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Soilwork - The Ride Majestic
( 5398 letture )
Il curioso caso dei Soilwork. La qualità continua a salire, anno dopo anno, ma il loro nome non è più sulla bocca di tutti. Come mai? Non siamo qui per rispondere a questa domanda, ma per analizzare in amicizia il nuovo platter degli svedesi: The Ride Majestic, album numero 10, doppia cifra e ulteriore tassello per la nutritissima discografia della band di Helsingborg.

Il nuovo arrivato piomba dalla stratosfera a soli due anni dal mastodontico monolite dei cromi spaziali, quel The Living Infinite del 2013, eccellente esempio di metal moderno e melodico suonato alla perfezione e scritto con perizia, fantasia, idee e spirito di competizione. Un doppio-album notevole immerso in un genere particolare quale il melodic death, atipico nel suo incedere progressivo e dilatato. Cosa succede in questo nuovo capitolo, dunque? Scudisciate e carezze, il classico intramontabile bastone e carota. Pomposo il giusto, diretto quando serve, stratificato con intelligenza e gusto classico. Un album per tanti palati, un gusto cangiante con un apparato camaleontico e una struttura piacente.
Le chitarre del ''nuovo'' duo Coudret/Andersson non fanno rimpiangere l'estro compositivo di Peter Wichers, ex-leader, timoniere e produttore della band. Le ritmiche sono spesso complesse e intricate, mentre le parti soliste ci deliziano con uno shredding bilanciato e tanta melodia (sentite Death in General con il suo solo squisitamente hard rock).
Ola Flink, qui nella sua ultima prova in studio con la band, da il meglio di se insieme al fantasmagorico e funambolico Dirk Verbeuren , batterista folle, iper-tecnico, veloce e con un gusto groove particolarmente accentuato. La sua competenza ed esecuzione spazia dalla delicatezza di Death in General al massacro sonoro di Alright in the Aftermath, con la sua preponderanza estrema e i contrappunti di classe, passando per il groove metal di Petrichor by Sulphur, canzone ''rimbalzante'' che si apre in un drammatico ritornello strutturato, dove Speed Strid da il meglio di se, sfoderando acuti degni di Devin Townsend, non a caso suo ex-maestro vocale nel periodo a cavallo tra Sworn to a Great Divide e The Panic Broadcast. Altre sfumature, più calde e profonde, sono da ritrovare nel bridge della suddetta e spettacolare Petrichor, che sembra avere mille forme in soli 5:11 di musica, talmente si muove sinuosa e velenosa, dolce e amara, soft e violenta.
Le tastiere del sempreverde Sven Karlsson creano piccole sinfonie di sfondo nella violenta e veloce The Phantom, che sfiora addirittura le atmosfere black metal nel suo incipit apocalittico. Giochi melodici e blast-beats accompagnano le strofe della violenta composizione verso aperture più melodiche, sempre giocate con maestria da parte di Strid, a suo agio in ogni tipo di cantato, sfumatura, coro e ritornello. Ancora un bridge melodico e lievemente stemperato, il cui andamento piacevole e rilassato è mantenuto dalle chitarre liquide ed ''effettate'', che si lanciano in assoli quasi perfetti, prolungati il giusto, tondi e mai invasivi.

The Ride Majestic è una risposta con attributi al mega-progetto messo in atto con il sopracitato The Living Infinite, poiché ne recupera alcune strutture ricche e pompose, gli accenni e arrangiamenti prog e una certa velocità che la band aveva un po' lasciato da parte nella fase intermedia della carriera. Insomma, il piatto è ricchissimo, speziato come piace a noi, con tanto di lime a condire il tutto per un cremoso topping estremo, lucido e colorato.
In Aspire Angelic il buon singer si supera per l'ennesima volta, toccando tonalità non dissimili da quelle del leggendario Daniel Gildenlöw, a dimostrazione del fatto che la musica dei Soilwork possiede una varietà di sfumature davvero impressionanti, non individuabili forse a un primo o secondo ascolto, ma dopo analisi approfondite. C'è melanconia nordica nella bella Aspire, dove spettri gothic e un'aura alla Amorphis prendono forma con nostro sommo piacere, tra chitarre rocciose, la doppia-cassa intelligente e multi-funzione di Verbeuren che funge da sub-motore ritmico, e gli effetti tastieristici di Karlsson, il quale ci delizia e vizia anche con un subdolo ma piacevole organo.
Meltin-pot musicale, con idee compatte che non lasciano assolutamente spazio ai filler, agli errori o a sezioni ''incomplete'' di copia/incolla. Il filone metalcore deve tantissimo alla struttura melodico/aggressiva della bella All Along Echoing Paths, giocata con il classico schema funzionale della strofa aggressiva/ritornello arioso. Il fatto è che i Soilwork giocano la partita a modo loro, con preziosismi e gemme tecniche notevoli, tinte hard rock e gusto neoclassico. Anche qui la coppia di axe-men ci regala soli a profusione sul finale della canzone, spezzando la canonica struttura in favore di un finale gustosissimo che si infrange sulle note di Shining Lights, che riprende la velocità di A Predator's Portrait, uscito ormai nel ''lontano'' 2001. Ma ai Soilwork non piace stare al sicuro, e così si buttano in mezzo alla mischia, pescando un pre-bridge malinconico e solitario, prima che una cascata ritmica impreziosita da assoli ci prenda per la gola, assecondando la nostra voglia di velocità e metallo bollente. Intelligente l'idea di riproporre alla fine il riff d'apertura, veloce e conciso, per chiudere così la penultima composizione dell'album, ennesima sorpresa di questa decima prova in studio.

Non pensavamo di stupirci ancora per la musica dei Soilwork, ma dobbiamo inchinarci alla loro tecnica compositiva, alla bravura dei singoli e del collettivo che, giunti nel 2015, pare funzionare a pieno regime, senza cali e senza sbavature. Un quadro completo, ricco e devastante.
Speed Strid e il bravo Nathan J. Briggs (Sonic Syndicate) si dividono il microfono nella conclusiva, cupa e strutturata Father and Son Watching the World Go Down, dal titolo altisonante e dalle note melodiche e profonde, che ci regala una mini-parentesi doom sul bridge, prima di un finale che riprende il chorus solenne e un codino strumentale cupo e atmosferico, che suggella perfettamente i 50 minuti di The Ride Majestic in un battito di ciglia. Finale diverso dal solito, sicuramente all'altezza delle aspettative e forse oltre, per un album farcito di influenze che hanno contribuito a creare e fondare direttamente i sei ragazzi di Helsingborg.
Nonostante gli svariati cambi di line-up, il doppio abbandono di Peter Wichers e tante altre vicissitudini, i Soilwork non hanno mai mollato, ricreando il loro stesso universo sonoro ancora una volta, all'interno del quale possiamo trovare il passato e il presente, senza disdegnare le soluzioni mainstream di Stabbing the Drama e Figure Number Five e la violenza degli esordi.

Per il valore mostrato sul terreno di gioco, il combo nordico meriterebbe più di quel che ha ottenuto finora, senza dubbio. La classe con la quale viene portato avanti il loro personale discorso musicale non è da tutti e, inoltre, avere tra le proprie fila un singer di razza come Bjorn Speed Strid ha aiutato la band nel corso del tempo, tra evoluzioni melodiche e sperimentazioni. Il side-project classic rock The Night Flight Orchestra, messo in piedi proprio dallo stesso Speed è indicativo per capire le sfaccettature artistiche e vocali di un cantante decisamente atipico e unico nel suo genere.
Possiamo infine affermare che questi ultimi Soilwork sono capaci di grandi cose, non essenzialmente innovative, ma pur sempre ingegnose e pregne dello spirito competitivo e metallico della band nata ormai vent'anni fa sotto il curioso moniker di Inferior Breed. La ''cavalcata maestosa'' è promossa a pieni voti: lasciatevi travolgere!



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
78.68 su 32 voti [ VOTA]
DEEP BLUE
Sabato 22 Giugno 2019, 19.05.06
24
Meglio del precedente, buone le idee molto meno la realizzazione compositiva che e' il loro limite
Aceshigh
Sabato 21 Aprile 2018, 18.44.01
23
Voto giusto! A me questo album è piaciuto, più del precedente che non mi ha coinvolto più di tanto. Migliori pezzi le prime due e The Phantom con quel chorus malinconico...
4and4
Venerdì 21 Ottobre 2016, 16.44.36
22
Lunga vita ai Soilwork e a gente come questa che gli strumenti li sa suonare e li fa suonare con i controocoglioni!!!!! I gusti e il piacere sono un'altra cosa, non possono poiacere a tutti altrimenti avremmo i Soilwork in testa a tutte le chart del pianeta!!!!! e così vale per i DT, In Flames, Amon Amarth, e via discorrendo,,,,,,,,,,,,, io cago sopra i metallica e i megadeth, ma non potroò mai permettermi di dire che nn sono in grado di far cantare gli strumenti...........
Miky71
Domenica 17 Luglio 2016, 18.25.50
21
@Mulo. Nessuno parla di capolavori. (E si che ne leggo di cavolate pazzesche riguardo album di nessun costrutto musicale definiti capolavori e di cui poi nessuno si ricorda!) ma, ed è innegabile, che nei Soilwork la qualità c'è e i loro album sono belli (non necessariamente innovativi come scrive metalraw) tecnici, aggressivi. I musicisti singolarmente e nel collettivo sono bravissimi e personalmente mi lasciano sempre qualcosa. Poi, se non piacciono, pazienza. È normale, siamo in tanti, ognuno la pensa a modo suo e ciò che va bene per te non va bene per me ecc., ecc., ecc. Possiamo scrivere un trattato e mai addivenire ad un accordo. Ma il bello è proprio questo, se no perché staremo qui a discutere?
Mulo
Domenica 17 Luglio 2016, 15.20.05
20
Mai piaciuti. Nel loro genere i capolavori li hanno fatti altre band ( evito di citarli xche'dovreste conoscerli tutti )
jonny
Domenica 17 Luglio 2016, 14.17.25
19
Questione di punti di vista certamente, ma seriamente, qui dove si annida il capolavoro leggendario?.Capalavori questi per me non ne han mai fatti, buoni, anche ottimo qucuna va, ma mai andati oltre.Possono migliorare e con il tempo firse anche riuscire a farlo, ma per or roba indelebile per i secoli non ne vedo.
Valerio
Domenica 17 Luglio 2016, 13.57.34
18
Leggo nelle notizie della scelta di Verbeuren di lasciare i Soilwork per i Megadeth, realizzando così il suo sogno . È una decisione personalissima che si può capire. Quello che non capisco, invece, sono quei commenti che definiscono i Soilwork come band non affermata, poco conosciuta e di poco spessore. A chi scrive questo consiglierei di ascoltare questo album (oltre che i precedenti) e di leggere attentamente questa ottima recensione : una lezione di musica per i detrattori che, (spesso in maniera alquanto superficiale) si attaccano alle inezie pur di salvaguardare quelli che sono i gruppi storici del metal, anche se questi sono arrivati ormai alla frutta. Nessuno nega l'influenza, le capacità, la storia e chi più ne ha più ne metta di queste grandi band che ci sono rimaste nel cuore, ma bisogna anche guardare avanti e vedere le alternative che, non necessariamente, devono essere delle fotocopie. A mio parere i Soilwork rappresentano una realtà più che positiva, con ottimi musicisti , a rappresentare il futuro di in certo genere musicale che, con gli anni che passano, non potrà più contate sui cosiddetti gruppi storici che, per forza di cose, prima o poi, dovranno abdicare. Purtroppo. E proprio per questo guardiamo pure avanti, senza troppe criticità. I paragoni sono sempre perdenti.
AL
Martedì 14 Giugno 2016, 15.54.10
17
L’ho ascoltato un bel po’ negli ultimi giorni e devo dire che è un album di buon livello. Ottima band e ottimo cantante. Ritengo comunque i primi tre album ancora superiori a questo. Mi han colpito subito Phantom, Alight in the aftermath e Enemies in fidelity. Sicuramente meglio della piega che han preso i loro cugini Dark Tranquillity e In Flames. Voto 75
andreastark
Venerdì 6 Novembre 2015, 16.35.12
16
Bella recensione, ottimo album....invito i detrattori a dargli più di un'ascolto....l'album è in generale più pestato rispetto a The Living Infinite con Speed e Il fenomenare Dirk Verbeuren sugli scudi, lìe chitarre hanno un nuovo feeling....il disco in generale riesce nel complicato compito di non far rimpiangere il magnifico mastodonte che l'ha preceduto....filler non ce ne sono....quindi che si pretende? tra i migliori dischi del 2015
Jappy
Martedì 3 Novembre 2015, 20.40.27
15
@Arkan cita gli inflames . Però se paragoniamo l'ultimo album insensato , senza mordente , senza scopo d'essere dei miei ex-amati in Flames con questo album dei soilwork non ci sono paragoni ! I soilwork sbaragliano di gran lunga i loro ex cugini In Flames e gran parte dei gruppi melodic death odierni . Lunga vita ad un genere che compie ormai 21 anni se parliamo degli allora giovanissimi dark tranquillity e in Flames
mardonziak
Mercoledì 16 Settembre 2015, 11.38.22
14
gran bella scoperta quella dei THE NIGHT FLIGHT ORCHESTRA! la voce di Bjorn “Speed” Strid ci sta a meraviglia anche in quest'altro genere! un GRANDE GRAZIE per la segnalazione all'utente @Metal Shock!
Metal Shock
Lunedì 14 Settembre 2015, 21.07.37
13
Ottima recensione per un piu` che buon album. Secondo me hanno fatto uno dei loro migliori album. Voto 85. (Un consiglio: andate ad ascoltare l`ultimo album dei The Night Flight Orchestra, un grandissimo album hard rock cantsto splendidamente da Bjorn Speed Strid)
Salvo
Martedì 8 Settembre 2015, 16.45.16
12
Si lascia ascoltare, ma per me più di 70 non merita.
draKe
Martedì 8 Settembre 2015, 12.35.34
11
musica di spessore, creatività a fiumi, tecnica mostruosa, soluzioni imprevedibili e ottimo amalgama di influenze più disparate. Una band che non smette mai di stupire e di evolvere!! Grandi!!!!
Eloy
Martedì 8 Settembre 2015, 1.52.42
10
musica scontatissima come sempre. Le band di spessore sono altre.
SpiritCrusher13
Venerdì 4 Settembre 2015, 12.08.45
9
Devo ancora sentirlo per bene ma per ora mi sembra fantastico, di sicuro nella mia top 5 del 2015!
deborahlevi
Mercoledì 2 Settembre 2015, 20.16.19
8
dopo The Living Infinite solo dischi immensi GRANDI
ObeYM86
Mercoledì 2 Settembre 2015, 10.39.10
7
Bel disco.Per me i Soilwork hanno più senso ora che sono "Cheesy"(ma non banali) che prima,quando erano una band come mille altre.Hanno il loro perchè.78
Followthecheater
Mercoledì 2 Settembre 2015, 9.01.11
6
All'uscita del singolo the ride majestic mi ero esaltato per questo nuovo album ma, come sempre, delusione le canzoni sanno tutte di già sentito, se ne salvano forse1 o 2...È vera mente difficile di questi tempi vedere uscire un buon album di melodic death /metalcore... Vediamo che faranno i cob con chaos... Speriamo bene
Ross NoNconformity
Martedì 1 Settembre 2015, 23.06.53
5
E ammetto che ho incominciato a interessarmi a i Soilwork solo dopo il secondo album dei; per me mitici Terror 2000, progetto Thrash super sparato e super ignorante di Strid e membri dei Darkane, ho adorato quel progetto proprio per quello che era, riff a 300 all ora con testi idioti ma divertenti, ogni tanto due risate con qualche cazzata ci sta, e secondo me musicalmente spaccavano eccome, e questo è solo uno dei progetti in ballo di questi ragazzi che apprezzo, e poi i Phaze 1 del batterista.... Un alta figata
Ross NoNconformity
Martedì 1 Settembre 2015, 22.45.18
4
Arkan, ci sta il tuo punto di vista, sono catchy, sono molto melodici, non ha tutti possono piacere, pensa che io stesso mi sento diciamo più "a casa" in territori normalmente più estremi in ambito metal, Grindcore e Death su tutti, eppure hanno, senza dubbio con i loro alti e bassi, hanno in qualche modo catturato la mia attenzione, molto più di altri loro, passami il termine "colleghi di genere" sarà un fattore di classe, o di simpatia magari, fatto sta che comunque sia, al loro interno ci sono componenti che con altre formazioni diciamo meno note, hanno prodotto roba molto interessante per il sottoscritto, è il loro "stile" continuo a sentirlo parecchio anche in questa versione più melodica, e mi piace.(scusate il papiro😅
Arkan
Martedì 1 Settembre 2015, 21.03.21
3
Mi è scappato il tasto di invio a commento incompleto dicevo che quest ultimo non l'ho sentito e il precedente 'the living infinite' lo reputo un buon lavoro, più vario e stratificato rispetto ai lavori precedenti che, soprattutto 'sworn..' e 'figure number five, ho trovato monotoni e senza mordente, infarciti di idee trite e ritrite giá da parecchi anni.
Arkan
Martedì 1 Settembre 2015, 20.56.35
2
Il problema non è il fatto che non ne parli più nessuno, ma che fossero sulla bocca di tutti. Col massimo rispetto per chi onestamente e con passione si dedica alla sacra causa metallica, questa band ha, dal mio punto di vista, semplicemente approfittato di un vuoto nella scena melodeath di fine anni '90 per poi seguire il buon successo dei connazionali In Flames proponendo un metal molto melodico e con forti influenze metalcore. I primi due album li trovo discreti con qualche buono spunto, ma da 'natural born caos' hanno cercato la soluzione catchy a tutti i costi, abusando di ritornelli melodici e semplificando all'eccesso le loro composizioni. Premetto che quest ultimo nn l'ho ancora ascoktayo
Ross NoNconformity
Martedì 1 Settembre 2015, 20.37.27
1
Ottima recensione, forse dal mio punto di vista un pelino troppo positiva, ma ammetto che sento di doverlo ascoltare ancora un po' di volte per poter consolidare la mia opinione, sicuramente comunque un gran lavoro, che non scarseggia assolutamente di carne al fuoco.
INFORMAZIONI
2015
Nuclear Blast
Melodic Death
Tracklist
1. The Ride Majestic
2. Alright in the Aftermath
3. Death in General
4. Enemies in Fidelity
5. Petrichor by Sulphur
6. The Phantom
7. The Ride Majestic (Aspire Angelic)
8. Whirl of Pain
9. All Along Echoing Paths
10. Shining Lights
11. Father and Son Watching the World Go Down
Line Up
Bjorn “Speed” Strid (Voce)
Sylvain Coudret (Chitarra)
David Andersson (Chitarra)
Sven Karlsson (Tastiere)
Ola Flink (Basso)
Dirk Verbeuren (Batteria)
 
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