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Darktribe - The Modern Age
( 920 letture )
Bentornati a fine anni 90 signori! I Darktribe ci portano a braccetto in un mondo musicale i cui cardini sono gli Stratovarius, i Rhapsody, i Freedom Call e gli HammerFall del periodo d'oro. Melodia, rapidità d'esecuzione e spensieratezza (con un pizzico di sovraeffettazione); sono queste le coordinate del suono della tribù oscura. Diciamocelo: per molti di noi sarebbe bello se il mondo si fosse magicamente fermato sul nascere del Nuovo Millennio. Adolescenza, crisi e preoccupazioni economiche lontane anni luce, niente social network, niente massificazione musicale e, soprattutto, tanto power metal di qualità. Di quello che provi a lasciarti dietro per tutta la vita, dal momento in cui scopri generi più "nobili", ma che in realtà continua a covare dentro di te per sempre (e che puntualmente ti vai a riascoltare a intervalli ciclici). Beh, i Darktribe sono stati adolescenti proprio in quegli anni, come tanti di noi. E si sente, si sente davvero tanto. Cantato altissimo, tenorile, epicheggiante e "cartoonesco" allo stesso tempo, chitarre intrecciate e ariose, sezione ritmica che spinge e supporta incessantemente il comparto vocal-chitarristico. Che dire dunque, se non che se amate il power metal melodico avrete pane e metal per i vostri denti? Attenzione, vale anche il contrario: se non sopportate Stratovarius, Rhapsody e gruppi affini scappate a gambe levate!

I Darktribe sono la classica band fin troppo conscia dei troppi mezzi e delle proprie possibilità (buone, ma comunque limitate), che si accontenta di inserirsi nel solco tracciato dai grandi del proprio genere di riferimento, senza aggiungere pressoché nulla di nuovo. L'onestà intellettuale del gruppo francese va premiata; negli ultimi quindici anni abbiamo spesso assistito a tentativi malriusciti, da parte di band giovani, di superare i maestri del power, innervando il genere con contaminazioni fin troppo prolisse e con un pressapochismo compositivo divenuto, in poco tempo, del tutto intollerabile. Che il power metal di stampo nordico sia sostanzialmente morto è un dato di fatto; è davvero difficile aggiungere qualcosa di concreto a un ecosistema musicale oramai esplorato in lungo e in largo, sia sul versante più pop e orecchiabile (gli infiniti gruppi figli dei Sonata Arctica), sia su quello più dark e a tinte progressive (sentire Kamelot e band-cloni per credere). Accontentarsi del compitino e di suscitare l'interesse della schiera di fan storici del genere può essere quindi una buona idea. E questo è quel che fanno i Darktribe, scientemente e con grande coerenza. Gli unici apporti personali significativi messi in gioco dal quartetto francese riguardano il già accennato utilizzo delle orchestrazioni e degli effetti (talvolta eccessivo) e la produzione, incentrata sul buonissimo binomio voce-chitarra costituito dai rampanti Anthony Agnello e Loic Manuello. Agnello, un equilibrato mix tra Kakko e Kotipelto, convince ed esalta, Manuello ha studiato a dovere il lavoro dei vari Tolkki, Liimatainen e Youngblood e miscela con ponderazione le parti chitarristiche più spensierate con quelle a tinte più propriamente metal (sempre con decise ascendenze neoclassiche). Le composizioni dei Darktribe convincono senza sorprendere, ma risulteranno senza dubbio gradite a chi si è formato su classici come Hunting High and Low, Black Diamond e FullMoon. Si ha però la sensazione, sempre più diffusa con lo scorrere dei brani, che i Darktribe avrebbero fatto il proprio interesse mantenendo il sound di The Modern Age il più pulito e "liscio" possibile. Ogni orpello, ogni sovrastruttura va a sporcare la semplice bellezza di brani essenziali, che non hanno in nessun caso bisogno di stupire l'intelletto per far breccia nel cuore degli appassionati. E così talvolta si ha l'impressione che ci siano troppe rullate di batteria, o troppi effetti di chitarra, o che gli stacchi strumentali siano immotivatamente insistiti. Ma stiamo davvero parlando di peccati veniali. The Modern Age, in ogni caso, si mantiene sopra la media dei dischi power contemporanei per praticamente tutta la sua estensione. La capacità dei Darktribe di sfornare melodie sempre accattivanti e coinvolgenti è ciò che spinge il disco decisamente al di sopra delle soglie della sufficienza. Un brano su tutti: l'intensa ed efficacemente contaminata My Last Odyssey (mentre è una mezza delusione la ballad pastorale Holy Water Day).

I Darktribe sono ormai una band "adulta" e nel pieno possesso delle proprie facoltà strumental-compositive. Il prossimo passo dev'essere necessariamente il raggiungimento di una soglia di maturità tale da permettere l'emancipazione convinta (ed efficace) dai canoni del power metal. In caso di esito positivo di tale processo, non sorprendetevi se la prossima uscita della band francese dovesse essere un capolavoro.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2015
Scarlet Records
Power
Tracklist
1. Humanizer
2. Red House of Sorrow
3. My Last Odyssey
4. The Modern Age
5. A Last Will
6. No Train to Earth
7. Holy Water Day
8. Wild Call
9. Rainwar
10. Anthem for a Planet
11. Darkside of Imagination
Line Up
Anthony Agnello (Voce)
Loic Manuello (Chitarra)
Bruno Caprani (Basso)
Julien Agnello (Batteria)
 
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