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Fear Factory - Genexus
( 7103 letture )
Effluvi di dati, codici sparati alla velocità della luce nei bui e stretti cunicoli sotterranei. Frammenti di memorie, chip di assesto ritmico e incalzanti battute del Nuovo Mondo.
Sono passati 25 anni dalla nascita della Fabbrica della Paura, un lasso di tempo notevole, nel quale il mondo che conosciamo è mutato in favore della tanto amata-odiata tecnologia. Nessun ponte di Einstein-Rosen, purtroppo, ma un costante sviluppo di idee, applicazioni e sistemi operativi proto-senzienti, sempre in costante crescita, movimento e miglioramento. L’auto-analisi, l’auto-coscienza, come quella di Skynet, il sistema di difesa autonomo visto e temuto nella saga di Terminator: Autonomous Combat System, non a caso, apre il nuovo, attesissimo album dei losangelini Fear Factory nel migliore dei modi. Ritmi di guerra, pulsazioni meccaniche, riff di piombo e atmosfere hi-tech.

I Am a Weapon of Human Design
Nothing is Sacred to Stay Alive
I Am a Weapon of Human Design…


Già, un’arma nelle mani dell’uomo. Disegnata da esso, plasmata da esso e designata dallo stesso per migliorare la razza umana, il mondo, l’atmosfera, le problematiche. Ma, infine, cosa rimane? Un cumulo di macerie, ossa, vite spezzate, grigiore e morte. Il campo di battaglia umano-meccanico, sopraffatto dalla potenza del futuro, della tecnologia che si auto-alimenta facendosi beffe di noi altri. I Fear Factory lo sanno bene, l’hanno sempre saputo, un po’ come Sarah Connor, che la guerra contro le macchine avrebbe per sempre messo fine all’epoca dell’Uomo. Le creazioni nostrane che soverchiano l’ordine prestabilito, dove non ci sono sentimenti e volontà, ma solo connessioni fredde, artificiali, pulsanti led di pura energia.

We’re Disconnected as One
Soulless Nation
We’re Disconnected as One
Devastation!


Le dure parole di Soul Hacker, pulsante brano ritmato e rimbalzante che ci fa capire come le cose, per noi esseri viventi, non siano messe troppo bene. Gli avvertimenti temporali non sono serviti per farci capire che scherzare con le invenzioni tecnologiche potesse risultare estremamente pericoloso e controproducente, tanto da farci perdere ragione, intelletto e -soprattutto- la capacità di prendere decisioni. L’anima è a rischio e rischia di essere mutata in qualcosa di terribile e glaciale: quando abbiamo perso la nostra umanità?

Benvenuti alla recensione di Genexus, nona fatica marchiata Fear Factory (se escludiamo vari EP, album di rarità, best-of e remix). L’album in questione vuole farci riflettere a suon di heavy metal cibernetico e martellante. E’ la morte della pacatezza, delle fiabe e dello zen. Un flusso costante di ritmi pesanti, supportati da un impianto ritmico bollente, caldo come l’inferno, con forcelle, bielle, pistoni e presse in costante movimento. Un vero attacco frontale al buio, poderoso e ingegnoso, meccanico e astuto. La programmazione fredda e distaccata di The Industrialist viene messa da parte, in favore di un approccio sì futuristico, ma anche molto più caldo e umanizzato. Complice la scelta di far suonare il bravissimo e sottovalutato Mike Heller per tutto l’album, eccezion fatta per la sopracitata Soul Hacker, dove alla batteria troviamo niente meno che il leggendario Deen Castronovo dei Journey. Niente più drum-machine quindi, ma un vero batterista per un vero album che riporta in auge, con classe e ardore, la tecnica sopraffina/marchio di fabbrica del buon Raymond Herrera, ex-batterista della band. Una doppia cassa tonda e riecheggiante, trigger a non finire, ma anche tanti tocchi di classe (sentire Protomech per credere). Insomma, in questo viaggio sonoro ci sono tanti byte da assimilare e da convogliare, ma anche tanta anima, la stessa Anima di cui parlavamo poc’anzi, quella in bilico tra uomo ed evoluzione.
Genexus è, frugando ogni dubbio, un grandissimo e graditissimo ritorno per la band di Los Angeles, capitanata dal duo Bell/Cazares, qui in ottima forma, sia a livello tecnico che compositivo. I granitici riff schiaccia-ossa del buon vecchio Dino sono ben presenti, costanti, a volte auto-celebrativi, ma va bene così purché tutti i meccanismi e gli ingranaggi funzionino alla perfezione. Olio motore e sudore, inventiva e fantascienza: ingredienti alla base del FF-sound, sempre aggiornato e sempre sospeso nel tempo, tra 1992, 2000 e 2015. C’è un bel fil-rouge che unisce (quasi) tutte le release del combo americano. Un senso di incombenza, di distruzione, di paura vera e propria, corroborata dalla vana speranza che l’umanità abbia qualche possibilità di salvezza e redenzione nella forsennata corsa contro il tempo. Pochi giri di parole: questo nuovo tassello della Fabbrica è fondamentale per capire il percorso evolutivo della band lungo la storia. Dal death metal innovativo delle origini al metal moderno di Digimortal, passando per il thrash metal industrializzato del devastante Mechanize, come-back d’autore datato 2010 e rimasto impresso a fuoco nei cuori di tanti fans e addetti ai lavori.

Il nuovo album è uno step in avanti, senza dubbio, anche se ci piace ricordare e ritrovare passate influenze e citazioni nel corso dei dieci brani della scaletta. Partendo dalla accennata Autonomous Combat System, con il suo intro cupo a cura del fantasmagorico Rhys Fulber, maestro d’atmosfere inarrivabile, passando per la stoppata Anodized, con le sconquassanti otto-corde di mister Cazares a impreziosire i versi di metallo colante, mentre le vocals di B.C. Bell, meno aggressive di un tempo, ci fanno immedesimare nel clima prettamente sci-fi dell’album, facendoci perdere in "brodo di giuggiole" durante i melodici ritornelli, tradizionale marchio dei Fear Factory sin dall’alba dei tempi.

Piccole sinfonie s’infrangono sulle varie vibrazioni ritmiche di Protomech, gioiello sonoro che ci colpisce e accarezza, suonando nel contempo moderno e antico. Gli ultimi trenta secondi di pianoforte sono una malinconica ri-programmazione del leggendario outro sentito nel 1995 su Pisschrist, una piccola chicca nostalgica per gli ascoltatori maniacali attenti ai dettagli, o semplicemente un gustoso rimando melodico a chi possiede buona memoria storica.

I Will Never Break or Suffer Your Hate
Flowing Through My Veins Dielectric Strenght.


Fa piacere constatare che ci sia anche speranza nelle note e nelle liriche insanguinate di Genexus, con le parole di Bell che umanizza l’intera faccenda, avvicinando sempre di più uomo e creazione artificiale in una danza futuristica dai torni dark e pacati. Sofferenza, amore e umanità artificiale: un poderoso combo che ci rimanda al trionfante Blade Runner, storico film-culto di Ridley Scott, tratto dal visionario racconto di Philip K. Dick, nume tutelare e di riferimento per il cantante – autore della band. Il progetto Genexus richiama direttamente il film appena citato, facendoci capire piano – piano molte cose. Ma senza aggravare la vostra mente con spoiler di sorta, possiamo dirvi che, alla fine del viaggio, rimarrete alquanto soddisfatti dai riferimenti musical-visivi che il nuovo album dei FF porta con se, in un lungo e ricchissimo bagaglio costellato da tanta esperienza, medaglie d’oro, inevitabili errori e repentine riprese.
Così la title-track scorre via che è un piacere, in alternanza -come di consuetudine- tra aggressività e melodiosità mai banale, con accelerazioni improvvise dettate da un infuocato e sempreverde Cazares, poderoso e portentoso axe-man/cyber sciamano alla guida della resistenza umana contro le macchine.
Dielectric funge da singolo/video apripista gustoso e arrembante, graziato da un song-writing eccelso, un chorus azzeccato e dei tocchi chitarristici notevoli che rimandano addirittura a Descent, tratta dall’immenso concept-album Obsolete (1998), da cui la band trae sapientemente ispirazione senza auto-plagiarsi, come nella breve, veloce e deliziosamente eterea Regenerate, con un crescendo ritmico-emotivo da brividi, che strizza l’occhio ai suoni mainstream senza mai risultare inopportuna o scontata, anzi, accelerando sempre di più fino al climax finale, in un up-tempo sostenuto, chiave di una cavalcata rock fatta di riff iper-distorti, tastiere eteree e melodici vocalizzi effettati.

I Regenerated Now, I’ve Finally Found New Ground
Breathing New Life Now
I WILL REGENERATE!


E così giungiamo alla parte conclusiva dell’album, ovvero al punto che mi piace considerare come doppio-epilogo e apice assoluto di Genexus, l’accoppiata vincente Battle for Utopia e Expiration Date, graziate ancora una volta da un song-writing eccellente, melodie accattivanti e melanconici richiami all’arte visiva di Scott e a capolavori del passato.
La prima delle due canzoni funge da rampa di lancio per il gran finale: odissea di metallo, speranza e morte, Battle for Utopia ci trasporta nel cuore pulsante di Genexus, facendoci capire che il concept uomo/macchina potrebbe anche non avere mai fine. Ma senza fare ipotesi azzardate, ci troviamo ad ascoltare un brano che in soli 4:16 secondi riesce a condensare lo spirito battagliero e umano dei Fear Factory, la "disumanizzazione controllata" vista, vissuta e sentita nel corso del tempo e anche qualcosa di inedito, come una struttura che non prevede il classico strofa-ritornello-bridge-ritornello, bensì un continuo alternarsi di sezioni che passano dallo stoppato al melodico, dal mid/up-tempo al finale dominato dalla voce di Bell, ri-cromata con nuove sfumature per l’occasione.

Expiration Date è la goccia finale: malinconia ed epica chiusura dell’album, il pezzo in questione è quanto di più anomalo e bello fatto dalla band americana negli ultimi anni. Riprendendo alcune sperimentazioni elettro-ambient del passato, con il costante alto sapere del genio Fulber, la band capitanata da D. Cazares ci mostra un lato soft a-la Memory Imprints (Never End) che pensavamo perduto nei fumi dei tempi passati. Certo, abbiamo avuto chiusure iper-classiche e mastodontiche come Final Exit (da Mechanize), outro rumoristiche e malconce come Human Augmentation (da Industrialist), ma mai qualcosa di così magniloquente e profondo, con una struttura se vogliamo semplice, quasi pop.
Riverberi, layers d’oltranza, invenzioni di sovrastrutture e arrangiamenti post-bellici a cura di un Fulber in vena di melodiose verità cosmiche da pelle d’oca. Vera poesia sonora, un po’ decadente e un po’ naif, ma sempre in bilico tra passato, presente e futuro, esattamente come il T-800, John e Sarah Connor e il destino dell’Universo, della Terra e, ovviamente, della razza umana.

Genexus è infine un lavoro di cesello e passione, di ritorno al passato e di ritorno al futuro, ma -citazioni a parte- è soprattutto qualcosa di grande, epico e immutato, che ci fa pensare (e capire) che i grandi nomi della Nostra scena ci sanno ancora fare, risultando a tratti inarrivabili. Schiere di band – clone, personaggi più o meno discutibili, riferimenti e altre volte ancora buone influenze. Una miriade di formazioni hanno provato a capire e congegnare al meglio l’essenza dei Fear Factory, senza mai riuscirci appieno. I fondatori del cosiddetto "cyber metal" sono ancora inossidabili e lubrificati, metallici come un tempo, con idee nuove di zecca e materiali sacrificabili sostituiti per l’estetica e l’apparenza e, soprattutto, una nuova casa (la Nuclear Blast Entertainment) dove fare riposare i propri droni da guerra in attesa che la situazione si surriscaldi.
Dieci brani per dieci nuovi motivi di allarme, rivalsa, ribellione e riflessione fantascientificamente attuale: un delirio per i vecchi ascoltatori, un incentivo per le nuove leve.

Under the Surface We’re Not Machines
Under the Surface We’re Living Dreams
Death Lives Just One Breath Away
Somewhere My Heart Beats in Silence
I Made My Way Through the Violence
Nobody Lives Forever.


La battaglia è appena cominciata…



VOTO RECENSORE
89
VOTO LETTORI
83.07 su 40 voti [ VOTA]
Aceshigh
Giovedì 24 Maggio 2018, 18.22.24
39
Bel disco, meglio del precedente (che comunque non era male). Le sonorità sono più o meno le stesse da anni, la differenza la fa (come in questo caso) il songwriting. Voto 80
TheSkullBeneathTheSkin
Lunedì 23 Aprile 2018, 23.16.26
38
Voto 90, come ad Obsolete e d Archetype, i Fear Factory che adoro sono questi e non altri. Dielectric e Regenerate riprendono il discorso interrotto con Corporate Cloning con rinnovata vena ed inalterata maestria. Volete sentire Burton Bell cimentarsi col sabba nero? DeliverMe - CityOfFire
Shadowplay72
Venerdì 24 Novembre 2017, 0.52.59
37
Complimenti a germano mosconi per il nick.mitico personaggio 😀
Shadowplay72
Venerdì 24 Novembre 2017, 0.51.34
36
Dopo un paio di album anonimi,ritornando alla grande con questo cd i Fear factory.band che mi piace davvero tanto.seminali!
Germano Mosconi
Mercoledì 30 Agosto 2017, 17.09.49
35
Il migliore dopo i primi tre, spero che il prossimo sia all'altezza di questo qua. 82/100
Chthulhu
Giovedì 15 Settembre 2016, 15.21.24
34
Che mazzata...grandissimo ritorno di una band che ha sempre fatto grandi album (ad eccezione di transgression e archetype. Industrialist invece è stato molto sottovalutato ), freddi e sanguigni come pochi 87
AL
Venerdì 30 Ottobre 2015, 14.27.24
33
nonostante il buon impatto iniziale non ho gridato al miracolo e non ho scomodato certi capolavori del passato, secondo me ci sono delle belle canzoni come dielectric, soul hacker e protomech dove picchiano alla grande mentre la traccia conclusiva non mi convince per niente. per me si viaggia sul 75. ora l’unica cosa che mi chiedo è come sarà la voce di Burton dal vivo?
Flavio
Venerdì 9 Ottobre 2015, 16.24.08
32
E' questo è l'album che aspettavo dai miei FF! Recensione ineccepibile e voto più che giusto. Uno delle migliori uscite dell'anno.
d.r.i.
Venerdì 9 Ottobre 2015, 9.09.44
31
Non riesco più a reggerli, sorry.
Numbered Days
Venerdì 9 Ottobre 2015, 0.12.23
30
Lo sto ascoltando ormai da ore, senza che riesca a fermare il lettore, bellissimo album, finalemnte i FF sono tornati, non sentivo un songwriting cosí ispirato da Obsolete! Sarà che la struttura dei pezzi di per se mi ha anche molto ricordato Demanufacture, ma in ogni caso qui abbiamo un album eccelso, Expiration Date è il fiore all'occhiello di questo percorso tanto inaspettato quando evocativo e interessante. Voto 90
Marco78
Giovedì 17 Settembre 2015, 14.54.00
29
Davvero un album spettacolare, tutti i pezzi sono assolutamente validi e diversi spiccano in modo brutale. Noto con molto piacere che tutti i membri si danno un gran daffare e non si limitano all'essenziale (tipo The Industrialist) e sono pure ispirati. Disco tra l'altro con una sua anima ben distinta rispetto ai vecchi dischi, nonostante la proposta musicale stia ovviamente sempre all'interno delle sonorità da loro stessi inventate. Detto questo, non comprendo chi aspirerebbe sempre ad un Demanufacture 2 e poi non gradisce le cose trite e ritrite... è un controsenso. Genexus ha un sacco di spunti notevoli e originali, un groove pazzesco e i suoni sono superbi. Per me 85
Bloody Karma
Giovedì 10 Settembre 2015, 10.59.37
28
continuando con gli ascolti...devo dire che il disco cresce, qualche brano non proprio eccelso, altri più dinamici...dai non arrivo assolutamente a 89, ma un 70 ci sta...
Reyals
Sabato 29 Agosto 2015, 16.52.41
27
Da "vecchio ascoltatore" quoto quanto scritto da Metal Shock. In ogni caso è un bel disco e visto che ultimamente avevano deluso non poco, questo lavoro un bel 85 pieno se lo merita tutto.
kvmetternich
Sabato 29 Agosto 2015, 10.39.45
26
Mechanize era un disco eccellente IMHO. Ci sta che negli anni ci sia una alternanza fra dischi più o meno buoni visto anche che i FF sono un band molto conservatrice per quel che riguarda la proposta
BHG
Venerdì 28 Agosto 2015, 10.06.40
25
Finalmente un bel disco da parte dei FF, concordo con chi dice che è il migliore da Obsolete! Ritengo doveroso far notare che nel disco c'è anche una mano nostrana: parte dell'elettronica e della preproduzione è opera di Giuseppe Bassi, a.k.a. Dualized, producer rock/metal carpigiano, giovane e molto talentuoso, come l'esperienza personale conferma!
Metal Shock
Mercoledì 26 Agosto 2015, 20.24.00
24
... senza mai qualcosa di diverso... Scusate l`errore ma con sto cazzo di smartphone non sono un fenomeno!!!!!
Metal Shock
Mercoledì 26 Agosto 2015, 20.18.43
23
Secondo il mio parere, dopo vari ascolti, questo e` sicuramente il loro miglior album da Obsolete, pero` alla fin fine sono gli stessi identici riff, gli stessi pattern ritmici, le stesse linee vocali di sempre, senza mai in qualcosa di diverso. A volte sembra di sentire un collage di vecchie canzoni. Non cerco chissa` che di rivoluzionario lo so anch`io che questi sono i Fear Factory, pero` per me dopo i primi tre album non hanno fatto che riciclarsi. Comunque qualche canzone e` notevole ma resta sempre un album discreto. Voto 73.
lux chaos
Martedì 25 Agosto 2015, 23.24.11
22
Non concordo @steelminded, non mi aspetto affatto metal classico da loro, mi aspetto quel che fanno, ma secondo me è una gran minestra riscaldata, altro che ispirazione e grande prova..ovviamente sono i miei gusti! ...se poi a te piace...evviva!!!
Steelminded
Martedì 25 Agosto 2015, 22.48.05
21
Questi sono i Fear Factory, grandi innovatori e fautori di uno stile tutto nuovo nel 1992, che poi farà diversi proseliti buoni o cattivi (secondo me tutto il filone -core deve molto a questa band). Se si hanno presente i Fear Factor e si apprezza quello che sono, non c'è dubbio che questo disco è una grande prova, un lavoro di grande qualità e ispirazione. Certo non ci si può approcciare a questo disco aspettandosi di sentire metal classico o lunghe suite progressive. I Frear Factory sono questo e secondo me hanno fatto dannatamente centro qui!!! Poi anche il concept del disco, ottimamente raccontato nella rece, è veramente interessante e di tremenda attualità. Ci può stare che non piaccia, ma secondo me è una questione di approccio e di gusti principalmente. Evviva!
Bloody Karma
Martedì 25 Agosto 2015, 21.58.39
20
premesso che dopo Demanufacture non ho avuto più modo di seguirli e che ho alle spalle un unico ascolto di questo Genexus, ma francamente non ci vedo nulla di così esaltante...anzi ho trovato le linee vocali di Burton piuttosto anonime...cmq continuerò a macinarlo per vedere se a lungo andare le cose migliorano
Max
Martedì 25 Agosto 2015, 21.49.42
19
Non capisco nemmeno io tutto questo entusiasmo... Non male sia chiaro, ma nemmeno un discone. Molto meglio Archetype... Senza scomodare Demanufacture o Obsolete...
Enrico
Martedì 25 Agosto 2015, 15.15.20
18
A me sembra la brutta copia di Demanufacture.
BlackAlbum90
Martedì 25 Agosto 2015, 13.56.07
17
Mi dispiace, ma non riesco a condividere tutto st'entusiasmo. Questo disco non ha mordente, in alcuni tratti si limita a prendere spunti già proposti nei due lavori precedenti. Per me: rimandati.
Mastro24
Martedì 25 Agosto 2015, 2.10.37
16
I Fear Factory non sono sicuramente la mia band preferita, tuttavia apprezzo molto il fatto che nonostante qualche brusca sterzata siano sempre andati avanti cercando di proporre qualcosa di interessante senza mai cambiare radicalmente la loro essenza.Per quanto riguarda l' album si tratta sicuramente di uno degli esperimenti più interessanti dell' anno, ha quella forza che riesce a fartirimanere d avanti allo stereo per 40 minuti di fila senza farti annoiare mai, brani come Autonomous Combat System, Dielectric e Soul Hacker ti rimangono impressi e Genexus sembra molto ispirata....Voto 88
GHOST RIDER
Martedì 25 Agosto 2015, 0.53.30
15
...direi che ci stava bene anche un 85, o se proprio si vuole stare sul quasi 90 per quest'album allora bisognerebbe alzare e di parecchio i voti per Mechanize (solo per Fear Campaign bisognerebbe dargli un 85 minimo) Obsolete e ovviamente Demanufacture... Non ha assolutamente l'innovazione e la sorpresa di Demanufacture ne tantomeno il coraggio di osare di Obsolete ma è un graditissimo ritorno viste anche le diverse intonazioni per i ritornelli, che però in sede live mi preoccupano non poco perchè Burton la voce se l'e davvero sputtanata negli anni...vedremo live...cmq decisamente promossi...
lux chaos
Lunedì 24 Agosto 2015, 22.00.52
14
Per ora faccio la voce fuori dal coro, come al solito...non mi convince, mi spiace, mi sembra una riproposizione non ispirata della formula che ha dato vita a capolavori come demanufacture e obsolete...stessi riff, stessi ritmi, stessa struttura, con le solite strofe arrabbiate in attesa dei soliti ritornelli con la voce pulita e lancinante, che poi sarà stonata da pazzi dal vivo....foss'anche così, il problema è che i riff e le parti vocali entusiasmanti sono totalmente assenti....per me è no
mnx
Lunedì 24 Agosto 2015, 21.51.34
13
Ottima recensione di un ottimo disco, per me è sicuramente il migliore dopo lo scioglimento della line-up classica. Con The Industrialist sembrava ormai imboccato il viale del tramonto, invece Genexus per ora è il disco dell'anno. Sarà dura per Maiden, Slayer, ecc. fare di meglio... staremo a vedere.
Arrraya
Lunedì 24 Agosto 2015, 21.49.28
12
Sempre la solita (sopravalutatissima) minestra. Dino Cazares suona sempre su una corda. Band abbastanza detestabile.
RoksVempire
Lunedì 24 Agosto 2015, 21.44.01
11
Album dell'anno. Spettacolare, tremendamente tecnologico, un album da brivido. E non parliamo dei 2 pezzi lenti Expiration Date e Enhanced Reality, da pelle d'oca. Divino. Erano anni che non ne usciva uno così perfetto. Oramai l'ho bruciato a forza di ascoltarlo. Recensione da 10 e lode, complimenti.
Daniele
Lunedì 24 Agosto 2015, 21.09.01
10
Già basta l'inizio di "Autonomous Combat System" ,semplicemente spettacolare . Altro capolavoro da aggiungere nella discografia di questa band GRANDIOSA. Voto 90 strameritato.
Master Killer
Lunedì 24 Agosto 2015, 20.20.19
9
È l'album dell'anno e ogni ascolto aumenta sempre il piacere sopratutto sulla titletrack, protomech, anodized e Soul Hacker su tutte, Per me è 90 stop.
jo-lunch
Lunedì 24 Agosto 2015, 16.46.33
8
Anch'io, come Axoras, non amo il genere e neanche il gruppo, ma ascolterò volentieri questo album grazie anche ad una recensione veramente straordinaria scritta in uno stile personalissimo che ho trovato molto coinvolgente. Un bravo anche da me. ��
Hellion
Lunedì 24 Agosto 2015, 15.55.47
7
Lo sto consumando Church of Execution su tutte.
draKe
Lunedì 24 Agosto 2015, 14.58.42
6
bellissima recensione x un disco fantastico! Personalmente è ciò che ho aspettato per 20 anni dopo quel capolavoro di "demanufacture", senza nulla togliere ad altri album molto riusciti...Grandi FF!!!
space waste
Lunedì 24 Agosto 2015, 14.52.53
5
89? Ok, mi sta incuriosendo, forse lo ascolto
Steelminded
Lunedì 24 Agosto 2015, 14.46.07
4
Merita davvero. Una grande prova. D'accordo con metalraw...
AL
Lunedì 24 Agosto 2015, 14.35.51
3
ho dovuto rileggere il voto due volte... 89!!?!! wow. non avrei mai pensato a un voto così per un disco dei FF. ottima notizia, devo procurarmelo. molto bella anche la recensione.
Metal Maniac
Lunedì 24 Agosto 2015, 14.25.25
2
forse il voto è un tantino alto, ma ciò che è sicuro è che un grande ritorno per la band, dopo il deludente "the industrialist", e si colloca fra le migliori uscite della loro carriera... piccola correzione: il leggendario outro sentito nel 1995 era in "a therapy for pain" e non in "pisschrist"...
Michele "Axoras"
Lunedì 24 Agosto 2015, 13.47.41
1
Recensione incredibile e molto sentita. Da studente di Ingegneria Informatica ho gradito tantissimo la scelta del registro stilistico usato. Mi è piaciuta molto l'impronta narrativa che hai dato allo scritto e, nonostante non ami il genere e il gruppo in questione, sentirò volentieri il disco Bravo!
INFORMAZIONI
2015
Nuclear Blast
Industrial
Tracklist
1. Autonomous Combat System
2. Anodized
3. Dielectric
4. Soul Hacker
5. Protomech
6. Genexus
7. Church of Execution
8. Regenerate
9. Battle for Utopia
10. Expiration Date
Line Up
Burton C. Bell (Voce)
Dino Cazares (Chitarra e Basso)
Rhys Fulber (Tastiere)
Mike Heller (Batteria)

Musicista Ospite
Deen Castronovo (Batteria su traccia 4)
 
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