo, con l'aiuto delle più immonde bestie - una volta angeli divini, ora viscerali rifiuti del cosmo conosciuto - architetta la più crudele delle vendette: inquinerà, tentandola ed irretendola con il fascino del Male, la creatura prediletta dall'Altissimo: l'Uomo.

Un racconto di riscatto e rivalsa personale, quindi: una volontà ferrea mai scalfita, nemmeno dalla più buia delle sorti, fulgida e decisa a riconquistare ciò che crede spettarle di diritto.

Volendoci curiosamente spostare dal XVII secolo e dall'Inghilterra conservatrice dell'epoca, approdando di schianto nella calda California di inizio anni '90, incontreremmo un singolare parallelo di opinioni ed intenti: una band, i Cirith Ungol; un album, l'ultimo di una breve carriera (discografica), Paradise Lost.

Il quartetto losangelino, dal monicker di Tolkeniana memoria, non ha mai raccolto quello che giustamente avrebbe meritato; fautore di un heavy metal ora classicheggiante (non è infatti difficile incontrare influenze maideniane o dei Judas Priest, piuttosto che dei fratelli di epica Manowar o Virgin Steele, ben più conosciuti alle orecchie della massa), ora epico e viscerale, immerso costantemente in un'aura maligna e cavernosa, con un approccio pregno di groove e cattiveria, quasi doom in più passaggi, i Cirith Ungolsono tra i più fulgidi esempi di quel modo di far musica che un po' si è perso nel tempo, caratterizzato da totale dedizione ed ambizione, con show business e royaltes assolutamente ed audacemente in secondo piano.

Questo testamento artistico nasce sotto i peggiori auspici, come del resto tutta la loro odissea sonora: rifiutati in origine dalla casa discografica, la non monumentale Restless Records, i quattro si ritrovano a dover elemosinare una pubblicazione; nessun supporto promozionale, fiducia alcuna da parte del management della label: il disco si rivelerà un insuccesso, purtroppo prevedibile e tristemente annunciato.

Il che, manco a dirlo, è un vergognoso affronto alle nove radiose gemme in esso contenute: l'ensemble californiano non si smentisce e, dopo le ottime prove di Frost And Fire(1980) e One Foot In Hell (1986) - non tralasciando quello che è il loro capolavoro, King Of The Dead (1984) - dà vita ai cinquanta minuti di Paradise Lost, tenebroso ed affilato affresco del loro peculiare modo di intendere il metal.

Dal cantante e frontman, Tim Baker, dotato di una voce infernale e sgraziata, vero e proprio marchio di fabbrica della band, agli spigolosi ricami chitarristici del nuovo entrato Jim Barraza, tutti i membri regalano ai posteri una performance sostanzialmente perfetta e calata nel mood esoterico della proposta, con qualche guizzo davvero portentoso ed ingiustamente sconosciuto ai più: dal riff tellurico di Before The Lash all'atmosfera che permea la lunga Heaven Help Us, passando per il feroce mid-tempo di Join The Legion - efficace anthem posto in apertura di tracklist - alla power ballad Go It Alone, tutto è maledettamente messo al posto giusto.

Dopo il sostanziale silenzio mediatico attorno all'lp, la band accusò il colpo, sciogliendosi; varie e costanti sono state le notizie di reunion durante gli anni seguenti - speranze rese comunque vane dalla prematura morte di Jerry Fogle, membro fondatore e mastermind dell'epopea Cirith Ungol(assente inspiegabilmente nell'ultimo colpo di coda del gruppo).

L'amaro in bocca, con storie artistiche come questa, è copioso: doveroso è quindi far vivere in eterno, donando ad essa un po' di gloria postuma, la musica di quattro menti sfortunate, colpevoli soltanto di aver provato ad aggiungere un pezzo di se stessi allo spietato mondo (discografico e non) - fallendo sì nel tentativo, ma inebriandosi del dolce nettare che spetta solo a chi sceglie di non cedere all'infame susseguirsi di una vita che ostacola e rifiuta, spesso i più meritevoli e determinati, senza nessuna traccia di libero arbitrio o paradisiaci e posticci scenari da epica medievale.

Sbalordito il diavolo rimase, quando comprese quanto osceno fosse il bene e vide la virtù nello splendore delle sue forme sinuose" (Paradiso Perduto, libro IV)



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
86.66 su 3 voti [ VOTA]
Fly 74
Lunedì 14 Agosto 2017, 1.00.16
17
Il cd che possiedo è della Restless records del 1991.
Johnny Dio
Domenica 13 Agosto 2017, 20.42.29
16
In cassetta sono sicuro , in cd non saprei , comunque vedo che discogs conferma l'uscita anche in cd nel 1991. Esiste una release in vinile non ufficiale uscita nel 2006 targata Enigma. Io ho l'edizione della Metal Blade , in vinile ovviamente. Comunque sia gran disco ! Come tutti gli altri del resto. Band unica e inarrivabile.
Fly 74
Domenica 13 Agosto 2017, 19.38.00
15
Io ho comprato la prima edizione in cd nel 2008.
nonchalance
Domenica 13 Agosto 2017, 18.09.22
14
A guardar bene (su Discogs e Metal-Archives..), uscì anche in CD!
Johnny Dio
Domenica 13 Agosto 2017, 17.21.31
13
Una precisazione, il disco (prima della ristampa attuale da parte della Metal Blade ) era introvabile semplicemente perché l'edizione vinilica non è mai esistita , all'epoca uscì solo in formato audiocassetta.
SimonFenix
Martedì 18 Aprile 2017, 21.04.44
12
Per chi non lo sapesse ancora la Metalblade lo ha ristampato qualche mese fa, aspetto con trepidazione il 28 aprile per la ristampa di King Of The Dead (e spero in futuro gli altri 2).
The Sinner
Lunedì 28 Novembre 2016, 15.05.22
11
e con questo sono 4 centri perfetti x gli UNGOL !! Band di inestimabile valore !!!
rob 75
Domenica 25 Ottobre 2015, 23.02.35
10
"scovato"oggi ad una fiera del modellismo-fumetti-vinili etc nel mio paesotto e preso per soli 8 euro! direi un affare visto il prezzo su Amazon. tra l'altro mi son procurato allo stesso prezzo pure il primo dei Raven,Time dei Mercyful fate,The skull dei Trouble, e Doomsday for the deceiver dei Flotsam and jetsam,direi un ottima giornata visto che erano tutti titoli sulla mia wishlist da anni !
kvmetternich
Giovedì 13 Agosto 2015, 19.24.42
9
Grandissima band dal sound particolarissimo. Peccato, avrebbero meritato molto più successo.
marmar
Martedì 11 Agosto 2015, 15.13.12
8
Non possiedo questo album, ma considerando che fino a qualche anno fa erano introvabili anche gli altri tre, qualche speranza esiste. Sarei curioso di sentirlo come si deve, band strana che all'epoca rimase praticamente in ombra, ricordo solo qualche articolino di striscio quà e là; li ho riscoperti anch'io qualche decennio dopo, e tra i tre album "trovabili" giudico "One Foot in Hell" il loro lavoro migliore.
Sandro70
Lunedì 10 Agosto 2015, 20.46.13
7
In effetti questo album è introvabile, ma la raccolta Servants of Chaos ( 2 CD + 1 DVD ) ne contiene sei pezzi. Tra l'altro si trova in internet a 10 ÷ 11 euro. Ne vale la pena.
InvictuSteele
Lunedì 10 Agosto 2015, 17.55.18
6
A mio avviso questo è il migliore della band, nonché epitaffio di una splendida carriera. @Gemini72 non credo lo recupererai facilmente, è rarissimo, io non l'ho mai visto ne in cd ne in vinile. Credo sia stato ristampato solo una volta da un'etichetta pirata, non capisco perché non sia mai stato ripreso ma è praticamente introvabile rispetto agli altri album che si trovano facilmente e a poco prezzo.
Gemini72
Lunedì 10 Agosto 2015, 16.42.26
5
BAND TITANICA: i primi 3 album lo stanno a dimostrare. Per me, padri fondatori di un nuovo modo di concepire e poi suonare heavy metal, attraverso la magnifica fusione con sonorità epiche, il tutto immerso in splendide atmosfere maligne, come giustamente ha precisato il nostro recensore. Purtroppo l'ultimo album, qui recensito (alla grande), non sono ancora riuscito a recuperarlo, ma mi impegnerò a tal fine. Per sempre Mitici Cirith Ungol
Ulvez
Domenica 9 Agosto 2015, 11.04.03
4
gran bel disco, contiene parecchi riff memorabili. grandissimi Cirith Ungol, hanno sempre fatto ottimi album.
MiltonKeef
Sabato 8 Agosto 2015, 16.05.57
3
@Annoiato: conservatrice proprio perché aveva scelto di tornare alla monarchia! Milton soffrì molto per questo e, proprio nel Paradiso Perduto, riversò tutta la sua "rabbia politica"! Poi okay, si può opinare che il periodo repubblicano sia stato molto controverso, però questo è quello che l'autore pensava... mi sono limitato ad immedesimarmi in lui. Per quanto riguarda il secolo, mea culpa! Chiedo venia! ... l'album? Ti piace? L'hai mai ascoltato? Se no, lo farai in seguito al mio scritto? E' bello scambiarsi pareri musicali in un sito di recensioni di dischi, non trovi?
Lizard
Sabato 8 Agosto 2015, 14.02.11
2
Molto giusto, grazie per le precisazioni. Più che reazionaria allora restauratrice ma penso che il senso possa essere chiaro senza correzioni.
Annoiato
Sabato 8 Agosto 2015, 12.44.44
1
Chiedo scusa, ma il Paradise Lost è del XVII secolo (pure della seconda metà) e non del XV secolo. Poi, più che conservatrice, l'Inghilterra di allora era 'reazionaria', visto che il poema fu scritto successivamente al ritorno della monarchia dopo l'unico periodo repubblicano della storia inglese. La prima parola dell'ultima citazione, infine, sembra essere stata riportata a metà.
INFORMAZIONI
1991
Restless Records
Epic
Tracklist
1. Join the Legion
2. The Troll
3. Fire
4. Heaven Help Us
5. Before The Lash
6. Go It Alone
7. Chaos Rising
8. Fallen Idols
9. Paradise Lost
Line Up
Tim Baker (Voce)
Jim Barraza (Chitarra)
Vernon Green (Basso)
Robert Garven (Batteria)
 
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