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The Gentle Storm - The Diary
( 2684 letture )
The Gentle Storm, mah... Lucassen! Vediamo chi altro c'è... van Giersbergen! Penso proprio che lo ascolterò questo The Diary!

Chiudetevi in casa per almeno una settimana, sprangate porte e finestre, isolate voi stessi ed i telefoni, prima che vi contatti il potentissimo Professor Guidobaldo Maria Riccardelli e vi costringa a rinunciare all'approfondimento di questo capolavoro made in Netherlands in favore della sua rarissima copia personale de "La Corazzata Potëmkin"! Perdete il lavoro, se necessario (vabbé, quello magari no, visto che è più raro della copia di Riccardelli), vi avviso e non scherzo: per apprezzare al meglio questo album, vi ci vorranno parecchi ascolti, ma non sarà tempo buttato, anzi, sarà uno dei regali più belli che farete a voi stessi.
Uno spassionato consiglio personale è quello di ascoltare questa creazione in cuffia e nel silenzio più assoluto, poiché Lucassen ci è andato giù pesante con la quantità di strumenti registrati, tutti degni di nota. Se ne contano più di quaranta, curati personalmente dal maestro di Hilversum.
Ebbene sì, Arjen Lucassen, sinonimo di genio compositivo e, non dimentichiamo di aggiungere (per i meno informati), padre del progetto Ayreon che, da metà degli anni '90 ad oggi, ha stravolto in meglio la vita degli amanti del progressive/symphonic metal cui piace strizzare l'occhio anche all'Opera, torna protagonista con The Gentle Storm.
In passato si era circondato di ospiti e con due dei suoi innumerevoli progetti paralleli aveva lanciato la giovanissima conterranea ed "elisiana" (se vogliamo tirare in ballo la musica italiana) singer Astrid van der Veen con gli Ambeon (davvero molto stuzzicante) e la potente messicana Marcela Bovio con i Stream of Passion; stavolta, è un monumento della voce e della bellezza, sempre al femminile, che risponde al nome di Anneke van Giersbergen, ad accompagnare e ad archiviare una ulteriore collaborazione con Lucassen. A qualcuno il richiamo dell'incantevole vocalist potrebbe creare esaltazione da "curva da stadio" o semplicemente risultare familiare; chi non la conoscesse, invece, sappia che la signora in questione ha portato alla popolarità l'alternative/trip rock/metal dei The Gathering, una delle sorgenti della scena e della storia rock dei Paesi Bassi. Ma non si tratta solo di bravura e bellezza! Anneke dimostra eclettismo pari a quello del sopracitato "socio" Lucassen. Infatti, dopo aver lasciato la band della consacrazione (The Gathering, appunto), la nostra wonder woman sembra aver trovato la pace dei sensi cimentandosi in progetti solisti, dal sapore semplicemente rock, che prendono il suo nome o quasi; il suo ultimo lavoro Drive, nonostante abbia fatto storcere il naso ai più nostalgici, ha comunque ottenuto buoni consensi dalla critica, confermandola tra le migliori cantanti al mondo, ed io, non posso che essere d'accordo.
Tornando al filo del discorso, basta riallacciare i rapporti (mai interrotti)... et voilà! The Diary, ossia l'ennesima ciambella col buco, è servito! Due dischi identici, ma arrangiati in due diverse versioni interpretate perfettamente da Anneke. "Storm Version" per gli amanti del symphonic metal con qualche pretesa prog, maggior fonte di ispirazione per Lucassen, a mio modesto parere, con un sound ricco e corposo: chitarre "grosse" e presenti, impegnate anche in lotte con vibranti violini, doppia cassa a motore quando serve ed orchestra "incazzata" che a tratti ricordano l'era Tarja Turunen dei Nightwish ma senza strafare. "Gentle Version" per i più morbidi d'animo e fedeli all'acustico. Quest'ultima versione, apoteosi dei milioni di strumenti utilizzati, potrebbe essere equiparata al lavoro targato Blackmore`s Night, anche se più leggera ed elegante, meno da pub e più da sala da ballo, per intenderci. All'ascolto, la sensazione è da brividi e ci sembrerà di danzare su lenzuola di seta. Ovviamente, non vi troveremo nulla di elettrico ma, vista l'altissima qualità, saprà farsi apprezzare anche dai fedelissimi dell'high gain.
Insomma, una trovata di difficile interpretazione che, tuttavia, risulta azzeccatissima oltre che originale.
Spulciando tra le liriche, vediamo che con l'album di debutto gli olandesi ci propongono una triste ed immaginaria storia d'amore ambientata nel XVII secolo (ispirata da fatti realmente accaduti), tra Susanne ed il suo amato Joseph, Ufficiale della Compagnia Olandese delle Indie Orientali (VOC). I due coniugi, separati dall'immensità dal mare per via del lavoro di lui, si affideranno alla fede ed alla corrispondenza epistolare per mantenere intatto il loro rapporto.
La raffinatezza e la qualità delle musiche composte da Arjen e la dolce ugola di Anneke, in entrambe le versioni, ci catapulteranno nella realtà dei giovani innamorati. Saremo portalettere se necessario, attraverseremo sterminati oceani, cavalcheremo onde spaventose e soprattutto lotteremo contro il tempo per accorciare le distanze, quasi insormontabili, tra i protagonisti del concept. Immedesimarsi nel dramma, col passare delle riproduzioni, sarà facile, ma il finale non posso anticiparvelo, purtroppo. Vi priverei del piacere per la scoperta! (e qui vi appare Alberto Angela col suo tono pacato).

La domanda, però, sorge spontanea. Perché due dischi per proporre gli stessi brani e quindi lo stesso contenuto? La risposta potrebbe risiedere non nell'intenzione di conquistare il consenso di un bacino di utenza il più ampio ed eterogeneo possibile, tuttavia così non è: i due dischi rappresentano le due tipologie di emozioni che abbracciano il cuore di Susanne e Joseph, mentre affrontano la realtà. Due facce della stessa medaglia, da un lato, delicatezza o gentilezza che contraddistinguono il ricordo di un rapporto perfetto tra due persone che si sono conosciute, unite, toccate ed assaggiate a vicenda con tutto l'amore possibile; dall'altro, la rabbia maturata a seguito dell'allontanamento, la paura di perdere per sempre chi si ama, nel ricordo di ciò che si è o si era.
Le due versioni, quindi, non possono essere confrontate e valutate come due opere diverse. Certo, in base allo stato d'animo che ci accompagna, potremmo scegliere di ascoltare l'uno o l'altro arrangiamento, ma The Diary, sempre a mio modesto parere, va capito, accettato e giudicato nella sua interezza. Sono comunque conscio del fatto che invitarvi a non paragonare le due versioni tra loro non servirà granchè. Sicuramente ci sarà chi preferirà la tempesta alla quiete o viceversa. In poche parole, chiacchiere da bar.
Tuffarsi in un'analisi track by track è dura questa volta e forse anche inutile, trattandosi di lettere in fin dei conti. I brani presentano, nel complesso, una certa omogeneità strutturale e stilistica, sono tutti di altissimo livello e si spazia tranquillamente dalle hit come Heart of Amsterdam ai brani di nicchia, perciò, considerando anche i gusti di chi si avvicinerà a quest'opera, sarà abbastanza difficile trovarne uno di spicco. Potrei citare The Moment come pezzo più riuscito sia in versione Gentle che Storm, dove Anneke è puro godimento e Shores of India per la sua coinvolgente impronta etnica che la differenzia dal resto in chiave più “cattiva”. Ad ogni modo tutto spacca di brutto ed i 92 minuti di applausi sono garantiti. Chi non lo ascolta, in ginocchio sui ceci.

Concludo perché non vorrei invecchiare e farvi invecchiare inconsapevolmente durante la lettura.
Con questo lavoro, che sembra volersi discostare con fatica ma anche con qualità ed originalità dal classico prodotto, spesso pesantuccio, che prevede la cantante donna (non è sessismo, sia ben chiaro), Lucassen si conferma, ancora una volta, un'artista a livelli irraggiungibili. La sua incredibile duttilità, unita al suo enorme talento come musicista, rende gli ascoltatori assetati di nuove scoperte. Ma che altro dire di Anneke? C'è qualcosa di inspiegabile in lei che la rende il valore aggiunto in un gruppo. Tutto quello che canta si trasforma in oro, a differenza delle sue colleghe, alcune delle quali più tecniche e potenti, ma meno magiche. La sua voce accarezza e schiaffeggia rispettivamente i lati più sensibili e selvaggi della nostra anima. Ipnotica. Interpretazione magistrale, la sua ed Arjen non avrebbe potuto scegliere artista più adeguata.

The Diary riesce egregiamente a ricreare le atmosfere dell'epoca cui si riferisce, con musiche e testi che proiettano immagini nella mente dell'ascoltatore. In questo, Lucassen è vero maestro ed Ayreon insegna. The Gentle Storm è sicuramente un progetto più interessante rispetto al meno “chimico” Stream of Passion e non annoia. Sarà la profondità della signora van Giersbergen a fare la differenza, ma non solo, penso sia semplicemente maggiore ispirazione.
Il diario d'amore riporterà in vita la nostalgia dei tempi ormai perduti, dove ci si affidava a carta e penna per comunicare sentimenti a qualcuno/a distante chilometri o una manciata di balconi. Ci trasmetterà l'ansia dell'attesa di risposte che tarderanno ad arrivare o non arriveranno mai.
Commovente ed emozionante. Vera alternativa e "must" per gli amanti del genere. Ci sarà un futuro per il progetto? Può darsi, siamo nelle mani di Lucassen.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
87.93 su 15 voti [ VOTA]
Galilee
Lunedì 7 Marzo 2016, 16.22.51
25
Adoro Annekke, e adoro Lucassen ma questo disco non mi ha detto molto. Non sono riuscito a superare il secondo ascolto. Probabilmente è colpa mia che non riesco più ad apprezzare questo tipo di sonorità.
Master
Lunedì 7 Marzo 2016, 16.18.55
24
Gran bell'album, lo sto ascoltando parecchio da quando l'ho scoperto un mesetto fa! Di solito non vado matto per le voci femminili, ma Anneke per i miei gusti è veramente una spanna sopra a tutte...
Rob Fleming
Sabato 13 Febbraio 2016, 16.33.27
23
C'è Anneke e mi basta. Devo ancora decidere quale versione preferisco, se quella folk o quella metal. 80
Metal4ever
Mercoledì 9 Settembre 2015, 18.42.16
22
Quanto mi piace questo disco! Atmosfere e suoni meravigliosi, poi se ci mettete i cari vecchi Archi io vado in visibilio! La cantante in questione non la conoscevo (profondissimo mea culpa) e mi ha veramente deliziato con il suo stile vocale dolce, potente e assai camaleontico; che cantante!! Onore a Lucassen, che si dimostra ancora un genio creativo di prim'ordine!!
BJP
Lunedì 7 Settembre 2015, 7.50.12
21
@Steelminded hai visto anche il video?
Steelminded
Lunedì 7 Settembre 2015, 0.03.17
20
Ho sentito The Heart of Amsterdam.
Paul
Sabato 5 Settembre 2015, 9.17.05
19
L'ho ascoltato parecchie volte e ogni volta è sempre un'emozione nuova, erano anni che non ascoltavo un disco così genuino ed emozionante privo di forzature e artifici musicali in stile ultimi Nightwish. Come ha detto il recensore le due versioni corrispondono a diversi stati d'animo, e sarà proprio quest'ultimo che ci farà scegliere l'una o l'altra versione a seconda di come ci sentiamo. Io trovo stupende entrambe proprio per questo motivo. Due album di classe assoluta e cristallina. Senza dubbio il migliore disco del 2015 per distacco nel genere symphonic e non solo. Voto 95
metallo
Mercoledì 2 Settembre 2015, 19.59.31
18
Complimenti alla recensione, veramente scritta bene, anche se non ll' ho adcoltato e non ce l'ho matetialmente, mi ha invogliato a comprararlo, non ora ma ad anno nuovo sicuramente me lo procuro e me lo ascoltero' con calma, sono curioso di risentire Anneke in versione voce metal.Stimo Lucassen, e' veramente un bravissimo compositore, molto schivo e riservato, ma in alcune soluzioni direi geniale, anche iompero' non capisconla doppia soluzione acustica e quella metal, nell'indecisione propenddero' per quella metal.
ayreon
Mercoledì 2 Settembre 2015, 18.41.22
17
dal primo "final experiment" lucassen è sempre rimasto un genio incompreso,una sorta di frank zappa del prog moderno che si muove con disinvoltura ( e a volte con qualche caduta ) tra il suo progetto principale (ayreon) e altre cose,ma sempre senza mai deludere.questo disco l'avessero fatto i blackmore's night apriti cielo ,si sarebbe gridato al capolavoro ,credo che i fans di lucassen ormai comprimo i suoi dischi a scatola chiusa ,e se in caso nin lo sapeste tra un po (ma è già sold out) per pochi giorni a teatro in olanda ci sarà "human equation live" con molti ospiti presenti nel disco.concludendo con gentle storm,mi spiace che lui non sia presente alle date live della band,e comunque la scaletta è molto bella,ci sono anche molte cose di ayreon
Lo Struzzo
Martedì 1 Settembre 2015, 17.04.21
16
@Ovest: Grazie!
Ovest
Martedì 1 Settembre 2015, 0.08.31
15
Album bellissimo. E' stato un piacere leggere la recensione. Incalzante e divertente.
Renzo Mattei
Lunedì 31 Agosto 2015, 21.32.20
14
Capisco il commento di Stone sul discorso vocale ma dire che far cantare lei solista e relegare marcela ai cori e' come girare in 500 e lasciare la Ferrari in garage e' una sciocchezza. Questo album è un capolavoro che se fosse uscito nel 1986 sarebbe mitizzato, e anneke l'ha scritto oltre che interpretato. Poi che marcela sia divina e' poco ma sicuro.
Prometheus
Lunedì 31 Agosto 2015, 21.20.07
13
Ah, concordo col dire che la versione Storm necessita di un po' di ascolti.
Prometheus
Lunedì 31 Agosto 2015, 21.19.38
12
Penso che stonefox in quell'articolo ne discutesse dal punto di vista vocale. E bisogna dirlo: Anneke qualche anno fa era stupenda, con passaggi morbidissimi derivati da studi di canto jazz, ma ultimamente è peggiorata, diventando sempre più nasale e spesso andando di gola. Però Anneke non è la prima che passa per strada, quindi sicuramente ricomincerà a studiare e tornerà agli splendori di un tempo. Io conosco stonefox e le ho detto più volte che amo tantissimo il timbro di Anneke e che quando va di naso non mi infastidisce. Per me Anneke è straordinaria, anche se preferisco Silje Wergeland (nuova cantante dei The Gathering) e Marcela Bovio. Inoltre apprezzo molto la carriera solista di Anneke.
Renzo Mattei
Lunedì 31 Agosto 2015, 21.09.57
11
Come entropy non sono un fan di lucassen perché non conosco i suoi lavori ma sono un fan della gisberga. Dopo aver goduto del singolo heart of Amsterdam ho preso il disco a busta chiusa e ho indovinato l'acquisto. Un disco veramente ben fatto, di qualità, non immediato ma indubbiamente ripaga con gli ascolti. Bellissima e triste la storia d'amore del concept nello sfondo dell'Olanda della compagnia delle indie. Mi riallaccio all'articolo su marcela bovio dove si diceva che e' scandaloso che faccia la corista nei gentle storm...vi ricordo che anneke e' la regina ma soprattutto e' l'autrice del concept quindi il suo ruolo e' più che legittimo.
entropy
Lunedì 31 Agosto 2015, 18.37.45
10
il cd mi è arrivato proprio ieri. Per ora ho ascoltato solo la versione gentle. Premetto che non sono un'amante degli ayreon ne di lucassen, anche se mi faccio quasi sempre incuriosire dai suoi progetti (causa ospiti vocali). Qui però la presenza di anneke al 100% mi ha costretto all'acquisto. Per me è una voce speciale, che da sola è in grado di farmi entusiasmare (mi piacciono anche alcuni dei suoi lavori solisti oggettivamente scialbini). Rimango della mia idea anche inq uesto caso. Anneke da sola illumina tutto il disco, che credo altrimenti mi avrebbe lasciato freddino.
Prometheus
Lunedì 31 Agosto 2015, 12.14.28
9
Molto bello! Il concept è molto interessante, gli arrangiamenti sono curatissimi, l'interpretazione di Anneke azzeccata. Io, personalmente, preferisco il cd acustico a quello metal.
Bloody Karma
Lunedì 31 Agosto 2015, 11.23.40
8
devo sentirlo meglio...due cd ci metto troppo ad ascoltarli...la parte metal non era male, da approfondire quella acustica. Cmq Shores Of India è bellissima
ocram
Lunedì 31 Agosto 2015, 9.25.25
7
@Lo Struzzo: mi ricordo che lessi un'intervista dove Arjen affermava che se The Diary avesse ottenuto un buon riscontro di pubblico sicuramente ci sarebbe stato un proseguo, non solo in sede live ma con un nuovo full lenght. Il buon riscontro in termini economici non so se c'è stato, ma dai post su Facebook Arjen sembrava entusiasta da come era stato accolto dai fan e dalla critica. Poi se questo accadrà sarà da vedere....
Lo Struzzo
Lunedì 31 Agosto 2015, 8.30.05
6
@ocram: Sinceramente non credo vi sarà un seguito. Quando due artisti affermati hanno in testa molti progetti e molte idee, spesso sono confusionari e poco propensi a mantenere certe collaborazioni. Mi riferisco soprattutto a Lucassen. Sembrano in cerca di un elisir di lunga vita. Se poi ci sarà un altro capitolo con la stessa formazione, non credo sarà con lo stesso nome. Album solido comunque e sicuramente tra i migliori lavori di quest'anno. @Surymae: Grazie, prendi l'occasione al volo quando ti capiterà. Non te ne pentirai. @BJP: ben vengano i professorini
ocram
Domenica 30 Agosto 2015, 22.46.40
5
Capolavoro di symphonic metal. Due grandissimi artisti e finalmente il ritorno di Anneke al metal. Album davvero spettacolare, sia la versione acustica che quella elettrica. Spero vivamente che sia solo il primo di una lunghissima serie.
BJP
Domenica 30 Agosto 2015, 21.34.00
4
@Axoras: di nulla, dovere
Michele "Axoras"
Domenica 30 Agosto 2015, 21.23.36
3
@BJP: provvedo a sistemare, grazie della segnalazione
Surymae
Domenica 30 Agosto 2015, 21.14.33
2
Ottima recensione, che mi ha fatto tornare presente un album che potrebbe essere adatto anche al mio palato...Se avrò l'occasione lo ascolterò volentieri.
BJP
Domenica 30 Agosto 2015, 21.10.05
1
Il progetto m'incuriosisce, credo che l'ascolterò. Vorrei far notare due errori (come al solito, lo so): uno è il "(Ppiano)" affianco a Joost van den Broek, nella line-up; l'altro è La corazzata Potëmkin (la lettera è la ë - leggi "iò" - che differisce dalla e - leggi "ie"). Tra l'altro, ne "Il secondo tragico Fantozzi" viene chiamata parodisticamente "La corazzata Kotiomkin". Chiedo scusa per l'OT e per il "Professorino Mode: ON"
INFORMAZIONI
2015
Inside Out Music
Prog Metal
Tracklist
1. Endless Sea
2. Heart of Amsterdam
3. The Greatest Love
4. Shores of India
5. Cape of Storms
6. The Moment
7. The Storm
8. Eyes of Michiel
9. Brightest Light
10. New Horizons
11. Epilogue: The Final Entry
Line Up
Anneke van Giersbergen (Voce)
Arjen Anthony Lucassen (Chitarre, tastiere e percussioni)

Musicisti Ospiti:
Ed Warby (Batteria)
Rob Snijders (Percussioni)
Johan van Stratum (Basso)
Joost van den Broek (Piano)
Timo Somers (Chitarra solista nella traccia 2)
Ben Mathot (Violino)
Hinse Mutter (Contrabbasso)
Maaike Peterse (Violoncello)
Jenneke de Jonge (Corno francese)
Jeroen Goossens (Fiati)
Jack Pisters (Sitar)
Michael Mills (Bouzouki irlandese)
Remco Helbers (Surbahar)
Nathanael van Zuilen (Tabla)
Epic Rock Choir (Coro)
 
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