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Backyard Babies - Four by Four
( 2877 letture )
Sette anni. Sette anni sono passati dall’ultimo album dei Backyard Babies. Poi c’era stato l’annuncio di una pausa che tutti aveva fatto tremare. Gli svedesi avevano optato per tale scelta in modo da assecondare i bisogni di ogni membro della band, tra vita privata ed impegni personali. Una scelta più che giusta e probabilmente necessaria, ma è pur vero che sette anni sono lunghi e molte cose possono accadere. Spesso i rapporti con i vecchi colleghi si vanno logorando o la voglia viene meno ed un ritorno sulle scene, con annesso album e tour, risulta semplicemente come una manovra monetaria molto poco calcolata e sentita. Ecco, in questi casi non sembrano rientrare i Backyard. Era il 2008 quando sul mercato usciva l’omonimo disco della band e quando ci si appresta ad ascoltare Four By Four non sembra che sia passato un solo giorno da quell’ultima pubblicazione. Questo disco sprigiona tutto lo spirito dei Backyard Babies all’ennesima potenza e solleva ogni dubbio sul loro ritorno. La band c’è e non sembra affatto cambiata, anzi dimostra di portare con se un estro compositivo non indifferente. Insomma questa pausa, nonostante la straziante attesa per i fan, sembra essere stata una giusta mossa, ed è lo stesso Nicke Borg a spiegare il tutto con semplici parole: “È difficile tirare fuori del rock esplosivo quando si è stati ben nutriti… ora abbiamo di nuovo fame!”. Semplici e dirette parole che spiegano questo periodo e non si può far altro che rispettarle. Risulta essere molto più consono un momento di pausa piuttosto che sfornare album senz’anima solo per obblighi contrattuali, mire economiche o semplicemente per accontentare -sommariamente- il pubblico.

Four By Four è diretto e schietto, supera di poco la mezz’ora ma riesce a toccare tutti i punti giusti. Th1rt3en Or Nothing apre le danze come solo le opener dei Backyard Babies sanno fare; un brano di puro e semplice rock ‘n’ roll fino al midollo e non si potrebbe chiedere di meglio. Pezzo ben strutturato, riff alla Dregen più che mai e refrain orecchiabili, ed ecco qui che un gran pezzo prende vita. Inutile dire che è stato anche il primo singolo estratto -scelta ottima a dirla tutta-. I’m On My Way To Save Your Rock ‘N’ Roll segue il granitico rock della prima traccia con ancora più veemenza ed un pre-chorus a dir poco fantastico, reso tale grazie ai riff e alle armonizzazioni di chitarra, che sfocia nell’ennesimo grido da stadio. White Light District -il cui riff iniziale ricorda vagamente quello di We Don’t Celebrate Sundays- risulta più serioso, un brano che mescola sleaze e punk con una vena particolarmente moderna, risultando l’ennesimo asso nella manica. Con Bloody Tears arriva il momento della dolce ballata dai tratti nostalgici e leggermente malinconici che risulta studiata sia nelle ritmiche di Blomqvist e Carlsson che nel bellissimo solo di Dregen. Insomma non la solita e scontata ballata ma una composizione ben arrangiata ed interpretata nel migliore dei modi. Ritmiche più punk e con vaghi rimandi ai Supersuckers per Never Finish Anything, in cui sentiamo intervenire anche la voce di Dregen che “duetta” con quella di Borg in una brano dagli arrangiamenti molto aperti -troviamo addirittura un vero e proprio coro nel pezzo-. Una bella mid-tempo viene tirata fuori con Mirrors (Shall Be Broken), anche in questo caso brano dalle tinte abbastanza malinconiche, sorretto magistralmente dalla linea melodica di Dregen che in ogni brano inserisce un parte solista -grande o piccola che sia- perfetta per l’occasione. Canzone che non sdegnerebbe assolutamente l’heavy rotation, sia per ritmiche che per attitudine. Al pezzo più complesso e strano viene lasciata la chiusura di questo disco che riporta prepotentemente i Backyard Babies sulle scene musicali mondiali: si tratta di Walls, brano che inizialmente sembra essere un bel rock semiacustico, salvo poi sfociare in un martellante riff impreziosito da momenti solisti di Dregen per poi mutare ancora in una melodia dalle tinte cupe e tetre che occupa praticamente tutta la parte finale del brano, il quale arriva a toccare abbondantemente i sette minuti.

Four By Four è un grande, grandissimo ritorno per i Backyard Babies che dimostrano come questo tempo passato in silenzio abbia contribuito a creare le giuste dinamiche per sfornare l’ennesimo disco di spessore, perché, in definitiva, di questo si tratta. Un album divertente e mai banale, che fonde le varie vene punk, hard, glam e sleaze in un unicum ormai ben conosciuto; il quale negli ultimi 25 anni ha fatto ampiamente scuola per tutte le band successive che si sono ispirate a tale combo, tendendo l’orecchio per creare le proprie sonorità. Questo nuovo lavoro è l’ennesima dimostrazione di come i Backyard sappiano perfettamente fare il proprio mestiere; si tratta di un album che non annoia mai, che in trentadue minuti dice tutto ciò che c’è da dire e lo fa con gran classe, senza mai annoiare né presentando episodi evitabili. In ogni caso si tratta di un brano estremamente curato che dopo l’ascolto lascia qualcosa e non si disperde semplicemente nel nulla. Come già fatto nella recensione dei loro connazionali, gli Hardcore Superstar, non posso che concludere con: bentornati ragazzi, ancora una volta siete riusciti a farla in barba a tutti.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
91.83 su 6 voti [ VOTA]
Rob Fleming
Sabato 16 Gennaio 2016, 18.41.42
3
Dopo anni di silenzio tornano con un album che è una bomba. E la finale Walls è allucinante Interessante vedere che i commenti in tempo reale assegnano voti alti al gruppo e i vecchi album vengono demoliti. Una vita di mezzo? Voto 80
galilee
Lunedì 24 Agosto 2015, 12.21.08
2
Molto bene, non vedo l'ora di prenderlo.
andy usurper
Sabato 22 Agosto 2015, 10.58.49
1
Tornati per spaccare il culo a tutti!Band enorme,discone!Voto perfetto!Attitudine,100!!!
INFORMAZIONI
2015
Gain Music
Hard Rock
Tracklist
1. Th1rt3en or Nothing
2. I'm On My Way to Save Your Rock 'N' Roll
3. White Light District
4. Bloody Tears
5. Piracy
6. Never Finish Anything
7. Mirrors (Shall Be Broken)
8. Wasted Years
9. Walls
Line Up
Nicke Borg (Voce, Chitarra)
Dregen (Voce, Chitara)
Johan Blomqvist (Basso)
Peder Carlsson (Batteria)
 
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