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Rivers of Nihil - Monarchy
( 1844 letture )
Le mire espansionistiche del capitalismo discografico sembrano essere diventate irresistibili.
Ormai le maggiori leve nell’ambiente stanno sfornando a ripetizione gruppi che sembrano usciti da una catena di montaggio, tutti in serie, più vincolati ai propri doveri contrattuali che alle proprie volontà artistiche e creative.
I Rivers of Nihil, sebbene siano un gruppo minore, appartengono a questo sterminato coacervo di gruppi catapultati nel mondo discografico partendo praticamente dal nulla, basta semplicemente dare una rapida occhiata alla loro discografia; un EP e subito dopo un album pubblicato con la Metal Blade Records che si è accollata anche la pubblicazione di questo nuovo sigillo di questa band americana.

Entrando nello specifico, Monarchy è il secondo album dei Rivers of Nihil, un nuovo sigillo che si incastona in questo mastodontico concept della band che sarà composto da quattro album sul tema delle stagioni. Con Monarchy si apre, esattamente, il ciclo sull’estate, mentre nel lavoro precedente la band si concentrò sulla primavera.
Il sound della band si rispecchia in quello che anacronisticamente viene definito negli ultimi tempi “modern metal”; in poche parole ci troviamo in un universo musicale che non ha proprio nulla di nuovo; reminiscenze djent in pieno stile Meshuggah naturalmente, con la compartecipazione di elementi derivanti dal technical death, con una lieve venatura deathcore, ma che in questo specifico caso non emerge tantissimo.
I principali riff di chitarra sono molto serrati, denotano una certa variazione stilistica solo nei tratti in cui si inerpicano in fraseggi meccanici che fanno diretto riferimento al death metal di matrice tecnica che permettono al suono di lasciare da parte la compattezza per abbracciare così una piacevole dinamicità.
Le tempistiche cervellotiche e matematiche incontrano ben presto un muro composto da melodie d'atmosfera che offrono un ottimo contesto per le lyrics prevalentemente metafisiche e altrettanto vacue ed esistenziali. Un ottimo espediente che si contraddistingue anche per una certa evoluzione, in quanto nella prima parte dell’album sono glaciali e dai tratti funerei (basti pensare alla traccia introduttiva Heirless) mentre nella seconda e ultima parte risultano essere molto più solari e avvolgenti, con qualche lieve venatura post rock (soprattutto nel finale di Circe in the Sky).

Superato l’intro Heirless, Monarchy denota una partenza in sordina: i primi due pezzi servono un mero antipasto e le cose si fanno interessanti solo con Sand Baptism e le tracce che si proiettano sulla parte conclusiva dell’album.
Otre a connotarsi per un approccio, in certi tratti più epic, in Sand Baptism si legge l’evoluzione interna che Monarchy assume; a partire da questo punto il basso diviene strumento protagonista, col fine di disegnare intersecate trame delicate di una certa bellezza. Diviene quindi un surplus, un mezzo che attribuisce maggiore vigore alla composizione e la rende sicuramente più interessante e ulteriormente intricata.
Arrivati alla titletrack troviamo un trittico di canzoni che si trovano sicuramente a un livello superiore rispetto alle altre. In Monarchy, caratterizzato da un'intro dalle trame orientali, le chitarre abbandonano gli assoli freddi delle tracce precedenti per dedicarsi a fraseggi più caldi e dinamici.
Successivamente troviamo Terrestria II: Thrive, una traccia strumentale che supera abbondantemente i cinque minuti di durata esecutiva. La traccia si apre con un introduzione molto velata, a ricreare un’atmosfera più speranzosa e sollevata, in cui il basso è di nuovo punto centrale del tutto. Dopo di che è un tripudio di chitarre che si alternano fra rapidi assoli e intermezzi più prog. Un momento molto coinvolgente questo, la band avrebbe potuto sfruttare meglio questo potenziale per distaccarsi dalle solite trame djent, ma il risultato finale rimane comunque molto apprezzabile.
La tracci successiva, Circles in the Sky, è sicuramente la meglio riuscita per una certa completezza e l’ottima interattività fra le diverse istanze che si trovano in questo album. Di nuovo il basso spopola nelle parti strumentali iniziali e intermedie, con rapidi fraseggi accompagnati da chitarre e atmosfere che ricalcano bene il concept ancestrale e metafisico di questo album.

In conclusione si rimane soddisfatti a metà dal lavoro fatto da questa giovane formazione.
Se già con The Conscious Seed of Light si avevano dei dubbi, con Monarchy questi non sono sicuramente venuti meno; la band dimostra di avere sprazzi importanti, controbilanciati però da composizioni tutto sommato canoniche e che non si discostano dai canoni di genere.
Forse la band, come tante nuove leve, è solo destinata ad accontentare la domanda di una certa fetta del mercato discografico attuale per poi rimanere nel nullo, spodestati da quelle che saranno le nuove mode.
In ogni caso, anche questa volta la band ne esce con un album onesto che si lascia apprezzare non nella sua interezza, ma che bollare come scadente pare esagerato. Sicuramente in futuro ci si aspetta di più e i margini di errore per i Rivers of Nihil saranno ulteriormente ridotti.



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
85 su 5 voti [ VOTA]
Massimo
Martedì 26 Luglio 2016, 15.03.24
5
Per me hanno fatto un ottimo lavoro, hanno un sound coinvolgente e tecnica da vendere per una band così giovane
Sicktadone
Mercoledì 13 Luglio 2016, 14.16.35
4
Vero!
Crypt
Martedì 12 Luglio 2016, 18.03.58
3
Questo album è identico, o almeno mi fà ricordare, all'ultimo lavoro dei job for a cowboy, Sun eater
andrea
Domenica 20 Settembre 2015, 21.06.27
2
da 80 in su. drammatico, dinamico, sincopato, vario, ottimi assoli. gli spunti melodici sono molto ben amalgamati con la struttura death, e non 'staccano' in quel modo talvolta troppo scolastico di altre band dello stesso ambito
JustAnOpethFan
Venerdì 18 Settembre 2015, 17.46.40
1
Io do 87, davvero bel lavoro a mio parere
INFORMAZIONI
2015
Metal Blade Records
Technical Death Metal
Tracklist
1. Heirless
2. Perpetual Growth Machine
3. Reign of Dreams
4. Sand Baptism
5. Ancestral, I
6. Dehydrate
7. Monarchy
8. Terrestria II: Thrive
9. Circles in the Sky
10. Suntold
Line Up
Jack Dieffenbach (Voce)
Brody Uttley (Chitarra)
Jon Topore (Chitarra)
Adam Biggs (Basso e voce addizionale)
Alan Balamut (Batteria)
 
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