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God Is An Astronaut - Helios | Erebus
( 3087 letture )
Non è perché le cose sono difficili che non osiamo, ma è perché non osiamo che sono difficili.
(Seneca - "Lettere a Lucilio, n. 104")


Se con il filosofo latino ci eravamo salutati alla fine della recensione di All is Violent, All is Bright, non vi era altro modo migliore di questo, per prendere in mano un nuovo disco dei God Is An Astronaut. La citazione stoica di Seneca è l'immagine perfetta di una società bloccata e in netta difficoltà, con se stessa e con gli altri. La complessità nel compiere delle scelte, morali o personali che siano, comporta uno status di riflessione e introspezione che porta sempre ad un'evoluzione dell'individuo, nel bene o nel male. Tuttavia spesso queste scelte sono influenzate dalle paure, dalle ansie e dai sensi di debolezza che pervadono l'animo umano. Tutto questo vortice di sensazioni cupe e pesanti è la fonte d'ispirazione per l'ultima fatica del gruppo irlandese. Da quanto dichiarato da Jamie Dean, è stato proprio il tema della crisi globale che è in auge da un paio d'anni a oggi, a influenzare fortemente la stesura di Helios | Erebus. Senza dubbio ogni disco dei God Is An Astronaut gode di una propria identità ben definita e quest'ultimo lavoro non è da meno: gli irlandesi si allontanano lentamente dalle eteree atmosfere spaziali, senza ovviamente abbandonarle, per abbracciare un songwriting più heavy, dall'atmosfera più cupa e rabbiosa. Il cambio di direzione infatti, a distanza di due anni da Origins (2013), è nettissimo: se la precedente prova del gruppo, esclusi alcuni brani, era stata decisamente poco esaltante e a tratti noiosa, ora il cambio di registro è a dir poco azzeccato.

Un lungo e graffiante feedback di chitarra distorta apre Agneya, traccia che mette in risalto tutte le caratteristiche stilistiche appena descritte. Il brano gode di un'atmosfera cupa che in pochi momenti esplode in una sfuriata decisamente heavy per i canoni del gruppo. E' incredibile sentire come già dai primi minuti la sezione ritmica di Hanney e Kinsella trascini in un vortice ai limiti del metal, con un ottimo lavoro alle pelli e dei giri di basso pieni e profondi. Anche l'impatto delle chitarre distorte risulta violento e del tutto inaspettato, lasciandoci assolutamente di stucco. La partenza con il botto di Helios | Erebus continua con Pig Powder, pezzo che mette in risalto come i God Is An Astronaut siano capaci di creare delle ascendenze magistrali. Un arpeggio di chitarra in clean si muove sinuoso e leggiadro sopra un tappeto di suoni soffici e spaziali, come da migliore tradizione del gruppo, tuttavia ad un certo punto c'è qualcosa che inizia a cambiare. L'aria si fa' più tesa e i suoni delle chitarre si saturano progressivamente fino a distorcersi e, aperto da una serie di stacchi maestosi, entra una lunga parte distorta. Nella sezione centrale della canzone proviamo di nuovo una sensazione di pesantezza portata dall'incessante palm mute di scuola metal, arricchito di armonici e suoni elettronici gonfi. Vetus Memoria torna su i canoni space rock del gruppo, strizzando l'occhio al passato e riproponendo la miscela di chitarre cristalline e pianoforte. La composizione risulta quindi più elegante e meno rabbiosa, per quanto non perda assolutamente di carica emotiva. Infatti nonostante a primo impatto il tutto sembri molto equilibrato ed omogeneo, negli ultimi due minuti non tarda ad arrivare l'accelerazione e la sfuriata che contraddistingue l'approccio stilistico adottato in questo album. Il quartetto quindi non finisce di sorprendere, graffiando esattamente come aveva fatto con Agneya, questa volta in maniera ancora più inaspettata. Dopo una partenza ben al di sopra delle aspettative, arriva il primo anello debole del lotto: Finem Solis è una traccia puramente ambience, che mette in risalto un enorme lavoro ai synth, che non colpisce come dovrebbe. La linea melodica risulta poco coinvolgente e l'evoluzione che dovrebbe portare al climax del brano cresce in maniera troppo lenta e monotona. L'esplosione che avviene risulta gracchiante e mal realizzata, provocando una sorta di fastidioso. Un vero peccato considerata la buona idea di far entrare delle chitarre tanto celestiali subito dopo di essa: insomma, tutta la traccia risulta come una buona mano di carte (ed idee) giocate male. Dopo questo scivolone, arriva uno dei pezzi che gode di maggiori aspettative: ovvero la longeva titletrack, che risulta essere il brano più lungo dell'intera discografia dei God Is An Astronaut con i suoi otto minuti e mezzo. Nei primi minuti il mid-tempo di classe ed elegante di Hanney incontra una chitarra ritmica pulita e molto veloce che batte in sedicesimi un riff trascinante e al tempo stesso discreto, accompagnato da un'altra sei corde dal suono più carico e mellifluo. Dopo la prima esplosione i ritmi crescono e riparte la miscela di distorsioni, vocoder e synth tipici del gruppo. Quello che avviene con Helios | Erebus è un vero e proprio viaggio nello spazio profondo, un'esperienza che solo questo gruppo ci può dare. A completare il confronto di sensazioni contrastanti, eppur tanto vicine, di rabbia e desolazione, ci pensa il pianoforte che entra con solennità quando tutto sembra spegnersi. Un cliché del disco, ovvero la sfuriata carica e pesante finale, che tanto aveva colpito anche in Vetus Memoria, chiude questa meravigliosa suite. Una sorta di legge universale dell'equilibrio vuole che se abbiamo toccato dei punti tanto alti poco prima, poco dopo bisogna toccare delle punte più basse per equilibrare il tutto. Obscura Somnia è una composizione che punta più sul lato elettronico, creando delle atmosfere con meno mordente, che tendono a passare in sordina, cadendo presto nel dimenticatoio. Complice forse la struttura e la linea guida poco chiara che si è voluta dare al brano, che nonostante presenti tutti gli elementi tipici del gruppo, non lascia il segno. Centralia è una delle canzoni che i God Is An Astronaut hanno iniziato a suonare nelle loro setlist dei concerti già diverso tempo prima dell'uscita dell'album: la canzone è stata infatti presentata (come nella data di Roma) durante la tournée con il titolo di Dark Passenger. Fin da subito il tempo veloce e le sezioni distorte avevano trasmesso una forte sensazione di frustrazione e rabbia, soprattutto nella violentissima incursione finale, che aveva suscitato nel sottoscritto una grossa aspettativa verso questo Helios | Erebus già diversi mesi prima dell'annuncio della sua uscita. All'ottimo brano, uno dei migliori del disco, segue un'apertura guidata dai synth elaborati e profondi. Sea of Trees è una buona chiusura, che mette in risalto le atmosfere grazie a dei cori sacrali. Nel complesso il pezzo è ben riuscito, seppur un gradino sotto il resto della altre composizioni di cui abbiamo appena parlato e, aspettandoci un finale un po' più ad effetto, non si può non nascondere un filo di delusione.

La prestazione del quartetto della contea di Wicklow è molto più convincente, sia musicalmente che stilisticamente, rispetto a quella di Origins. La produzione risulta ovviamente sempre di livello altissimo, riuscendo a mettere insieme moltissimi suoni diversi, con equalizzazioni e volumi a dir poco perfetti, a parte il brutto scivolone di Finem Solis. Helios | Erebus riesce senza ombra di dubbio a far viaggiare ancora, questa volta con la nitida sensazione che ciò che siamo sentendo è qualcosa di estremamente attuale e ispirato dal momento storico che stiamo passando. I God Is An Astronaut sono tornati fra le stelle, dando vita ad un album fortemente ispirato e che richiede diversi ascolti per essere assimilato. Per quanto apparentemente immediato, si nota un livello di songwriting tecnicamente più complesso e delle strutture più articolate nei pezzi, segno di un'ulteriore crescita compositiva del gruppo. Così come nella citazione del filosofo latino che apre la recensione, allo stesso modo nella musica cupa e pesante di Helios | Erebus vi è un forte senso di autocoscienza, che a sua volta porta un messaggio di grande speranza. Ancora una volta il gruppo è portatore di un mare di emozioni, spesso fra loro contrastanti e questo, non fa che confermare la loro posizione di maestri indiscussi del post-rock.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
76.66 su 6 voti [ VOTA]
Michele "Axoras"
Venerdì 28 Agosto 2015, 22.58.43
10
@Luca: The End of the Beginning lo trovo bello ma un po' troppo elettronico e comunque è un album che presenta qualche difettuccio tipico degli album debutto di un gruppo. Come dice ErneiBowl fu un embrione del loro genere. Far From Refuge è molto bello, ma più riflessivo e d'atmosfera. Per certi versi risulta un po' più difficile da ascoltare -a mio avviso- e quindi non è il disco con cui inizierei a sentire i GIAA. Infine Age of the Fifth Sun è l'uno disco che non ho approfondito del gruppo e sul quale non mi sento di dare un giudizio
ErnieBowl
Venerdì 28 Agosto 2015, 15.40.37
9
Mi fa piacere che qualcuno recensisca i God Is An Astronaut, ma sarebbe bello anche inserire altri nomi di questo genere. Tipo Mogwai, i Giardini Di Mirò, Godspeed You, Black Emperor etc etc perché è un genere vasto e interessante nonostante pochi se ne occupino, quindi mi affido a te Axoras. Chiusa la parentesti, i God is an astronaut li sto scoprendo ultimamente, Origins lo devo ancora sentire e con esso anche l'ultimo ma rimedierò presto e tornerò qui per commentare una volta assimilato, ma l'idea di una svolta mi ha incuriosito molto perché nonostante abbiano creato un loro stile riconoscibile, anche se derivativo per certi aspetti e dedito all'influenza di altre band, la loro pecca è sempre stata la monotonia di certe soluzioni, le cui migliori sono state tutte inserite nel loro capolovoro All is Violent, All Is Bright mentre per i restanti album escluso il primo, che fu un embrione del loro stile, e Origins, che non ho ascoltato, c'è stata sempre una riproposizione appunto di idee già proposte ma in chiave diversa facendo album carini/belli ma niente di eccezionale nonostante abbiano le carte in regola per farlo. Ma questa è solo un'impressione iniziale visto che , come detto sopra, li sto scoprendo ultimamente... vabbe, fine del papiro.
Metallum sum
Venerdì 28 Agosto 2015, 11.44.28
8
Questo album mi è veramente piaciuto un sacco. Secondo me si trova in mezzo a All is violent, all is bright e Origins(che è stato il primo album che ho ascoltato e quello a cui sono più legato).
luca
Giovedì 27 Agosto 2015, 22.34.43
7
@Axoras
luca
Giovedì 27 Agosto 2015, 22.34.29
6
per quanto riguarda gli altri album(The End of the Beginning,Far from Refuge e Age of the Fifth Sun) cosa ne pensi?
Michele "Axoras"
Giovedì 27 Agosto 2015, 22.12.15
5
@Luca: Ciao Luca, grazie dei complimenti Il disco che non ti puoi assolutamente perdere dei God is an Astronaut è All is Violent, All is Bright, del quale trovi la recensione qui accanto. Poi io ti consiglio l'omonimo "God is an Astronaut" e poi per un album più spinto ti consiglio proprio quest'ultimo titolo ! Facci sapere come va !
Michele "Axoras"
Giovedì 27 Agosto 2015, 22.12.15
4
@Luca: Ciao Luca, grazie dei complimenti Il disco che non ti puoi assolutamente perdere dei God is an Astronaut è All is Violent, All is Bright, del quale trovi la recensione qui accanto. Poi io ti consiglio l'omonimo "God is an Astronaut" e poi per un album più spinto ti consiglio proprio quest'ultimo titolo ! Facci sapere come va !
Michele "Axoras"
Giovedì 27 Agosto 2015, 22.12.14
3
@Luca: Ciao Luca, grazie dei complimenti Il disco che non ti puoi assolutamente perdere dei God is an Astronaut è All is Violent, All is Bright, del quale trovi la recensione qui accanto. Poi io ti consiglio l'omonimo "God is an Astronaut" e poi per un album più spinto ti consiglio proprio quest'ultimo titolo ! Facci sapere come va !
luca
Giovedì 27 Agosto 2015, 21.48.59
2
@Axoras
luca
Giovedì 27 Agosto 2015, 21.48.38
1
bella recensione vedrò di approfondire i God is an Astronaut,quali sono gli album che mi consigli di questo gruppo?
INFORMAZIONI
2015
Revive Records
Post Rock
Tracklist
1. Agneya
2. Pig Powder
3. Vetus Memoria
4. Finem Solis
5. Helios Erebus
6. Obscura Somnia
7. Centralia
8. Sea of Trees
Line Up
Torsten Kinsella (Voce, chitarre e tastiere)
Jamie Dean (Chitarre, tastiere e voce addizionale)
Niels Kinsella (Basso)
Lloyd Hanney (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Jimi Scanlan (Chitarra sulla traccia 7)
 
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