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Skepticism - Ordeal
( 3099 letture )
Mi è parso ora di leggere una fatale necessità nelle tenaci affezioni dei deboli, nell'istinto che hanno i piccoli di stringersi fra loro per resistere alle tempeste della vita, e ho cercato di decifrare il dramma modesto e ignoto che deve aver sgominati gli attori plebei che conoscemmo insieme. Allorquando uno di quei piccoli, o più debole, o più incauto, o più egoista degli altri, volle staccarsi dai suoi per vaghezza dell'ignoto, o per brama di meglio, o per curiosità di conoscere il mondo, il mondo, da pesce vorace com'è, se lo ingoiò, e i suoi più prossimi con lui.

Con queste immortali parole Giovanni Verga tracciava i contenuti del celebre “ideale dell’ostrica”, ad ammonire sui rischi di tracollo e disastro ogniqualvolta ci si allontani dalla tradizione per solcare rotte ignote e senza punti di solido riferimento. Ma se è vero che la fama di un’opera come I Malavoglia non ha mai valicato gli italici contrafforti alpini, è altrettanto vero che c’è una sottile linea di contatto che sembra unire Aci Trezza e Riimaki, finnica cittadina d’origine ed elezione di una delle band che si appresta a lasciare il segno su un altro decennio di storia del doom. Parliamo ovviamente degli Skepticism, che si presentano col loro quinto full length a chiarire una volta di più, nel caso ce ne fosse bisogno, che lo scettro di miglior funeral band dell’emisfero boreale è sempre saldamente nelle loro mani (dato per assodato che al di sotto dell’equatore lo stesso destino tocca ai Mournful Congregation, a ripercorrere così i fasti di antiche diarchie in cui a guadagnarci sono soprattutto i sensi dei fedeli devoti del genere forse più atipico del metal universo). E l’attaccamento alla tradizione prende le mosse intanto dalla conferma di alcuni elementi formali, dal lungo volgere delle stagioni che separano l’uscita dei loro lavori (stavolta sono stati ben sette, gli anni di silenzio), all’incertezza che regna sempre sovrana sulla data di pubblicazione, coi puntuali rinvii e aggiornamenti, alla conferma della line up originaria, mai mutata in vent’anni di carriera e qui solo integrata da una chitarra aggiuntiva. Ma è soprattutto la fedeltà “artistica” alle proprie muse ispiratrici ad essere diventato l’inconfondibile marchio di fabbrica degli Skepticism, tanto che, al netto di qualche inevitabile scostamento rispetto ai lavori precedenti, ogni nuova uscita realizza il miracolo di materializzare esattamente ciò che il popolo della nicchia funeral si aspetta da loro. Nessun “usato sicuro”, nessuna stanca riproposizione di cliché consolidati, semplicemente il riproporsi di un capolavoro ad ogni dipanarsi di solco.

La sfida, peraltro, era stavolta davvero impegnativa, visto che i Nostri hanno scelto di proporre un album registrato live, con tutti i rischi che questo comporta, non ultimo l’inserimento dell’elemento “pubblico” in un genere che prevede voli quanto più possibile algidi ed eterei. E allora chiariamo subito che in questo Ordeal il rapporto dell’ascoltatore con la musica non è assolutamente turbato da filtri contaminati da gridolini estatici e applausi fuori luogo, con i primi del tutto assenti e questi ultimi che si limitano a comparire sulla scena più che timidamente alla fine dei brani e a debita distanza dallo scoccare dell’ultima nota, quasi niente più di un espediente per separare le tracce. Nulla di nuovo, ovviamente, anche sul versante della durata temporale dei brani, come sempre dilatatissimi e perfettamente funzionali alla creazione di quelle atmosfere fumosamente in perenne evoluzione che sono da sempre un’altra arma letale nel bagaglio dei finlandesi. Volendo proprio trovare elementi di (moderata) novità rispetto alla tradizione, dobbiamo piuttosto guardare all’accresciuta “potabilità” dei brani, secondo un percorso già avviato nel predecessore Alloy con una discreta attenzione alla componente melodica, che comunque, lungi dal prospettare approdi consolatori, contribuisce piuttosto a un’ulteriore drammatizzazione dell’insieme. In lenta evoluzione sembra anche il growl del singer Matti Tilaeus, che, pur conservando una spiccata propensione alla sabbiosità del timbro (chi si è fatto cullare dai suoi rantoli fin dal debut Stormcrowfleet troverà comunque anche qui pane per i suoi denti), sembra arricchire la tavolozza dei colori ad ogni uscita, tra passaggi in scream e sia pur rare incursioni in clean. Su tutto, come sempre, il titanico trionfo delle tastiere, con i classici rintocchi organistici a conferire ora una solenne monumentalità all’insieme, ora sorprendenti virate verso il lugubre.
Bastano allora pochi secondi della coppia di apertura You/Momentary per capire che anche stavolta il viaggio si dipanerà in un’oscurità fittissima, illuminata solo a tratti da improvvisi bagliori (semplicemente terrificante la comparsa della sei corde nell’opener), funzionali non a indicare improbabili vie d’uscita ma ad accrescere il senso di smarrimento, proiettando sinistre figure indefinite sullo sfondo. Detto di una The Departure forse leggermente al di sotto degli standard, complice un tappeto di tastiere un po’ troppo “dolciastro” e un inserto marziale non del tutto funzionale all’insieme, tocca alla successiva March Incomplete mandare in estasi staffe e incudini delle funeral legioni. Un avvio a spire lente che tratteggiano alla perfezione quel “calvario” a cui rimanda il titolo dell’album, un carico di desolazione, un inesorabile accumularsi di tensione che, proprio mentre sembra sciogliersi tutto sommato canonicamente tra i tasti di Eero Poyry, si scarica improvvisamente in un assolo inatteso e devastante. L’ortodossia funeral sembra qui decisamente intaccata per fare posto a un approccio più classicamente doom, (con la mente che vola subito ai riff di un Rune Stiassny, in casa Saturnus), ma il risultato è semplicemente stratosferico, da smarrimento delle coordinate spazio temporali. Chissà, forse con altre band ci si sarebbe potuti permettere un piccolo appunto per la collocazione non felicissima nella tracklist di un pezzo che avrebbe meritato il proscenio chiudendo l’album, ma gli Skepticism dispongono di un arsenale sterminato di soluzioni a dispetto dell’apparente monocromaticità del genere. Ecco allora la cavalcata quasi tellurica di The Road a scompaginare le carte della prevedibilità e, soprattutto, la pirotecnica Closing Music, aperta da un’andatura da bolero raveliano che va del tutto imprevedibilmente ad affondare in sabbie mobili solcate da venature monastiche e dallo scream disperato di Matti, che sembra cristallizzare e imprigionare i battiti agonizzanti della chitarra. L’album si chiude, per quanto riguarda il materiale inedito, con la monolitica Pouring, perla nerissima che salda definitivamente il conto dei Nostri con la tradizione, puntando a un finale ad alto tasso di volute barocche e strappando per un’unica volta gli applausi del pubblico mentre ancora il flusso narrativo non si è spento.
C’è ancora spazio, però, per un ultimo regalo confezionato dai fab four di Riimaki con la riproposizione live di uno dei cavalli di battaglia della band, quella The March and the Stream che ha contribuito a rendere immortale un album come Lead and Aether (anche se il brano ha visto la prima luce nell’EP Ethere del 1997). A diciassette anni di distanza, le stimmate di quel capolavoro di minimalismo e spettralità sono ancora immutate, a incantare e far smarrire chi osi avventurarsi nei meandri più oscuri dell’umana esistenza.

Tra le uscite più attese dell’intero anno doom, Ordeal è un’ennesima conferma in una carriera che ha ormai assunto i contorni del mito, regalandoci una band in forma strepitosa. Dalla malinconia al turbamento, passando per l’intera gamma delle emozioni intermedie, gli Skepticism si confermano come monumento vivente e summa di un intero genere, che gli dei del pentagramma abbiano pietà degli improvvisati emuli che osino solcare le acque funeral con vascelli improvvisati.



VOTO RECENSORE
89
VOTO LETTORI
98.25 su 12 voti [ VOTA]
Ubik
Giovedì 24 Marzo 2016, 22.44.09
17
Commento dopo molto tempo dalla sua uscita. Disco ENORME, al livello di Lead And Aether e Stormcrowfleet. Alcune aperture sono da lacrime vere e proprie. Uscita doom dell'anno, monumento al genere. Trittico centrale da infarto. 90
enry
Domenica 18 Ottobre 2015, 16.02.45
16
Stupendo, soprattutto la seconda parte, March Incomplete e The Road da brividi. Una di queste sere mi sparo il dvd...In numeri direi 90, e io di solito sono di manica stretta anche e soprattutto con le mie band preferite dalle quali pretendo sempre qualcosa in più. Eccezionali.
Remy
Domenica 18 Ottobre 2015, 14.39.16
15
I numeri uno. I più grandi. I migliori. Insuperabili sempre e comunque.
Giasse
Martedì 29 Settembre 2015, 0.13.55
14
Entrambi i dischi nn possono essere considerati "funeral". Diciamo che sn molto molto molto doom!
Red Rainbow
Lunedì 28 Settembre 2015, 1.40.30
13
@ Giasse : giuro che, con le tue stesse motivazioni, ci avevo pensato, alla messa in discussione dell'epiteto "funeral", ma ho appena fatto lo stesso con gli Shape of Despair e ho avuto paura di una spedizione punitiva... per malevola propensione allo svuotamento della nicchia...
Giasse
Domenica 27 Settembre 2015, 23.04.23
12
Bellissimo. Pero' la definizione "funeral doom" non e' piu' aderentissima a mio avviso dato che l'incidenza dell'organo e' decisamente dilatata rispetto al recente passato. Comunque e' un altro pezzo da collezione!!!
MrFreddy
Martedì 8 Settembre 2015, 20.20.42
11
Arrivato oggi, il DVD è incredibile. L'album, un capolavoro.
Kenos
Sabato 29 Agosto 2015, 19.11.23
10
Grande annannata per il funeral, questa. Una toccatina di palle però ci sta tutta.
enry
Sabato 29 Agosto 2015, 18.55.05
9
Freddy: Bell Witch presi ma come per gli SoD devo ancora dedicarmici, Tyranny in lista spesa.
MrFreddy
Sabato 29 Agosto 2015, 12.16.44
8
@enry non dimenticare i già usciti Bell Witch, e l'imminente Tyranny
enry
Sabato 29 Agosto 2015, 7.02.46
7
Saranno tre lunghe, lunghissime settimane...A me interessano poco le classifiche, da amante del Funeral Doom e dintorni questo è un periodo da sballo: Shape of Despair (già in casa ma ancora da ascoltare), Ahab (lo prendo oggi), Skepticism e fra qualche mese Esoteric, non avrei potuto chiedere di meglio. Se poi ci aggiungo anche l'ultimo EP dei Mournful Congregation di fine 2014...Impossibile chiedere di più.
Ubik
Sabato 29 Agosto 2015, 0.05.19
6
Manca troppo all'uscita. You è già il mio pezzo dell'anno, quanto mi mancavano. Esce il 18, vero?
Red Rainbow
Venerdì 28 Agosto 2015, 0.35.42
5
@ Graziano : verissimo quello che dici, Verga ha avuto un discreto successo postumo, mi riferivo soprattutto alla prima edizione francese dei Malavoglia del 1887 passata del tutto inosservata @ ocram : grande sfida con gli Shape, alla fine i cinque voti in più (ammesso che facciano davvero la differenza, a questi livelli di eccellenza per entrambi) vengono tutti da March Incomplete... sappimi dire
Hard`n`Heavy
Giovedì 27 Agosto 2015, 20.18.23
4
😊
ocram
Giovedì 27 Agosto 2015, 19.28.54
3
non l'ho ancora ascoltato, ma quest'anno sarà difficile battere gli Shape of Despair...vedremo.
Graziano
Giovedì 27 Agosto 2015, 18.12.20
2
Altro titolo che dovrò vagliare dopo l'ottimo Shape of despair. Una nota per la bella recensione: dopo la morte Verga ebbe una diffusione notevole in Europa dove le sue opere furono tradotte in francese, spagnolo ed inglese. Immagino che in Finlandia sia invece sconosciuto.....
MrFreddy
Giovedì 27 Agosto 2015, 17.00.47
1
Innanzitutto non mi aspettavo una recensione così presto. Lo scritto è molto bello e mi lascia ottime certezze per l'album che non vedo l'ora arrivi nelle mie mani.
INFORMAZIONI
2015
Svart Records
Funeral Doom
Tracklist
1. You
2. Momentary
3. The Departure
4. March Incomplete
5. The Road
6. Closing Music
7. Pouring
8. The March and the Stream
Line Up
Matti Tilaeus (Voce)
Jani Kekarainen (Chitarre)
Eero Poyry (Tastiere)
Lasse Pelkonen (Batteria)

Musicisti Ospiti :
Timo Sitomaniemi (Chitarra)
 
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